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Il punto su

Aprile 2007

Il vaccino per il cancro della cervice

a cura dell'Agenzia Italiana del Farmaco, AIFA

La recente immissione in commercio di un vaccino contro il papilloma virus (HPV) apre nuove prospettive alla prevenzione del cancro della cervice uterina e una ulteriore opportunit� di salute per la donna. In questo numero, il Bollettino di Informazione sul farmaco (BIF) (www.agenziafarmaco.it) offre un aggiornamento (si veda pag 12) sui dati che hanno portato alla registrazione di questo nuovo vaccino che offre una possibilit� di protezione contro la pi� frequente infezione sessualmente trasmessa, in particolare contro i due ceppi virali (HPV 16 e 18) responsabili del 70% dei tumori del collo dell'utero.

Sino ad oggi, la sola opportunit� di prevenzione di questo tumore era rappresentata dallo screening citologico, che permette di diagnosticare in fase precoce le lesioni precancerose. Tuttavia, sebbene da anni nel nostro Paese sia possibile accedere ad un programma di screening citologico, oltre 1000 donne muoiono ogni anno e la maggior parte di queste non hanno mai, o solo sporadicamente, effettuato il PAP test.

L'infezione ha HPV viene acquisita abbastanza precocemente nel corso dei primi anni di attivit� sessuale. Pertanto, il modo pi� razionale ed efficiente di impiegare questo nuovo vaccino � di offrirlo attivamente subito prima dell'inizio dell'attivit� sessuale, inducendo cos� una protezione elevata prima di un eventuale contagio con l'HPV.

Questa scelta strategica �, d'altronde, coerente con i principi della prevenzione vaccinale, il cui successo si fonda proprio sulla protezione immunitaria prima dell'esposizione all'agente infettivo.


Considerando le evidenze scientifiche attualmente disponibili, e coerentemente con le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanit�, contestualizzate nella realt� italiana, il dodicesimo anno di vita risulta il pi� indicato per effettuare la vaccinazione.
Sebbene il vaccino abbia dimostrato un'efficacia anche nelle giovani donne (il vaccino � stato approvato per l'uso nelle donne dai 9 ai 26 anni), il beneficio � massimo proprio nelle preadolescenti. In questa fascia d'et�, infatti, � stata osservata la migliore risposta immunitaria al vaccino e la probabilit� di aver contratto l'infezione � molto bassa in quanto, nella maggior parte dei casi, non ha ancora avuto inizio la vita sessuale. Inoltre, tenuto conto che la vaccinazione � controindicata in gravidanza, evento raro a questa et�, non sono necessarie precauzioni per evitare che insorga una gravidanza nel corso dei sette mesi necessari al completamento del ciclo vaccinale. Non si deve infatti dimenticare che, affinch� il vaccino garantisca una protezione efficace nei confronti della vaccinazione, � necessario che il ciclo a tre dosi previsto venga rispettato e completato.
Ancora, all'et� di 11-12 anni, in concomitanza con la scuola dell'obbligo, � pi� �facilmente� realizzabile l'offerta attiva, anche a gruppi a rischio di deprivazione sociale, e conseguentemente, la vaccinazione di questi ultimi, ed � altres� possibile una maggiore comunicazione attraverso interlocutori sanitari e sociali, con le famiglie. Viceversa, i tassi di copertura si riducono inevitabilmente nelle fasce di et� successive e, cos� come per le altre vaccinazioni, � da attendersi che la mancata vaccinazione si concentri nelle classi sociali pi� svantaggiate, che sono a maggior rischio sia di sviluppare l'infezione che di un mancato ricorso allo screening. Inoltre, dal momento che la vaccinazione delle bambine non riduce la circolazione del virus nella popolazione, ovvero non si ha un effetto di herd immunity, persiste il rischio di infezione nelle non vaccinate.


Non si pu� trascurare, inoltre, un importante aspetto organizzativo: l'offerta della vaccinazione in questa fascia d'et� comporta che essa venga praticata presso quegli stessi servizi gi� impegnati nelle vaccinazioni per l'infanzia, mantenendola nell'ambito del patrimonio professionale e delle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale, anche a garanzia di equit� di accesso alla prevenzione vaccinale per la popolazione target. In questo modo vengono facilitati il follow-up dei soggetti vaccinati, ai fini del monitoraggio sul campo della durata ed efficacia della protezione offerta dal vaccino, e la valutazione delle coperture vaccinali.

Il vaccino non eliminer� la necessit� di eseguire lo screening e di investire risorse per migliorarne la copertura. Esso continuer� ad essere essenziale per individuare tumori causati da altri virus HPV (lo screening dovr� quindi essere effettuato anche dalle donne vaccinate) e, per alcuni decenni, quelli delle coorti successive alle 12enni che hanno gi� acquisito o acquisiranno un'infezione persistente. Tuttavia, man mano che le coorti di vaccinate aumenteranno nel tempo ci si attende un sostanziale impatto sulla cura dell'infezione, sulla necessit� di biopsie e di procedure invasive associate ad un PAP test anormale.

In conclusione, il vaccino ha un'elevata efficacia, soprattutto nelle ragazze pi� giovani, e non sono segnalati ad oggi eventi avversi importanti. La durata dell'immunit�, per le conoscenze attuali, � di almeno 4-5 anni. Saranno, quindi, necessari ulteriori dati di follow up sul pi� lungo periodo, al fine di acquisire informazioni aggiuntive sulla durata dell'immunit� e sull'eventuale necessit� di dosi booster. Una sorveglianza attiva post marketing sar� inoltre indispensabile per confermare le informazioni di sicurezza in una popolazione pi� ampia, e per valutare l'effetto che la pressione immunitaria selettiva sui ceppi 16 e 18 potrebbe avere sul rischio di infezione da parte degli altri ceppi di HPV oncogeni.

Tratto da: Il Bollettino d'informazione sui farmaci 1/2007

per gentile concessione

http://www.agenziafarmaco.it/