Una ricerca per promuovere l'uso giudizioso degli antibiotici
Indirizzo per corrispondenza:bartolozzi@unifi.it
Le
infezioni delle vie aeree e le malattie invasive da Streptococcus
pneumoniae sono un'importante causa di morbilità fra i
bambini e fra gli adulti. A questo si aggiunga che negli ultimi anni,
soprattutto in alcuni Paesi, è notevolmente aumentato il
numero degli pneumococchi antibiotico-resistenti: per fortuna in
Italia essi superano di poco il 10% e sono rappresentati
essenzialmente da microrganismi a resistenza intermedia, che
risentono di un aumento nelle dosi di antibiotico per chilo di peso:
per esempio per averne ragione è sufficiente aumentare la dose
di amoxicillina per chilo di peso da 50 a 80-90 mg al giorno,
suddivisa in 3 somministrazioni.
Molti studi hanno messo in
evidenza che c'è un rapporto stretto fra un recente uso di
antibiotici da un lato, e lo stato di portatore o l'infezione
dall'altro, ambedue dovuti a pneumococchi antibiotico-resistenti. E'
ormai dimostrato che i soggetti in età inferiore ai 15 anni
rappresentano la classe di soggetti che fanno più spesso uso
di antibiotici: la metà di tutti i bambini con un'infezione
delle vie aeree superiori riceve un antibiotico, nonostante che
questo, lo sappiamo tutti, non abbia alcun effetto sui virus, che
sono la più frequente causa di questo gruppo di affezioni.
Per
ridurre l'uso di antibiotici nei lattanti e nei bambini sono state
fatte in USA delle campagne di sensibilizzazione sia fra i genitori
che fra i pediatri. Allo scopo di vedere quale sia la ricaduta di
queste campagne sulla popolazione, è stato condotto uno studio
sulla prescrizione di antibiotici e sulla presenza dello stato di
portatore di pneumococchi penicillino-resistenti nelle comunità
di bambini (Belongia EA et al., Pediatrics 108:575-83,
2001-11-28).
Con questo intento sono stati studiati 664
bambini nel primo semestre 1997, cioè prima dell'intervento e
472 nel primo semestre 1998, dopo l'intervento sull'appropriato uso
di antibiotici.
Quali
risultati sono stati ottenuti ?
Il numero medio di
prescrizioni di antibiotici, in forma solida, è caduto del
19%, mentre quello degli antibiotici in confezione liquida si è
ridotto dell'11%. Contemporaneamente cadde anche la vendita al
dettaglio di antibiotici. Tuttavia non sono state riscontrate
significative differenze fra la colonizzazione di pneumococchi
penicillino-resistenti nella regione in cui è stato fatto
l'intervento e quella delle regioni controllo.
Cosa
concludere ?
Che il programma educativo per medici e genitori
ha in effetti portato a una parziale riduzione nella prescrizione e
nell'uso di antibiotici, ma che essa è stata insufficiente per
determinare una riduzione dei ceppi antibiotico-resistenti. E'
necessario agire per un più lungo periodo di tempo ed è
indispensabile ottenere una maggiore riduzione nell'uso di
antibiotici per essere in grado di rilevare evidenti modificazioni
nella sensibilità degli pneumococchi.
Questa è
l'unica strada da seguire per ottenere un qualche successo nella
lotta contro lo pneumococco. E' una strada che per alcuni serve a
modificare una situazione già in atto (USA, Spagna, Ungheria,
Sud Africa) e che, per noi in Italia, avrebbe una funzione
preventiva.
La scoperta e l'uso di nuovi antibiotici, come quella
dell'impiego sempre più largo del vaccino contro lo
pneumococco sono interventi senz'altro utili, ma non risolvono alla
base il problema.
