Rivista di formazione e aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, fondata nel 1982. In collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
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Oltre lo specchio

Non ti scordar di me!

Burnazzi J.

Giugno 2026 - pagg. 399 -401 | DOI: 10.53126/MEB45399

Abstract
This narrative reflection by a music therapist working in a pediatric ward describes the use of music therapy with hospitalized adolescents affected by feeding and eating disorders (anorexia nervosa in particular). Drawing on clinical vignettes and patient testimonies, the author illustrates how prolonged admissions and repeated day-hospital stays allow a relational continuity that also raises complex issues of alliance, resistance, compliance and transference. Because in eating disorders the body speaks before words, every proposal risks being experienced as intrusion; the therapist therefore emphasizes non-forcing presence, legitimizing inhabited silence, and valuing music as a crucial identity reference in adolescence. Techniques described include guided listening, mandala drawing, group instrumental improvisation and structured therapeutic songwriting, which shift energy from bodily control toward shared creative production. Occupying a liminal, non-medical position, the therapist argues that music therapy does not replace multidisciplinary care but can offer a space not centered on weight, an experience of possible choice, shared symbolic elaboration, and a time in which illness recedes into the background.
Riassunto
Riflessione narrativa di una musicoterapeuta che opera nel reparto di Pediatria dell'Ospedale di Ravenna con adolescenti ricoverati per Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione, in particolare anoressia. Attraverso vignette cliniche e testimonianze delle pazienti, l'autrice mostra come nei DNA il corpo parli prima delle parole e come ogni proposta possa essere vissuta come intrusione: il compito diventa allora quello di restare senza invadere, legittimando il silenzio e valorizzando la musica come riferimento identitario cruciale in adolescenza. Vengono descritti strumenti come l'ascolto guidato, il disegno di mandala, l'improvvisazione strumentale di gruppo e soprattutto il song-writing terapeutico strutturato, che spostano l'energia dal controllo del corpo alla produzione creativa condivisa. In una posizione liminale rispetto all'equipe medica, l'autrice sottolinea che la musicoterapia non salva e non sostituisce la presa in carico multidisciplinare, ma offre uno spazio non centrato sul peso, un'esperienza di scelta e un tempo in cui la malattia arretra sullo sfondo.
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Corrispondenza: jennyburnazzi81@gmail.com