Gli oppioidi per bocca nel trattamento del dolore acuto e cronico
Sebbene
gli oppioidi sia ufficialmente indicati per trattare il dolore
cronico neuropatico, mancano dati precisi per guidare il loro uso
corrente. Nella lotta contro il dolore cronico, che viene condotta in
tutto il mondo, è stata di recente riportata una ricerca in
tal senso (Rowbotham M., Twilling L. Davies P.S. et al..
(Università di San Francisco) – Oral oppiod therapy for
chronic peripheral and central neuropathic pain – N Engl J Med
2003, 348:1223-32).
Ad adulti con dolore neuropatico,
risultato refrattario al trattamento, vennero assegnati a caso a due
gruppi:
a) una trattato con capsule ad alta potenzialità
(0,75 mg), costituite da un potente agonista µ-oppioide (il
levorfanolo) per 8 settimane
b) l'altra trattata con dosi più
basse (0,15 mg) per lo stesso periodo di tempo.
La
preparazione non è in commercio in Italia.
L'esperienza è
stata condotta in condizioni di doppio cieco.
L'assunzione venne
stabilita dal paziente fino a un massimo di 21 capsuleal giorno per
l'uno o per l'altro dosaggio.
La valutazione della risposta è
stata fatta su queste basi:
a) intensità del dolore, come
riportata su un diario
b) grado di riduzione del dolore
c)
funzione psicologica e cognitiva
d) numero di capsule prese ogni
giorno
e) livelli di levorfanolo nel sangue
Delle 81
persone che vennero sottoposte in questo studio all'oppioide, le
capsule ad alto dosaggio ridussero il dolore del 36%, mentre le
capsule a basso dosaggio lo ridussero nel 21% dei pazienti (P=0,02).
In media i pazienti del gruppo a forte dosaggio presero 11,9 capsule
al giorno (8,9 mg al giorno), mentre i pazienti del gruppo a basso
dosaggio preseroin media 18,2 capsule al giorno (2,7 mg al giorno).
I
disturbi affettivi e l'interferenza con le attività vennero
ridotte, il sonno fu migliorato, senza differenze sostanziali fra i
due gruppi. Il non completamento dello studio fu dovuto
essenzialmente agli effetti collaterali degli oppioidi (ipotensione,
bradicardia, nausea, vomito, stipsi, sedazione, confusione, riduzione
del flusso urinario, depressione respiratoria). I pazienti con dolore
centrale in seguito allo stroke è più difficile che
abbiano benefici dal trattamento.
Viene concluso che la riduzione
d'intensità del dolore neuropatico fu significativamente
maggiore con le dosi più alte di oppioidi che con le dosi
base. Tuttavia con le dosi alte si osservarono più effetti
collaterali senza benefici significativi maggiori in termini degli
altri parametri
Fra le nuove indicazioni degli oppioidi vi è
anche quella del trattamento del dolore cronico nell'artrite(Roth S.H. – A new role for opioids in the treatment of
arthritis – Drugs 2002, 62:255-63), nella malattia reumatica,
nelle malattie della colonna e delle articolazioni periferiche. Negli
ultimi anni i farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) hanno
sostituito l'aspirina come farmaci più usati nel trattamento
dei sintomi reumatologici, incluso il dolore. Il paracetamolo
(acetominofen per gli autori americani) è il farmaco più
spesso usato negli USA come trattamento alternativo dei dolori di
lieve entità.
Gli oppioidi sono più comunemente
usati su base individuale, usualmente per trattare il dolore
improvviso e intenso. Le ricerche neurobiologiche hanno confermato la
completa soppressione del dolore cronico, non legato a tumori
maligni, durante le 24 ore. Questo per evitare il circolo vizioso che
porta alla progressione del dolore fino a renderlo intrattabile. Con
un appropriato monitoraggio, in assenza di una tossicità di
organo, come quella vista con i FANS a carico dello stomaco, è
necessario un cambiamento del trattamento con il passaggio agli
oppioidi per l'artrite, accompagnata dai dolori più
forti.
Questo orientamento rivolto al momento attuale solo agli
adulti, richiede il riconoscimento della responsabilità di
usare a lungo gli oppioidi, in pazienti opportunamente selezionati,
basandosi sulla risposta individuale e sul consenso informato. A
queste condizioni, prove cliniche, basate sull'evidenza, confermano
l'uso degli oppioidi più forti nel dolore cronico
recalcitrante dell'artrite.
In tal modo noi medici ci sforziamo
di rispondere meglio al giuramento d'Ippocrate: “alleviare il
dolore e la sofferenza”.
