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Farmacoriflessioni

Vitamina D e letteratura: fatti e misfatti

Vitamin D and literature

Sarah Contorno1, Paolo Andrea Pecile2

1Scuola di Specializzazione in Pediatria, Università di Trieste
2Pediatra, Fagagna (Udine)

Dicembre 2021 - pagg. 646 -649 | DOI: 10.53126/MEB40646

Abstract
In the last twenty years, the international scientific literature paid particular attention to vitamin D deficiency. Many pathological conditions, like allergy, asthma, cancers, autoimmune, cardiovascular and infectious diseases were attributed to vitamin D deficiency. Could a single deficit be responsible for such a lot of different illnesses? Probably, it could not. The mistake lies in the interpretation of vitamin D suggested serum level cut-off. Vitamin D Recommended Dietary Allowance (RDA) of 20 ng/dl, which is the estimated need for people at the upper limit of the Gaussian distribution, was considered like a cut-off. Instead, almost the entire population (97.5%) shows vitamin D needs inferior to 20 ng/ml. This way, a screening based on a wrong cut-off can lead to a useless over-supplementation.
Riassunto
Negli ultimi vent'anni, la letteratura scientifica internazionale ha prestato particolare attenzione alla carenza di vitamina D. Al deficit di questa vitamina sono state attribuite molte condizioni patologiche, come allergie, asma, tumori, malattie autoimmuni, cardiovascolari e infettive. Ma può questo deficit essere responsabile di tante malattie così diverse? L’errata interpretazione e applicazione dei valori di riferimento per la vitamina D ha posto il valore soglia utilizzato per parlare d’ipovitaminosi a 20 ng/ml. Uno screening universale basato su valori di cut-off inappropriati ha portato a una supplementazione di routine inutile in una popolazione complessivamente sana. Alcune linee guida raccomandano di dosare la vitamina D soltanto nei pazienti con sintomi di ipovitaminosi D e in quelli ad alto rischio di deficit di vitamina D.
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Corrispondenza: saracontorno@gmail.com