Una metanalisi: procalcitonina versus proteina C reattiva.
La
velocità di sedimentazione (VES) è ufficialmente ormai
morta e sepolta, ma, va riconosciuto che questa prova è stata
dura a morire e che, per qualche medico, il funerale non è
stato ancora fatto.
La predilezione per la VES risiede nella sua
grande semplicità e nella familiarità
d'interpretazione, dovuta all'esperienza di quasi 100 anni.
Ma, ormai tutti lo sanno, la proteina C reattiva (PCR),
specialmente nella sua forma quantitiva, ha molti vantaggi sulla VES:
la VES può essere influenzata dalla grandezza, dalla forma e dal numero di eritrociti e
concentrazione di immuno-globuliil valore della VES si modifica lentamente
i valori della VES aumentano con l'età
la PCR cambia concentrazione rapidamente
la PCR risponde in poche ore agli stimoli infiammatori
dopo la guarigione del processo infiammatorio il ritorno ai valori normali è veloce
l'ampiezza dei valori della PCR è più larga
Quasi
tutti i laboratori degli ospedali prevedono l'esecuzione della PCR
quantitiva fra gli esami per lo studio di un bambino con sospetta
malattia infettiva acuta, pur continuando talvolta ad eseguire la
VES.
Più di recente studiosi francesi hanno pubblicato
esperienze, attestanti che fra le proteine della fase acuta, la
procalcitonina (PCT) presenta caratteristiche tali da poter
affiancarsi validamente alla determinazione della PCR. La
procalcitonina (PCT) è il preormone della calcitonina, che
viene di norma escreto dalle cellule C della tiroide in risposta
all'ipercalcemia; in condizioni normali si ritrovano nel siero
quantità bassissime. Il meccanismo con il quale essa aumenta e
il suo ruolo fisiologico in risposta all'infiammazione non è
ben conosciuto; si pensa che essa sia prodotta dal fegato e dalle
cellule mononucleate del sangue periferico, modulate dai
lipopolisaccaridi e dalle citochine, formate prima e in corso di
sepsi.
Uno dei vantaggi della PCT è quello di essere
secreta entro 4-6 ore dalla stimolazione, raggiungendo il picco solo
dopo 36 ore; il dosaggio è relativamente facile; essa è
inoltre stabile nei campioni, i risultai si hanno dopo 2 ore e il
costo della prova è intorno ai 10$.
Essa aumenta
significativamente nel sangue in conseguenza delle infezioni
batteriche: i suoi livelli ematici non sono modificati nelle
infezioni virali e nelle flogosi non infettive. Valore predittivo
positivo 90%, contro il 44-83% della PCR. L'esame viene consigliato
per la sua alta sensibilità e specificità; esiste una
correlazione diretta fra il grado di positività della PCT e la
gravità della lesione.
Anche la PCR è una proteina
della fase acuta, sintetizzata dal fegato, principalmente in risposta
alla interleuchina 6; essa è prodotta non solo in corso
d'infezioni ma anche durante molti altri tipi d'infiammazione. Si
lega ai polisaccaridi dei patogeni, attivando la via classica del
complemento.
Una pubblicazione recente riporta una rivista
sistematica e una metanalisi sulla procalcitonina e sulla proteina C
reattiva (Simon L, Gauvin F, Smre DK et al. Serum procalcitonin
and C-reactive protein lovels as marker of bacterial infection: a
systematic review and meta-analysis. Clin Infect Dis 2004,
39:206-17). L'analisi ha incluso lavori pubblicati fra il 1970
e 20 maggio 2002 (su 23 lavori valutati, ne sono stati riscontrati 12
che avevano le caratteristiche adatte per essere usati per una
metanalisi) per valutare le due prove nella diagnosi di infezioni
batteriche, allo scopo di fornire al pediatra e al medico pratico lo
strumento più adatto a identificare una malattia infettiva e
distinguerla da altre cause determinanti un'infiammazione. Infine
un altro scopo è stato quello d'identificare, nel campo
delle malattie infettive, quelle di origine batterica e distinguerle
da quelle di origine virale, in modo tale da poter indirizzare nel
modo più opportuno la terapia, soprattutto di tipo
antibatterico.
Il livello di PCT è risultato più
sensibile (88% (intervallo di confidenza 95% fra 80 e 93%) contro 75%
con intervallo di confidenza fra 62 e 84%) e più specifico
(81% (con intervallo di confidenza 95% 62-84%) contro 67% (IC 95% da
56 a 77%)) per differenziare le infezioni batteriche dalle
infiammazioni non batteriche.
Anche la sensibilità per
differenziale un'infezione batterica da una virale fu più
alta per PCT che per PCR (92% (IC 95% da 86 a 95%) contro 86% (IC 95%
da 65 a 95%)).
Il valore della specificità fu confrontabile
(73% contro 70%).
I valori di PCT hanno inoltre un rapporto
predittivo positivo più elevato e un rapporto predittivo
negativo più basso dei valori di PCR.
Sulla base di questa
analisi, l'accuratezza diagnostica della PCT fu più elevata
di quella della PCR fra i pazienti ospedalizzati per sospetta
infezione batterica.
