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Contributi Originali - Casi contributivi

Maggio 1999

Un caso tipico di allergia al lattice

Adriana Polimeni

Pediatra, Reggio Calabria

A Typical Case of Latex Allergy

The Case

Claudio, a child aged 8, suffering from bifid spine - 4 surgeries (first of all, correction of ulcerated myelomeningocele, then peritoneal ventricular lead, finally lead elongation) - and from spinal reflex bladder (intermittent catheterism), was suddenly showing diffused urticaria, facial oedema and barking cough.

The Problem

The problem was solved thanks to his medical history. Claudio had worn latex gloves used by his mother for catheterism. In the past, the child had shown refusal, itch and local oedema when wearing a Carnival mask and a bathing cap.

The Contribution

Actually, this is a very typical case because of its predisposing factors (surgery, catheter) and its medical history. However, it is worth recalling it.

Il caso

Claudio, nato il 10/11/1989 è un bambino affetto da Spina Bifida. Ha finora subito quattro interventi chirurgici: il primo, presso gli OO.RR. di Reggio Calabria, subito dopo la nascita per la correzione del mielomeningocele ulcerato; il successivo a Roma, presso il Policlinico Gemelli, all’età di 10 giorni, per la correzione dell’idrocefalo con derivazione ventricolo-peritoneale; il terzo a 4 mesi, per sopraggiunta S. di Arnold-Chiari di tipo 2°, e il quarto per l’allungamento della derivazione in relazione all’accrescimento somatico del bambino. Claudio, in atto, ha un normale sviluppo psicomotorio e presenta vescica neurogena, per cui pratica cateterismo vescicale giornaliero (5 cateteri/die).

Un pomeriggio del mese di Aprile 1997, la mamma di Claudio mi telefona allarmata perché sospetta una malattia esantematica: "il bambino sta male, presenta puntini in tutto il corpo, occhi arrossati, ma soprattutto da circa mezz’ora ha una tosse da lupo, come se stesse soffocando".

Mi reco subito a domicilio del paziente e trovo Claudio agitato, seduto in mezzo al letto, in piena crisi di laringospasmo, con orticaria diffusa in tutto il corpo, congiuntivite, rinite ed edema labiale e palpebrale imponente. Regredita dopo alcune ore tale sintomatologia con terapia opportuna, cerco di indagare quale potesse esserne stato l’evento scatenante. Vengo così a sapere che appena qualche ora prima il bambino stava dipingendo e, per non sporcarsi le mani, aveva indossato un paio dei guanti che la madre usa quotidianamente per il cateterismo. La mamma, allora, ricorda improvvisamente come anche lo scorso Carnevale non fosse stato possibile far indossare a Claudio una maschera in lattice poiché ad ogni contatto il viso del bambino "si arrossava e si gonfiava", e ricollega il fatto anche al rifiuto del bambino a mettere la cuffia durante le ore di nuoto perché "sentiva bruciore e prurito in testa".

Il problema

La diagnosi più probabile (anzi certa) suggerita dalla storia era pertanto quella di "Allergia al lattice in soggetto con Spina Bifida". Esistono infatti nel nostro caso:

· Il fattore predisponente: si sa che tra i soggetti a rischio di allergia al lattice vi sono proprio i bambini con Spina Bifida, i quali, a seconda delle varie casistiche riportate in letteratura hanno una prevalenza di positività al lattice che va dal 27% al 74%. Tale prevalenza risulterebbe anche statisticamente correlata al numero di interventi chirurgici subiti e alla costituzione atopica (familiarità, livello di IgE per l’età).

· Il dato anamnestico del rapporto esposizione/comparsa dei sintomi.

I dati di laboratorio eseguiti successivamente confermavano ulteriormente la diagnosi: IgE totali 637 UI (v.n. 100), IgE specifiche al lattice classe IV (corrispondente a 108.80 UI contro un valore per la classe corrispondente di 100 UI), IgE specifiche banana classe II.

Il contributo

Il caso conferma come un’accurata raccolta dei dati anamnestici sia fondamentale per una corretta diagnosi e dimostra come sia necessario sensibilizzarsi al problema allergia al lattice, soprattutto in soggetti potenzialmente a rischio, dal momento che l’unica prevenzione possibile di tali incidenti è quella di evitare il contatto con i prodotti contenenti lattice.