Il trattamento dell'ittero neonatale
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E'
disponibile un numero infinito di prove che documentano che la
bilirubina non coniugata è tossica per il sistema nervoso
centrale e che alti livelli di questa sostanza nei neonati possono
produrre un grave danno cerebrale (kernittero ovvero ittero
nucleare).
In assenza di ittero ostruttivo, la concentrazione
sierica di bilirubina non coniugata viene correttamente valutata con
il dosaggio della bilirubina sierica totale (BST); il calcolo della
frazione indiretta (BST meno la concentrazione della bilirubina a
reazione diretta) può non essere eseguito nella maggioranza
dei neonati, anche perché alti livelli di bilirubina non
coniugata possono produrre un'elevata frazione diretta (~ 10% del
BST), che non corrisponde effettivamente alla presenza di bilirubina
coniugata non tossica.
Le recenti linee guida della Accademia
Americana di Pediatria (AAP) si basano sulla premessa che la BST sia
il miglior predittore disponibile del rischio di ittero nucleare;
ma Wennberg RP, Ahlfors CE, Bhutabiu VK et al. Toward
understanding kernicterus: a challenge to improve the management of
jaundiced newborns. Pediatrics 2006, 117:474-85, in una
recentissima review, ricordano che le prove cliniche indicano che la
BST, al di sopra della soglia di 20 mg/dL (342 _mol/L) è un
discriminante di scarso valore del rischio individuale di tossicità
della bilirubina. Infatti l'ittero nucleare può avvenire
raramente in nati a termine sani con una BST < 25 mg/dL (428
_mol/L), il livello comunemente raccomandato dalla AAP per un
intervento aggressivo, mentre la maggior parte dei neonati con BST >
25 mg/dL può sfuggire al kernittero e alle sue sequele
permanenti. Per chiarire questi diversi punti gli autori hanno
esaminato:
i valori della BST
i meccanismi interessati al passaggio della bilirubina al cervello
la predicibilità della tossicità della bilirubina usando la BST e/o la concentrazione della bilirubina non legata alle proteine sieriche
la proposta di un trattamento più razionale dei neonati con ittero grave
Per evitare confusioni semantiche, il termine “ittero nucleare” è stato ristretto ai pazienti che abbiano presentato, alla biopsia, ittero nucleare e a pazienti con danno permanente cerebrale, mentre il termine “tossicità precoce della bilirubina” viene riferito ai pazienti con prove transitorie o reversibili di tossicità nel periodo neonatale.
Concentrazioni di bilirubina nel siero: totale e libera.
E' stabilito che la BST è determinata da 3 fattori:
la velocità di produzione della bilirubina;
la sua escrezione con la bile, dopo la coniugazione con acido glicuronico;
il riassorbimento intestinale (circolo entero-epatico) .
Questi 3
fattori determinano il carico netto di bilirubina non coniugata che
si accumula nel tempo e si distribuisce nei diversi compartimenti
dell'organismo. Il plasma è uno dei tanti compartimenti,
accanto al fegato, alla cute, ai globuli rossi, al cervello, ai
fosfolipidi di membrana e ad altri. Il plasma è l'unico
compartimento nel quale la bilirubina dei vari compartimenti si
mescola. La forza che guida questa distribuzione è la
bilirubina libera (BL).
La distribuzione del pool della bilirubina
fra i vari compartimenti dipende dal numero di siti leganti la
bilirubina in ogni compartimento e dalla loro affinità nel
legare la bilirubina. La bilirubina libera nell'organismo e nel
plasma è bassa, senza mai superare livelli di 3-4 _g/dL, anche
in caso d'intensa iperbilirubinemia. La concentrazione di BL è
inversamente proporzionale alla concentrazione di albumina e alla sua
capacità intrinseca di legarsi alla bilirubina. Ne consegue
che a parità di bilirubina libera, un lattante con 4 g/dL di
livello di albumina ha una BST che è due volte quella di un
neonato con 2 g/dL di albumina; in altre parole un lattante con BST
di 15 mg/dL e una concentrazione di albumina di 2 g/dL ha quasi lo
stesso rischio di tossicità da bilirubina di un lattante con
una BST di 30 mg/dL e 4 g/dL di albumina.
Sfortunatamente il
legame albumina/bilirubina non è costante, ma varia da un
neonato all'altro. Esso è più basso nei neonati
ammalati e aumenta con l'età postnatale. D'altra parte la
concentrazione di albumina disponibile può essere ridotta
dalla presenza di farmaci o da sostanze che si legano allo stessolocus della bilirubina, come i sulfamidici o il benzoato,
sostanze che sono state associate ad alte concentrazioni di ittero
nucleare nei prematuri.
Ne consegue che il dosaggio della
bilirubina libera riflette l'equilibrio della bilirubina fra i
diversi loci leganti.
Entrata della bilirubina nel cervello
Al
contrario di altri distretti, il cervello è l'unico organo
ad avere una barriera emato-cerebrale (BEC) che abbassa l'equilibrio
della bilirubina fra plasma e cervello. Se la BEC è alterata,
la bilirubina legata all'albumina passa rapidamente nello spazio
extracellulare del cervello, per cui con concentrazioni
sufficientemente elevate di bilirubina libera determinerà
immediatamente la neurotossicità.
La BEC è quasi
permeabile alla bilirubina libera (28% nel ratto). Il passaggio della
bilirubina può essere aumentato dalle alterazioni della
barriera (iperosmolarità, grave asfissia), da un aumentato
tempo di transito (aumentata pressione venosa), da un aumento nel
flusso di sangue (ipercarbia) o infine da un aumento della velocità
di dissociazione (per alterazione del legame, come avviene nei
bambini ammalati).
Esistono d'altra parte dei meccanismi
cellulari di difesa che contribuiscono alla variazioni di sensibilità
nei confronti della tossicità della bilirubina libera:
l'estensione di questi meccanismi di difesa è incerta.
L'esposizione dei neuroni ad alti livelli di bilirubina libera
determina apoptosi e/o necrosi, associata a disfunzione dei
mitocondri.
Valutazione del rischio di neurotossicità e di ittero nucleare, sulla base del livello della bilirubinemia totale
La
bilirubina può determinare modificazioni nel comportamento e
alterazioni dei potenziali evocati auditivi a concentrazioni
superiori a 20 mg/dL. Con l'aumento della concentrazione aumentano
le alterazioni dei potenziali auditivi. Queste alterazioni possono
regredire in parte o completamente con la fototerapia o
l'exsanguino-trasfusione, ma qualche volta richiedono mesi per
normalizzarsi. Tuttavia a volte la perdita dell'udito può
essere la sola conseguenza dell'ittero nucleare.
Iperbilirubinemia
e prematuranza sono fattori di rischio per neuropatia auditiva e
dissincronia auditiva, in quando esse sono la causa di circa la metà
dei pazienti con questa sindrome.
Fra i neonati a termine senza
malattia emolitica isoimmune, non ci sono prove che una
iperbilirunemia persistente con valore da 20 a 21 mg/dL produca danni
neurologici permanenti.
La quantità totale di bilirubina mette in evidenza tutti i neonati a rischio per ittero nucleare, quando la bilirubina sierica totale superi i 20 mg/dL ?
In una
revisione di 111 casi di ittero nucleare è stato visto che 22
avevano una iperbilirubinemia idiopatica: la media di bilirubina
sierica totale fu di 38,9 mg/dL, più del 90% dei lattanti con
ittero nucleare aveva una BST superiore a 25 mg/dL e il 50% aveva un
picco superiore a 35 mg/dL. 9/111 avevano un ittero nucleare
associato a sepsi e 39/111 avevano una malattia emolitica da
isoimmunizzazione per ABO o Rh. 24/111 avevano deficit di G-6-PD e
18/111 un trauma alla nascita. Il tempo di esposizione e l'intervento
della fototerapia o della exsanguino-trasfusione furono spesso
fattori attenuanti lo sviluppo del danno irreversibile. Fattori
importanti sono, oltre alla prematuranza, l'acidosi, l'asfissia,
la disidratazione, l'iperosmolarità, l'infezione e infine
la malattia emolitica isoimmune.
Concludendo l'ittero nucleare è
una complicazione rara dell'iperbilirubinemia non coniugata del
neonato, per cui la maggior parte dei nati a termine con una
bilirubina sierica totale di 25-40 mg/dL sfuggono all'ittero
nucleare, senza significativi danni permanenti: la maggior parte di
questi bambini ha ricevuto fototerapia e/o exsanguino-trasfusione.
D'altra parte l'8-9% di tutti i casi di ittero nucleare insorge
con una bilirubinemia totale inferiore a 25 mg/dL e talora con tassi
di 20,7 mg/dL.
Tuttavia la raccomandazione per un intervento
aggressivo nel nato a termine riguarda solo soggetti con ≥ 25
mg/dL: questa valutazione include il 92% dei pazienti.
Valutazione del rischio di neurotossicità e di ittero nucleare, sulla base della bilirubina libera
Durante
gli ultimi 20 anni numerosi studi hanno dimostrato una correlazione
positiva fra elevazione della bilirubina libera e ittero
nucleare.
1,2 _g/dL (20 nmol/L) di bilirubina libera si pensa sia
la soglia di rischio per la tossicità della bilirubina nel
nato a termine. Anche nel prematuro la bilirubina libera e non la
bilirubinemia totale si correla con i segni clinici di tossicità,
con una soglia più bassa di quella stabilita per il nato a
termine.
Per concludere tutti gli studi concordano nel ritenere
che la valutazione della bilirubina libera sia superiore a quella
della bilirubinemia totale, nella predizione del rischio di tossicità
da bilirubina; il trattamento clinico viene migliorato quando si
valutino ambedue le variabili. Da un punto di vista biologico questa
affermazione non deve meravigliare , perché la bilirubinemia
totale non è il principale determinante dell'entrata della
bilirubina nel cervello, ma essa è piuttosto una variabile
dipendente, il cui effetto è nettamente modificato dalla
variazione del legame sierico con l'albumina.
Sviluppo di un più razionale trattamento della iperbilirubinemia
Risulta
che la bilirubinemia totale è un elemento poco discriminante
per il riconoscimento dei soggetti a rischio di ittero nucleare.
I
dati clinici disponibili indicano che la valutazione della bilirubina
libera o insieme della bilirubina libera e della bilirubinemia totale
possono migliorare la determinazione del rischio per neurotossicità
sia nel prematuro che nel nato a termine. Se si usa la determinazione
della bilirubina libera il numero degli interventi (fototerapia ed
exsanguino-trasfusione) viene notevolmente ridotto. Le linee guida,
basate sulla determinazione della bilirubina libera, portano a un
risparmio significativo di morbilità neonatale, di mortalità,
di stress familiare e di spesa.
Conclusioni
La
bilirubinemia totale è un cattivo indicatore del rischio per
ittero nucleare, per cui può determinare un non intervento
quanto l'intervento sia necessario e viceversa. I dati clinici e di
laboratorio disponibili sono in accordo invece con i principi
basilari della farmacologia nel dimostrare che la bilirubina libera,
invece della bilirubinemia totale, è il fattore sierico
critico per la valutazione dell'assunzione della bilirubina da
parte del cervello e quindi della successiva neurotossicità.
Per
migliorare le linee guida e per trattare efficacemente
l'iperbilirubinemia, nonchè per diminuire il numero degli
interventi terapeutici non necessari e talvolta dannosi, è
necessaria una strategia per migliorare ulteriormente le nostre
conoscenze sull'incidenza dell'ittero nucleare, sulla
determinazione della bilirubina libera e della bilirubinemia totale e
sull'importanza dei cofattori nella determinazione
dell'encefalopatia, reversibile e irreversibile, da
bilirubina.
Nella pratica decennale di trattamento
dell'iperbilirubinemia neonatale, allo scopo di ridurre il numero
dei soggetti con danni legati alla tossicità da bilirubina sul
sistema nervoso centrale, è risultata evidente, abbastanza
spesso, l'insufficienza della valutazione della sola bilirubina
totale. Troppo spesso sono stati riscontrati casi di ittero nucleare
con valori di bilirubina inferiori a quelli considerati patologici e
casi di forte elevazione di tassi di bilirubinemia, al di sopra del
valore soglia, non accompagnati da ittero nucleare. E' molto
probabile che la determinazione della bilirubina libera, da sola o in
associazione alla bilirubinemia totale, fornisca criteri più
precisi di valutazione per una corretta condotta terapeutica. I dati
di biologia e di farmacologia sono a favore di questo nuovo modo di
determinare il rischio di ittero nucleare: le difficoltà che
ancora s'incontrano nella pratica per la determinazione della
bilirubina libera non debbono incidere sulla necessità di
determinarne la concentrazione allo scopo di migliorare le nostre
prestazioni.
