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Appunti di Terapia

Dicembre 1999

La lamivudina nel trattamento dell'epatite B cronica

G. Bartolozzi

Dipartimento di Pediatria, Università di Firenze

L'interferon. è l'unico farmaco che fino a oggi ha avuto un discreto effetto sul decorso dell'epatite B cronica. Di recente è stato studiato anche l'effetto della lamivudina (L), un analogo nucleosidico da somministrare per bocca, con risultati promettenti: mancava tuttavia uno studio di lunga durata. Una ricerca del genere è stata riportata di recente (J.L. Dienstag, ER Schiff, TL Wright et al., Lamivudine as initial treatment for chronic hepatitis B in the United States, N Engl J Med 341, 1256-63, 1999) in 143 pazienti con epatite cronica, di cui 66 ricevettero L (100 mg al giorno per bocca per un anno) e 71 fecero parte del gruppo placebo. Dopo un anno di trattamento i pazienti trattati con L presentarono una favorevole risposta istologica epatica nel 52% dei casi, contro il 22% del gruppo placebo, persero l'HBsAg e l'HBeAg dal siero il 32% dei trattati contro l'11%, divennero negativi per l'HBV DNA il 44% contro il 16% e infine i trattati presentarono una normalizzazione prolungata dei livelli di ALT (41% contro il 7%) e una ridotta tendenza alla fibrosi. Nel 17% dei trattati comparvero gli anticorpi contro l'HBeAg. Molte delle risposte favorevoli si mantennero anche a distanza dalla sospensione del trattamento. Viene concluso che la L permette un evidente miglioramento del decorso dell'epatite cronica in una buona percentuale di pazienti. Ad analoghe conclusioni giunge un'importante rassegna sull'argomento (B Jarvis, D Faulds, Lamivudine, a review of its therapeutic potential in chronic hepatitis B, Drugs 58, 101-41, 1999).

Malgrado tutto, però, prevale, in pediatria, l'idea di non trattare l'epatite C cronica. Il recentissimo lavoro su 20 anni di follow up dei cardiopatici operati, infettatisi di epatite C prima dello screening sistematico delle trasfusioni, ha dimostrato che la storia dell'epatite C nel bambino è molto migliore che nell'adulto.