L'adefovir dipivoxil nel trattamento dell'epatite B cronica antigene “e” negativa
Le
complicazioni dell'epatite B cronica, quali la cirrosi, il
carcinoma epatocellulare e l'insufficineza epatica allo stadio
finale sono responsabili di circa 1 milione di morti per anno. La
lesione epatica sembra essere particolarmente grave e rapidamente
progressiva in pazienti con epatite B cronica, negativi per
l'antigene “e” dell'HBV (HBeAg), ma nei quali persiste la
moltiplicazione virale. Per la maggior parte le epatiti B croniche
e-negative sono dovute a una mutazione dell'HBV che sopprime la
sintesi dell'HBeAg. La maggior parte dei pazienti sono HBeAg
negativi, anti-HBe-positivi e HBV DNA positivi: essi hanno un'epatite
cronica dovuta a una variante con mutazione della regione precore o
core (la regione core è quella che codifica per
l'HBeAg).
Questa forma di malattia è diffusa in tutto il
mondo ed è più comune di quanto non si pensasse.
Nell'area del Mediterraneo e nel Sudest asiatico, dal 50 all'80%dei
pazienti con epatite B cronica ha una malattia HBeAg negativa. Per la
sua elevata endemicità e cronicità essa è un
grave problema di salute pubblica.
La malattia ha un andamento
progressivo; una remissione spontanea duratura è rara; la
malattia è caratterizzata da una moltiplicazione persistente o
intermittente dell'HBV, da grave necroinfiammazione del fegato e da
progressiva fibrosi. La cirrosi e il carcinoma epatocellulare
insorgono con un'elevata frequenza: circa il 40% in alcuni studi
hanno cirrosi. Le persone con epatite B cronica infettate con HBV con
o senza positività per HBeAg, hanno oltre 1.000.000 di copie
di virus per mL.
Una remissione biochimica duratura si associa a
una riduzione dell'incidenza del carcinoma epatocellulare e della
morte, nei pazienti trattati con interferone.
Al momento attuale
nessun trattamento tollerabile è disponibile per i pazienti
con epatite B cronica HBeAg negativa. L'uso dell'interferojne può
portare a remissione in qualche paziente, ma è accompagnato da
effetti collarali frequenti. La lamivudina è ben tollerata, è
data per bocca e sopprime la moltiplicazione dell'HBV nei pazienti
HBeAg negativi, ma la maggioranza dei pazienti, che hanno risposto
alla lamivudina, ricade dopo la sospensione del trattamento. D'altra
parte un trattamento prolungato con lamivudina non è possibile
per l'elevata incidenza di resistenza (fino al 32% dopo un solo
anno di trattamento e fino al 66% dopo 4 anni). Gli ammalati con
epatite cronica hanno invece bisogno di un trattamento di lunga
durata, per prevenire le complicazioni a distanza, perché essi
raramente hanno la sieroconversione dell'HBsAg.
L'adefovir
dipivoxil (Preveon, Gilead Science) è un profarmaco
dell'adefovir, un analogo nucleotide fosfonato dell'AMP con
potente attività contro la polimerasi degli hepandavirus, dei
retrovirus e degli herpesvirus. Prove cliniche preliminari hanno
mostrato una diminuizione nel siero del DNA dell'HBV e dei livelli
di aminotransferasi con dosi di 5, 30 e 60 mg al giorno, sia nei
pazienti HBeAg positivi, che negativi, con epatite B cronica.
Contemporaneamente si ottiene una sierconversione in HBeAg
positivi.
In uno studio collaborativi europeo e
canadase-statunitense, al quale ha partecipato per l'Italia il
Prof. Mario Rizzetto, al quale di deve la scoperta dell'HDV, sono
stati studiati 185 pazienti (Hadziyannis S.J:, Tassopoulos N.C.,
Heathcote E.J. et al.- Adefovir dipivoxil for the treatment of
hepoatitis B e antigen-neagtive chronic hepatitis B – N Engl J
2003, 348:800-7).
La studio ha riguardato 185 pazienti con
epatite B cronica, HBeAg negativa, di cui una parte (2/3) a caso è
stata assegnata al gruppo trattato con 10 mg di adefovir dipivoxil e
una parte (1/3)è stata trattata con un placebo., per 48
settimane, con la metodica del doppio cieco. Alla 48° settimana
di trattamento il 64% dei pazienti (77 su 121) mostrò alla
biopsia epatica un miglioramento delle alterazion i istologiche,
contro il 33% nel gruppo controllo (19 su 77) con un P<0,001. Il
DNA del virus B fu ridotto a meno di 400 copie/mL nel 51% del
pazienti trattati con adefovir dipivoxil, contro 0 (cioè
nessuno) nel gruppo placebo), con P<0,001).
L'alaninoaminotransferasi si normalizzò alla 48°
settimana nel 72% dei pazienti (84 su 116) trattati con adefovir
dipivoxil, in confronto al 29% del gruppo placebo (17 su 59) con P<
0,001. Non venne notata resistenza all'adefovir dipivoxil. Gli
effetti collaterali furono uguali a quelli del placebo.
Viene
concluso che dopo 48 settimane di trattamento con adefovir dipivoxil
ci fu un significativo miglioramento, istologico, virologico e
biochimico, senza comparsa di resistenza.
Sullo stesso numero
della rivista compare un secondo lavoro con autori del Sud-est
asiatico e USA con la stessa sostanza: in questa pubblicazione sono
stati trattati soggetti HBeAg postivi con epatite B cronica
(Marcellin P., Chang T-T, Lim S.G. et al. - Adefovir dipivoxil for
the treatment of hepatitis B e antigen-positive chronic hepatis B –
N Engl J Med 2003, 348:808-16).
Vengono trattati 515 pazienti
con 10 mg di adefovir dipivoxil (172 pazienti), con 30 mg (173
pazienti) o placebo (170 casi) al giorno per 48 settimane. Dopo 48
settimane sia il gruppo tratatto con 10 mg che quello con 30 mg
presentarono un miglioramento istologico (rispettivamente del 53%
(P<0,001), del 59% (P<0,001) e del 25%). Venne ottenuta anche
una riduzione fino a 0,55 log copie di DNA/mL (meno di 400 copie/mL)
nei gruppi trattati, insieme a una normalizzazione
dell'aminotranferasi, rispettivanenbte nel 48% (P<0,001), nel
55% (P<0,001) e nel 16%. La sieroconversione per HBeAg venne
ottenuta rispettivamente nel 12%, nel 14% e nel 6%. Non venne
riscontrata la comparsa di resistenza; mentre la dose di 10 mg non si
accompagnò a effetti collaterali di rilievo, la dose di 30
mg/die dimostrò, con una maggior frequenza, alterazioni
cliniche e di laboratorio (renali).
Anche questo gruppo di
ricercatori si dichiara favorevole al trattamento con adefovir
dipivoxil.
L'editoriale (Mailliard M.E., Gollan J.L. –
Supopressing hepatis B without resistance – so far, so good – N
Engl J Med 2003, 348:848-50) commenta in senso favorevole le due
pubblicazioni. Esso ricorda tuttavia che la spesa per l'acquisto
del farmaco è di $ 450 al mese. Gli autori ritengono che con
questi nuovi trattamenti, siamo entrati in una nuova era: Essi
sperano che la vaccinazionew contro l'HBV, insieme al trattamento
con lamivudina, adefovir o altri analoghi nucleosidici, utilizzabili
anche in associazione e disponibili a prezzi meno elevati, possano
portare a una trasformazione dell'epatite B cronica:da un flagello
mondiale a un “mero fastidio”.
