Un caso di istiocitosi con interessamento cutaneo e edema
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Trieste
Indirizzo per la corrispondenza: rosanna_meneghetti@virgilio.it
L., bambino di 11 mesi, giunge alla nostra osservazione con questa storia:
dermatite, caratterizzata da eritema, desquamazione e lieve prurito, localizzata inizialmente ai glutei. Il quadro clinico era stato interpretato come dermatite atopica. Messo in dieta priva di latte vaccino e successivamente anche di soia, tuttavia senza miglioramento. Falliti i tentativi di trattamento con eosina, pomate all'ossido di zinco, blandi cortisonici locali. La crescita risultava regolare.
Nell'ultimo mese prima del ricovero la dermatite era peggiorata, con diffusione al tronco ed arti, inoltre la mamma aveva notato la comparsa di gonfiore palpebrale quando il bimbo dormiva a viso rivolto in giù. Nei giorni successivi aveva notato gonfiore ai piedi ed alle mani. Il giorno precedente al ricovero erano stati eseguiti alcuni esami ematochimici che dimostravano importante ipoprotidemia (3.2 gr/dl) con ipogammaglobulinemia (gamma 5,4%). All'esame urine non proteinuria.
Quando è
giunto alla nostra osservazione il bambino appariva pallido,
sofferente e con importantissimo anasarca. Fegato palpabile a 2 cm
dall'arcata costale, ma ciò che appariva più evidente
era una diffusa dermatite desquamativa ed eritematosa, non
essudativa, con infiltrazione ed elementi petecchiali, localizzata a
tronco ed arti, ma non nelle pieghe.
Dagli esami successivi
risultava una compromissione multiorgano: deficit del midollo osseo
(anemia normocitica: Hb 7.7gr/dl MCV 77fl ferritina 51, leucopenia:
gb 2.780 di cui 1.400 neutrofili, 1.200 linfociti), sindrome da
malassorbimento (steatorrea massiva, rachitismo), insufficienza
epatica (grave deficit di coagulazione: INR 1.63, PT 54, PTT 1.04,
fibrinogeno 86, ATIII 55, solo lieve aumento delle transaminasi,
deficit di sintesi di colinesterasi).
Di fronte a tale quadro
non sembravano convicenti né l'ipotesi di un deficit
immunologico con quadro dermatologico (tipo Omenn), né un
quadro intestinale primario, sul modello di celiachia o fibrosi
cistica (per quanto descritta per queste due ultime ipotesi la
possibile evoluzione in malnutrizione grave con anasarca ed
insufficienza epatica). Rimaneva infatti da spiegare il quadro
cutaneo ed erano sospette le alterazioni ematologiche. Inoltre scarsa
assunzione di glutine, EMA negativi, curva di crescita non suggestiva
di fibrosi cistica.
In verità le caratteristiche delle
lesioni cutanee “parlavano da sole” ad un occhio esperto: la
tendenza infiltrativa, le sedi e la mancata risposta alle
modificazioni della dieta non corrispondevano ad una dermatite
atopica. L'ipotesi sostanzialmente obbligata, per il quadro cutaneo
e per la compromissione multiorgano, era quella di un'istiocitosi a
cellule di Langerhans o istiocitosi X. In accordo con questo sospetto
diagnostico sono state eseguite biopsie multiple a livello midollare,
duodenale, gastrico e cutaneo, che hanno dimostrato l'infiltrazione
istiocitaria (biopsia cutanea positiva per il marcatore specifico
CD1A, midollo osseo con istiociti a sincizio cellulare). Biopsia
digiunale inoltre con quadro di appiattimento completo dei villi.
Le
condizioni del bambino sono progressivamente migliorate con la
terapia di supporto (infusioni di plasma, albumina e diuretici,
vitamina K) con perdita di quasi due chili di peso in 10 gg. Il
trattamento steroideo, avviato per le gravi condizioni del bambino in
base ad una diagnosi fortemente orientata all'istiocitosi, già
dopo 7 giorni di terapia ha dimostrato efficacia sul quadro cutaneo,
sulla funzionalità epatica (miglioramento di tutti i
parametri), ed intestinale (meno steatorrea). Al decimo giorno di
ricovero il riscontro dei CD1A specifici ha permesso il trasferimento
presso l'Unità di Emato-oncologia per la chemioterapia
specifica (steroide, methotrexate, vinblastina).
Discussione:
Le
istiocitosi sono un gruppo di disordini abbastanza eterogeneo,
caratterizzato da infiltrazione ed accumulo di cellule del sistema
reticolo endotelio nei tessuti coinvolti. Recentemente è stato
proposto un sistema classificativo su base istopatologica, che
distingue, appunto in base alla cellula coinvolta, in istiocitosi di
classe I (a cellule di Langherhans), di classe II (macrofagi in
atteggiamento emocitofagico o macrogagi vacuolati), di classe III
(cellule blastiche).
L'istocitosi di classe I o a cellule di
Langerhans, o istiocitosi x, malgrado l'omogeneità
citologica, ha ampia variabilità clinica, prognostica e
conseguentemente terapeutica, dalla forma unilocalizzata (granuloma
eosinofilo), alla forma generalizzata, acuta o cronica,
potenzialmente maligna.
Ha un'incidenza di 5 nuovi casi/anno su
1.000.000 di bambini sotto i 15 anni, più frequente nei maschi
e con picco di incidenza tra 1 e 3 anni. L'eziopatogenesi non è
nota, un'ipotesi è che, in una fase precoce della
maturazione degli istiociti a livello midollare, un'infezione
(virale?), od una mutazione somatica alteri la funzionalità di
queste cellule, con produzione di citochine pro-infiammatorie ( Il2,
IFNalfa, IL1, PGE2), e lesione dei tessuti circostanti.
Si
distinguono forme localizzate e forme disseminate.
Le forme
localizzate (in genere cute, osso, linfonodi) hanno buona prognosi e
necessitano di un trattamento minimo o addirittura nullo. In genere
si tratta di bambini grandicelli (seconda infanzia e adolescenza) con
un riscontro diagnostico accidentale o un esordio lento.
Corrispondono alla vecchia denominazione di granuloma eosinofilo.
Le
forme disseminate sono più frequenti nei bambini piccoli
(sotto i 3 anni), possono avere insorgenza acuta, a volte fulminante,
o progredire subdolamente per mesi. Presentano sempre manifestazioni
sistemiche (febbre, anoressia, irritabilità, calo ponderale).
L'interessamento epatico, midollare e polmonare caratterizza forme
sistemiche ad evoluzione più rapida. Corrispondono alla
vecchia dizione di malattia Letterer-Siwe.
Non frequentemente, ma
è possibile il passaggio da una forma localizzata ad una forma
sistemica.
La modalità di presentazione cutanea è
“poco pensata”, molto spesso male interpretata e quindi causa di
ritardo diagnostico (nel nostro caso dermatite atopica, ma in
letteratura si fa riferimento anche alla scabbia). Tuttavia la cute è
coinvolta nel 60% delle forme sistemiche, spesso come prima sede di
malattia. Le lesioni cutanee tipiche difficilmente si dimenticano:
sono lesioni maculo-papulose, bruno-giallastre con a volte componente
petecchiale-emorragica, con sedi tipiche (ascella, inguine, regione
perianale e retroauricolare, cuoio capelluto).
Malassorbimento,
ritardo di crescita, vomito, diarrea, enteropatia proteino
disperdente, sono elementi che orientano per un interessamento
dell'intestino, probabilmente sottostimato (descritto in non più
del 5% dei casi in letteratura), perché evidente solo per
localizzazioni massive. Istologicamente, come nel nostro caso, la
flogosi può determinare appiattimento dei villi digiunali
(quadro simil-celiachia).
Il coinvolgimento epato-splenico
(20-30%) può essere primario o su base ostruttiva
(linfoadenopatia periportale). Può evolvere in cirrosi
biliare. Come il coinvolgimento midollare (3%), è indice
prognostico sfavorevole.
I sintomi classici dell'istiocitosi X
riguardano l'apparato scheletrico, che è l'organo più
frequentemente colpito (80%). Devono mettere in sospetto un dolore
osseo localizzato (soprattutto cranio, femore, mandibola e mascella)
con tumefazione dei tessuti molli circostanti, ma anche fratture
patologiche, o sintomi riferibili a compressione di radici nervose,
soprattutto se non spiegabili in altro modo. Patognomonico lo
schiacciamento dei corpi vertebrali con aspetto a “vertebra plana”.
All'rx lesioni osteolitiche, irregolari, ma a margini netti, e
senza evidenza di sclerosi reattiva circostante.
La
linfoadenopatia è discretamente frequente (33%), potendo
essere sia localizzata (spesso in sede laterocervicale), sia
disseminata.
L'interessamento polmonare (25%) è presente
soprattutto nell'adulto, è caratterizzato da infiltrati
nodulari diffusi, associato ad alterazioni citiche e formazione di
lesioni bollose che possono rompersi esitando in pneumotorace. Può
evolvere nelle fasi avanzate in insufficienza respiratoria.
Diabete
insipido, con o senza panipopituitarismo, e coinvolgimento
ponto-cerebellare sono le manifestazioni neurologiche tipiche
(15-20%), che possono presentarsi anche a distanza di anni e con
malattia sistemica in remissione ; il ritardo nella comparsa delle
manifestazioni neurologiche può essere spiegato dalla comparsa
di fenomeni reattivi (gliosi, demielinizzazione). Le localizzaione
neurologiche si associano frequentemente a quelle della teca cranica
e dell'orbita.
Diagnosi
La diagnosi passa attraverso la biopsia ed il riscontro di istiociti di Langerhans. E'necessario il riscontro immunofenotipico dell'antigene CD1A e della neuroproteina citoplasmatica S100, associati al riscontro al microscopio elettronico di granuli di Birbeck (che rappresentano le invaginazioni della membrana cellulare, di fronte a processi di endocitosi secondari alla flogosi).
Stadiazione
Si
distinguono 4 gruppi a prognosi e trattamento diversi
Gruppo
1:forma unificale senza disfunzione d'organo
Gruppo 2:forma
multifocale, ma unisistemica, sempre senza disfunzione
d'organo
Gruppo 3: forma multisistemica, senza disfunzione
d'organo
Gruppo 4: forma plurisistemica con disfunzione d'organo
Terapia: è sostanzialmente di attesa o locale (curettage chirurgico/steroidi topici/ radioterapia mirata) nelle forme localizzate, chemioterapica a 3 o più farmaci nelle forme disseminate in base al criterio di gravità.
Commento
Per noi
la lezione di questo caso resta la stessa degli altri “bambini
rossi” : una supposta dermatite atopica con caratteristiche
inusuali merita sempre una riflessione mirata ad una possibile
immunodeficienza (Wiskott Aldrich, Omenn) a ad una istiocitosi. Tanto
più un quadro multiorgano deve far pensare
all'istiocitosi.
Nella storia di L. c'erano dei segnali di
allarme: dermatite in sede e con caratteristiche atipiche, poco
prurito, non efficacia della terapia.
Il possibile errore sta nel
non considerare ipotesi alternative e nel non dare peso al fatto che
gli interventi terapeutici (esclusione del latte, emollienti, cosina,
cortisonici topici) non abbiano dato risposta. La biopsia cutanea può
essere dirimente a fronte di un reale dubbio .
Bibliografia
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