Strategie preventive nella malattia da streptococco gruppo B del neonato
Con l'uso
della profilassi intraparto per prevenire le infezioni da
streptococco gruppo B nel neonato, il numero delle infezioni si è
abbattuto del 70% negli ultimi 10 anni. Tuttavia la malattia a inizio
precoce rappresenta ancora un evento importante perché fra i
neonati in USA vi sono ancora 1.600 malattie con 80 morti ogni anno.
D'altra parte i bambini che sopravvivono possono avere gravi sequele
come ritardo mentale e cecità. Le linee guida riportate nel
1996 raccomandavano di seguire due modalità di profilassi:
a)
un trattamento basato sul rischio clinico di trasmissione della
malattia: febbre, intervallo prolungato fra rottura delle membrane e
parto o parto pretermine
b) un trattamento basato sullo screening
batteriologico delle donne, per identificare quelle colonizzate dallo
streptococco gruppo B. Lo screening viene eseguito fra la 35° e
la 37° settimana di gestazione. La chemioprofilassi intrapartum
viene offerta alle donne che risultavano portatrici.
Sia
nell'una che nell'altra strategia, gli antibiotici erano consigliati
durante il parto alle donne che avevano avuto una batteriuria da
streptococco gruppo B durante la gravidanza o che avevano avuto in
precedenza un neonato con malattia da streptococco gruppo B.
In
mancanza di dati sull'efficacia dell'una o dell'altra strategia, è
stata condotta una ricerca retrospettiva dal CDC di Atlanta
(Schrag S.J. et al., N Engl J Med 2002, 347:233-9) su oltre
600.000 neonati, in molti Stati degli USA, per valutare l'efficacia
dello screening nei confronti della strategia basata sulla
prevenzione del rischio clinico.
A questo proposito sono studiati
5.144 neonati, di cui 312 con malattia a inizio precoce da
streptococco gruppo B. Lo screening batteriologico neonatale venne
eseguito nel 52% delle madri. Lo streptococco gruppo B risultò
presente nel 18% delle madri studiate; l'89% di quelle positive
ricevette la profilassi con antibiotici durante il parto. E'
risultato che il rischio di una malattia a inizio precoce è
stato molto più basso (meno della metà) fra i lattanti
delle madri che erano state screenate e trattate in confronto ai
neonati trattati solo sul rischio clinico (rischio relativo dello
0,46).
Viene concluso che lo screening routinario dello
streptococco gruppo B durante la gravidanza previene più casi
della malattia a inizio precoce di quanto non si ottenga con il
trattamento delle sole donne a rischio clinico.
A una lettura
superficiale si potrebbe concludere che "più è
meglio", cioè che più spesso diamo antibiotici e
maggiore è l'effetto preventivo; potrebbe essere pensato che
la via migliore per prevenire il maggior numero di malattie neonatali
a inizio precoce da streptococco gruppo B potrebbe essere quella di
trattare al parto con antibiotici tutte le donne (Eschenbach D.A.,
N Engl J Med 2002, 347:280-1). In una pubblicazione, successiva
alla precedente, sono messi in evidenza proprio i pericoli insiti
nella somministrazione indiscriminata di antibiotici nelle donne al
parto (Stoll B.J. et al., N Engl J Med 2002, 347:240-7). In
questa pubblicazione vengono esaminate le distribuzioni dei microbi
che determinano una sepsi a inizio precoce nei neonati di peso molto
basso (fra 401 e 1500 g) nel periodo dal 1991 al 1993 e nel periodo
fra ilo 1998 e il 2000, cioè prima e dopo che l'uso intraparto
dell'antibiotico risultasse molto diffuso. Nei due periodi,
l'incidenza della sepsi da streptococco gruppo B a inizio precoce
cadde a 4,2 episodi per 1.000 nati vivi, ma l'incidenza della sepsi
da Escherichia coli aumentò di una grandezza simile
(3,6 episodi per 1.000 nati vivi), per cui in effetti non ci fu che
una piccola diminuzione nell'incidenza globale della sepsi a inizio
precoce.
Da un confronto fra le due pubblicazioni il lettore si
trova di fronte a un vero e proprio dilemma ?
a) ridurre il numero
delle sepsi da streptococco gruppo B a inizio precoce, con la
somministrazione di antibiotici a tutte le donne colonizzate
oppure
b) aumentare il rischio di sepsi da altri patogeni, magari
resi resistenti dall'uso diffuso degli antibiotici durante il parto
Si tratta
di un dilemma al momento attuale irrisolvibile con le conoscenze a
disposizione.
Il commentatore (Eschenbach D.A.) ritiene
giustamente che il problema della sepsi da streptococco gruppo B non
lo si risolve con gli antibiotici ma con il vaccino. Il vaccino è
allo studio: è stato visto che esso è possibile, ma che
è molto difficile da raggiungere. Si tratta di un vaccino
coniugato verso gli streptococco tipi I e III, che sono i
responsabili del maggior numero di sepsi: la risposta anticorpale è
risultata eccellente.
