Otite media: trattare o non trattare?
Indirizzo per la corrispondenza: bartolozzi@unifi.it
Vigile attesa nell'otite media acuta (senza antibiotici): i pediatri e i genitori sono pronti ?
Sono passati oltre 5 anni da quando comparve sul BMJ una pubblicazione di autori olandesi (Damoiseaux R.A.M.J. et al. BMJ 2000, 320:350-4), che sostenevano che nell'80% dei casi l'otite media acuta guarisce da sola, senza l'uso di antibiotici: l'articolo ebbe una larga risonanza fra i pediatri e molti si posero il problema della correttezza di usare sempre in tutti i casi i farmaci antibatterici.
Mentre per alcuni problemi, i comportamenti evolvono con una grande rapidità, i cambiamenti in tema di trattamento dell'otite media acuta furono molto lenti e sofferti.
Solo nel marzo 2004 l'Accademia Americana di Pediatria preparò una Linea guida pratica per il trattamento dell'otite media acuta (Pediatrics 2004, 113:1451-65) nella quale venivano sottolineati alcuni punti essenziali:
l'importanza di una diagnosi precisa di otite media acuta
l'uso di agenti antibatterici a spettro ristretto (per i vecchi cacciatori un fucilino calibro 24 con “rosa” piccola e non un calibro 12 con “rosa” ampia)
l'osservazione, senza trattamento antibatterico, dei casi non gravi di otite media, in bambini di 2 anni o più, con dolore all'orecchio, senza febbre alta e nei quali il pediatra pensi che sia possibile avere un controllo continuo del paziente con la sicurezza di venire a conoscenza immediatamente di un eventuale peggioramento dei sintomi.
Alla base di questo cambiamento di comportamento sta il riconoscimento di un uso eccessivo di antibiotici, con conseguente comparsa di resistenze verso i principali agenti batterici. Estese ricerche sulle conseguenze, come sicurezza ed efficacia, della politica della “vigile attesa, avevano già dimostrato che il trattamento immediato con antibiotici ha soltanto un modesto effetto sul decorso dell'otite media acuta (Tarata GS et al, Pediatrics 2001, 108:239-47).
Ma in realtà quanto questi nuovi comportamenti sono stati applicati ?
Del tutto
di recente è stata condotta una ricerca per valutare l'uso
corrente dell'osservazione iniziale (vigile attesa) nell'otite
media acuta, fra i medici di base e per conoscere l'accettabilità
di questa scelta fra i genitori dei piccoli bambini con otite media
acuta (Filkenstein JA, Stille CJ, Rifas-Shiman SL, Goldmann D.Watchful waiting for acute otitis media: are parents and physician
ready ?. Pediatrics 2005, 115:1466-73).
Per questa ricerca
sono stati intervistati pediatri, medici di famiglia e un campione a
caso di genitori di bambini di meno di 6 anni di età.
Risposero
2054 genitori (40%) e 160 (58%) medici.
Dei genitori il 34% era
alquanto o estremamente soddisfatto se veniva raccomandata la vigile
attesa, un altro 26% era neutrale e il rimanente 40% era alquanto o
estremamente insoddisfatto. L'analisi multivariata dimostrò
che più bassa era l'educazione dei genitori e più
frequente l'iscrizione al servizio sanitario nazionale per i meno
abbienti, e più era l'associazione con una bassa
accettazione della vigile attesa. Più elevata erano le
conoscenze sugli antibiotici e maggiore era la consapevolezza della
resistenza agli antibiotici, come un grave problema, e maggiore era
il consenso e la soddisfazione per la vigile attesa.
Il 38% dei
medici nel trattare bambini in età di 2 anni o superiore non
ricorreva mai o quasi mai alla vigile attesa; il 39% vi ricorreva
occasionalmente, il 17% di quando in quando e il 6% nella maggior
parte dei casi. Applicando l'analisi multivariata è
risultato che soltanto il maggior numero di anni di pratica si
associava a una ridotta probabilità di uso occasionale o
frequente di “vigile attesa”. Tuttavia con un altro modello sono
state identificate altre correlazioni con il più frequente uso
della vigile attesa: anni di pratica, specializzazione in medicina di
famiglia, pensiero che la resistenza agli antibiotici è un
problema importante e accettazione del concetto dell'uso
“giudizioso degli antibiotici”.
Cosa viene concluso ?
la maggioranza dei dottori afferma che almeno occasionalmente usa la vigile attesa, ma pochi la usano di frequente;
la maggioranza di genitori mostra preoccupazione nei confronti della vigile attesa, la sua accettabilità aumenta fra quelli che hanno una migliore educazione;
sono necessari sostanziali cambiamenti sia nei punti di vista dei genitori che dei sanitari per rendere più estesa l'applicazione della vigile attesa nel trattamento dell'otite media.
Commento personale
I
cambiamenti nella pratica dipendono fondamentalmente dalle conoscenze
dei genitori e dalle loro opinioni nei confronti del rischi e dei
benefici degli antibiotici.
Non conosco ricerche del genere,
eseguite nella popolazione italiana, ma è molto probabile che
lo scenario italiano sia molto diversi da quello statunitense e
soprattutto da quello del Massachusetts, stato nel quale è
stata condotta questa ricerca. L'impressione, di scarsa validità
come tutte le impressioni, è che la politica della “vigile
attesa” sia vista con una maggiore soddisfazione dai genitori
italiani, fra i quali è molto diffuso il timore nei confronti
dell'uso indiscriminato di antibiotici. Anche, dal contatto
quotidiano con i pediatri, ho rilevato che non esistono difficoltà,
da un punto di vista teorico e pratico, nell'uso razionale della
vigile attesa.
Otite
media non grave: “vigile attesa” o immediato trattamento con
antibiotici ?
A completamento delle considerazioni
precedentemente riportate, sul fascicolo di giugno 2005 del
Pediatrics è stato pubblicato un nuovo esauriente lavoro(McCormick DP, Chonmaitree T, Pittman C et al. Non severe acute
otitis media: a clinical trial comparing outcomes of watchful waiting
versus immediate antibiotic treatment. Pediatrics 2005,
115:1455-65), scritto da pediatri e otorini.
L'obiettivo
dello studio è stato quello di valutare la sicurezza,
l'efficacia, l'accettabilità e i costi di un intervento
basato sul non uso di antibiotici per bambini affetti da otite media
acuta non grave.
Bambini da 6 mesi a 12 anni con otite media acuta
(OMA) sono stati scrinati usando un nuovo indice per stabilire la
gravità della malattia. I genitori dei bambini ricevettero un
intervento educativo e i loro figli furono suddivisi a caso fra
quelli che ricevettero un trattamento immediato (amoxicillina +
trattamento sintomatico) e quelli in “vigile attesa” (trattati
con semplici farmaci sintomatici). I ricercatori, ma non i genitori,
non conoscevano lo stato di arruolamento dei bambini, cioè se
appartenevano al gruppo trattato con antibiotici o all'altro.
Gli obiettivi primari includevano:
la soddisfazione dei genitori nella cura della OMA;
la risoluzione dei sintomi;
l'insufficienza del trattamento o la ricaduta della OMA;
lo stato di portatore naso-faringeo dello Streptococcus pneumoniae resistente agli antibiotici.
Gli obiettivi secondari includevano:
eventi avversi in relazione ai farmaci somministrati;
visite all'ambulatorio o al dipartimento di emergenza e chiamate per telefono;
assenza del bambino dall'asilo nido, dalla scuola materna o dalla scuola per OMA;
assenza dei genitori dal lavoro perché i loro figli hanno l'OMA;
costo del trattamento.
Il trattamento venne dichiarato insufficiente (da 0 a 12 giorni) o la malattia ricorrente (da 13 a 30 giorni) se si era riscontrato uno “score” della gravità della OMA più alto, al riesame.
Vennero
reclutati 223 bambini (27% di loro erano “bianchi”, 35% erano
ispanici, 3% asiatici, 22% neri 12% di altre etnie): il 57% aveva
meno di 2 anni, il 47% andava all'asilo, l'82% aveva avuto una
OMA in precedenza e 83% non era stato completamente immunizzato con
il vaccino antipneumococcico eptavalente.
112 erano stati posti a
caso nel gruppo trattato con antibiotici e 111 nel gruppo “vigile
attesa”. Il 94% dei soggetti venne seguito per 30 giorni.
La
soddisfazione dei genitori non fu differente fra i due gruppi, fra il
12° e il 30° giorno. I sintomi scomparvero da un giorno a
dieci giorni prima nel gruppo trattato immediatamente con
antibiotici. Al 12° giorno nel gruppo trattato immediatamente con
antibiotici, il 69% delle membrane timpaniche e il 25% dei
timpanogrammi erano normali, contro il 51% delle membrane normali a
il 10% dei timpanogrammi normali nel gruppo “vigile attesa”. I
genitori dei bambini del gruppo antibiotici dettero ai loro bambini
meno dosi di farmaci contro il dolore dei genitori dei bambini del
gruppo “vigile attesa”. I bambini del gruppo antibiotici ebbero
il 16% meno “trattamenti insufficienti” del gruppo “vigile
attesa”.
Dei
bambini del gruppo vigile attesa, il 66% completò lo studio
senza necessitare di antibiotici.
La somministrazione immediata di
antibiotici portò all'eradicazione dello S. pneumoniae nella
maggioranza dei bambini, ma i ceppi di S. pneumoniae, isolati dal
naso.faringe dei bambini trattati con antibiotici, al 12° giorno,
più spesso era multi-farmacoresistente, in confronto ai ceppi
isolati dai bambini in “vigile attesa”.
Un maggior numero di
effetti collaterali venne notato nel gruppo antibiotici, in confronto
al gruppo “vigile attesa”, ma in nessun caso si trattava di
eventi gravi. Le visite all'ambulatorio o al dipartimento di
emergenza, o il numero delle chiamate telefoniche, o i giorni di
assenza dalla scuola o dal lavoro non furono diversi nei due
gruppi.
Le prescrizioni di antibiotici furono ridotte del 73% nel
gruppo “vigile attesa” in confronto all'altro gruppo. I costi
per i soggetti del gruppo antibiotici furono di $ 47,41 per bambino
contro $ 11,43 del gruppo “vigile attesa”.
Gli autori concludono:
il 66% dei bambini ha completato lo studio senza ricorrere alla somministrazione di antibiotici;
la soddisfazione dei genitori è uguale nei due gruppi;
la somministrazione immediata di antibiotici si associò a un diminuito numero di fallimenti nel trattamento e migliorò il controllo dei sintomi, tuttavia aumentò
la percentuale di eventi avversi e si accompagnò a una percentuale più alta di ceppi di S. pneumoniae, resistenti agli antibiotici nel naso-faringe alla visita al 12° giorno.
I fattori chiave nell'implementare la strategia “vigile attesa” sono, ancora una volta:
adozione di una metodologia per la classificazione della gravità delle otiti;
l'educazione dei genitori;
trattamento dei sintomi delle OMA;
controllo a distanza;
uso di un efficace regime di antibiotici, quando necessario.
Questa la conclusione finale: quando questi ammonimenti saranno osservati, la “vigile attesa” potrà essere un'accettabile alternativa al trattamento immediato con antibiotici per alcuni bambini con OMA non grave.
Commento personale
Si tratta
di un lavoro ben condotto e scientificamente corretto; è vero
che i “bianchi” sono solo il 27% del totale, ma i vari gruppi
etnici sono omogeneamente distribuiti fra i trattati subito con
antibiotici e quelli in “vigile attesa”, per cui questo aspetto
non dovrebbe influenzare minimamente i risultati. Da quanto esposto
risulta che anche nelle forme non gravi il trattamento precoce con
antibiotici determina una più rapida risoluzione della OMA e
una minore incidenza di residua otite media con versamento. Tutto
questo tuttavia si paga, con un maggior numero di effetti collaterali
e con una maggiore incidenza di ceppi di S. pneumoniae
resistenti.
Nonostante una naturale propensione verso la politica
della “vigile attesa” nelle forme non gravi, è
comprensibile come questo atteggiamento incontri delle resistenze
nella sua applicazione assoluta.
Una volta di più al primo
punto fra i provvedimenti da prendere a favore della diffusione della
politica “vigile attesa” vengono poste l'accuratezza della
diagnosi di OMA e la precisa identificazione delle forme non gravi e
gravi. L'otoscopio è ormai entrato a far parte del bagaglio
strumentale del pediatra e di sicuro a livello ambulatoriale un
efficiente supporto è rappresentato anche dal timpanometro.
Il
rischio di non usare gli antibiotici nel trattamento delle OMA non
gravi, rimane quello della maggiore incidenza di mastoidite: i dati
della letteratura non sono facilmente interpretabili. Probabilmente
tuttavia una politica di ridotta prescrizione di antibiotici nelle
OMA può avere come conseguenza quella di un aumento di 2 casi
di mastoidite ogni 100.000 bambini (McCormick DP et al, 2005),
una considerazione da tenere in debita considerazione.
Fa piacere
constatare che fra gli antibiotici in commercio, l'amoxicillina
negli Stati Uniti mantiene ancora il ruolo di “farmaco di prima
scelta” nel trattamento della OMA; altrettanta soddisfazione notare
che la politica delle dosi elevate è ritenuta la più
valida in quel Paese, secondo le più recenti indicazioni della
letteratura. Meraviglia che non venga nemmeno indicata la possibilità
d'uso dell'associazione amoxicillina-acido clavulanico: questa
mancanza darà di sicuro un dispiacere a quanti amano questa
associazione, anche per la presenza in commercio da poco tempo
dell'associazione amoxi-clavulanico con un diverso rapporto fra i
due componenti (ridotta quantità di clavulanico in confronto
alla quantità di amoxi, per permettere un aumento delle
dosi/chilo di amoxi, senza aumentare la quantità di
clavulanico).
Una recentissima pubblicazione (Marchetti F,
Ronfani L, Conti Nibali S et al. Delayed prescription may reduce
the use of antibiotics for acute otitis media. Arch Pediatr
Adolesc Med 2005, 159:679-84), eseguita su 1.672 bambini da 1 14
anni con otite media acuta, da parte di 169 pediatri di famiglia
italiani, nel periodo di tempo fra il 1° febbraio e il 31 marzo
2001, conferma che la strategia della “vigile attesa” è
utilizzabile ed è assolutamente efficace nella cura primaria.
Con questa strategia è possibile evitare l'uso di
antibiotici in due bambini su tre: quando il trattamento antibiotico
era indicato, viene è stata usata la amoxicillina, alla dose
di 75-90 mg/kg al giorno, in 3 dosi per non meno di 5 giorni.
