Viva
il latte materno! ...Quando c'è
UO
di Pediatria, Ospedale Maggiore, Bologna
Naturalmente
tutti i neonati dovrebbero ricevere il latte della propria madre
e altrettanto naturalmente, se non ci sono problemi, madre e
neonato stanno meglio a casa loro piuttosto che in ospedale, ma
non deve essere sottovalutata la possibilità di problemi
dovuti a inesperienza dei genitori e ad assenza di una rete
protettiva familiare.
D.
per esempio era la tipica neonata sana e vitale, nata alla 41a
settimana di una gravidanza fisiologica, parto eutocico, peso
alla nascita 3930 grammi. Era figlia primogenita di genitori
stranieri (iraniano il papà, ucraina la mamma) ma di buon
livello economico e culturale. Era stata dimessa dalla Maternità
in terza giornata: il peso era calato di 290 grammi ma la bambina
succhiava validamente al seno, anche se la montata lattea non si
era ancora del tutto manifestata.
A
domicilio la bambina aveva continuato ad attaccarsi con
regolarità al seno e a succhiare validamente, tanto che la
mamma non aveva colto nessun problema finché in quinta
giornata non aveva avvertito un aumento di temperatura corporea
che l’aveva indotta a rivolgersi al Pronto Soccorso (PS).
All’arrivo
in PS la bambina presentava sì febbricola, sui 37,5 °C,
ma soprattutto un visibile stato di disidratazione con cute
secca, sollevabile in pliche, sottocutaneo scarso. Il peso
corporeo era sceso di ulteriori 260 grammi (550 grammi rispetto
al peso alla nascita) e l’urina raccolta già in fase
di triage era torbida, intensamente gialla, con peso specifico di
1022, pH 6 e proteine > 300 mg/dl. Lo screening ematochimico
mostrava un sodio di 158 mmol/l, cloro 122 mmol/l, potassio 4,5
mmol/l, azotemia 108 mg/dl, creatinina 0,72 mg/dl, emocromo,
funzionalità epatica e PCR nella norma. L’esame
clinico del seno materno evidenziava assenza di turgore delle
mammelle.
La
diagnosi era fin troppo facile per il medico ma almeno in un
primo momento difficile da accettare per i genitori, che non
si non si erano resi assolutamente conto di non aver nutrito
la figlia per ben cinque giorni.
Alla
bambina è stata praticata terapia reidratante parenterale
con soluzione glucosalina ed è stata offerta integrazione
con latte formulato con normalizzazione dei parametri
ematochimici, ripresa dell’idratazione mucocutanea,
normalizzazione della diuresi con urine limpide. In dimissione D.
presentava un buon recupero ponderale (330 grammi in tre giorni
di ricovero).
Nei
consigli alla dimissione, oltre alle indicazioni per
l’allattamento, è stata sottolineata la necessità
di una sollecita presa in carico da parte del Pediatra di
famiglia.
Che
cosa c’è da imparare dalla storia di D.
1. Il
parto e l’allattamento sono fenomeni fisiologici: per
generazioni le donne hanno allattato senza orologio né
bilancia ma oggi spesso il primo figlio è il primo bambino
che quella mamma accudisce. Questa inesperienza e solitudine è
accentuata per le famiglie immigrate a cui manca anche
l’esperienza e il sostegno delle donne della famiglia.
2. La
dimissione precoce va benissimo ma deve essere accompagnata da
una immediata presa in carico da parte del Pediatra di famiglia. |
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