I cannabinoidi nella pratica clinica
Indirizzo per corrispondenza:bartolozzi@unifi.it
Il
potenziale terapeutico per uso clinico della cannabis è stato
oscurato nel passato da descrizioni non reali, anedottiche e spesso
dall'uso illecito e personale.
I principali costituenti della
pianta Cannabis sativa sono i cannabinoidi, che vengono considerati
come sostituti meroterpeni e non come alcaloidi, indicazione erronea,
spesso usata nel passato.
I cannabinoidi sono circa 70: fra
questi il più importante principio psicoattivo è il
tetra-idrocannabinolo, o THC, insieme al suo isomero, che risulta
anche più attivo, la forma D9.
Sono stati ottenuti inoltre
vari altri derivati (Williamson EM e Evans FJ, Cannabinoids in
clinical practice, Drugs 2000, 60:1303-14).
- il
nabilone, in commercio nel Regno Unito per l'uso nel vomito
da chemioterapia del cancro
- il D9 THC stesso è
stato sintetizzato e messo in commercio sotto il nome didronabinolo. Sempre per l'uso nel vomito in seguito
alla chemioterapia per cancro
- il cannabidiol (CBD)
- il
cannabigerol (CBG)
- il cannabinol (CBN)
- il cannabicromene
(CBC)
- e l'olivetol.
L'erba cannabis contiene poi molti altri composti, come i flavinoidi, che possono o non possono contribuire alla sua attività biologica.
L'erba cannabis o i cannabinoidi isolati ?
Il primo
punto da chiarire è se gli effetti della cannabis siano o meno
tutti da riferire ai principi attivi isolati.
Prove farmacologiche
in modelli animali hanno suggerito che non tutti gli effetti
terapeutici della cannabis sono ascrivibili al principio THC o
specificatamente ad altri principi.
In una recente piccola
esperienza su 12 fumatori regolari di cannabis è stato
osservato che esistono sottili differenze soggettive nell'effetto del
THC da solo, in confronto con l'erba, in quanto l'euforia è
risultata maggiore nel gruppo THC in confronto al gruppo erba, nel
qual è apparsa più evidente la sedazione. Altri
costituenti hanno altre azioni farmacologiche, non sempre
psicotropiche; talvolta essi modulano l'azione del THC. Per esempio
il CBD, che non è psicotropo da solo, è risultato
ansiolitico nell'uomo e negli animali; esso riduce la reazione di
ansietà indotta da THC.
E' quindi possibile che un estratto
standardizzato di erba, contenente conosciute quantità di THC
e CBD, eventualmente insieme con altri composti, possa essere più
utile in terapia di un singolo composto. Tutto questo richiede studi
più approfonditi. Il giudizio è reso difficile dal
fatto che la disponibilità dei cannabinoidi assunti con il
fumo dell'erba e quelli ingeriti per via orale è ovviamente
molto differente e assolutamente non conosciuta.
Applicazione in terapia dei cannabinoidi
Al
momento attuale la più frequente indicazione d'uso dei
cannabinoidi sono le malattie per le quali non esista ancora un
trattamento soddisfacente, come per esempio le situazioni
neurologiche simili alla sclerosi multipla, il dolore cronico
intrattabile e il vomito da chemioterapia.
La possibilità
d'uso dei cannabinoidi nelle malattie psichiatriche è più
complesso, perché si ritiene che la cannabis sia più
facile che procuri essa stessa disordini psichiatrici, piuttosto che
alleviarli.
Sclerosi multipla e spasticità muscolare
La
British Medical Association ha concluso che "i cannabinoidi
possono avere un uso potenziale per i pazienti che presentino
disturbi neurologici spastici, come la sclerosi multipla e le lesioni
del midollo spinale. Questi pazienti hanno sintomi importanti che non
sono ben controllati dai farmaci a disposizione.
Viene calcolato
che la cannabis viene presa dall'1% dei pazienti con sclerosi
multipla, soprattutto con quelli con spasmi muscolari e con dolori.
Pazienti con spasticità hanno ottenuto benefici dalla
somministrazione di THC alla dose di 7,5 mg.
In una ricerca su
112 pazienti che fumavano cannabis il 90% venne sollevato dal dolore
cronico e oltre il 70% migliorò della nevralgia del trigemino,
dovuti alla sclerosi multipla (Consroe P et a., Eur Neurol .2000,
38:44-7)
Sfortunatamente non ci sono molti studi controllati
sull'uso della cannabis, mentre questi esistono per il THC. Un più
ragionevole avvicinamento al problema deve prevedere l'utilizzo di
mescolanze di cannabinoidi, per ottenere il massimo dei benefici e il
minimo degli effetti psicoattivi di segno contrario.
Effetti antiemetici
Questa è una delle principali indicazioni, soprattutto per il THC e per il nabilone. L'indicazione nei soggetti con cancro, nei quali il vomito sia legato alla chemioterapia è ormai assolutamente evidente.
Stimolazione dell'appetito
Come si sa, fumare la cannabis, stimola l'appetito. I cannabinoidi sono stati usati con successo nelle anoressie, particolarmente in quelle da soggetti con AIDS.
Asma
Nonostante studi in proposito il ruolo dei cannabinoidi nella cura dell'attacco di asma è ancora limitato
Problemi con l'uso dei cannabinoidi
E' molto
difficile misurare l'effetto placebo nel fumare la cannabis, come è
quasi impossibile rendere "cieco" uno studio che ne preveda
il fumo.
Studi sul metabolismo hanno dimostrato che il THC viene
facilmente assorbito, passa nel tessuto adiposo, dopo può
essere ritrovato anche dopo 4 settimane. Il metabolismo dei
cannabinoidi richiede l'intervento del citocromo P450.
La cannabis
possiede un buon margine di sicurezza: il suo indice terapeutico è
stato calcolato essere 40.000:1. Le reazione contrarie alla cannabis
comprendono le crisi di panico, gli attacchi di ansia, specialmente
nei vecchi e nei soggetti di sesso femminile. Essi sono
principalmente dovuti al THC. Sono state già ricordate la
tachicardia e l'ipotensione. Alterazioni di tipo psichiatrico possono
essere esacerbate dalla cannabis, ma non indotte.
Chi fuma la
cannabis può guidare ?
I disturbi nella guida, per chi usa
solo la cannabis, sono di scarsa rilevanza, ma se questa viene
associata all'alcool, la situazione si può fare pericolosa.
Fra gli altri effetti collaterali, da ricordare la ginecomastia,
il ritardo nella crescita del feto, la riduzione della fertilità
e delle difese immuni.
La possibilità di dipendenza è
motivo di continua discussione: in generale si pensa che vi sia una
dipendenza psicologica e non una dipendenza fisiologica.
