Quello che davvero conta
1Clinica Pediatrica, Universit� di Verona
2Pediatra di famiglia, ULSS 20 del Veneto
Tutto inizia come una consulenza �virtuale�, nel senso che il bambino non c�� ancora, dovrebbe arrivare da lontano, dalla Siberia. L�amico pediatra ci parla di una coppia di genitori che ha avviato la pratica di adozione di un bambino di due anni e che, di fronte alla documentazione clinica fornita dall�orfanotrofio ha avuto un momento di sconcerto, quasi una battuta d�arresto. Il bambino sembra avere un idrocefalo, rilevanti problemi neurologici e di sviluppo psicomotorio, ma soprattutto � stato sottoposto dopo pochi mesi di vita a pi� di un intervento di chirurgia addominale per una cisti pancreatica che si � complicata in pancreatite e peritonite con, in pi�, un�infezione peritoneale da toxoplasma. Hanno asportato anche la colecisti, c�� stata �infezione� al fegato e ai reni. Cosa sia stato demolito e come, eventualmente, ricostruito, non � dato di sapere. Le carte parlano di maldigestione, malnutrizione, dieta controllatissima e ristretta, prospettano problemi seri e di dubbia soluzione. I potenziali genitori cercano un po� di chiarezza e di rassicurazione. Si sentono incerti se continuare il loro viaggio verso la Siberia.
Al primo incontro conosciamo una coppia �tecnica�, composta dal marito e dalla cognata che, lavorando in ambito medico, si � assunta il difficile compito di accompagnare razionalmente i genitori in questo momento di grande coinvolgimento emotivo. La mamma non � presente, la conosceremo dopo qualche giorno, ma � la sua assenza a parlare per lei. La storia ha gi� dall�inizio tutti gli elementi che determineranno poi il finale. Marito e moglie sono gi� genitori felici di un bambino russo di 10 anni adottato alcuni anni prima, e hanno gi� sperimentato l�ansia che precede l�adozione, l�ambiguit� dei �documenti ufficiali� e conoscono gi� il percorso di difficolt� quotidiane e quotidiana costruzione necessari per accogliere il nuovo componente della loro famiglia e diventarne davvero i genitori. Hanno gi� conosciuto il �nuovo� bambino e lui loro, gli hanno regalato piccole cose che lui ha accolto con l�entusiasmo di chi non ha mai avuto nulla. Si sono rivisti e riconosciuti. Ormai � il loro bambino. Un po� ingenuamente chiediamo quale sia il sentimento della �mamma� in questo momento, il marito ci risponde semplicemente �non ha dubbi�, ed � tutto.
Ci chiedono di aiutarli a disperdere quell�ombra che le cartelle cliniche hanno fatto scendere, inaspettatamente anche per loro, su una motivazione che avvertono ancora fortissima e senza ritorno. Hanno portato un breve filmino dalla Siberia che il collega Neuropsichiatra ha giudicato rassicurante. Resta, pesante e indefinita, la storia chirurgica e concordiamo di richiedere all�orfanotrofio ulteriori dettagli clinici e accertamenti che puntualmente ci vengono forniti. Troppo puntualmente. La sensazione � che i dati che otteniamo siano incongruenti e quasi certamente non veritieri. A domanda seguirebbe invariabilmente una risposta, ma quale risposta? Siamo costretti ad ammettere che questa non � la strada giusta e che non riusciamo a essere di alcun aiuto, anzi. La decisione deve essere presa attraverso altri percorsi dei quali non possiamo che essere spettatori, tutt�al pi� prudenti accompagnatori. Lo diciamo ai genitori e abbiamo la sensazione che l�avessero saputo da sempre. Ivan, questo � gi� il suo nome, verr� in Italia perch� cos�, dentro di loro, avevano deciso fino dal primo momento. E poi ci faremo carico dei suoi problemi.
Il ricovero in Clinica � rapido, ci sono molte domande angosciose a cui dare risposta. Ad alcune Ivan risponde da solo. � un bellissimo bambino, sveglio, molto curioso e con una buffa propensione per le figure maschili. Sembra correre incontro alla mamma che lo aspetta a braccia aperte, ma in realt� l�aggira invariabilmente con una rapida finta per gettarsi sul pap�. Accetta di buon grado il pediatra, maschio, ma della mamma non se ne parla. Come fosse trasparente. Sorridendo, la signora ci spiega che ha impiegato anni prima di riuscire a farsi accettare dal primo figlio adottivo: misteri della vita in orfanotrofio� Intanto gli accertamenti proseguono e non privi di sorprese. Ivan ha uno sviluppo neuromotorio del tutto adeguato, non vi � traccia di idrocefalo n� di encefalopatia, � nella media per peso, altezza e circonferenza cranica. � vero che ha l�addome solcato da numerose cicatrici, ma il pancreas appare indenne al suo posto come se nulla fosse successo e pure funzionante, cos� come le vie biliari e i reni; gli � addirittura ricresciuta la colecisti e non vi � alcuna traccia di infezione da toxoplasma. Ha un appetito che definiremmo �riparatore� e tutto in lui sembra essere in ottima forma. Accettiamo l�ernia inguinale e l�infezione da Helicobacter con un sorriso di sufficienza. A distanza di mesi, Ivan ci conferma le grandi risorse di cui sembrava dotato. E tutti noi ci sentiamo forse un po� in imbarazzo perch�, per un breve momento, avevamo dubitato di lui
Non � la prima volta che incrociamo le vite di genitori adottivi o affidatari e dei loro bambini, ma � la prima volta che, in qualche misura, siamo stati chiamati a partecipare al momento decisionale pi� critico. E, soprattutto, nel ruolo quanto mai insidioso di esaminatori della �sostenibilit� organica� di un bambino adottivo che neppure conoscevamo. Siamo riusciti a fermarci in tempo e i genitori sono stati in grado di riappropriarsi della motivazione autentica del loro agire. Che � poi quello che realmente conta.
