L'esperienza che insegna
Una storia che zoppica
A story that limps: a case of Perthes’ disease
Anna Giulia Lambertini1,2, Alice Falcioni1,2, Lorenzo Mambelli1, Carlotta Farneti1, Antonio Chiaravalloti3, Nadia Foschi4, Federico Marchetti1
1UOC di Pediatria e Neonatologia, Ospedale di Ravenna, AUSL della Romagna
2Scuola di Specializzazione in Pediatria, Università di Ferrara
3UOC di Radiodiagnostica, Ospedale di Ravenna, AUSL della Romagna
4Pediatra di famiglia, Ravenna
Giugno 2021 - pagg. 379 -382 | DOI: 10.53126/MEB40379
Abstract
The paper reports the case of a 5-year-old boy who presented with Perthes’ Disease with a long and underhand history of persistent coxalgia, which later became bilateral. Therefore, the main clinical data were reviewed with a particular focus on the diagnostic process and on those elements of pathogenesis and epidemiology that constitute suspicion index. While it is not a matter of urgency, early diagnosis is a priority. Magnetic resonance imaging represents the diagnostic test, since the radiography in the initial stages of the disease could be negative and the ultrasound can be confusing because it often looks like benign coxalgia. Therapeutic intervention based on severity varies from the use of orthopedic braces to surgery.
Riassunto
La malattia di Perthes è la manifestazione clinica della compromissione vascolare dell’epifisi prossimale del femore, con conseguente osteonecrosi e deformità, a eziologia sconosciuta. Si riporta il caso di un bambino di 5 anni con una lunga e subdola storia di coxalgia persistente, che in seguito è diventata bilaterale. I principali dati clinici sono stati rivisti con un attenzione particolare sull'iter diagnostico e su quegli elementi di patogenesi ed epidemiologia che costituiscono indice di sospetto. Sebbene non sia una questione di urgenza, la diagnosi precoce è una priorità. La risonanza magnetica rappresenta il test diagnostico, poiché la radiografia nelle fasi iniziali della malattia potrebbe essere negativa e l'ecografia può creare confusione perché spesso sembra una coxalgia benigna. L'intervento terapeutico basato sulla gravità varia dall'uso di tutori ortopedici alla chirurgia.
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Corrispondenza: federico.marchetti@auslromagna.it
