Medico e Bambino 2009
Cervia (Ravenna), 15-16 maggio 2009
Pubblichiamo
qui di seguito gli abstract dei "giovani" del congresso
�Le Giornate di Medico e Bambino�.
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Un caso di ischemia cerebrale in et� evolutiva di dubbio inquadramento eziologico
1Clinica Pediatrica �H. Sacco�, Milano; 2UONPIA di Garbagnate Milanese, Az. Osp. �G. Salvini�(MI); 3UO Pediatria e Neonatologia �G. Salvini�, Garbagnate Milanese (MI)
indirizzo per corrispondenza: laura.cafarelli@tin.it
G. � una bambina di 10 anni che al risveglio presentava deficit della motilit� dell�arto superiore destro associato a disturbo dell�eloquio con afasia e bradilalia. Anamnesi personale e familiare: nulla di rilevante. Veniva segnalata una gita a Eurodisney nei due giorni precedenti.
All�ingresso la bambina appariva iporeattiva e afasica. Presentava segni di lato (ipostenia e slivellamento arto superiore di destra). Nel pomeriggio pieno recupero della stenia mentre persisteva l�afasia. Gli esami ematochimici e gli esami su liquor (chimico-fisico, batterioscopico, colturale e ricerca PCR per CMV, EBV, Varicella-Zoster, Herpes 1-2, Toxoplasma) risultavano negativi. L�EEG mostrava netta asimmetria interemisferica per attivit� lenta di banda theta prevalente sulle regioni parietotemporali di sinistra. La RMN e l�angio-RMN encefalo evidenziavano nella regione parietale dell�emisfero cerebrale di sinistra un�alterazione di segnale a carico della corteccia del giro sovramarginale, in prima ipotesi riferibile a esito di lesione vascolare ischemica. L�ecocardiogramma con mezzo di contrasto e il doppler transcranico basali e dopo manovra di Valsalva non mostravano shunt interatriali, n� extracardiaci. L�ecocolordoppler dei vasi del collo risultava nella norma. Lo screening trombofilico e vasculitico di base (proteine S e C, omocisteinemia, LAC, ricerca mutazioni del gene del fattore V Leiden, II e MTHFR, anticorpi anti-cardiolipina, anti-mitocondrio, anti beta-2 glicoproteina, antinucleo e anti DNA nativo, acido lattico, acido piruvico, acido folico, vitamina B12, C3, C4, profilo lipidico, IEF transferrina) e l�indagine molecolare per MELAS risultavano tutti negativi.
Il decorso clinico � stato favorevole con rapida normalizzazione dell�obiettivit� neurologica e progressivo miglioramento dell�afasia.
Conclusioni: gli episodi ischemici cerebrali nell�infanzia non sono frequenti e di facile inquadramento. Tra le cause possibili, quando le usuali indagini risultano negative, va considerata la dissezione spontanea o post traumatica della carotide, non sempre rilevabile all�ecocolordoppler, soprattutto a distanza dall�evento.
Celiachia
e stato nutrizionale: raramente malnutrizione alla
Diagnosi 1 mese 3 mesi Unit� di misura
Calcio totale 8,2 9,6 9,6 mg/dl
Calcio ionizzato 1,25 1,25 1,22 mmol/l
Fosforo 2,8 3,9 5,6 mg/dl
Fosfatasi alcalina 1104 415 202 UI/l
Paratormone 845 - 47 pg/ml
25-OH-vit.D 15 - 20 ng/ml
1,25-(OH)2-vit.D 19 - - pg/ml
1,25-(OH)2-vit.D
19
-
-
pg/ml
Il
rachitismo � causato dal deficit di vitamina D in et�
evolutiva. La causa predominante del rachitismo �
l�insufficiente intake di vitamina D per inadeguata esposizione
diretta alla luce solare e/o insufficiente assunzione di vitamina D.
Rare sono le cause genetiche. La risposta di B.S. alla terapia ha
confermato la diagnosi di rachitismo carenziale. Poich� il
rachitismo pu� essere causa di grave disabilit�, �
di fondamentale importanza la prevenzione primaria del deficit di
vitamina D. L�Accademia Americana di Pediatria raccomanda per
lattanti (a partire dai primi giorni di vita), bambini e adolescenti
sani l�assunzione di 400 UI di vitamina D al giorno, attraverso
supplementi dietetici, se non � possibile con la dieta
(alimenti fortificati con vitamina D).
Un
insolito caso di stipsi
Prima
Clinica Pediatrica, Azienda Ospedaliera Universitaria, Scuola di
Specializzazione in Pediatria, Universit� degli Studi di
Cagliari, Cagliari
indirizzo
per corrispondenza: martavargiu@tiscali.it
S. �
una bambina di 23 mesi ricoverata presso la nostra clinica per febbre
da due giorni e dolori addominali. All�anamnesi patologica
remota si rileva stipsi da circa due mesi e dimagramento. All�esame
obiettivo si riscontra un addome globoso dolente alla palpazione
superficiale e profonda con aumento del timpanismo enterocolico e una
ragade anale. Gli esami di laboratorio evidenziano leucocitosi
neutrofila (GB 19800/mm3, N 66,4%), indici di flogosi aumentati (PCR
20 mg/dl, VES 97 mm/h), LDH 3464 UI/L, AST 66 UI/L, ALT 22 UI/L,
elettroforesi proteica ed elettroliti nella norma, screening per
malattia celiaca negativo. L�ecografia addome mostra intenso
meteorismo e modica distensione del sigma retto per la presenza di
abbondanti feci formate. Durante il ricovero la paziente esegue
terapia antibiotica e.v. ed enteroclismi evacuativi con emissione di
abbondanti feci. Nonostante ci� S. continua ad apparire
sofferente e fortemente irritabile con quadro addominale invariato.
Si ripete l�ecografia addome che per la presenza di segni
indiretti, pone il sospetto diagnostico di massa addominale. Per tale
motivo esegue VMA Spot Test risultato negativo in due diversi
controlli, RMN addome completo e TC total body con m.d.c. che mettono
in evidenza una massa retroperitoneale disomogenea con grossolane
calcificazioni e componenti d�aspetto necrotico-cistico del
diametro trasverso di 8 cm che si estende in senso cranio-caudale per
12 cm sino alla biforcazione aortica; la massa disloca stomaco,
pancreas, anse intestinali, rene sinistro, vena cava e renale destra,
ingloba l�aorta e le sue principali diramazioni. La paziente
viene trasferita presso l�unit� di oncoematologia
pediatrica dove, nel sospetto di neuroblastoma, esegue ulteriori
accertamenti per conferma diagnostica e stadiazione: dosaggio
quantitativo VMA e HVA che si riconferma negativo, dopamina
aumentata, enolasi neurono specifica negativa, scintigrafia ossea
total body negativa e biopsia osteo-midollare con esame
immunofenotipico. Sulla base degli esami eseguiti si conferma
l�ipotesi clinica di neuroblastoma e dallo studio del gene
N-myc, che risulta non amplificato, la malattia viene inserita in un
terzo stadio.
Un
intenso rash in corso di virosi
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: margheritalondero@yahoo.it
A.,
ragazzo di 15 anni, si presenta in PS per la comparsa dal giorno
precedente di un intenso rash pruriginoso localizzato dapprima al
tronco e successivamente estesosi a dorso e arti.
La madre,
che accompagna A, segnala una familiarit� (padre) per allergia
al pesce caratterizzata da importante broncospasmo, mentre nega che
il ragazzo abbia mai presentato sintomi attribuibili a una condizione
di atopia.
Al
momento dell�osservazione A. si presenta in buone condizioni
generali, eupnoico con obiettivit� cardiorespiratoria nella
norma, addome trattabile con margine epatico e splenico con
caratteristiche parenchimatose ben palpabili a 1.5 cm dall�arcata
costale; al tronco e arti appare evidente un intenso rash eritematoso
puntiforme.
Il
ragazzo riferisce di essere al quinto giorno di terapia antibiotica
con amoxicillina e acido-clavulanico prescritta dal curante per una
faringite accompagnata da febbre insorta la settimana precedente.
Nel
dubbio di mononucleosi viene eseguito un Monotest, risultato poi
positivo. Il ragazzo viene mandato a casa in terapia con cortisonico
per os e antistaminico al bisogno.
L�esantema
indotto da ampicillina/amoxicillina in corso di mononucleosi pu�
essere distinto dal rash spontaneo indotto dal virus perch�
pi� severo e generalizzato, con interessamento di faccia,
collo, tronco, estremit�, e talvolta palmi di mani e piedi.
L�esantema antibiotico indotto � pruriginoso,
solitamente non si presenta prima di 5-8 giorni dall�avvio
della terapia, e ha una durata superiore, di circa una settimana.
Bench� l�esatto meccanismo fisiopatologico non sia noto,
� stato dimostrato che i pazienti con mononucleosi infettiva
non producono spontaneamente anticorpi contro l�ampicillina. Si
ritiene che un eccesso di risposta immune o una diminuita tolleranza
del sistema immunitario nei confronti di certi farmaci possa essere
responsabile di questo fenomeno. Nella maggior parte dei casi,
l�eruzione farmaco associata � un fenomeno transitorio,
che tra l�altro non controindica l�ulteriore
somministrazione dell�antibiotico nel soggetto interessato.
Una,
nessuna� centomila: tante facce, una malattia
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: ineslerario@gmail.com
Tre
bambini, 3 storie diverse, un�unica malattia.
F. �
un bambino di 9 mesi con Malattia Granulomatosa Cronica (CGD)
(positivit� del test al superossido e dell�NBT test).
Diagnosi posta per scarsa crescita, puntate febbrili serotine e
ipertransaminasemia. L�ecografia addominale evidenziava
multiple lesioni epatiche iperecogene rotondeggianti confermate alla
TC addominale: lesioni ovalari e rotondeggianti (tra 8 e 30 mm circa)
disseminate in entrambi i lobi epatici (> destra). Quella di
Francesco � una CGD con un importantissimo e precoce
coinvolgimento epatico di tipo ascessuale. Le lesioni sono quasi
completamente regredite con terapia antibiotica (Clindamicina,
Ciprofloxacina) e antifungina (Voriconazolo) endovenosa associata a
corticosteroide. Genetica in corso (verosimilmente una forma
x-linked). In attesa di trapianto di midollo osseo (TMO).
Y. �
un bambino di 7 anni con CGD (forma AR), diagnosi posta per la
presenza di linfoadenite suppurativa laterocervicale recidivante e
osteomieliti dall�et� di 4 anni. A livello polmonare
presente alla TC una lesione delle dimensioni di 7.4 cm x 4 cm
riccamente vascolarizzata compatibile con Aspergilloma. Una riduzione
volumetrica si � ottenuta con terapia antifungina
(Voriconazolo) e corticosteroidea, l�eradicazione �
stata completa solo grazie ad asportazione chirurgica dell�intero
lobo polmonare superiore sinistro. Ha eseguito TMO e attualmente sta
bene.
M. �
un ragazzo di 16 anni con diagnosi di CGD (forma AR) formalizzata
circa 1 anno fa e seguito da circa 10 anni per un Crohn
corticodipendente e scarsamente responsivo a vari tentativi con
farmaci immunosoppressori (talidomide, infliximab, azatioprina,
metotrexate, adalimumab). La sua storia clinica non si � mai
caratterizzata per infezioni polmonari, ossee o di altre sedi
tipiche, essendo la sua unica localizzazione di malattia quella
intestinale. Anche M. � in attesa di TMO.
Stipsi
e non solo
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: stefaniacrocco@yahoo.it
L., 11
anni e �, viene alla nostra attenzione perch� da un
anno lamenta dolori addominali ricorrenti (2-3 volte a sett.) di tipo
crampiforme, associati a stipsi ostinata. La radiografia diretta
dell�addome conferma la presenza di coprostasi ma il problema
non si risolve con trattamenti a base di senna e macrogol. Gli
accertamenti ematici eseguiti mostrano un progressivo rialzo degli
indici di flogosi (VES da 29 a 58 mm/h, PCR da 0,2 a 1 mg/dl),
associato a quello della calprotectina fecale (160,6 mg/kg), in
assenza di alterazioni delle anse intestinali visibili all�ecografia
dell�addome. Gli esami di laboratorio ci hanno indotto
all�esecuzione di ileoscopia mediante videocapsula, e
successivamente di EGDS e colonscopia che hanno confermato il
sospetto di morbo di Crohn.
E., 4
anni e mezzo, da sempre stitica, da circa 6 mesi, presenta una
diarrea, definita a crisi �esplosive�, associata a
encopresi e a urgenza alla defecazione, oltre che a dolori
addominali, che si risolvono con l� evacuazione; lo stato
nutrizionale e la crescita non appaiono compromessi.
La storia
sembra proprio quella di una diarrea paradossa. Tuttavia l�assenza
di coprostasi all� Rx diretta addome e il notevole rialzo degli
indici di flogosi (VES 120 mm/h e PCR 3 mg/dl), gi� alterati
pochi mesi prima ma ingannevoli perch� effettuati in coda a
una mononucleosi, hanno indotto il sospetto di una MICI. L�esecuzione
della colonscopia ha consentito effettivamente la diagnosi di
rettocolite ulcerosa (RCU).
Considerazioni:
La letteratura riporta che il 26.2% dei pazienti con RCU e il 5% di
quelli con morbo di Crohn presentano stipsi.
Dunque,
di fronte a una stipsi ostinata anche associata a encopresi, in
presenza di rialzo degli indici di flogosi, � opportuno
approfondire le indagini. Uno di queste � il dosaggio della
calprotectina fecale.
In
letteratura � descritta come marcatore semplice, non invasivo
e poco costoso, (anche se poco specifico) che, pur non potendo
rimpiazzare le pratiche invasive, aiuta a discriminare quali pazienti
sottoporre a esame endoscopico.
Glutei
d�acciaio
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: alisonshardlow@alice.it
Giunge
alla nostra osservazione A., bambino di 3 anni, la cui storia inizia
a un anno di vita con la comparsa di noduli sottocutanei a livello
delle cosce. I genitori nel frattempo, notano che il bambino inizia a
muoversi un po� meno e preferisce giocare �da seduto�.
Alla visita si apprezzano, ai quattro arti, alcuni noduli
sottocutanei duri, non dolenti n� dolorabili, confluenti, pi�
evidenti nei segmenti prossimali e in particolar modo in
corrispondenza dei glutei con cute sovrastante normale. Alle
interfalangee prossimali (IFP) delle mani sono ben riconoscibili
lesioni papulari iperemiche e al volto il rash violaceo palpebrale.
Ricostruendo la storia del bambino: astenia muscolare prossimale,
papule di Gottron alle IFP delle mani e il rash eliotropo�il
pensiero alla Dermatomiosite era praticamente obbligato!
Effettuiamo
alcuni accertamenti di laboratorio (enzimi muscolari nella norma, LDH
lievemente aumentato, indici di flogosi negativi); RMN degli arti
inferiori che mostra un�aumentata intensit� del segnale
ai muscoli quadricipiti come da infiammazione. Per indagare la natura
delle lesioni sottocutanee eseguiamo una radiografia degli arti
inferiori che evidenzia grossolane e disomogenee calcificazioni in
parte confluenti che interessano le parti molli di entrambe le cosce
e cingolo pelvico.
Per il
coinvolgimento molto eclatante di muscolo, cute e alterazioni degli
esami di laboratorio seppur modeste, abbiamo formalizzato la diagnosi
di dermatomiosite e avviato terapia con steroide e methotrexate.
Discussione:
la calcinosi nella dermatomiosite compare molto spesso 1-3 anni dopo
l�esordio della malattia, tuttavia sono descritti casi in cui
la accompagna gi� all�esordio e altri in cui �
visibile 20 anni pi� tardi. I siti pi� spesso coinvolti
sono gomiti, ginocchia, dita e glutei. Le calcificazioni possono
comparire in 4 forme: placche o noduli sottocutanei, depositi che si
estendono ai muscoli, calcinosi lungo i piani fasciali e che possono
determinare contratture e la calcinosi diffusa. La calcinosi pu�
determinare ulcerazioni cutanee, alterazione della funzionalit�
articolare, contratture, dolore in seguito all�intrappolamento
di strutture nervose. Non si conosce nello specifico la patogenesi di
questo fenomeno: esso sembra essere associato ad aumentata produzione
locale di TNF-alfa. La calcinosi � associata al ritardo
diagnostico e alla lunga durata di una malattia non trattata. Pu�
andare incontro a regressione spontanea anche se � pi�
probabile la progressione in corso di malattia cronica, specie se non
trattata con terapia adeguata.
Prolasso
rettale recidivante in un lattante: pu� nascondere una
patologia importante
Clinica
Pediatrica, Universit� degli Studi di Ferrara, Ferrara
indirizzo
per corrispondenza: martimaine@libero.it
Descriviamo
il caso di S.,10 mesi, che giunge in PS per prolasso rettale dopo
l�evacuazione; alvo sempre regolare. Non presenti alterazioni
mucose all�esplorazione anale. Il prolasso viene ridotto
manualmente. A 11 mesi torna per un nuovo episodio di prolasso
rettale: l�ecografia addominale risulta a norma, si esegue
riduzione manuale e si prova terapia con rammollitori fecali. Gli
episodi tuttavia diventano sempre pi� frequenti. All�et�
di 15 mesi viene quindi eseguita una rettoscopia che evidenzia, a 18
cm dall�ano, un voluminoso polipo sessile di natura
infiammatoria cloacogenica. Poche settimane pi� tardi, in
occasione di una nuova recidiva associata a ematochezia; si esegue
colonscopia che rileva polipo del sigma. L�istologia ne
documenter� la natura amartomatosa (tipo Peutz-Jeghers). A
seguito della rimozione endoscopia del polipo, il piccolo non ha pi�
presentato prolasso rettale n� altra sintomatologia
addominale. Il follow-up eseguito nei tre anni successivi (endoscopie
annuali), ha evidenziato la presenza a livello gastrico di piccoli
polipi di mucosa gastrica con iperplasia foveolare e di 2 polipi di
tipo amartomatoso. L�indagine genetica ha documentato delezione
degli esoni 2 e 3 del gene LKB1, confermando la diagnosi di sindrome
di Peutz-Jeghers (PJS).
Data
l�et�, il piccolo non ha presentato ancora chiazze
melaniniche cutanee o mucose.
Sebbene
la PJS riconosca un erediterit� autosomica dominante, non �
presente familiarit� per poliposi nella famiglia di S. �
tuttavia noto che nel 35% dei casi possono presentarsi mutazioni
ex-novo.
Dato la
nota predisposizione di questi pazienti a sviluppare neoplasie del
tratto gastrointestinale, sar� necessario proseguire il
follow-up annuale che, quando l�et� del bambino lo
consentir�, sar� arricchito dell�ausilio ormai
indispensabile della videocapsula.
Kawasaki:
non � mai troppo tardi!
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: giulia.paloni@libero.it
Giunge
alla nostra attenzione un ragazzo di 16 anni per la presenza di
febbre, rash cutaneo e urine ipercromiche, sintomi comparsi nei due
giorni precedenti all�accesso in Pronto Soccorso. Sulla cute
del tronco e degli arti � presente un rash maculo-papulare
costituito da piccoli elementi, che tendono a confluire; le lesioni
scompaiono con la digitopressione; il faringe � iperemico, sul
palato molle ci sono alcune petecchie; la milza appena palpabile;
negativa la restante obiettivit�. Ci consegna un campione
delle urine (sono proprio arancioni!), lo stix � positivo per
bilirubina. Dopo un attimo di esitazione per la bilirubinuria ci
convinciamo che, con quella cute e quella gola, la diagnosi pi�
probabile al momento � la scarlattina (in letteratura le
segnalazioni di iperbilirubinemia in corso di scarlattina si contano
sulle dita di una mano e sul Nelson nessun riferimento in merito).
Avviamo quindi l�amoxicillina e programmiamo un controllo
ravvicinato per verificare lo sfebbramento. Due giorni pi�
tardi il ragazzo � ancora febbrile, pi� sofferente, c��
ancora il rash. Gli esami ematici mostrano un�iperbilirubinemia
diretta (4.77 mg/dl con diretta 3.35 mg/dl), un aumento delle GGT -86
U/L- e degli indici di flogosi (leucocitosi neutrofila e aumento di
VES -54 mm/h- e PCR -9 mg/dl-). Ci troviamo quindi di fronte a una
malattia febbrile con rash cutaneo e colestasi. Per la mononucleosi
(febbre senza risposta all�amoxicillina, rash cutaneo e
interessamento epatico) manca la linfomonocitosi (non sempre presente
all�inizio) e non ci sono cellule di Downey allo striscio.
L�ecografia dell�addome mostra una lieve splenomegalia e
un ispessimento omogeneo della parete della colecisti. Ci prendiamo
ancora un po� di tempo. Il ragazzo ritorna. Siamo ormai al
sesto giorno di febbre e questa volta notiamo la comparsa di un
eritema palmo-plantare, edema del dorso delle mani e dei piedi e una
congiuntivite sierosa bulbare. Pensiamo a una Kawasaki (et�
non proprio usuale!). L�ecocardio � negativa per
aneurismi o altro interessamento cardiaco; la visita oculistica nega
l�iridociclite. Pronto sfebbramento dopo l�avvio di
immunoglobuline endovena (IGIV) 2 gr/kg e acido acetilsalicilico.
Caso fin
troppo banale se il �bambino� avesse avuto meno di 5
anni! Di fronte a una clinica suggestiva non bisogna farsi
scoraggiare dall�et�, infatti in letteratura sono
riportati casi di Kawasaki in adolescenti e adulti che tipicamente
esordiscono con manifestazioni atipiche e hanno una prognosi
peggiore.
La
vaccinazione anti-influenzale nei bambini con malattia oncologica
1U.O.
�F.Vecchio� Oncoematologia Pediatrica - Dipartimento di
Biomedicina dell�Et� Evolutiva - I Scuola di
Specializzazione in Pediatria - Universit� degli Studi di Bari
- Bari
2Dipartimento
di Scienze Materno-Infantili - Universit� degli Studi di
Milano, Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e
Regina Elena - Milano
indirizzo
per corrispondenza: dorianamato@libero.it
Introduzione
e Obiettivi: L�influenza � una malattia particolarmente
severa nei bambini affetti da tumore. Sebbene la vaccinazione
antinfluenzale sia raccomandata ai bambini con patologie croniche, e
specialmente con patologie neoplastiche, la copertura vaccinale in
questo gruppo rimane bassa. L�obiettivo del nostro studio �
stato quello di confrontare la copertura vaccinale antinfluenzale nei
bambini fuori terapia per malattie oncologiche e in bambini sani, di
indagare quali fattori influenzino la pratica vaccinale e ricercare
modalit� per aumentarla.
Metodi:
Casi: bambini fuori terapia per malattia oncologica; controlli:
bambini sani. Studio in due fasi. Fase 1: � stato
somministrato un questionario ai genitori dei soggetti arruolati
riguardante la situazione vaccinale dei loro figli nella stagione
influenzale 2005-2006. Fase 2: Ai genitori dei bambini fuori terapia
per malattia oncologica � stata proposta la vaccinazione
antinfluenzale per i loro figli gratuitamente, per la stagione
2006-2007, con tre modalit� differenti, previa randomizzazione
dei soggetti in tre gruppi: nel primo gruppo i genitori sono stati
contattati direttamente dai medici del centro di riferimento
oncologico che hanno offerto la vaccinazione gratuita presso
l�ambulatorio di oncologia; nel secondo gruppo i genitori sono
stati contattati egualmente dai medici del centro di riferimento che
hanno offerto la vaccinazione gratuita nello stesso ospedale, ma in
un ambulatorio diverso; nel terzo gruppo i genitori sono stati
contattati da un medico esterno al centro di riferimento che ha
offerto la vaccinazione gratuita presso un ambulatorio esterno.
Risultati Fase 1: 72 di 400 (15%) tra i bambini sani e 53 di 199
(24.12%) tra quelli oncologici sono risultati vaccinati contro
l�influenza nella stagione 2005-2006, il fattore che
maggiormente ha influenzato i genitori nella scelta della pratica
vaccinale � risultato essere la raccomandazione del medico,
soprattutto nel gruppo degli oncologici. Fase 2: Le tre strategie
vaccinali proposte si sono rivelate tutte egualmente efficaci
nell�incrementare la quota di copertura vaccinale
antinfluenzale tra i bambini oncologici da 24.12% della stagione
2005-2006 al 52.68% registrato nella stagione 2006-2007. Inoltre, in
questo gruppo, la vaccinazione si � rivelata utile nel ridurre
di circa il 50% il numero di infezioni respiratorie e
gastrointestinali durante la stagione influenzale. Conclusioni Fase
1: La nostra ricerca � giunta alla conclusione che i genitori
riferiscono che a consigliare loro la vaccinazione antinfluenzale �
principalmente il Pediatra di Famiglia per i bambini sani, il Medico
del Centro di Riferimento per i pazienti oncologici. Infatti, �
la raccomandazione del medico a diventare la ragione principale per
un genitore, sia di un bambino sano che di uno con patologia
neoplastica, a far somministrare la vaccinazione contro l�influenza
al proprio figlio. Inoltre nelle classi di bambini oncologici gioca
un ruolo importante anche il timore che l�infezione influenzale
possa aggravare la patologia di base. Fase 2: Le tre strategie
vaccinali si sono rivelate egualmente utili nell�incrementare
la copertura vaccinale nella popolazione degli oncologici. �
dunque di forte impatto il ruolo che i genitori affidano al Pediatra
di Famiglia o del Centro di Riferimento, nel consigliare e far
eseguire la vaccinazione antinfluenzale.
Spondilodiscite
in una bambina di due anni
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: patty76@aliceposta.it
E. �
una bambina di 2 anni che apparentemente all�improvviso, mentre
salta per gioco sul letto, cade e inizia a lamentare dolore intenso
in regione lombare con rigidit� del tronco, incapacit�
a stare seduta e a deambulare. A distanza di circa una settimana
dall�esordio della sintomatologia algica, si osserva la
comparsa di una tumefazione teso-elastica lombare a localizzazione
paravertebrale sx per cui vengono eseguiti radiografia rachide,
bacino arti inferiori, ecografia dei muscoli para-vertebrali e delle
anche negativi.
All�ingresso
in reparto la bambina si presenta in condizioni generali buone ed �
apiretica. Si evidenzia l�assoluta incapacit� e il
rifiuto sia nel mantenere la posizione eretta che nel camminare senza
appoggio, riesce per� a gattonare e a stare seduta; non
controlla ancora gli sfinteri. Si conferma la tumefazione
teso-elastica paravertebrale a livello lombare.
Viene
effettuata RMN con m.d.c. del tratto dorso-lombare che documenta un
coinvolgimento flogistico a carico del disco interposto L3-L4 con
colata lungo tutto il muscolo psoas omolaterale.
Gli esami
ematologici evidenziano solo lieve elevazione degli indici di
flogosi, in particolare VES 44 mm/h e piastrine 776000. Gli esami
colturali e le indagini sierologiche non consentono l�identificazione
di un agente eziologico responsabile del quadro clinico: Bartonella,
Vidal-Wright, Mantoux e Quantiferon, titolo antistafilolisinico, EBV
negativi.
Viene
intrapresa terapia antibiotica per via parenterale con Teicoplanina e
Ceftriaxone associata ad Azitromicina per due settimane seguita da
Amoxi-clavulanico e Rifampicina per altre 3 settimane. Inoltre viene
associato l�uso di un corsetto su misura.
Al
controllo RMN successivo si apprezza una regressione netta della
colata flogistica a carico del muscolo psoas. Clinicamente non si
evidenzia pi� la tumefazione in sede lombare paravertebrale,
la sintomatologia dolorosa scompare permettendo alla piccola di
muoversi e di avere una deambulazione progressivamente normale.
Il
tallone d�Achille
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: alisonshardlow@alice.it
Vediamo
M., 4 anni, per improvvisa zoppia esordita circa 2 settimane prima,
senza apparente causa scatenante. La caviglia destra presenta
tumefazione e limitazione dolorosa senza febbre e sintomatologia
sistemica. La madre infermiera fa eseguire una radiografia della
caviglia che mostra un�area di radiotrasparenza a livello
dell�astragalo e modica tumefazione delle parti molli della
caviglia. Primi pensieri: infezione o malignit�? Esami di
laboratorio negativi (emocromo, indici di flogosi, AST, ALT, LDH,
ferritina, trigliceridi, marker tumorali). Nell�ipotesi di
osteomielite avviamo terapia antibiotica endovenosa con clindamicina.
La TAC senza e con mezzo di contrasto mostra un�area
rotondeggiante di osteolisi di diametro poco superiore al centimetro,
a margini netti, sul versante posteriore della troclea astragalica;
ampia interruzione della corticale ossea senza reazione periostale;
lieve versamento intrarticolare. In RMN, dopo mezzo di contrasto si
evidenzia impregnazione ad anello e area centrale ipointensa.
Escludiamo radiologicamente altre localizzazioni di malattia ossee e
viscerali. Eseguiamo biopsia ossea e currettage chirurgico della
lesione. L�esame colturale del campione risulta negativo,
pertanto sospendiamo la terapia antibiotica. L�istologia mostra
proliferazione fibroconnettivale, edema e modesto infiltrato
cellulare polimorfo con granulociti anche eosinofili, linfociti e
plasmacellule; rari istiociti. Si tratta di un quadro
radiologicamente e istologicamente suggestivo per granuloma
eosinofilo in assenza di riscontro all�immunoistochimica dei
markers tipici (proteina S100 e CD1a). Ripetiamo TAC di controllo a
un mese dall�intervento: rispetto al precedente si osserva
addensamento osseo con sclerosi dei bordi, segno di evoluzione in
senso riparativo.
Discussione:
l�esordio di un�artrite monolocalizzata, senza febbre e
con un laboratorio non molto espresso, in una bambina piccola fa
ipotizzare una artrite idiopatica giovanile monoarticolare. La
radiografia prontamente eseguita ha evidenziato una lisi ossea da
probabile granuloma eosinofilo. Take home message: non fate diagnosi
di AIG monoarticolare senza prima aver eseguito una radiografia
dall�articolazione colpita!
A
mali estremi estremi rimedi
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: domenica_giglia@hotmail.com
Gli
emangiomi sono i tumori pi� frequenti in et�
pediatrica, in genere si manifestano nei primi mesi di vita e
successivamente vanno incontro a spontanea involuzione (il 60% entro
il 5� anno di vita e il 90-95% entro i 9 anni). Nei casi in cui
l�emangioma � molto esteso o interferisce con funzioni
vitali come la visione, la respirazione o la deglutizione, si rende
necessario trattamento terapeutico che a seconda delle
caratteristiche pu� essere di tipo chirurgico (anche
laser-terapia) o medico (cicli di Prednisone a alto dosaggio per via
orale o iniezione intralesionale di corticosteroidi).
Sulla
base delle recenti segnalazioni in letteratura (NEJM; 2008, 358;24),
di straordinari risultati in seguito all�uso del Propranololo
(rapida riduzione delle dimensioni dell�emangioma, senza gli
effetti collaterali legati all�uso di steroide) abbiamo avviato
presso il nostro Istituto, dall�inizio del 2009 uno studio
randomizzato in aperto per il trattamento degli emangiomi capillari
(propanololo vs cortisone). I bambini randomizzati nel gruppo
Propranololo, dopo un valutazione basale che comprende visita
cardiologia con ECG ed Ecocardio e studio di imaging della lesione,
ricevono dosi gradualmente crescenti del ?bloccante fino al
dosaggio di 2 mg/kg. Durante l�avvio del trattamento sono
costantemente monitorati la FC e la PA. Per uno stretto monitoraggio
sono previsti inoltre successivamente dei controlli ecografici e
radiologici dopo 1 settimana e dopo a 1-2-3-6-12 mesi di trattamento
a dose piena. Dall�inizio del 2009 abbiamo trattato con
Propranololo 4 bambini (4F) di et� compresa tra 6 mesi e 3
anni. In 2 su 4 casi abbiamo assistito a una immediata (gi�
dal giorno successivo all�avvio del trattamento) riduzione
della tumefazione visibile obiettivamente ed ecograficamente senza
effetti collaterali legati al farmaco. In un caso invece, in bambina
di 3 anni, in cui avevamo avviato il trattamento con Propranololo,
per uso compassionevole, non abbiamo assistito ad alcun beneficio
assistendo invece alla comparsa di vomito e diarrea che ci ha indotto
a sospendere rapidamente il trattamento, in un altro (bambina di 3
anni) parziale beneficio. In casi selezionati il Propranololo offre
una concreta opportunit� di risoluzione.
Sull�encefalite
da rota
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: domenica_giglia@hotmail.com
D. �
un bambino di 16 mesi condotto in PS per una crisi convulsiva tonica
generalizzata, primo episodio, senza familiarit� per crisi
epilettiche. All�arrivo in PS, D. ha presentato un�altra
crisi prontamente trattata con Diazepam e immediatamente risolta. In
anamnesi storia di episodi di vomito e diarrea da qualche giorno,
senza febbre. Il bambino alternava momenti di irritabilit� a
momenti di sopore, non aveva segni meningei, ha presentato altre due
crisi toniche generalizzate nell�arco della giornata. Sono
stati eseguiti esami ematici (emocromo, elettroliti, indici di
flogosi: nella norma), esame del liquor (limpido, senza batteri n�
PMN, con normale glico e proteinorrachia) ed EEG e TC cerebrale che
hanno invece evidenziato un lieve aumento di attivit� lenta
posteriore e un lieve edema cerebrale, compatibili con un quadro di
encefalite. Pur se poco probabile, nell�ipotesi di una
encefalite erpetica � stata avviata terapia con aciclovir,
associata al cortisone x ev. Durante il ricovero il bambino ha
continuato ad avere diarrea profusa (15 scariche/die), necessitando
dell�idratazione endovena. Il giorno successivo si �
avuta conferma della negativit� del liquor per enterovirus,
herpesvirus e rotavirus; quest�ultimo invece � stato
isolato nelle feci. Abbiamo pertanto interrotto la terapia antivirale
e gradualmente sospeso il cortisone. Il bambino non ha mostrato alcun
esito alla dimissione. Riteniamo che D. abbia presentato quindi
un�encefalite di grado lieve con convulsioni legate
all�infezione intestinale da rotavirus. La pi� recente
letteratura ipotizza a tal proposito due meccanismi patogenetici: uno
infiammatorio legato alla maggiore concentrazione di citochine (IL 6
e IL 8) associato a manifestazioni extraintestinali come febbre e
convulsioni. Alcune casistiche dimostrano infatti maggiori livelli di
citochine nel liquor di bambini che presentano convulsioni in corso
di infezione da rotavirus (sia rispetto a soggetti con infezioni da
Rotavirus ma senza convulsioni, che rispetto a soggetti sani).
L�altra ipotesi � di tipo citotossico in cui una tossina
(NSP4) attraverso il danno della mucosa gastrica raggiunge il SNC e
inibisce la mobilizzazione di Ca intracellulare. Sono necessari
comunque ulteriori studi.
Tuttavia
sono necessari altri studi a tal proposito.
Un
caso di linfedema
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste; 2 Dipartimento di
Genetica Medica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Genetica, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: alisonshardlow@alice.it
Caso
clinico: P. � un ragazzo di 13 anni che � giunto alla
nostra attenzione per la comparsa, dall�et� di 11 anni,
di tumefazione bilaterale agli arti inferiori, maggiormente evidente
la sera, in assenza di dolore e impotenza funzionale delle
articolazioni coinvolte. Nella sua storia clinica riferiti un DIA
cardiaco e perviet� del dotto di Botallo (presenti alla
nascita e regrediti spontaneamente), facies particolare (orecchie a
impianto basso, filtro nasale allungato e pterigium colli), crescita
sopra il 90� percentile in peso e altezza. Obiettivamente P.
presentava edema dei tessuti molli, improntabile, localizzato
unicamente alle caviglie e dorso dei piedi, senza segni di flogosi.
Abbiamo eseguito alcuni accertamenti che hanno permesso di escludere
la presenza di cause secondarie di edema degli arti inferiori:
ecografia addome-pelvi (cause compressive quali tumori),
ecocolordoppler arti inferiori (trombosi venosa profonda - TVP),
esami di laboratorio (protidemia, ormoni tiroidei, LDH nella norma,
indici di flogosi negativi, proteinuria assente). Escluse le
principali cause di linfedema secondario � stata considerata
la natura sindromica dello stesso: in particolare � stata
valutata la sindrome di Noonan, ritenuta poi clinicamente poco
probabile (altezza >97� percentile). Successivamente �
stata riscontrata nel DNA del ragazzo una mutazione de novo del gene
FOXC2. � stata dunque formulata diagnosi di sindrome
linfedema-distichiasi.
Discussione:
il linfedema origina da un rallentamento nel deflusso linfatico che
pu� essere determinato da ostruzione, compressione o ipoplasia
dei dotti linfatici. � importante, di fronte a ogni nuovo caso
diagnosticato, escludere la presenza di cause secondarie. Secondo
step riguarda lo studio di forme sindromiche ed ereditarie. Da un
punto di vista classificativo, il linfedema si distingue in primitivo
(ereditario, sindromico e non, e idiopatico) e secondario (infezioni,
tumori, radioterapia, ipo-ipertiroidismo, TVP, chirurgia, traumi,
scompenso cardiaco congestizio, ipoprotidemia). La sindrome
linfedema-distichiasi � una forma di linfedema ereditario con
mutazione del gene FOXC2 caratterizzata, come dice il nome stesso, da
linfedema (specialmente agli arti inferiori), distichiasi (doppia
fila di ciglia presente nel 94%dei casi) e altre anomalie tra cui
quelle cardiache.
Una
diarrea muco-ematica
Clinica
Pediatrica, Universit� degli Studi di Ferrara, Ferrara
indirizzo
per corrispondenza: martimaine@libero.it
Descriviamo
il caso di G., giunta alla nostra attenzione a 25 mesi per storia di
diarrea mucosa,a volte ematica,iniziata 4 mesi prima. Anamnesi
fisiliogica negativa. Ricovero a 19 mesi per episodio di angioedema
dopo ingestione di dolce a base di nocciole, in seguito al quale
l�alimento � stato eliminato dalla dieta. Accertamenti
ematici nella norma (ipereosinofilia periferica), negativi gli indici
di flogosi e la sierologia per celiachia.Quando giunge presso il
nostro DH G. � in buone condizioni generali,non mostra segni
clinici di anemizzazione, l�esplorazione rettale �
negativa. � gi� stata precedentemente eseguita
colonscopia che ha documentato l�assenza di lesioni
macroscopiche mentre l�esame bioptico del colon sinistro ha
mostrato �infiltrato eosinofilo (> 60 per campi di visione a
40x) della lamina propria�, quadro compatibile con colite
eosinofila. Permane alvo con muco e positivit� per sangue
occulto fecale. Gli indici di flogosi rimangono negativi, non
anemizzazione, non viene pi� documentata ipereosinofilia
periferica; le IgE totali e specifiche per proteine del latte
risultano incrementate. Considerati la storia familiare e personale
di atopia, la positivit� delle IgE, e soprattutto il referto
istologico, viene iniziata dieta di eliminazione per proteine del
latte vaccino per 3 settimane con successivo scatenamento senza
alcuna variazione della situazione clinica. Un approccio con dieta a
basso potenziale antigenico sembra poco proponibile vista anche l�et�
della bimba. Si decide pertanto di avviare trattamento
corticosteroideo per os con Prednisone alla dose di 2 mg/kg/die per 2
settimane e poi a scalare in 4 settimane. Nel frattempo �
risultata anche positivit� degli ANCA perinucleari, anticorpi
che possono essere correlati RCU (patologia per la quale G. ha
familiarit�), ma il cui incremento pu� anche
verificarsi in modo aspecifico in corso di flogosi intestinale. Ci
riproponiamo pertanto di seguire l�andamento clinico e di
eseguire rivalutazione endoscopica in caso di mancata risposta alla
terapia steroidea.
Un
caso di pneumotorace
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: margheritalondero@yahoo.it
S., 16
anni, sportivo agonista, si presenta in Pronto Soccorso per
improvvisa comparsa di dolore toracico e dispnea durante un
allenamento. Il ragazzo non ha alcun precedente clinico, ogni anno
viene sottoposto a visita sportiva per attivit� agonistica,
risultata sempre nella norma. In anamnesi familiare nessuna morte
acuta improvvisa per accidente cardio-vascolare n� per
patologia cardiaca. All�ingresso in PS S. appare molto
sofferente, pallido, sudato, tachidispnoico con FR 60 atti/minuto:
descrive il dolore come molto intenso, trafittivo, ad andamento
postero-anteriore con irradiamento all�emitorace sx, esacerbato
con gli atti del respiro. L�inspirio profondo �
limitato. Il polso radiale � piccolo, aritmico, al
pulsi-ossimetro non � possibile rilavare la saturazione (SaO2)
plasmatica. All�ispezione del torace si evidenzia
immediatamente asimmetria degli emitoraci con emicostato sinistro
ipomobile ipoespanso. Non crepitii sottocutanei alla palpazione in
sede sovra-claveare sx. All�auscultazione toracica il murmure
vescicolare � normotrasmesso, simmetrico su tutti i campi
esplorati senza rumori aggiunti patologici. L�attivit�
cardiaca risulta regolare con FC 90 atti/minuto. Il ragazzo esegue
subito un tracciato ECG, che risulta nella norma, e una RX del
torace, che evidenzia una falda di pneumotorace (PNX) apicale a
sinistra. La SaO2 risulta del 98%. L�incidenza del PNX
spontaneo in et� pediatrica � di 12 casi su 100.000 con
un rapporto M:F di 2:1. Il fenotipo classico del paziente �
rappresentato dal maschio adolescente alto, con BMI inferiore alla
media, che si presenti con un dolore toracico unilaterale insorto
acutamente, accompagnato da dispnea e tosse secca. Negli individui di
statura elevata gli alveoli apicali sono infatti sottoposti a una
pressione di distensione maggiore rispetto a quelli posti alla base e
sono pertanto predisposti allo sviluppo di bolle subpleuriche,
riscontrabili nel 90% dei casi di PNX spontaneo.
La
terapia � rappresentata dal drenaggio chirurgico, indicato
esclusivamente per volumi di PNX superiori al 15-20% dell�emitorace.
Uno
strano mosaico
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: alessandro.amaddeo@gmail.com
Robin �
un ragazzo di 9 anni a cui, nel 2007, viene fatta diagnosi di
neurofibromatosi di tipo 1 (NF1) per la presenza di 7 chiazze color
caff�latte (di diametro maggiore di 5 cm), tutte distribuite
all�emitorace di destra e di lentigginosi ascellare
(freackling). Non presenta familiarit� per NF1 e la ricerca
delle possibili complicanze risulta negativa (non alterazioni ossee,
esame neurologico nella norma, potenziali evocati visivi ed esame
oculistico normali, non lesioni endoaddominali). Nel dicembre del
2008 Robin torna per un controllo clinico annuale, pronto a
sottoporsi alla lunga lista di esami specialistici routinari
programmati per i pazienti con NF1 ma� visitando il bambino
salta all�occhio una particolare caratteristica delle lesioni
cutanee, le chiazze e il freackling sono limitate all�emitorace
di destra e comprese all�interno di una pi� vasta area
iperpigmentata che si estende fino al cavo ascellare e al dorso
(figura 1).
Le
caratteristiche di queste lesioni rientrano in una forma particolare
di neurofibromatosi, definita NF1 segmentaria localizzata (o mosaic
localized NF1). A differenza della forma generalizzata autosomica
dominante (1:3500) la forma segmentale ha un�incidenza molto
bassa (1 individuo ogni 36000/40000) e la sua patogenesi dipende da
una mutazione de novo che avviene durante le prime fasi di divisione
mitotica embrionale. L�estensione delle lesioni dipende dalla
precocit� con cui la mutazione avviene (pi� precoce �
la mutazione, pi� vasto sar� il territorio coinvolto) e
caratteristicamente, le lesioni sono disposte in maniera asimmetrica
all�interno di una pi� vasta area iperpigmentata che
segue le linee di Blashko, proprio come nel nostro caso. Il
riconoscimento di questa forma di malattia non � solo
interessante dal punto di vista didattico ma � importante
vista la ridotta incidenza di complicanze rispetto alla forma
generalizzata (solo il 5%) e la minore, quasi assente, probabilit�
di trasmissione alle successive generazioni.
Un
insolito bernoccolo
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste
G. �
un bimbo di 14 mesi, la sua storia inizia la scorsa estate quando la
mamma osserva la comparsa di un �puntino rosso� a livello
del braccio, che con il passare delle settimane continua ad aumentare
di dimensioni e di consistenza. Il medico curante decide di eseguire
un�ecografia, che descrive una lesione con caratteristiche di
benignit�.
Ma a
distanza di un mese compare un piccolo nodulo anche a livello nucale
e anche questo in rapido accrescimento. Per tale motivo viene inviato
dal chirurgo, che dopo un ulteriore periodo di attesa, decide di
eseguire la biopsia del nodulo a livello del braccio e viene alla
fine fatta diagnosi istologica di sarcoma granulocitico.
Quando
giunge alla nostra attenzione sono gi� passati 4 mesi dalla
comparsa della prima lesione. Obiettivamente � possibile
osservare in regione parietale sinistra, un nodulo rotondeggiante,
rosso-viola, di consistenza aumentata e non dolente alla palpazione.
Il passo successivo � quello dell�aspirato midollare che
mostra la presenza di blasti (45%) e l�immunoistochimica
conferma la diagnosi di leucemia mieloide acuta.
La
lesione cutanea di G. � nota come sarcoma granulocitico o
cloroma, si tratta di un tumore mieloide a localizzazione
extramidollare, che insorge prevalentemente a livello dei tessuti
molli o di strutture ossee, ma sono state descritte anche in sede
orbitaria e nello spazio epidurale. Pi� frequentemente si
osserva in bambini con leucemia mieloide. Queste lesioni possono
comparire contestualmente alla localizzazione midollare oppure
possono precederla di mesi o anni, cosa che rende pi�
difficile la diagnosi. Forse si sarebbe potuto arrivare alla diagnosi
con qualche mese d�anticipo, tuttavia ci� non avrebbe
modificato sostanzialmente la prognosi n� la terapia, in
quanto una presentazione di questo tipo classifica comunque la
malattia come un�emopatia ad alto rischio, richiedendo da
subito un trattamento chemioterapico energico.
La
carenza di vitamina D: tale madre, tale figlio
1Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste; 2Unit�
Operativa Pediatria Ospedale Bufalini, Cesena
indirizzo
per corrispondenza: cecilia_geraci@yahoo.it
A. �
un lattante di 45 giorni giunto alla nostra osservazione per la
comparsa di crisi convulsive parziali subentranti. Il livello sierico
di Calcio � molto al di sotto dei limiti della norma (6,6
mg/dl) con Fosforo elevato (7,9 mg/dl).Con l�infusione di
Calcio gluconato la calcemia si porta lentamente al livello
stazionario di 7,5 mg/dl e le crisi non si presentano pi�.Pur
in assenza di alcuna stigmata di rachitismo nella madre, era comunque
doveroso dosare in lei la vitamina D, trattandosi di una donna scura
di pelle e sempre coperta. Calcemia e fosforemia erano normali (Ca: 9
mg/dl; P: 3,4 mg/dl) con PTH inappropriatamente elevato (PTH: 572
pg/ml) e un deficit grave di vitamina D (< 4 ug/L).
M.,
bambino di 1 anno e 7 mesi, � pallido, distrofico, con
malformazioni ossee (braccialetto e rosario rachitico) e
macrocefalia. Il bambino non si regge in piedi. La curva di crescita
dimostra che il peso e l�altezza del bambino sono passati dal
50� al 3� percentile dal 10� mese. Escluso il
malassorbimento, il quadro depone di pi� per un rachitismo o
carenziale o da malassorbimento (vitamina D inferiore alla norma).
La pronta
e stabile risposta a una singola dose di vitamina D confermer�
l�ipotesi della forma carenziale, la madre per�
ribadisce che il piccolo veniva adeguatamente esposto al sole.
Ricordandoci del caso precedente, abbiamo dosato la vitamina D anche
nella madre e ancora una volta abbiamo trovato che la donna, sempre
di pelle scura e molto coperta,era gravemente carente della vitamina.
Questi
due casi dimostrano quindi come un importante deficit di vitamina D
nella madre si possa ripercuotere sul figlio, anche in assenza di
evidenti dati clinico anamnestici chiaramente suggestivi di forma
carenziale.
Otitic
Hydrocefalus
1Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste; 2Scuola
di Specializzazione in pediatria, Universit� di Ferrara,
Ferrara; 3Unit� Operativa Pediatria Ospedale
Bufalini, Cesena
indirizzo
per corrispondenza: cecilia_geraci@yahoo.it
G. �
un bambino di che giunge alla nostra osservazione per vomito. La
madre � particolarmente preoccupata dal tipo di vomito: non
alimentare e a getto. Teniamo il piccolo in osservazione e durante la
degenza notiamo che G. versa in stato letargico tanto da obbligarci a
pensare a un interessamento del sistema nervoso centrale. La
rachicentesi d� esito alla fuoriuscita di liquor marcatamente
iperteso con proteine e glucosio a norma. L� EEG �
rallentato e la RMN cerebrale mostra una trombosi del seno venoso
laterale. A questo punto giustifichiamo lo stato di torpore con
l�ipertensione endocranica secondaria a trombosi del seno
cerebrale. Dalla TAC emerge un�otomastoidite con soluzione di
continuo tra le pareti delle celle e le pareti dei seni trombizzati,
documentando quella rara condizione che va sotto il nome di Otitic
Hydrocefalus. Effettivamente il piccolo aveva presentato nei giorni
precedenti un�otalgia non trattata con antibiotico. Con
Mannitolo e cortisone endovena il bambino ha avuto beneficio, ma la
trombosi per altro non si � canalizzata e il bambino ha
sviluppato un edema della papilla che permane tutt�ora. Questo
caso mostra una temibile complicanza dell�otomastoidite: il
cosiddetto Hydrocefalo otiticus, condizione di ipertensione
endocranica in un contesto di otite media complicata. In letteratura
abbiamo trovato pochi casi di questo genere, evidenziando come sia
effettivamente raro nella pratica corrente il verificarsi di tale
complicanza. A ogni modo abbiamo fatto esperienza di un�altra
delle importanti delle importanti eziologie di ipertensione
endocranica nei bambini.
La
pazienza � la virt� dei forti� anche nella
glicogenosi
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
F. giunse
alla nostra osservazione nel 1981, all�et� di 3 anni
circa, a causa di un ittero colestatico con ipertransaminasemia (AST
324 U/l, ALT 363 U/l, GGT 87 U/l). L�esame obiettivo mise in
evidenza una facies �da bambola�, importante
epatosplenomegalia, e un�altezza <3� percentile. Gli
esami ematici evidenziarono una lieve ipoglicemia a digiuno (40-45
mg/dl, senza aumento della glicemia dopo un carico di glucagone
seguente una notte di digiuno), iperlipemia (trigliceridi 251 mg/dl,
colesterolo totale 268 mg/dl), iperuricemia (5.8 mg/dl),
iperlattacidemia e bassa aggregabilit� piastrinica. Fosfatasi
alcalina, aldolasi, CPK ed ECG risultavano nella norma. Non erano
presenti danni renali all�ecografia dell�addome. La
biopsia epatica evidenziava un accumulo di glicogeno negli epatociti,
reperto compatibile con una diagnosi di glicogenosi; non venne
eseguito il dosaggio enzimatico e sulla base della clinica venne
posta diagnosi di glicogenosi di tipo I. Dopo l�avvio di una
dieta adeguata, gli esami ematici e la clinica del paziente
migliorarono nel tempo. L�ipertransaminasemia e l�ittero
furono interpretati come conseguenti a un�infezione virale
concomitante. Dopo alcuni anni, il paziente � stato perso al
follow-up. Quando il paziente si � ripresentato, all�et�
di 31 anni, appariva in pieno benessere, non era pi� presente
organomegalia e l�ecografia dell�addome era nella norma,
nonostante non seguisse pi� un regime dietetico adeguato da
diversi anni. Era presente solamente una lieve ipertransaminasemia
(AST 37 U/l, ALT 82 U/l) e iperlipemia (trigliceridi 170 mg/dl,
colesterolo totale 263 mg/dl). Non erano presenti debolezza muscolare
o problemi cardiaci. Abbiamo quindi rivalutato la diagnosi, e
nell�ipotesi di una glicogenosi di tipo III abbiamo eseguito
un�indagine genetica, che ha evidenziato una mutazione nel gene
AGL (IVS6+3 A>G) in omozigosi. All�epoca non venne fatto il
dosaggio enzimatico su biopsia e la diagnosi fu prevalentemente
clinica; al giorno d�oggi un semplice prelievo permette
facilmente di distinguere i diversi tipi di glicogenosi, con prognosi
e trattamenti anche molto diversi tra loro.
Una
bambina al buio
1Scuola
di Specializzazione in pediatria, Universit� di Ferrara;
2Unit� Operativa Pediatria Ospedale Bufalini,
Cesena; 3Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola
di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste,
Trieste
indirizzo
per corrispondenza: erikagubellini@inwind.it
M. �
una bambina di 9 anni che giunge alla nostra osservazione per un
progressivo calo del visus bilaterale, che � insorto da circa
10 giorni. All�ingresso la bambina � pressoch�
cieca: non riesce a leggere n� a riconoscere le persone,
cammina solo se sorretta, riesce a malapena a percepire la luce. Ha
gi� effettuato presso un altro ospedale alcuni accertamenti,
che delineano un quadro tutt�altro che rassicurante: grave
riduzione dell�acuit� visiva (VOO 2/50), grave difetto
campimetrico bilaterale, PEV non riconoscibili bilateralmente; al
fundus oculi non segni di papillite; TAC cerebrale negativa. Viene
negata un�esposizione a tossici; non risultano vaccinazioni o
infezioni recenti; non familiarit� per malattie neurologiche.
La bambina non riferisce altri sintomi, in particolare non dolore ai
globi oculari n� disturbi sfinterici. All�esame
obiettivo, oltre al grave deficit visivo bilaterale, notiamo una
reazione pupillare torpida, soprattutto a destra; per il resto non
altri segni neurologici focali; non nistagmo; ROT rotulei
normoeccitabili. La RMN evidenzia due distinte localizzazioni
encefaliche di verosimile natura infiammatoria, una a livello dei
nervi ottici nel loro tratto retrobulbare (dx>sn) fino al chiasma
con impregnazione contrastografica, l�altra in sede cerebellare
interessante sia la corteccia che la sostanza bianca sottocorticale;
il midollo risulta indenne. All�esame del liquor non
proteinorrachia n� pleiocitosi, ma sono presenti alcune bande
oligoclonali. Nel sospetto di una malattia demielinizzante abbiamo
sottoposto M. a una terapia immunosoppressiva (metilprednisolone) con
importante miglioramento della funzione visiva gi� dopo 12
ore.
Allo
stato attuale non sono presenti le caratteristiche di temporalit�
e spazialit� per parlare di sclerosi multipla (SM); inoltre la
bilateralit� della neurite ottica e l�interessamento
della sostanza grigia corticale cerebellare depongono maggiormente
per un�encefalomielite acuta disseminata (ADEM). Solo il
follow-up ci permetter� di chiarire la diagnosi (ADEM,
malattia monofasica vs SM, cronica-recidivante per definizione) e di
formulare una prognosi.
La
malattia autoimmune del fegato associata alla celiachia
Epatologia
e Gastroenterologia, Dipartimento di Pediatria, Azienda Ospedaliera
Universitaria Pisana ed Epatologia e Trapianto di Fegato Pediatrico
Ismett, Palermo
indirizzo
per corrispondenza: irenepellegrinifilippeschi@yahoo.it
Il 15%
dei pazienti pediatrici seguiti in Italia per una malattia autoimmune
del fegato (MAF) hanno una malattia celiaca (MC). Per definire le
caratteristiche di esordio della MAF associata a MC abbiamo rivisto
retrospettivamente tutti i pazienti con MAF, seguiti dal 1995 al 2008
presso la Clinica Pediatrica di Pisa e l�Epatologia pediatrica
dell�ISMETT di Palermo. Tutti erano stati screenati alla
diagnosi e/o durante la sorveglianza per una MC. Su un totale di 105
pazienti, 11 (10.5 %) sono risultati affetti da MC,. In questi
pazienti (10 F) l�et� media di presentazione clinica �
stata di 2.7 (19m-5a) in 6 la MC ha rappresentato la condizione di
esordio, in 2 MC e MAF sono state diagnosticate pressoch�
contemporaneamente mentre in 3 l�esordio � stato di tipo
epatitico. La malattia epatica si � manifestata in modo
eterogeneo: in 3 casi con epatite acuta grave, in 8 con
iper-transaminasemia asintomatica in 7 e nel contesto di una malattia
infiammatoria intestinale in 1 paziente. La MAF associata a MC era
caratterizzata in 7 casi da ANA/SMA positivit�, in 2 da LKM
positivit� e in 2 da sieronegativit�. Una bambina
presentava deficit assoluto di IgA. Tutti i pazienti avevano
ipertransaminasemia, con AST 3 -65 x N; ALT 2 -70 x N, GGT nella
norma in 7 pazienti e funzionalit� epatica conservata in 10
pazienti. In una bambina con esordio di tipo epatite acuta la
coagulopatia epatica ha necessitato una trasfusione di plasma. In 10
pazienti � stata effettuata biopsia epatica, che ha mostrato
in tutti necrosi lobulare, attivit� di interfaccia e fibrosi
di grado variabile, in 4 era inoltre presente anche interessamento
biliare. Tutti i pazienti sono stati messi a dieta priva di glutine e
trattati per la MAF con terapia convenzionale (prednisone e
azatioprina); in 3 casi � stata associata terapia con UDCA. La
durata totale attuale del follow-up � 115,5 mesi (range 13 -
261 mesi); 6 pazienti sono attualmente in trattamento: 4 di questi
hanno presentato recidiva bioumorale (3 in corso di discontinuazione
della terapia cortisonica e 1 dopo 4 anni di sospensione della
terapia.). In uno di questi pazienti alla ripresa della terapia �
stata associata per un anno terapia con ciclosporina; 5 pazienti sono
attualmente off therapy.
Testicoli
ritenuti di tutta Italia
1Clinica
Pediatrica, IRCCS �Burlo Garofolo�, Universit� di
Trieste, Trieste; 2Servizio di Epidemiologia e
Biostatistica, IRCCS �Burlo Garofolo�, Trieste;
3Associazione Culturale Pediatri
indirizzo
per corrispondenza: gianluca.tornese@gmail.com
Scopo del
nostro studio era descrivere la gestione attuale del criptorchisimo
fra i pediatri di libera scelta e di segnalare le differenze rispetto
alle recenti linee guida recentemente pubblicate su Acta Pediatrica
(e in versione italiana su Medico e Bambino) e stilate da un gruppo
di clinici e ricercatori provenienti da cinque Paesi nordici
(Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia) sulla base delle
evidenze fino a ora disponibili. Le raccomandazioni che sono state
formulate possono essere cos� riassunte: a) non viene
raccomandata nella stragrande maggioranza dei casi di testicolo
ritenuto la terapia ormonale (con hCG e/o LHRH), per gli scarsi
risultati immediati e per i possibili eventi avversi a lungo termine
sulla spermatogenesi; b) l�intervento di orchidopessi viene
consigliato nei casi di testicolo ritenuto non palpabile o palpabile
dopo i sei mesi ma che non rimane una volta riposizionato nello
scroto, fra il 6 e il 12 mese di vita o alla diagnosi se questa
avviene dopo l�anno di et�; c) l�orchidopessi,
prima dei 12 mesi, dovrebbe essere eseguita esclusivamente in centri
dotati di una struttura di chirurgia pediatrica o urologia pediatrica
e che dispongano di anestesisti pediatri. 141 pediatri di libera
scelta, provenienti da 18 regioni italiane, hanno compilato un
questionario on line. Il questionario richiedeva informazioni su
tutti i bambini con criptorchidismo nati tra il 1 gennaio 2004 e il
1� gennaio 2006, sulle loro caratteristiche e la loro gestione. I
dati riportati sono un�analisi preliminare dei risultati. Sono
stati ottenuti dati su 168 bambini con testicolo sovrascrotale. Fra
questi, il 21% ha avuto diagnosi di testicolo retrattile, mentre il
79% di testicolo ritenuto vero e proprio. L�et� media
alla diagnosi era di 0.7 anni (range 0-4.1). Nel 19% dei casi, il
criptorchidismo si � risolto spontaneamente all�et�
media di 1.8 anni (range 0.2-3.8). Fra i 136 bambini con
criptorchidismo persistente, il 72% ha ricevuto orchidopessi (et�
media alla chirurgia 1.8 anni, range 0.1-4.7), di cui il 16% prima
dell�anno di et�. L�intervento � stato
eseguito da un chirurgo pediatrico nell�85% dei casi, con una
percentuale di successo dell�89%. L�orchidopessi �
stato il primo trattamento nel 60% dei casi, mentre � stata
preceduta da trattamento ormonale nel 12% dei casi. Il trattamento
ormonale � stato usato in prima battuta nel 25% dei casi, con
una percentuale di successo del 29% (n=10/34). Complessivamente, 21
bambini non hanno ricevuto alcun tipo di trattamento, di cui 7 sono
in attesa di intervento chirurgico gi� programmato (et�
media all�ultimo follow-up 3.3 anni). Il nostro studio mostra
un importante ritardo nell�orchidopessi. Inoltre un�alta
percentuale di bambini con criptorchidismo viene trattata con terapia
ormonale, sebbene non raccomandata delle recenti linee guida.
Outcome
a lungo termine dell�empiema pleurico trattato con o senza
urochinasi
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste
indirizzo
per corrispondenza: alessandro.amaddeo@gmail.com
L�empiema
pleurico � una delle possibili complicanze delle polmoniti, ma
non esistono al momento sufficienti studi in grado di predire la
funzionalit� polmonare in pazienti trattati per tale
patologia. L�obiettivo del nostro studio � quello di
valutare la funzionalit� polmonare a distanza, in un gruppo di
pazienti ricoverati per empiema pleurico dal 1981 al 2005 presso la
clinica pediatrica dell�IRCCS Burlo Garofolo. Tutti i pazienti
trattati per empiema parapneumonico e sottoposti a drenaggio
intrapleurico sono stati richiamati per essere sottoposti a una
valutazione pneumologica comprensiva di anamnesi mirata a cogliere
eventuali segni di deficit polmonare, visita pneumologica e
spirometria. Dei 39 pazienti inizialmente ritenuti idonei a
partecipare allo studio 12 sono risultati non rintracciabili, 7 non
erano interessati a eseguire il follow-up e 3 risiedevano fuori
regione ed erano pertanto impossibilitati a partecipare allo studio.
Dei 17 pazienti rimasti 5 erano stati trattati con drenaggio semplice
e 12 con drenaggio e iniezione intrapleurica di urochinasi secondo un
protocollo in uso presso il nostro istituto dal 1997. L�et�
media della popolazione studiata � di 16,5 anni e la durata
del follow-up � stata mediamente di 10,2 anni. 2/17 pazienti
hanno presentato almeno un altro episodio di polmonite, in entrambi i
casi non complicata e senza necessit� di ricovero; 3/17 hanno
ricevuto diagnosi di asma bronchiale dopo il ricovero e due di questi
hanno sviluppato una sensibilizzazione ad aeroallergeni. In un
paziente � stata riscontrata una importante scoliosi evolutiva
che ha reso difficile l�esecuzione della spirometria. I dati
spirometrici non hanno evidenziato segni di deficit respiratori n�
in senso restrittivo (FVC medio 95,8%) n� ostruttivo (FEV1
97,6%). Nessuno dei pazienti studiati presentava segni o sintomi
indicativi di deficit polmonare. In conclusione i risultati ottenuti
indicano che la polmonite complicata da empiema non causa una
riduzione della funzionalit� respiratoria a lungo termine.
Chi
si muove troppo e chi troppo poco
Clinica
Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in
Pediatria, Universit� di Trieste
indirizzo
per corrispondenza: sara.dal.bo@gmail.com
Recife,
Brasile, clinica pediatrica: O. � un ragazzo di 12 anni (ma il
suo atteggiamento lo fa sembrare molto pi� maturo) di una
famiglia povera dell�entroterra. Il suo disturbo �
cominciato con un dolore sovrapubico prima evocabile alla palpazione,
poi costante, farmacoresistente. Nel tempo � insorta una
paralisi flaccida progressiva degli arti inferiori, con incontinenza
urinaria e fecale. Il ragazzo lamenta anche una cefalea frontale che
risponde ai comuni analgesici. L�esame obiettivo neurologico
evidenzia solo la paralisi e la perdita totale di sensibilit�
a carico degli arti inferiori, dove non sembrano evocabili i riflessi
profondi. Non ha evidenze anamnestiche n� laboratoristiche di
infezioni o di altra patologia: emocromo, esami di funzionalit�
epatica, renale e enzimi muscolari si mantengono in successivi
controlli sempre nella norma. Ecografia addominale, analisi del
liquor (anche pressione liquorale), TC cerebrale, RMN cerebrale e del
midollo spinale, scintigrafia ossea, angioRMN e elettroneuromiografia
non evidenziano alcuna alterazione.
Trieste,
Italia, pronto soccorso: A. � un ragazzo di 12 anni che viene
portato in ospedale in autoambulanza per crisi convulsiva
generalizzata, iniziata mentre cenava con gli amici. Durante il
trasporto gli � gi� stata somministrata una prima dose
di diazepam ev, a cui non ha risposto. A. all�ingresso presenta
estremit� fredde e contrazioni spastiche, alternate a fasi di
ipertono degli arti inferiori e superiori, quasi mai simultanee;
inoltre inarca la schiena. All� arrivo il suo GCS � di
5, non risponde agli stimoli verbali, non apre gli occhi, ma gira il
capo dal lato dove l�infermiera gli sta inserendo l�agocannula.
� tachicardico (FC: 115), non tachipnoico, afebbrile, PA
normale: a tratti sviluppa delle apnee di pochi secondi, ma la
saturazione di O2 non scende mai sotto il 99%. Gli vengono
somministrate due dosi crescenti di midazolam e una di tiopentone
acetato, dopo le quali gli spasmi cessano per pochi minuti, per poi
riprendere invariati. Quando il neuropsichiatria (che lo conosce)
arriva, lo chiama e gli parla: in pochi minuti la crisi si ferma, A.
riprende coscienza e comincia a parlare con il padre; il suo esame
neurologico � completamente normale. Tutti gli accertamenti
(EEG, TC cerebrale, elettroliti, glicemia, emocromo,), eseguiti in
questo e in occasione di precedenti episodi, non hanno mai
evidenziato alcuna alterazione.
Entrambi
i casi, pur cos� diversi per manifestazioni cliniche e
contesto, rappresentano due forme di disturbo da conversione: il
primo ragazzo � entrato in terapia farmacologica e
psicoterapia per una forma di depressione, il secondo �
seguito dalla Neuropsichiatria Infantile per psicosi.
Buono
(?), ma ingombrante
Ospedale
dei Bambini �V.Buzzi� Milano
indirizzo
per corrispondenza: chiarabersanini@gmail.com
F., bambina di 10 anni. Anamnesi patologica remota muta, crescita regolare.
A cinque
anni eseguito Rx torace per flogosi delle basse vie respiratorie,
polmonite bilaterale. Evidenza a livello dell�arco medio
cardiaco, in proiezione frontale, di una disomogenea opacit�
tondeggiante a margini sfrangiati, che in laterale sembra
localizzarsi a livello del tratto medio del rachide dorsale,
suggestiva per alterazione espansiva paravertebrale contenente
calcificazioni. La successiva RMN torace conferma il quadro Rx con
evidenza di acquisizione di mezzo di contrasto da parte dell�espanso.
La parete costale, il tratto discendente dell�aorta, il ramo
interlobare dell�arteria polmonare, che entrano in contatto con
la formazione, non mostrano segni RM di coinvolgimento. Ritenuta di
difficile esecuzione l�agobiopsia, prevista l�asportazione
chirurgica. Intraoperatoriamente riscontro di lesione di pertinenza
parenchimale polmonare sinistra, coinvolgente i segmenti apicale e
dorsale, con rapporti anatomici tali da condizionare un esteso volume
di resezione; biopsia incisionale: processo infiammatorio fibroialino
calcifico con pseudotumor infiammatorio: granuloma plasmacellulare.
Benessere
fino a maggio 2007, quando viene ricoverata presso il reparto di
Pediatria del nostro Ente per polmonite sinistra da Mycoplasma;
decorso non complicato, mai ossigenodipendenza. I controlli TC e RMN
evidenziano la stabilit� dimensionale del noto espanso, che
genera compressione bronchiale e carnificazione parziale del
parenchima della piramide basale a valle, con bronchiectasie
cilindriche varicose. Reperto pletismografico di deficit
disventilativo misto (TLC 53% del predetto, RAW 246 % del predetto).
Pneumonectomia sinistra, posizionate protesi in cavit�
pleurica omolaterale. Confermata la diagnosi di pseudotumor
infiammatorio infiltrante la pleura viscerale e parietale fino a
ridosso delle fibre muscolari striate, inglobante le strutture ilari
con interessamento dell�ilo polmonare posteriore e del bronco
principale. Valutata a sette mesi dall�intervento,
asintomatica, persistenza di deficit disventilativo restrittivo.
Un caso di febbre, proteinuria e dolore articolare
Clinica Pediatrica, Universit� degli Studi di Cagliari
indirizzo
per corrispondenza: piliamariapaola@tiscali.it
G. � una ragazza di 15 anni, giunta alla nostra osservazione per episodi febbrili ricorrenti della durata di 3-4 giorni, caratterizzati da febbre elevata a risoluzione spontanea e dolore in sede sacro-iliaca bilaterale. All�anamnesi familiare � presente una zia materna affetta da sindrome da anticorpi antifosfolipidi, madre positiva per LAC senza manifestazioni patologiche. All�anamnesi patologica remota viene rilevata un�ipoacusia bilaterale neurosensoriale, riscontrata anche in altri familiari in linea paterna, e la varicella insorta qualche settimana prima del quadro clinico.
Dagli esami ematochimici e colturali viene esclusa una patologia infettiva in atto. L�esame emocromocitometrico mette in evidenza un�anemia normocitica normocromica. L�autoimmunit� organo-specifica risulta in un primo momento nella norma, eccetto che per un�ipocomplementemia del C4. Nell�esame urine compaiono proteiunuria ed emoglobinuria, mentre al sedimento urinario riscontro di 4/6 eritrociti per campo e rari cilindri ialino-granulosi. Durante il ricovero la proteinuria delle 24h aumenta progressivamente fino a 1000 mg/die con clearance della creatinina nella norma. Viene effettuata una consulenza nefrologica e una biopsia renale che pone diagnosi di glomerulonefrite proliferativa mesangiale con focali aspetti di proliferazione extracapillare; il reperto viene ritenuto suggestivo per una forma evoluta di glomerulonefrite postinfettiva.
Durante il follow-up compare la positivizzazione di ANA; aDNAds; lupus anticoagulant; anticorpi anti-cardiolipina; Anticorpi anti-beta2 glicoproteina e allungamento dell�APTT. Visti i nuovi dati, la diagnosi viene modificata in glomerulonefrite in corso di lupus eritematoso sistemico.
La paziente � tutt�ora seguita presso il nostro Istituto.
La displasia ectodermica associata a mutazione del gene TP63: una possibile causa di complessa disgenesia degli organi genitali interni femminili con agenesia di utero e ovaie
Servizio di Endocrinologia Pediatrica, Clinica Pediatrica, Ospedale Luigi Sacco (Milano), Universit� di Milano
indirizzo
per corrispondenza: maryan@email.it
Descriviamo una paziente di 14 anni giunta alla nostra osservazione per amenorrea primaria con adrenarca avanzato, affetta da LMS (Limb Mammary Syndrome), una forma di Displasia Ectodermica causata da una mutazione del gene TP63 (1576_1577 del TT) mai descritta in letteratura.
La paziente presentava severa ectrodattilia, palatoschisi isolata, aplasia di ghiandole mammarie e capezzoli senza anomalie a livello di capelli e cute. Lo sviluppo dei genitali esterni appariva normale, con regolare meato vaginale e uretrale. La peluria pubica corrispondeva a uno stradio 4 secondo Tanner. Collateralmente presentava un rallentamento della velocit� di crescita compatibile con il ritardo di esordio puberale.
Gli studi ormonali hanno evidenziato un quadro di ipogonadismo ipergonadotropo con livelli ematici di estrogeni molto bassi. All�ecografia pelvica non � stato possibile identificare n� utero n� ovaie. La RM ha confermato l�agenesia di entrambi gli organi.
Le principali cause di agenesia degli organi genitali interni riportate in letteratura sono la Sindrome di Turner, dove un difetto cromosomico legato all�X determina la sola agenesia delle ovaie, e la S. di Rokitansky, la cui eziopatogenesi non � ancora chiara, che si associa invece alla sola agenesia dell�utero e della parte craniale della vagina.
Nella nostra paziente, l�analisi citogenetica con metodica FISH ha evidenziato un cariotipo 46,XX normale, escludendo concomitanti difetti dei cromosomi sessuali responsabili di agenesia ovarica.
L�agenesia combinata di utero e ovaie potrebbe pertanto essere strettamente correlata al deficit della proteina p63, ampiamente espressa a livello degli organi genitali femminili.
Fenotipo femminile completo in mosaicismo tissutale 45,X/46,X idicYq
Servizio di Endocrinologia Pediatrica, Clinica Pediatrica, Ospedale Luigi Sacco (Milano), Universit� di Milano
indirizzo
per corrispondenza: cristiana.caprio@gmail.com
Una ragazza di 12 anni giunge alla nostra osservazione per importante bassa statura (-3,7 SDS) e assenza di segni di sviluppo puberale. L�anamnesi familiare � positiva per bassa statura, ma non per ritardo puberale. All�esame obiettivo la ragazza presenta genitali esterni femminili normoconformati e alcune caratteristiche cliniche tipiche della sindrome di Turner: collo a vela e torace a scudo con ipertelorismo dei capezzoli. Gli accertamenti ormonali evidenziano valori di gonadotropine basali e dopo stimolo compatibili con ipogonadismo ipergonadotropo e una normale secrezione del GH dopo stimolo con insulina ev. L�ecografia e la RMN pelvica evidenziano la presenza di abbozzo di utero e annessi descritti come banderelle fibrose. Viene pertanto effettuato studio del cariotipo sui linfociti del sangue periferico che evidenzia monosomia X nel 20% delle cellule, mentre nel restante 75% � presente un cromosoma marcatore, definito alla FISH come un Y isodicentrico (idicYq). L�analisi molecolare con PCR conferma la presenza del gene SRY localizzato in Yp11.3, ma la mancata sequenza di tale gene per lo studio di eventuali mutazioni, non ci permette di affermare se il gene sia attivo. Viene inoltre effettuata una laparoscopia, che conferma la presenza dell�utero, delle tube di Falloppio e di masserelle tissutali nella sede delle ovaie, che vengono asportate. L�esame istologico mostra la presenza di cellule di Leydig e di residui epididimali, ma non di cellule di Sertoli n� di follicoli. Lo studio con tecnica FISH sulla biopsia evidenzia la presenza di diverse linee cellulari: nella regione del tessuto epididimale il 45% di cellule con 2 segnali positivi per il centromero Y e il 65% con segnale assente per l�Y; nella zona con cellule di Leydig il 65% delle cellule con doppio segnale Y e il 35% con assenza; mentre nella regione delle tube di Falloppio solo il 4% delle cellule presenta 2 segnali positivi per il centromero Y, mentre il restante 96% non presenta segnale per l�Y. La nostra osservazione, in linea con altre riportate in letteratura, sottolinea l�importanza del mosaicismo cellulare gonadico su quello periferico nelle determinazione del fenotipo sessuale, in presenza di derivati dell�Y.
Dottore� aiuto, bimbo freddo
UO di Pediatria, Ravenna
indirizzo
per corrispondenza: elena.zamuner@libero.it
I., terzogenito, origine nordafricana, con anamnesi neonatale nella norma. A 5 mesi ricovero per vomito ripetuto, ipotermia e stato soporoso; nel sospetto di una reazione anafilattica da IPLV � stato inserito idrolisato di LV e ha proseguito dieta senza PLV per 4 mesi; Prick test, Rast, acido lattico e ammonio nella norma. Reintroduzione del LV con tolleranza. A 11 mesi nel Paese d�origine presenta secondo episodio di vomito, febbre, alvo diarroico e ipotermia preceduta da sudorazione profusa. A 15 mesi nuovo episodio di ipotermia severa (30,4 �C rettale), iperidrosi, midriasi, bradicardia, della durata di 3-4 h in corso di infezione. Gli esami ematochimici risultano nella norma. All�assoluta normalit� dell�EEG intercritico si contrappone EEG in corso di crisi con diffuso rallentamento del ritmo di fondo e anomalie lento-irritative sulle regioni anteriori che diffondono ampiamente. RMN encefalo evidenzia lieve dilatazione dei ventricoli laterali e modeste alterazioni nelle sequenze in diffusione a livello del III ventricolo e dell�adiacente parenchima ipotalamico, elementi poco significativi per processi degenerativi a carico del SNC. Le manifestazioni critiche della durata di molte ore sono divenute sempre pi� frequenti e importanti; caratterizzate da inappetenza, sonnolenza, vomito, sudorazione, stato di coscienza alterato, ipertono e alterazioni della temperatura cutanea sino a 23 �C. Gli esami effettuati (emocolture, carbossi-Hb, acilcarnitine, AA plasmatici, acidi organici urinari, lattato e piruvato su liquor) neg. Nell�ipotesi di epilessia con stato di male epilettico si decide di trattare le crisi con diazepam e.r. con parziale risposta e si inizia carbamazepina con persistenza di crisi parziali complesse, quasi quotidiane, che, se trattate tempestivamente con diazepam e.r., si risolvono entro 15-30 minuti. In attesa di eseguire RMN con studio funzionale si associa clobazam. La storia continua...
Gutta cavat lapidem
Clinica Pediatrica, IRCCS �Burlo Garofolo�, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: ineslerario@gmail.com
M. � una ragazzina di 12 anni, carina, educatissima, una vera e propria donnina. Rimango colpita dalla sua maturit� e dalla disinvoltura con cui interagisce sin da subito con il personale medico e infermieristico� un po� come se fosse a casa sua. La sensazione non era sbagliata, quello di M. era l�ennesimo ricovero, l�ennesimo spettacolo vissuto come spettatrice di se stessa. M. ha girato tutto il Bel Paese, come una grande attrice, ma i suoi palcoscenici non sono mai stati quelli di un teatro, bens� il letto di molti ospedali. Peccato che a M. non piaccia fare l�attrice� � �il suo impresario� (brutta razza!) che la rende schiava di se stessa, del suo talento. Una ventina i ricoveri in giro per l�Italia, per i motivi pi� svariati: dal vomito ricorrente, alla microematuria, ai dolori addominali, ogni lettera di dimissione sempre pi� lunga della precedente. Ma nessuna spiegazione era abbastanza chiara, nessuna rassicurazione serviva a interrompere questa vertigine di pazzia. M. giunge alla nostra attenzione questa volta per un problema di poliuria alternata a oliguria per cui la ragazza aveva gi� subito 4 ricoveri, durante uno dei quali aveva anche eseguito una biopsia renale. Veniva eseguito l�ennesimo test di assetamento, ovviamente risultato negativo. Gli indizi per una M�nchausen by proxy erano ormai molti e molto chiari: la molteplicit� dei ricoveri per sintomi inesistenti o ipertrofizzati, la gentilezza, a tratti il servilismo della mamma nei confronti del personale medico di riferimento, la ricerca ossessiva della malattia, anche quando questa veniva negata dall�evidenza, il monitoraggio compulsivo del �sintomo� portato come patologico. Fin qui tutto chiaro, lineare.
Quello che non riesco a dimenticare � lo sguardo di M.: c�� stato un momento in cui si sono scoperte le carte, abbiamo palesemente dichiarato a M. di essere una ragazzina sana, molto intelligente e con grosse potenzialit�; la madre, in un momento di lucidit�, ha confermato di preoccuparsi esageratamente della salute della figlia.
Non si gioca pi�, gi� le maschere, M. rimane la ragazza educata di sempre, ma il suo sguardo fugge il mio, come si fosse vista scoperta, come se anche questa volta lo spettacolo fosse finito, senza infamia e senza lode.
Grazie alla nostra segnalazione la storia di M. � stata presa in carico dai servizi sociali, mi chiedo ancora se abbiamo fatto la cosa giusta.
Fetal Alcohol Effects (FAE): un caso clinico sospetto
Clinica Pediatrica, IRCCS �Burlo Garofolo�, Trieste
indirizzo
per corrispondenza: giusypatti1983@libero.it
Alti livelli di alcol assunti in gravidanza possono risultare dannosi allo sviluppo embrionale e fetale. Le classiche manifestazioni cliniche da esposizione intrauterina all�alcol vengono indicate con il termine di Sindrome Feto-Alcolica (FAS). Tale sindrome � caratterizzata da : 1) deficit di crescita pre- e post-natale 2) anomalie facciali 3) malformazioni cardiache 4) anomalie delle articolazioni minori e degli arti 5) deficit mentale variabile. La sigla FAE viene assegnata a quei casi con difetti fisici sfumati e che quindi non presentano i criteri tradizionali della FAS. Si descrive il caso clinico di un bambino di 13 mesi con anamnesi certa di esposizione intrauterina all�alcol. Il bambino ha un bersaglio genetico di 170 + 6 cm (25� percentile), � nato a termine con un peso di 2,350 kg (3� percentile) e presenta un deficit di crescita in peso (<< 3� percentile), altezza (< 3� percentile) e circonferenza cranica (< 3�pc). L�apporto calorico � adeguato all�et�. Il piccolo � in ottime condizioni generali. Lo sviluppo psicomotorio � buono. La facies presenta lievi note dismorfiche (epicanto, occhi piccoli e viso triangolare), poco significative data la somiglianza con il viso materno. Sono stati effettuati esami di laboratorio (emocromo, funzionalit� renale, indici nutrizionali, AST, ALT, γGT, IgG, IgA, IgM, TTG-IgA, TTG-IgG, AGA-IgA, AGA-IgG, TSH, FT3, FT4, IGF1, emogasanalisi, esame urine, ricerca dei grassi fecali, test del sudore), volti a ricercare una causa organica del deficit di crescita. Tutti gli esami sono risultati negativi, a eccezione di un transitorio incremento del TSH a un valore di 5,58 mU/L, non ritenuto significativo. � stato anche effettuato un cariotipo di cui non si hanno ancora i risultati. La negativit� di tutti gli esami diagnostici effettuati orienta verso una diagnosi di FAE. La diagnosi precoce di FAE, bench� fondamentale per una corretta gestione dei bambini affetti, � difficile poich� non sempre si ha la certezza di una esposizione intrauterina e poich� le manifestazioni cliniche sfumate o isolate pongono il problema di una scrupolosa diagnosi differenziale con numerose patologie.
Parole chiave
Suggerite dall'AI
| Diagnosi | 1 mese | 3 mesi | Unit� di misura | |
|---|---|---|---|---|
| Calcio totale | 8,2 | 9,6 | 9,6 | mg/dl |
| Calcio ionizzato | 1,25 | 1,25 | 1,22 | mmol/l |
| Fosforo | 2,8 | 3,9 | 5,6 | mg/dl |
| Fosfatasi alcalina | 1104 | 415 | 202 | UI/l |
| Paratormone | 845 | - | 47 | pg/ml |
| 25-OH-vit.D | 15 | - | 20 | ng/ml |
| 1,25-(OH)2-vit.D | 19 | - | - | pg/ml |
1,25-(OH)2-vit.D |
19
-
-
pg/ml
Il rachitismo � causato dal deficit di vitamina D in et� evolutiva. La causa predominante del rachitismo � l�insufficiente intake di vitamina D per inadeguata esposizione diretta alla luce solare e/o insufficiente assunzione di vitamina D. Rare sono le cause genetiche. La risposta di B.S. alla terapia ha confermato la diagnosi di rachitismo carenziale. Poich� il rachitismo pu� essere causa di grave disabilit�, � di fondamentale importanza la prevenzione primaria del deficit di vitamina D. L�Accademia Americana di Pediatria raccomanda per lattanti (a partire dai primi giorni di vita), bambini e adolescenti sani l�assunzione di 400 UI di vitamina D al giorno, attraverso supplementi dietetici, se non � possibile con la dieta (alimenti fortificati con vitamina D).
Un insolito caso di stipsi
Prima Clinica Pediatrica, Azienda Ospedaliera Universitaria, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� degli Studi di Cagliari, Cagliari
indirizzo per corrispondenza: martavargiu@tiscali.it
S. � una bambina di 23 mesi ricoverata presso la nostra clinica per febbre da due giorni e dolori addominali. All�anamnesi patologica remota si rileva stipsi da circa due mesi e dimagramento. All�esame obiettivo si riscontra un addome globoso dolente alla palpazione superficiale e profonda con aumento del timpanismo enterocolico e una ragade anale. Gli esami di laboratorio evidenziano leucocitosi neutrofila (GB 19800/mm3, N 66,4%), indici di flogosi aumentati (PCR 20 mg/dl, VES 97 mm/h), LDH 3464 UI/L, AST 66 UI/L, ALT 22 UI/L, elettroforesi proteica ed elettroliti nella norma, screening per malattia celiaca negativo. L�ecografia addome mostra intenso meteorismo e modica distensione del sigma retto per la presenza di abbondanti feci formate. Durante il ricovero la paziente esegue terapia antibiotica e.v. ed enteroclismi evacuativi con emissione di abbondanti feci. Nonostante ci� S. continua ad apparire sofferente e fortemente irritabile con quadro addominale invariato. Si ripete l�ecografia addome che per la presenza di segni indiretti, pone il sospetto diagnostico di massa addominale. Per tale motivo esegue VMA Spot Test risultato negativo in due diversi controlli, RMN addome completo e TC total body con m.d.c. che mettono in evidenza una massa retroperitoneale disomogenea con grossolane calcificazioni e componenti d�aspetto necrotico-cistico del diametro trasverso di 8 cm che si estende in senso cranio-caudale per 12 cm sino alla biforcazione aortica; la massa disloca stomaco, pancreas, anse intestinali, rene sinistro, vena cava e renale destra, ingloba l�aorta e le sue principali diramazioni. La paziente viene trasferita presso l�unit� di oncoematologia pediatrica dove, nel sospetto di neuroblastoma, esegue ulteriori accertamenti per conferma diagnostica e stadiazione: dosaggio quantitativo VMA e HVA che si riconferma negativo, dopamina aumentata, enolasi neurono specifica negativa, scintigrafia ossea total body negativa e biopsia osteo-midollare con esame immunofenotipico. Sulla base degli esami eseguiti si conferma l�ipotesi clinica di neuroblastoma e dallo studio del gene N-myc, che risulta non amplificato, la malattia viene inserita in un terzo stadio.
Un intenso rash in corso di virosi
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo per corrispondenza: margheritalondero@yahoo.it
A., ragazzo di 15 anni, si presenta in PS per la comparsa dal giorno precedente di un intenso rash pruriginoso localizzato dapprima al tronco e successivamente estesosi a dorso e arti.
La madre, che accompagna A, segnala una familiarit� (padre) per allergia al pesce caratterizzata da importante broncospasmo, mentre nega che il ragazzo abbia mai presentato sintomi attribuibili a una condizione di atopia.
Al momento dell�osservazione A. si presenta in buone condizioni generali, eupnoico con obiettivit� cardiorespiratoria nella norma, addome trattabile con margine epatico e splenico con caratteristiche parenchimatose ben palpabili a 1.5 cm dall�arcata costale; al tronco e arti appare evidente un intenso rash eritematoso puntiforme.
Il ragazzo riferisce di essere al quinto giorno di terapia antibiotica con amoxicillina e acido-clavulanico prescritta dal curante per una faringite accompagnata da febbre insorta la settimana precedente.
Nel dubbio di mononucleosi viene eseguito un Monotest, risultato poi positivo. Il ragazzo viene mandato a casa in terapia con cortisonico per os e antistaminico al bisogno.
L�esantema indotto da ampicillina/amoxicillina in corso di mononucleosi pu� essere distinto dal rash spontaneo indotto dal virus perch� pi� severo e generalizzato, con interessamento di faccia, collo, tronco, estremit�, e talvolta palmi di mani e piedi. L�esantema antibiotico indotto � pruriginoso, solitamente non si presenta prima di 5-8 giorni dall�avvio della terapia, e ha una durata superiore, di circa una settimana. Bench� l�esatto meccanismo fisiopatologico non sia noto, � stato dimostrato che i pazienti con mononucleosi infettiva non producono spontaneamente anticorpi contro l�ampicillina. Si ritiene che un eccesso di risposta immune o una diminuita tolleranza del sistema immunitario nei confronti di certi farmaci possa essere responsabile di questo fenomeno. Nella maggior parte dei casi, l�eruzione farmaco associata � un fenomeno transitorio, che tra l�altro non controindica l�ulteriore somministrazione dell�antibiotico nel soggetto interessato.
Una, nessuna� centomila: tante facce, una malattia
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo per corrispondenza: ineslerario@gmail.com
Tre bambini, 3 storie diverse, un�unica malattia.
F. � un bambino di 9 mesi con Malattia Granulomatosa Cronica (CGD) (positivit� del test al superossido e dell�NBT test). Diagnosi posta per scarsa crescita, puntate febbrili serotine e ipertransaminasemia. L�ecografia addominale evidenziava multiple lesioni epatiche iperecogene rotondeggianti confermate alla TC addominale: lesioni ovalari e rotondeggianti (tra 8 e 30 mm circa) disseminate in entrambi i lobi epatici (> destra). Quella di Francesco � una CGD con un importantissimo e precoce coinvolgimento epatico di tipo ascessuale. Le lesioni sono quasi completamente regredite con terapia antibiotica (Clindamicina, Ciprofloxacina) e antifungina (Voriconazolo) endovenosa associata a corticosteroide. Genetica in corso (verosimilmente una forma x-linked). In attesa di trapianto di midollo osseo (TMO).
Y. � un bambino di 7 anni con CGD (forma AR), diagnosi posta per la presenza di linfoadenite suppurativa laterocervicale recidivante e osteomieliti dall�et� di 4 anni. A livello polmonare presente alla TC una lesione delle dimensioni di 7.4 cm x 4 cm riccamente vascolarizzata compatibile con Aspergilloma. Una riduzione volumetrica si � ottenuta con terapia antifungina (Voriconazolo) e corticosteroidea, l�eradicazione � stata completa solo grazie ad asportazione chirurgica dell�intero lobo polmonare superiore sinistro. Ha eseguito TMO e attualmente sta bene.
M. � un ragazzo di 16 anni con diagnosi di CGD (forma AR) formalizzata circa 1 anno fa e seguito da circa 10 anni per un Crohn corticodipendente e scarsamente responsivo a vari tentativi con farmaci immunosoppressori (talidomide, infliximab, azatioprina, metotrexate, adalimumab). La sua storia clinica non si � mai caratterizzata per infezioni polmonari, ossee o di altre sedi tipiche, essendo la sua unica localizzazione di malattia quella intestinale. Anche M. � in attesa di TMO.
Stipsi e non solo
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo per corrispondenza: stefaniacrocco@yahoo.it
L., 11 anni e �, viene alla nostra attenzione perch� da un anno lamenta dolori addominali ricorrenti (2-3 volte a sett.) di tipo crampiforme, associati a stipsi ostinata. La radiografia diretta dell�addome conferma la presenza di coprostasi ma il problema non si risolve con trattamenti a base di senna e macrogol. Gli accertamenti ematici eseguiti mostrano un progressivo rialzo degli indici di flogosi (VES da 29 a 58 mm/h, PCR da 0,2 a 1 mg/dl), associato a quello della calprotectina fecale (160,6 mg/kg), in assenza di alterazioni delle anse intestinali visibili all�ecografia dell�addome. Gli esami di laboratorio ci hanno indotto all�esecuzione di ileoscopia mediante videocapsula, e successivamente di EGDS e colonscopia che hanno confermato il sospetto di morbo di Crohn.
E., 4 anni e mezzo, da sempre stitica, da circa 6 mesi, presenta una diarrea, definita a crisi �esplosive�, associata a encopresi e a urgenza alla defecazione, oltre che a dolori addominali, che si risolvono con l� evacuazione; lo stato nutrizionale e la crescita non appaiono compromessi.
La storia sembra proprio quella di una diarrea paradossa. Tuttavia l�assenza di coprostasi all� Rx diretta addome e il notevole rialzo degli indici di flogosi (VES 120 mm/h e PCR 3 mg/dl), gi� alterati pochi mesi prima ma ingannevoli perch� effettuati in coda a una mononucleosi, hanno indotto il sospetto di una MICI. L�esecuzione della colonscopia ha consentito effettivamente la diagnosi di rettocolite ulcerosa (RCU).
Considerazioni: La letteratura riporta che il 26.2% dei pazienti con RCU e il 5% di quelli con morbo di Crohn presentano stipsi.
Dunque, di fronte a una stipsi ostinata anche associata a encopresi, in presenza di rialzo degli indici di flogosi, � opportuno approfondire le indagini. Uno di queste � il dosaggio della calprotectina fecale.
In letteratura � descritta come marcatore semplice, non invasivo e poco costoso, (anche se poco specifico) che, pur non potendo rimpiazzare le pratiche invasive, aiuta a discriminare quali pazienti sottoporre a esame endoscopico.
Glutei d�acciaio
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo per corrispondenza: alisonshardlow@alice.it
Giunge alla nostra osservazione A., bambino di 3 anni, la cui storia inizia a un anno di vita con la comparsa di noduli sottocutanei a livello delle cosce. I genitori nel frattempo, notano che il bambino inizia a muoversi un po� meno e preferisce giocare �da seduto�. Alla visita si apprezzano, ai quattro arti, alcuni noduli sottocutanei duri, non dolenti n� dolorabili, confluenti, pi� evidenti nei segmenti prossimali e in particolar modo in corrispondenza dei glutei con cute sovrastante normale. Alle interfalangee prossimali (IFP) delle mani sono ben riconoscibili lesioni papulari iperemiche e al volto il rash violaceo palpebrale. Ricostruendo la storia del bambino: astenia muscolare prossimale, papule di Gottron alle IFP delle mani e il rash eliotropo�il pensiero alla Dermatomiosite era praticamente obbligato!
Effettuiamo alcuni accertamenti di laboratorio (enzimi muscolari nella norma, LDH lievemente aumentato, indici di flogosi negativi); RMN degli arti inferiori che mostra un�aumentata intensit� del segnale ai muscoli quadricipiti come da infiammazione. Per indagare la natura delle lesioni sottocutanee eseguiamo una radiografia degli arti inferiori che evidenzia grossolane e disomogenee calcificazioni in parte confluenti che interessano le parti molli di entrambe le cosce e cingolo pelvico.
Per il coinvolgimento molto eclatante di muscolo, cute e alterazioni degli esami di laboratorio seppur modeste, abbiamo formalizzato la diagnosi di dermatomiosite e avviato terapia con steroide e methotrexate.
Discussione: la calcinosi nella dermatomiosite compare molto spesso 1-3 anni dopo l�esordio della malattia, tuttavia sono descritti casi in cui la accompagna gi� all�esordio e altri in cui � visibile 20 anni pi� tardi. I siti pi� spesso coinvolti sono gomiti, ginocchia, dita e glutei. Le calcificazioni possono comparire in 4 forme: placche o noduli sottocutanei, depositi che si estendono ai muscoli, calcinosi lungo i piani fasciali e che possono determinare contratture e la calcinosi diffusa. La calcinosi pu� determinare ulcerazioni cutanee, alterazione della funzionalit� articolare, contratture, dolore in seguito all�intrappolamento di strutture nervose. Non si conosce nello specifico la patogenesi di questo fenomeno: esso sembra essere associato ad aumentata produzione locale di TNF-alfa. La calcinosi � associata al ritardo diagnostico e alla lunga durata di una malattia non trattata. Pu� andare incontro a regressione spontanea anche se � pi� probabile la progressione in corso di malattia cronica, specie se non trattata con terapia adeguata.
Prolasso rettale recidivante in un lattante: pu� nascondere una patologia importante
Clinica Pediatrica, Universit� degli Studi di Ferrara, Ferrara
indirizzo per corrispondenza: martimaine@libero.it
Descriviamo il caso di S.,10 mesi, che giunge in PS per prolasso rettale dopo l�evacuazione; alvo sempre regolare. Non presenti alterazioni mucose all�esplorazione anale. Il prolasso viene ridotto manualmente. A 11 mesi torna per un nuovo episodio di prolasso rettale: l�ecografia addominale risulta a norma, si esegue riduzione manuale e si prova terapia con rammollitori fecali. Gli episodi tuttavia diventano sempre pi� frequenti. All�et� di 15 mesi viene quindi eseguita una rettoscopia che evidenzia, a 18 cm dall�ano, un voluminoso polipo sessile di natura infiammatoria cloacogenica. Poche settimane pi� tardi, in occasione di una nuova recidiva associata a ematochezia; si esegue colonscopia che rileva polipo del sigma. L�istologia ne documenter� la natura amartomatosa (tipo Peutz-Jeghers). A seguito della rimozione endoscopia del polipo, il piccolo non ha pi� presentato prolasso rettale n� altra sintomatologia addominale. Il follow-up eseguito nei tre anni successivi (endoscopie annuali), ha evidenziato la presenza a livello gastrico di piccoli polipi di mucosa gastrica con iperplasia foveolare e di 2 polipi di tipo amartomatoso. L�indagine genetica ha documentato delezione degli esoni 2 e 3 del gene LKB1, confermando la diagnosi di sindrome di Peutz-Jeghers (PJS).
Data l�et�, il piccolo non ha presentato ancora chiazze melaniniche cutanee o mucose.
Sebbene la PJS riconosca un erediterit� autosomica dominante, non � presente familiarit� per poliposi nella famiglia di S. � tuttavia noto che nel 35% dei casi possono presentarsi mutazioni ex-novo.
Dato la nota predisposizione di questi pazienti a sviluppare neoplasie del tratto gastrointestinale, sar� necessario proseguire il follow-up annuale che, quando l�et� del bambino lo consentir�, sar� arricchito dell�ausilio ormai indispensabile della videocapsula.
Kawasaki: non � mai troppo tardi!
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo per corrispondenza: giulia.paloni@libero.it
Giunge alla nostra attenzione un ragazzo di 16 anni per la presenza di febbre, rash cutaneo e urine ipercromiche, sintomi comparsi nei due giorni precedenti all�accesso in Pronto Soccorso. Sulla cute del tronco e degli arti � presente un rash maculo-papulare costituito da piccoli elementi, che tendono a confluire; le lesioni scompaiono con la digitopressione; il faringe � iperemico, sul palato molle ci sono alcune petecchie; la milza appena palpabile; negativa la restante obiettivit�. Ci consegna un campione delle urine (sono proprio arancioni!), lo stix � positivo per bilirubina. Dopo un attimo di esitazione per la bilirubinuria ci convinciamo che, con quella cute e quella gola, la diagnosi pi� probabile al momento � la scarlattina (in letteratura le segnalazioni di iperbilirubinemia in corso di scarlattina si contano sulle dita di una mano e sul Nelson nessun riferimento in merito). Avviamo quindi l�amoxicillina e programmiamo un controllo ravvicinato per verificare lo sfebbramento. Due giorni pi� tardi il ragazzo � ancora febbrile, pi� sofferente, c�� ancora il rash. Gli esami ematici mostrano un�iperbilirubinemia diretta (4.77 mg/dl con diretta 3.35 mg/dl), un aumento delle GGT -86 U/L- e degli indici di flogosi (leucocitosi neutrofila e aumento di VES -54 mm/h- e PCR -9 mg/dl-). Ci troviamo quindi di fronte a una malattia febbrile con rash cutaneo e colestasi. Per la mononucleosi (febbre senza risposta all�amoxicillina, rash cutaneo e interessamento epatico) manca la linfomonocitosi (non sempre presente all�inizio) e non ci sono cellule di Downey allo striscio. L�ecografia dell�addome mostra una lieve splenomegalia e un ispessimento omogeneo della parete della colecisti. Ci prendiamo ancora un po� di tempo. Il ragazzo ritorna. Siamo ormai al sesto giorno di febbre e questa volta notiamo la comparsa di un eritema palmo-plantare, edema del dorso delle mani e dei piedi e una congiuntivite sierosa bulbare. Pensiamo a una Kawasaki (et� non proprio usuale!). L�ecocardio � negativa per aneurismi o altro interessamento cardiaco; la visita oculistica nega l�iridociclite. Pronto sfebbramento dopo l�avvio di immunoglobuline endovena (IGIV) 2 gr/kg e acido acetilsalicilico.
Caso fin troppo banale se il �bambino� avesse avuto meno di 5 anni! Di fronte a una clinica suggestiva non bisogna farsi scoraggiare dall�et�, infatti in letteratura sono riportati casi di Kawasaki in adolescenti e adulti che tipicamente esordiscono con manifestazioni atipiche e hanno una prognosi peggiore.
La vaccinazione anti-influenzale nei bambini con malattia oncologica
1U.O. �F.Vecchio� Oncoematologia Pediatrica - Dipartimento di Biomedicina dell�Et� Evolutiva - I Scuola di Specializzazione in Pediatria - Universit� degli Studi di Bari - Bari
2Dipartimento di Scienze Materno-Infantili - Universit� degli Studi di Milano, Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena - Milano
indirizzo per corrispondenza: dorianamato@libero.it
Introduzione e Obiettivi: L�influenza � una malattia particolarmente severa nei bambini affetti da tumore. Sebbene la vaccinazione antinfluenzale sia raccomandata ai bambini con patologie croniche, e specialmente con patologie neoplastiche, la copertura vaccinale in questo gruppo rimane bassa. L�obiettivo del nostro studio � stato quello di confrontare la copertura vaccinale antinfluenzale nei bambini fuori terapia per malattie oncologiche e in bambini sani, di indagare quali fattori influenzino la pratica vaccinale e ricercare modalit� per aumentarla.
Metodi: Casi: bambini fuori terapia per malattia oncologica; controlli: bambini sani. Studio in due fasi. Fase 1: � stato somministrato un questionario ai genitori dei soggetti arruolati riguardante la situazione vaccinale dei loro figli nella stagione influenzale 2005-2006. Fase 2: Ai genitori dei bambini fuori terapia per malattia oncologica � stata proposta la vaccinazione antinfluenzale per i loro figli gratuitamente, per la stagione 2006-2007, con tre modalit� differenti, previa randomizzazione dei soggetti in tre gruppi: nel primo gruppo i genitori sono stati contattati direttamente dai medici del centro di riferimento oncologico che hanno offerto la vaccinazione gratuita presso l�ambulatorio di oncologia; nel secondo gruppo i genitori sono stati contattati egualmente dai medici del centro di riferimento che hanno offerto la vaccinazione gratuita nello stesso ospedale, ma in un ambulatorio diverso; nel terzo gruppo i genitori sono stati contattati da un medico esterno al centro di riferimento che ha offerto la vaccinazione gratuita presso un ambulatorio esterno. Risultati Fase 1: 72 di 400 (15%) tra i bambini sani e 53 di 199 (24.12%) tra quelli oncologici sono risultati vaccinati contro l�influenza nella stagione 2005-2006, il fattore che maggiormente ha influenzato i genitori nella scelta della pratica vaccinale � risultato essere la raccomandazione del medico, soprattutto nel gruppo degli oncologici. Fase 2: Le tre strategie vaccinali proposte si sono rivelate tutte egualmente efficaci nell�incrementare la quota di copertura vaccinale antinfluenzale tra i bambini oncologici da 24.12% della stagione 2005-2006 al 52.68% registrato nella stagione 2006-2007. Inoltre, in questo gruppo, la vaccinazione si � rivelata utile nel ridurre di circa il 50% il numero di infezioni respiratorie e gastrointestinali durante la stagione influenzale. Conclusioni Fase 1: La nostra ricerca � giunta alla conclusione che i genitori riferiscono che a consigliare loro la vaccinazione antinfluenzale � principalmente il Pediatra di Famiglia per i bambini sani, il Medico del Centro di Riferimento per i pazienti oncologici. Infatti, � la raccomandazione del medico a diventare la ragione principale per un genitore, sia di un bambino sano che di uno con patologia neoplastica, a far somministrare la vaccinazione contro l�influenza al proprio figlio. Inoltre nelle classi di bambini oncologici gioca un ruolo importante anche il timore che l�infezione influenzale possa aggravare la patologia di base. Fase 2: Le tre strategie vaccinali si sono rivelate egualmente utili nell�incrementare la copertura vaccinale nella popolazione degli oncologici. � dunque di forte impatto il ruolo che i genitori affidano al Pediatra di Famiglia o del Centro di Riferimento, nel consigliare e far eseguire la vaccinazione antinfluenzale.
Spondilodiscite in una bambina di due anni
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo per corrispondenza: patty76@aliceposta.it
E. � una bambina di 2 anni che apparentemente all�improvviso, mentre salta per gioco sul letto, cade e inizia a lamentare dolore intenso in regione lombare con rigidit� del tronco, incapacit� a stare seduta e a deambulare. A distanza di circa una settimana dall�esordio della sintomatologia algica, si osserva la comparsa di una tumefazione teso-elastica lombare a localizzazione paravertebrale sx per cui vengono eseguiti radiografia rachide, bacino arti inferiori, ecografia dei muscoli para-vertebrali e delle anche negativi.
All�ingresso in reparto la bambina si presenta in condizioni generali buone ed � apiretica. Si evidenzia l�assoluta incapacit� e il rifiuto sia nel mantenere la posizione eretta che nel camminare senza appoggio, riesce per� a gattonare e a stare seduta; non controlla ancora gli sfinteri. Si conferma la tumefazione teso-elastica paravertebrale a livello lombare.
Viene effettuata RMN con m.d.c. del tratto dorso-lombare che documenta un coinvolgimento flogistico a carico del disco interposto L3-L4 con colata lungo tutto il muscolo psoas omolaterale.
Gli esami ematologici evidenziano solo lieve elevazione degli indici di flogosi, in particolare VES 44 mm/h e piastrine 776000. Gli esami colturali e le indagini sierologiche non consentono l�identificazione di un agente eziologico responsabile del quadro clinico: Bartonella, Vidal-Wright, Mantoux e Quantiferon, titolo antistafilolisinico, EBV negativi.
Viene intrapresa terapia antibiotica per via parenterale con Teicoplanina e Ceftriaxone associata ad Azitromicina per due settimane seguita da Amoxi-clavulanico e Rifampicina per altre 3 settimane. Inoltre viene associato l�uso di un corsetto su misura.
Al controllo RMN successivo si apprezza una regressione netta della colata flogistica a carico del muscolo psoas. Clinicamente non si evidenzia pi� la tumefazione in sede lombare paravertebrale, la sintomatologia dolorosa scompare permettendo alla piccola di muoversi e di avere una deambulazione progressivamente normale.
Il tallone d�Achille
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo per corrispondenza: alisonshardlow@alice.it
Vediamo M., 4 anni, per improvvisa zoppia esordita circa 2 settimane prima, senza apparente causa scatenante. La caviglia destra presenta tumefazione e limitazione dolorosa senza febbre e sintomatologia sistemica. La madre infermiera fa eseguire una radiografia della caviglia che mostra un�area di radiotrasparenza a livello dell�astragalo e modica tumefazione delle parti molli della caviglia. Primi pensieri: infezione o malignit�? Esami di laboratorio negativi (emocromo, indici di flogosi, AST, ALT, LDH, ferritina, trigliceridi, marker tumorali). Nell�ipotesi di osteomielite avviamo terapia antibiotica endovenosa con clindamicina. La TAC senza e con mezzo di contrasto mostra un�area rotondeggiante di osteolisi di diametro poco superiore al centimetro, a margini netti, sul versante posteriore della troclea astragalica; ampia interruzione della corticale ossea senza reazione periostale; lieve versamento intrarticolare. In RMN, dopo mezzo di contrasto si evidenzia impregnazione ad anello e area centrale ipointensa. Escludiamo radiologicamente altre localizzazioni di malattia ossee e viscerali. Eseguiamo biopsia ossea e currettage chirurgico della lesione. L�esame colturale del campione risulta negativo, pertanto sospendiamo la terapia antibiotica. L�istologia mostra proliferazione fibroconnettivale, edema e modesto infiltrato cellulare polimorfo con granulociti anche eosinofili, linfociti e plasmacellule; rari istiociti. Si tratta di un quadro radiologicamente e istologicamente suggestivo per granuloma eosinofilo in assenza di riscontro all�immunoistochimica dei markers tipici (proteina S100 e CD1a). Ripetiamo TAC di controllo a un mese dall�intervento: rispetto al precedente si osserva addensamento osseo con sclerosi dei bordi, segno di evoluzione in senso riparativo.
Discussione: l�esordio di un�artrite monolocalizzata, senza febbre e con un laboratorio non molto espresso, in una bambina piccola fa ipotizzare una artrite idiopatica giovanile monoarticolare. La radiografia prontamente eseguita ha evidenziato una lisi ossea da probabile granuloma eosinofilo. Take home message: non fate diagnosi di AIG monoarticolare senza prima aver eseguito una radiografia dall�articolazione colpita!
A mali estremi estremi rimedi
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo per corrispondenza: domenica_giglia@hotmail.com
Gli emangiomi sono i tumori pi� frequenti in et� pediatrica, in genere si manifestano nei primi mesi di vita e successivamente vanno incontro a spontanea involuzione (il 60% entro il 5� anno di vita e il 90-95% entro i 9 anni). Nei casi in cui l�emangioma � molto esteso o interferisce con funzioni vitali come la visione, la respirazione o la deglutizione, si rende necessario trattamento terapeutico che a seconda delle caratteristiche pu� essere di tipo chirurgico (anche laser-terapia) o medico (cicli di Prednisone a alto dosaggio per via orale o iniezione intralesionale di corticosteroidi).
Sulla base delle recenti segnalazioni in letteratura (NEJM; 2008, 358;24), di straordinari risultati in seguito all�uso del Propranololo (rapida riduzione delle dimensioni dell�emangioma, senza gli effetti collaterali legati all�uso di steroide) abbiamo avviato presso il nostro Istituto, dall�inizio del 2009 uno studio randomizzato in aperto per il trattamento degli emangiomi capillari (propanololo vs cortisone). I bambini randomizzati nel gruppo Propranololo, dopo un valutazione basale che comprende visita cardiologia con ECG ed Ecocardio e studio di imaging della lesione, ricevono dosi gradualmente crescenti del ?bloccante fino al dosaggio di 2 mg/kg. Durante l�avvio del trattamento sono costantemente monitorati la FC e la PA. Per uno stretto monitoraggio sono previsti inoltre successivamente dei controlli ecografici e radiologici dopo 1 settimana e dopo a 1-2-3-6-12 mesi di trattamento a dose piena. Dall�inizio del 2009 abbiamo trattato con Propranololo 4 bambini (4F) di et� compresa tra 6 mesi e 3 anni. In 2 su 4 casi abbiamo assistito a una immediata (gi� dal giorno successivo all�avvio del trattamento) riduzione della tumefazione visibile obiettivamente ed ecograficamente senza effetti collaterali legati al farmaco. In un caso invece, in bambina di 3 anni, in cui avevamo avviato il trattamento con Propranololo, per uso compassionevole, non abbiamo assistito ad alcun beneficio assistendo invece alla comparsa di vomito e diarrea che ci ha indotto a sospendere rapidamente il trattamento, in un altro (bambina di 3 anni) parziale beneficio. In casi selezionati il Propranololo offre una concreta opportunit� di risoluzione.
Sull�encefalite da rota
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo per corrispondenza: domenica_giglia@hotmail.com
D. � un bambino di 16 mesi condotto in PS per una crisi convulsiva tonica generalizzata, primo episodio, senza familiarit� per crisi epilettiche. All�arrivo in PS, D. ha presentato un�altra crisi prontamente trattata con Diazepam e immediatamente risolta. In anamnesi storia di episodi di vomito e diarrea da qualche giorno, senza febbre. Il bambino alternava momenti di irritabilit� a momenti di sopore, non aveva segni meningei, ha presentato altre due crisi toniche generalizzate nell�arco della giornata. Sono stati eseguiti esami ematici (emocromo, elettroliti, indici di flogosi: nella norma), esame del liquor (limpido, senza batteri n� PMN, con normale glico e proteinorrachia) ed EEG e TC cerebrale che hanno invece evidenziato un lieve aumento di attivit� lenta posteriore e un lieve edema cerebrale, compatibili con un quadro di encefalite. Pur se poco probabile, nell�ipotesi di una encefalite erpetica � stata avviata terapia con aciclovir, associata al cortisone x ev. Durante il ricovero il bambino ha continuato ad avere diarrea profusa (15 scariche/die), necessitando dell�idratazione endovena. Il giorno successivo si � avuta conferma della negativit� del liquor per enterovirus, herpesvirus e rotavirus; quest�ultimo invece � stato isolato nelle feci. Abbiamo pertanto interrotto la terapia antivirale e gradualmente sospeso il cortisone. Il bambino non ha mostrato alcun esito alla dimissione. Riteniamo che D. abbia presentato quindi un�encefalite di grado lieve con convulsioni legate all�infezione intestinale da rotavirus. La pi� recente letteratura ipotizza a tal proposito due meccanismi patogenetici: uno infiammatorio legato alla maggiore concentrazione di citochine (IL 6 e IL 8) associato a manifestazioni extraintestinali come febbre e convulsioni. Alcune casistiche dimostrano infatti maggiori livelli di citochine nel liquor di bambini che presentano convulsioni in corso di infezione da rotavirus (sia rispetto a soggetti con infezioni da Rotavirus ma senza convulsioni, che rispetto a soggetti sani). L�altra ipotesi � di tipo citotossico in cui una tossina (NSP4) attraverso il danno della mucosa gastrica raggiunge il SNC e inibisce la mobilizzazione di Ca intracellulare. Sono necessari comunque ulteriori studi.
Tuttavia sono necessari altri studi a tal proposito.
Un caso di linfedema
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste; 2 Dipartimento di Genetica Medica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Genetica, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo per corrispondenza: alisonshardlow@alice.it
Caso clinico: P. � un ragazzo di 13 anni che � giunto alla nostra attenzione per la comparsa, dall�et� di 11 anni, di tumefazione bilaterale agli arti inferiori, maggiormente evidente la sera, in assenza di dolore e impotenza funzionale delle articolazioni coinvolte. Nella sua storia clinica riferiti un DIA cardiaco e perviet� del dotto di Botallo (presenti alla nascita e regrediti spontaneamente), facies particolare (orecchie a impianto basso, filtro nasale allungato e pterigium colli), crescita sopra il 90� percentile in peso e altezza. Obiettivamente P. presentava edema dei tessuti molli, improntabile, localizzato unicamente alle caviglie e dorso dei piedi, senza segni di flogosi. Abbiamo eseguito alcuni accertamenti che hanno permesso di escludere la presenza di cause secondarie di edema degli arti inferiori: ecografia addome-pelvi (cause compressive quali tumori), ecocolordoppler arti inferiori (trombosi venosa profonda - TVP), esami di laboratorio (protidemia, ormoni tiroidei, LDH nella norma, indici di flogosi negativi, proteinuria assente). Escluse le principali cause di linfedema secondario � stata considerata la natura sindromica dello stesso: in particolare � stata valutata la sindrome di Noonan, ritenuta poi clinicamente poco probabile (altezza >97� percentile). Successivamente � stata riscontrata nel DNA del ragazzo una mutazione de novo del gene FOXC2. � stata dunque formulata diagnosi di sindrome linfedema-distichiasi.
Discussione: il linfedema origina da un rallentamento nel deflusso linfatico che pu� essere determinato da ostruzione, compressione o ipoplasia dei dotti linfatici. � importante, di fronte a ogni nuovo caso diagnosticato, escludere la presenza di cause secondarie. Secondo step riguarda lo studio di forme sindromiche ed ereditarie. Da un punto di vista classificativo, il linfedema si distingue in primitivo (ereditario, sindromico e non, e idiopatico) e secondario (infezioni, tumori, radioterapia, ipo-ipertiroidismo, TVP, chirurgia, traumi, scompenso cardiaco congestizio, ipoprotidemia). La sindrome linfedema-distichiasi � una forma di linfedema ereditario con mutazione del gene FOXC2 caratterizzata, come dice il nome stesso, da linfedema (specialmente agli arti inferiori), distichiasi (doppia fila di ciglia presente nel 94%dei casi) e altre anomalie tra cui quelle cardiache.
Una diarrea muco-ematica
Clinica Pediatrica, Universit� degli Studi di Ferrara, Ferrara
indirizzo per corrispondenza: martimaine@libero.it
Descriviamo il caso di G., giunta alla nostra attenzione a 25 mesi per storia di diarrea mucosa,a volte ematica,iniziata 4 mesi prima. Anamnesi fisiliogica negativa. Ricovero a 19 mesi per episodio di angioedema dopo ingestione di dolce a base di nocciole, in seguito al quale l�alimento � stato eliminato dalla dieta. Accertamenti ematici nella norma (ipereosinofilia periferica), negativi gli indici di flogosi e la sierologia per celiachia.Quando giunge presso il nostro DH G. � in buone condizioni generali,non mostra segni clinici di anemizzazione, l�esplorazione rettale � negativa. � gi� stata precedentemente eseguita colonscopia che ha documentato l�assenza di lesioni macroscopiche mentre l�esame bioptico del colon sinistro ha mostrato �infiltrato eosinofilo (> 60 per campi di visione a 40x) della lamina propria�, quadro compatibile con colite eosinofila. Permane alvo con muco e positivit� per sangue occulto fecale. Gli indici di flogosi rimangono negativi, non anemizzazione, non viene pi� documentata ipereosinofilia periferica; le IgE totali e specifiche per proteine del latte risultano incrementate. Considerati la storia familiare e personale di atopia, la positivit� delle IgE, e soprattutto il referto istologico, viene iniziata dieta di eliminazione per proteine del latte vaccino per 3 settimane con successivo scatenamento senza alcuna variazione della situazione clinica. Un approccio con dieta a basso potenziale antigenico sembra poco proponibile vista anche l�et� della bimba. Si decide pertanto di avviare trattamento corticosteroideo per os con Prednisone alla dose di 2 mg/kg/die per 2 settimane e poi a scalare in 4 settimane. Nel frattempo � risultata anche positivit� degli ANCA perinucleari, anticorpi che possono essere correlati RCU (patologia per la quale G. ha familiarit�), ma il cui incremento pu� anche verificarsi in modo aspecifico in corso di flogosi intestinale. Ci riproponiamo pertanto di seguire l�andamento clinico e di eseguire rivalutazione endoscopica in caso di mancata risposta alla terapia steroidea.
Un caso di pneumotorace
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo per corrispondenza: margheritalondero@yahoo.it
S., 16 anni, sportivo agonista, si presenta in Pronto Soccorso per improvvisa comparsa di dolore toracico e dispnea durante un allenamento. Il ragazzo non ha alcun precedente clinico, ogni anno viene sottoposto a visita sportiva per attivit� agonistica, risultata sempre nella norma. In anamnesi familiare nessuna morte acuta improvvisa per accidente cardio-vascolare n� per patologia cardiaca. All�ingresso in PS S. appare molto sofferente, pallido, sudato, tachidispnoico con FR 60 atti/minuto: descrive il dolore come molto intenso, trafittivo, ad andamento postero-anteriore con irradiamento all�emitorace sx, esacerbato con gli atti del respiro. L�inspirio profondo � limitato. Il polso radiale � piccolo, aritmico, al pulsi-ossimetro non � possibile rilavare la saturazione (SaO2) plasmatica. All�ispezione del torace si evidenzia immediatamente asimmetria degli emitoraci con emicostato sinistro ipomobile ipoespanso. Non crepitii sottocutanei alla palpazione in sede sovra-claveare sx. All�auscultazione toracica il murmure vescicolare � normotrasmesso, simmetrico su tutti i campi esplorati senza rumori aggiunti patologici. L�attivit� cardiaca risulta regolare con FC 90 atti/minuto. Il ragazzo esegue subito un tracciato ECG, che risulta nella norma, e una RX del torace, che evidenzia una falda di pneumotorace (PNX) apicale a sinistra. La SaO2 risulta del 98%. L�incidenza del PNX spontaneo in et� pediatrica � di 12 casi su 100.000 con un rapporto M:F di 2:1. Il fenotipo classico del paziente � rappresentato dal maschio adolescente alto, con BMI inferiore alla media, che si presenti con un dolore toracico unilaterale insorto acutamente, accompagnato da dispnea e tosse secca. Negli individui di statura elevata gli alveoli apicali sono infatti sottoposti a una pressione di distensione maggiore rispetto a quelli posti alla base e sono pertanto predisposti allo sviluppo di bolle subpleuriche, riscontrabili nel 90% dei casi di PNX spontaneo.
La terapia � rappresentata dal drenaggio chirurgico, indicato esclusivamente per volumi di PNX superiori al 15-20% dell�emitorace.
Uno strano mosaico
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo per corrispondenza: alessandro.amaddeo@gmail.com
Robin � un ragazzo di 9 anni a cui, nel 2007, viene fatta diagnosi di neurofibromatosi di tipo 1 (NF1) per la presenza di 7 chiazze color caff�latte (di diametro maggiore di 5 cm), tutte distribuite all�emitorace di destra e di lentigginosi ascellare (freackling). Non presenta familiarit� per NF1 e la ricerca delle possibili complicanze risulta negativa (non alterazioni ossee, esame neurologico nella norma, potenziali evocati visivi ed esame oculistico normali, non lesioni endoaddominali). Nel dicembre del 2008 Robin torna per un controllo clinico annuale, pronto a sottoporsi alla lunga lista di esami specialistici routinari programmati per i pazienti con NF1 ma� visitando il bambino salta all�occhio una particolare caratteristica delle lesioni cutanee, le chiazze e il freackling sono limitate all�emitorace di destra e comprese all�interno di una pi� vasta area iperpigmentata che si estende fino al cavo ascellare e al dorso (figura 1).
Le caratteristiche di queste lesioni rientrano in una forma particolare di neurofibromatosi, definita NF1 segmentaria localizzata (o mosaic localized NF1). A differenza della forma generalizzata autosomica dominante (1:3500) la forma segmentale ha un�incidenza molto bassa (1 individuo ogni 36000/40000) e la sua patogenesi dipende da una mutazione de novo che avviene durante le prime fasi di divisione mitotica embrionale. L�estensione delle lesioni dipende dalla precocit� con cui la mutazione avviene (pi� precoce � la mutazione, pi� vasto sar� il territorio coinvolto) e caratteristicamente, le lesioni sono disposte in maniera asimmetrica all�interno di una pi� vasta area iperpigmentata che segue le linee di Blashko, proprio come nel nostro caso. Il riconoscimento di questa forma di malattia non � solo interessante dal punto di vista didattico ma � importante vista la ridotta incidenza di complicanze rispetto alla forma generalizzata (solo il 5%) e la minore, quasi assente, probabilit� di trasmissione alle successive generazioni.
Un insolito bernoccolo
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste
G. � un bimbo di 14 mesi, la sua storia inizia la scorsa estate quando la mamma osserva la comparsa di un �puntino rosso� a livello del braccio, che con il passare delle settimane continua ad aumentare di dimensioni e di consistenza. Il medico curante decide di eseguire un�ecografia, che descrive una lesione con caratteristiche di benignit�.
Ma a distanza di un mese compare un piccolo nodulo anche a livello nucale e anche questo in rapido accrescimento. Per tale motivo viene inviato dal chirurgo, che dopo un ulteriore periodo di attesa, decide di eseguire la biopsia del nodulo a livello del braccio e viene alla fine fatta diagnosi istologica di sarcoma granulocitico.
Quando giunge alla nostra attenzione sono gi� passati 4 mesi dalla comparsa della prima lesione. Obiettivamente � possibile osservare in regione parietale sinistra, un nodulo rotondeggiante, rosso-viola, di consistenza aumentata e non dolente alla palpazione. Il passo successivo � quello dell�aspirato midollare che mostra la presenza di blasti (45%) e l�immunoistochimica conferma la diagnosi di leucemia mieloide acuta.
La lesione cutanea di G. � nota come sarcoma granulocitico o cloroma, si tratta di un tumore mieloide a localizzazione extramidollare, che insorge prevalentemente a livello dei tessuti molli o di strutture ossee, ma sono state descritte anche in sede orbitaria e nello spazio epidurale. Pi� frequentemente si osserva in bambini con leucemia mieloide. Queste lesioni possono comparire contestualmente alla localizzazione midollare oppure possono precederla di mesi o anni, cosa che rende pi� difficile la diagnosi. Forse si sarebbe potuto arrivare alla diagnosi con qualche mese d�anticipo, tuttavia ci� non avrebbe modificato sostanzialmente la prognosi n� la terapia, in quanto una presentazione di questo tipo classifica comunque la malattia come un�emopatia ad alto rischio, richiedendo da subito un trattamento chemioterapico energico.
La carenza di vitamina D: tale madre, tale figlio
1Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste; 2Unit� Operativa Pediatria Ospedale Bufalini, Cesena
indirizzo per corrispondenza: cecilia_geraci@yahoo.it
A. � un lattante di 45 giorni giunto alla nostra osservazione per la comparsa di crisi convulsive parziali subentranti. Il livello sierico di Calcio � molto al di sotto dei limiti della norma (6,6 mg/dl) con Fosforo elevato (7,9 mg/dl).Con l�infusione di Calcio gluconato la calcemia si porta lentamente al livello stazionario di 7,5 mg/dl e le crisi non si presentano pi�.Pur in assenza di alcuna stigmata di rachitismo nella madre, era comunque doveroso dosare in lei la vitamina D, trattandosi di una donna scura di pelle e sempre coperta. Calcemia e fosforemia erano normali (Ca: 9 mg/dl; P: 3,4 mg/dl) con PTH inappropriatamente elevato (PTH: 572 pg/ml) e un deficit grave di vitamina D (< 4 ug/L).
M., bambino di 1 anno e 7 mesi, � pallido, distrofico, con malformazioni ossee (braccialetto e rosario rachitico) e macrocefalia. Il bambino non si regge in piedi. La curva di crescita dimostra che il peso e l�altezza del bambino sono passati dal 50� al 3� percentile dal 10� mese. Escluso il malassorbimento, il quadro depone di pi� per un rachitismo o carenziale o da malassorbimento (vitamina D inferiore alla norma).
La pronta e stabile risposta a una singola dose di vitamina D confermer� l�ipotesi della forma carenziale, la madre per� ribadisce che il piccolo veniva adeguatamente esposto al sole. Ricordandoci del caso precedente, abbiamo dosato la vitamina D anche nella madre e ancora una volta abbiamo trovato che la donna, sempre di pelle scura e molto coperta,era gravemente carente della vitamina.
Questi due casi dimostrano quindi come un importante deficit di vitamina D nella madre si possa ripercuotere sul figlio, anche in assenza di evidenti dati clinico anamnestici chiaramente suggestivi di forma carenziale.
Otitic Hydrocefalus
1Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste; 2Scuola di Specializzazione in pediatria, Universit� di Ferrara, Ferrara; 3Unit� Operativa Pediatria Ospedale Bufalini, Cesena
indirizzo per corrispondenza: cecilia_geraci@yahoo.it
G. � un bambino di che giunge alla nostra osservazione per vomito. La madre � particolarmente preoccupata dal tipo di vomito: non alimentare e a getto. Teniamo il piccolo in osservazione e durante la degenza notiamo che G. versa in stato letargico tanto da obbligarci a pensare a un interessamento del sistema nervoso centrale. La rachicentesi d� esito alla fuoriuscita di liquor marcatamente iperteso con proteine e glucosio a norma. L� EEG � rallentato e la RMN cerebrale mostra una trombosi del seno venoso laterale. A questo punto giustifichiamo lo stato di torpore con l�ipertensione endocranica secondaria a trombosi del seno cerebrale. Dalla TAC emerge un�otomastoidite con soluzione di continuo tra le pareti delle celle e le pareti dei seni trombizzati, documentando quella rara condizione che va sotto il nome di Otitic Hydrocefalus. Effettivamente il piccolo aveva presentato nei giorni precedenti un�otalgia non trattata con antibiotico. Con Mannitolo e cortisone endovena il bambino ha avuto beneficio, ma la trombosi per altro non si � canalizzata e il bambino ha sviluppato un edema della papilla che permane tutt�ora. Questo caso mostra una temibile complicanza dell�otomastoidite: il cosiddetto Hydrocefalo otiticus, condizione di ipertensione endocranica in un contesto di otite media complicata. In letteratura abbiamo trovato pochi casi di questo genere, evidenziando come sia effettivamente raro nella pratica corrente il verificarsi di tale complicanza. A ogni modo abbiamo fatto esperienza di un�altra delle importanti delle importanti eziologie di ipertensione endocranica nei bambini.
La pazienza � la virt� dei forti� anche nella glicogenosi
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
F. giunse alla nostra osservazione nel 1981, all�et� di 3 anni circa, a causa di un ittero colestatico con ipertransaminasemia (AST 324 U/l, ALT 363 U/l, GGT 87 U/l). L�esame obiettivo mise in evidenza una facies �da bambola�, importante epatosplenomegalia, e un�altezza <3� percentile. Gli esami ematici evidenziarono una lieve ipoglicemia a digiuno (40-45 mg/dl, senza aumento della glicemia dopo un carico di glucagone seguente una notte di digiuno), iperlipemia (trigliceridi 251 mg/dl, colesterolo totale 268 mg/dl), iperuricemia (5.8 mg/dl), iperlattacidemia e bassa aggregabilit� piastrinica. Fosfatasi alcalina, aldolasi, CPK ed ECG risultavano nella norma. Non erano presenti danni renali all�ecografia dell�addome. La biopsia epatica evidenziava un accumulo di glicogeno negli epatociti, reperto compatibile con una diagnosi di glicogenosi; non venne eseguito il dosaggio enzimatico e sulla base della clinica venne posta diagnosi di glicogenosi di tipo I. Dopo l�avvio di una dieta adeguata, gli esami ematici e la clinica del paziente migliorarono nel tempo. L�ipertransaminasemia e l�ittero furono interpretati come conseguenti a un�infezione virale concomitante. Dopo alcuni anni, il paziente � stato perso al follow-up. Quando il paziente si � ripresentato, all�et� di 31 anni, appariva in pieno benessere, non era pi� presente organomegalia e l�ecografia dell�addome era nella norma, nonostante non seguisse pi� un regime dietetico adeguato da diversi anni. Era presente solamente una lieve ipertransaminasemia (AST 37 U/l, ALT 82 U/l) e iperlipemia (trigliceridi 170 mg/dl, colesterolo totale 263 mg/dl). Non erano presenti debolezza muscolare o problemi cardiaci. Abbiamo quindi rivalutato la diagnosi, e nell�ipotesi di una glicogenosi di tipo III abbiamo eseguito un�indagine genetica, che ha evidenziato una mutazione nel gene AGL (IVS6+3 A>G) in omozigosi. All�epoca non venne fatto il dosaggio enzimatico su biopsia e la diagnosi fu prevalentemente clinica; al giorno d�oggi un semplice prelievo permette facilmente di distinguere i diversi tipi di glicogenosi, con prognosi e trattamenti anche molto diversi tra loro.
Una bambina al buio
1Scuola di Specializzazione in pediatria, Universit� di Ferrara; 2Unit� Operativa Pediatria Ospedale Bufalini, Cesena; 3Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste, Trieste
indirizzo per corrispondenza: erikagubellini@inwind.it
M. � una bambina di 9 anni che giunge alla nostra osservazione per un progressivo calo del visus bilaterale, che � insorto da circa 10 giorni. All�ingresso la bambina � pressoch� cieca: non riesce a leggere n� a riconoscere le persone, cammina solo se sorretta, riesce a malapena a percepire la luce. Ha gi� effettuato presso un altro ospedale alcuni accertamenti, che delineano un quadro tutt�altro che rassicurante: grave riduzione dell�acuit� visiva (VOO 2/50), grave difetto campimetrico bilaterale, PEV non riconoscibili bilateralmente; al fundus oculi non segni di papillite; TAC cerebrale negativa. Viene negata un�esposizione a tossici; non risultano vaccinazioni o infezioni recenti; non familiarit� per malattie neurologiche. La bambina non riferisce altri sintomi, in particolare non dolore ai globi oculari n� disturbi sfinterici. All�esame obiettivo, oltre al grave deficit visivo bilaterale, notiamo una reazione pupillare torpida, soprattutto a destra; per il resto non altri segni neurologici focali; non nistagmo; ROT rotulei normoeccitabili. La RMN evidenzia due distinte localizzazioni encefaliche di verosimile natura infiammatoria, una a livello dei nervi ottici nel loro tratto retrobulbare (dx>sn) fino al chiasma con impregnazione contrastografica, l�altra in sede cerebellare interessante sia la corteccia che la sostanza bianca sottocorticale; il midollo risulta indenne. All�esame del liquor non proteinorrachia n� pleiocitosi, ma sono presenti alcune bande oligoclonali. Nel sospetto di una malattia demielinizzante abbiamo sottoposto M. a una terapia immunosoppressiva (metilprednisolone) con importante miglioramento della funzione visiva gi� dopo 12 ore.
Allo stato attuale non sono presenti le caratteristiche di temporalit� e spazialit� per parlare di sclerosi multipla (SM); inoltre la bilateralit� della neurite ottica e l�interessamento della sostanza grigia corticale cerebellare depongono maggiormente per un�encefalomielite acuta disseminata (ADEM). Solo il follow-up ci permetter� di chiarire la diagnosi (ADEM, malattia monofasica vs SM, cronica-recidivante per definizione) e di formulare una prognosi.
La malattia autoimmune del fegato associata alla celiachia
Epatologia e Gastroenterologia, Dipartimento di Pediatria, Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana ed Epatologia e Trapianto di Fegato Pediatrico Ismett, Palermo
indirizzo per corrispondenza: irenepellegrinifilippeschi@yahoo.it
Il 15% dei pazienti pediatrici seguiti in Italia per una malattia autoimmune del fegato (MAF) hanno una malattia celiaca (MC). Per definire le caratteristiche di esordio della MAF associata a MC abbiamo rivisto retrospettivamente tutti i pazienti con MAF, seguiti dal 1995 al 2008 presso la Clinica Pediatrica di Pisa e l�Epatologia pediatrica dell�ISMETT di Palermo. Tutti erano stati screenati alla diagnosi e/o durante la sorveglianza per una MC. Su un totale di 105 pazienti, 11 (10.5 %) sono risultati affetti da MC,. In questi pazienti (10 F) l�et� media di presentazione clinica � stata di 2.7 (19m-5a) in 6 la MC ha rappresentato la condizione di esordio, in 2 MC e MAF sono state diagnosticate pressoch� contemporaneamente mentre in 3 l�esordio � stato di tipo epatitico. La malattia epatica si � manifestata in modo eterogeneo: in 3 casi con epatite acuta grave, in 8 con iper-transaminasemia asintomatica in 7 e nel contesto di una malattia infiammatoria intestinale in 1 paziente. La MAF associata a MC era caratterizzata in 7 casi da ANA/SMA positivit�, in 2 da LKM positivit� e in 2 da sieronegativit�. Una bambina presentava deficit assoluto di IgA. Tutti i pazienti avevano ipertransaminasemia, con AST 3 -65 x N; ALT 2 -70 x N, GGT nella norma in 7 pazienti e funzionalit� epatica conservata in 10 pazienti. In una bambina con esordio di tipo epatite acuta la coagulopatia epatica ha necessitato una trasfusione di plasma. In 10 pazienti � stata effettuata biopsia epatica, che ha mostrato in tutti necrosi lobulare, attivit� di interfaccia e fibrosi di grado variabile, in 4 era inoltre presente anche interessamento biliare. Tutti i pazienti sono stati messi a dieta priva di glutine e trattati per la MAF con terapia convenzionale (prednisone e azatioprina); in 3 casi � stata associata terapia con UDCA. La durata totale attuale del follow-up � 115,5 mesi (range 13 - 261 mesi); 6 pazienti sono attualmente in trattamento: 4 di questi hanno presentato recidiva bioumorale (3 in corso di discontinuazione della terapia cortisonica e 1 dopo 4 anni di sospensione della terapia.). In uno di questi pazienti alla ripresa della terapia � stata associata per un anno terapia con ciclosporina; 5 pazienti sono attualmente off therapy.
Testicoli ritenuti di tutta Italia
1Clinica Pediatrica, IRCCS �Burlo Garofolo�, Universit� di Trieste, Trieste; 2Servizio di Epidemiologia e Biostatistica, IRCCS �Burlo Garofolo�, Trieste; 3Associazione Culturale Pediatri
indirizzo per corrispondenza: gianluca.tornese@gmail.com
Scopo del nostro studio era descrivere la gestione attuale del criptorchisimo fra i pediatri di libera scelta e di segnalare le differenze rispetto alle recenti linee guida recentemente pubblicate su Acta Pediatrica (e in versione italiana su Medico e Bambino) e stilate da un gruppo di clinici e ricercatori provenienti da cinque Paesi nordici (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia) sulla base delle evidenze fino a ora disponibili. Le raccomandazioni che sono state formulate possono essere cos� riassunte: a) non viene raccomandata nella stragrande maggioranza dei casi di testicolo ritenuto la terapia ormonale (con hCG e/o LHRH), per gli scarsi risultati immediati e per i possibili eventi avversi a lungo termine sulla spermatogenesi; b) l�intervento di orchidopessi viene consigliato nei casi di testicolo ritenuto non palpabile o palpabile dopo i sei mesi ma che non rimane una volta riposizionato nello scroto, fra il 6 e il 12 mese di vita o alla diagnosi se questa avviene dopo l�anno di et�; c) l�orchidopessi, prima dei 12 mesi, dovrebbe essere eseguita esclusivamente in centri dotati di una struttura di chirurgia pediatrica o urologia pediatrica e che dispongano di anestesisti pediatri. 141 pediatri di libera scelta, provenienti da 18 regioni italiane, hanno compilato un questionario on line. Il questionario richiedeva informazioni su tutti i bambini con criptorchidismo nati tra il 1 gennaio 2004 e il 1� gennaio 2006, sulle loro caratteristiche e la loro gestione. I dati riportati sono un�analisi preliminare dei risultati. Sono stati ottenuti dati su 168 bambini con testicolo sovrascrotale. Fra questi, il 21% ha avuto diagnosi di testicolo retrattile, mentre il 79% di testicolo ritenuto vero e proprio. L�et� media alla diagnosi era di 0.7 anni (range 0-4.1). Nel 19% dei casi, il criptorchidismo si � risolto spontaneamente all�et� media di 1.8 anni (range 0.2-3.8). Fra i 136 bambini con criptorchidismo persistente, il 72% ha ricevuto orchidopessi (et� media alla chirurgia 1.8 anni, range 0.1-4.7), di cui il 16% prima dell�anno di et�. L�intervento � stato eseguito da un chirurgo pediatrico nell�85% dei casi, con una percentuale di successo dell�89%. L�orchidopessi � stato il primo trattamento nel 60% dei casi, mentre � stata preceduta da trattamento ormonale nel 12% dei casi. Il trattamento ormonale � stato usato in prima battuta nel 25% dei casi, con una percentuale di successo del 29% (n=10/34). Complessivamente, 21 bambini non hanno ricevuto alcun tipo di trattamento, di cui 7 sono in attesa di intervento chirurgico gi� programmato (et� media all�ultimo follow-up 3.3 anni). Il nostro studio mostra un importante ritardo nell�orchidopessi. Inoltre un�alta percentuale di bambini con criptorchidismo viene trattata con terapia ormonale, sebbene non raccomandata delle recenti linee guida.
Outcome a lungo termine dell�empiema pleurico trattato con o senza urochinasi
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste
indirizzo per corrispondenza: alessandro.amaddeo@gmail.com
L�empiema pleurico � una delle possibili complicanze delle polmoniti, ma non esistono al momento sufficienti studi in grado di predire la funzionalit� polmonare in pazienti trattati per tale patologia. L�obiettivo del nostro studio � quello di valutare la funzionalit� polmonare a distanza, in un gruppo di pazienti ricoverati per empiema pleurico dal 1981 al 2005 presso la clinica pediatrica dell�IRCCS Burlo Garofolo. Tutti i pazienti trattati per empiema parapneumonico e sottoposti a drenaggio intrapleurico sono stati richiamati per essere sottoposti a una valutazione pneumologica comprensiva di anamnesi mirata a cogliere eventuali segni di deficit polmonare, visita pneumologica e spirometria. Dei 39 pazienti inizialmente ritenuti idonei a partecipare allo studio 12 sono risultati non rintracciabili, 7 non erano interessati a eseguire il follow-up e 3 risiedevano fuori regione ed erano pertanto impossibilitati a partecipare allo studio. Dei 17 pazienti rimasti 5 erano stati trattati con drenaggio semplice e 12 con drenaggio e iniezione intrapleurica di urochinasi secondo un protocollo in uso presso il nostro istituto dal 1997. L�et� media della popolazione studiata � di 16,5 anni e la durata del follow-up � stata mediamente di 10,2 anni. 2/17 pazienti hanno presentato almeno un altro episodio di polmonite, in entrambi i casi non complicata e senza necessit� di ricovero; 3/17 hanno ricevuto diagnosi di asma bronchiale dopo il ricovero e due di questi hanno sviluppato una sensibilizzazione ad aeroallergeni. In un paziente � stata riscontrata una importante scoliosi evolutiva che ha reso difficile l�esecuzione della spirometria. I dati spirometrici non hanno evidenziato segni di deficit respiratori n� in senso restrittivo (FVC medio 95,8%) n� ostruttivo (FEV1 97,6%). Nessuno dei pazienti studiati presentava segni o sintomi indicativi di deficit polmonare. In conclusione i risultati ottenuti indicano che la polmonite complicata da empiema non causa una riduzione della funzionalit� respiratoria a lungo termine.
Chi si muove troppo e chi troppo poco
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Universit� di Trieste
indirizzo per corrispondenza: sara.dal.bo@gmail.com
Recife, Brasile, clinica pediatrica: O. � un ragazzo di 12 anni (ma il suo atteggiamento lo fa sembrare molto pi� maturo) di una famiglia povera dell�entroterra. Il suo disturbo � cominciato con un dolore sovrapubico prima evocabile alla palpazione, poi costante, farmacoresistente. Nel tempo � insorta una paralisi flaccida progressiva degli arti inferiori, con incontinenza urinaria e fecale. Il ragazzo lamenta anche una cefalea frontale che risponde ai comuni analgesici. L�esame obiettivo neurologico evidenzia solo la paralisi e la perdita totale di sensibilit� a carico degli arti inferiori, dove non sembrano evocabili i riflessi profondi. Non ha evidenze anamnestiche n� laboratoristiche di infezioni o di altra patologia: emocromo, esami di funzionalit� epatica, renale e enzimi muscolari si mantengono in successivi controlli sempre nella norma. Ecografia addominale, analisi del liquor (anche pressione liquorale), TC cerebrale, RMN cerebrale e del midollo spinale, scintigrafia ossea, angioRMN e elettroneuromiografia non evidenziano alcuna alterazione.
Trieste, Italia, pronto soccorso: A. � un ragazzo di 12 anni che viene portato in ospedale in autoambulanza per crisi convulsiva generalizzata, iniziata mentre cenava con gli amici. Durante il trasporto gli � gi� stata somministrata una prima dose di diazepam ev, a cui non ha risposto. A. all�ingresso presenta estremit� fredde e contrazioni spastiche, alternate a fasi di ipertono degli arti inferiori e superiori, quasi mai simultanee; inoltre inarca la schiena. All� arrivo il suo GCS � di 5, non risponde agli stimoli verbali, non apre gli occhi, ma gira il capo dal lato dove l�infermiera gli sta inserendo l�agocannula. � tachicardico (FC: 115), non tachipnoico, afebbrile, PA normale: a tratti sviluppa delle apnee di pochi secondi, ma la saturazione di O2 non scende mai sotto il 99%. Gli vengono somministrate due dosi crescenti di midazolam e una di tiopentone acetato, dopo le quali gli spasmi cessano per pochi minuti, per poi riprendere invariati. Quando il neuropsichiatria (che lo conosce) arriva, lo chiama e gli parla: in pochi minuti la crisi si ferma, A. riprende coscienza e comincia a parlare con il padre; il suo esame neurologico � completamente normale. Tutti gli accertamenti (EEG, TC cerebrale, elettroliti, glicemia, emocromo,), eseguiti in questo e in occasione di precedenti episodi, non hanno mai evidenziato alcuna alterazione.
Entrambi i casi, pur cos� diversi per manifestazioni cliniche e contesto, rappresentano due forme di disturbo da conversione: il primo ragazzo � entrato in terapia farmacologica e psicoterapia per una forma di depressione, il secondo � seguito dalla Neuropsichiatria Infantile per psicosi.
Buono (?), ma ingombrante
Ospedale dei Bambini �V.Buzzi� Milano
indirizzo per corrispondenza: chiarabersanini@gmail.com
F., bambina di 10 anni. Anamnesi patologica remota muta, crescita regolare.
A cinque anni eseguito Rx torace per flogosi delle basse vie respiratorie, polmonite bilaterale. Evidenza a livello dell�arco medio cardiaco, in proiezione frontale, di una disomogenea opacit� tondeggiante a margini sfrangiati, che in laterale sembra localizzarsi a livello del tratto medio del rachide dorsale, suggestiva per alterazione espansiva paravertebrale contenente calcificazioni. La successiva RMN torace conferma il quadro Rx con evidenza di acquisizione di mezzo di contrasto da parte dell�espanso. La parete costale, il tratto discendente dell�aorta, il ramo interlobare dell�arteria polmonare, che entrano in contatto con la formazione, non mostrano segni RM di coinvolgimento. Ritenuta di difficile esecuzione l�agobiopsia, prevista l�asportazione chirurgica. Intraoperatoriamente riscontro di lesione di pertinenza parenchimale polmonare sinistra, coinvolgente i segmenti apicale e dorsale, con rapporti anatomici tali da condizionare un esteso volume di resezione; biopsia incisionale: processo infiammatorio fibroialino calcifico con pseudotumor infiammatorio: granuloma plasmacellulare.
Benessere fino a maggio 2007, quando viene ricoverata presso il reparto di Pediatria del nostro Ente per polmonite sinistra da Mycoplasma; decorso non complicato, mai ossigenodipendenza. I controlli TC e RMN evidenziano la stabilit� dimensionale del noto espanso, che genera compressione bronchiale e carnificazione parziale del parenchima della piramide basale a valle, con bronchiectasie cilindriche varicose. Reperto pletismografico di deficit disventilativo misto (TLC 53% del predetto, RAW 246 % del predetto). Pneumonectomia sinistra, posizionate protesi in cavit� pleurica omolaterale. Confermata la diagnosi di pseudotumor infiammatorio infiltrante la pleura viscerale e parietale fino a ridosso delle fibre muscolari striate, inglobante le strutture ilari con interessamento dell�ilo polmonare posteriore e del bronco principale. Valutata a sette mesi dall�intervento, asintomatica, persistenza di deficit disventilativo restrittivo.
Un caso di febbre, proteinuria e dolore articolare
Clinica Pediatrica, Universit� degli Studi di Cagliari
indirizzo per corrispondenza: piliamariapaola@tiscali.it
G. � una ragazza di 15 anni, giunta alla nostra osservazione per episodi febbrili ricorrenti della durata di 3-4 giorni, caratterizzati da febbre elevata a risoluzione spontanea e dolore in sede sacro-iliaca bilaterale. All�anamnesi familiare � presente una zia materna affetta da sindrome da anticorpi antifosfolipidi, madre positiva per LAC senza manifestazioni patologiche. All�anamnesi patologica remota viene rilevata un�ipoacusia bilaterale neurosensoriale, riscontrata anche in altri familiari in linea paterna, e la varicella insorta qualche settimana prima del quadro clinico.
Dagli esami ematochimici e colturali viene esclusa una patologia infettiva in atto. L�esame emocromocitometrico mette in evidenza un�anemia normocitica normocromica. L�autoimmunit� organo-specifica risulta in un primo momento nella norma, eccetto che per un�ipocomplementemia del C4. Nell�esame urine compaiono proteiunuria ed emoglobinuria, mentre al sedimento urinario riscontro di 4/6 eritrociti per campo e rari cilindri ialino-granulosi. Durante il ricovero la proteinuria delle 24h aumenta progressivamente fino a 1000 mg/die con clearance della creatinina nella norma. Viene effettuata una consulenza nefrologica e una biopsia renale che pone diagnosi di glomerulonefrite proliferativa mesangiale con focali aspetti di proliferazione extracapillare; il reperto viene ritenuto suggestivo per una forma evoluta di glomerulonefrite postinfettiva.
Durante il follow-up compare la positivizzazione di ANA; aDNAds; lupus anticoagulant; anticorpi anti-cardiolipina; Anticorpi anti-beta2 glicoproteina e allungamento dell�APTT. Visti i nuovi dati, la diagnosi viene modificata in glomerulonefrite in corso di lupus eritematoso sistemico.
La paziente � tutt�ora seguita presso il nostro Istituto.
La displasia ectodermica associata a mutazione del gene TP63: una possibile causa di complessa disgenesia degli organi genitali interni femminili con agenesia di utero e ovaie
Servizio di Endocrinologia Pediatrica, Clinica Pediatrica, Ospedale Luigi Sacco (Milano), Universit� di Milano
indirizzo per corrispondenza: maryan@email.it
Descriviamo una paziente di 14 anni giunta alla nostra osservazione per amenorrea primaria con adrenarca avanzato, affetta da LMS (Limb Mammary Syndrome), una forma di Displasia Ectodermica causata da una mutazione del gene TP63 (1576_1577 del TT) mai descritta in letteratura.
La paziente presentava severa ectrodattilia, palatoschisi isolata, aplasia di ghiandole mammarie e capezzoli senza anomalie a livello di capelli e cute. Lo sviluppo dei genitali esterni appariva normale, con regolare meato vaginale e uretrale. La peluria pubica corrispondeva a uno stradio 4 secondo Tanner. Collateralmente presentava un rallentamento della velocit� di crescita compatibile con il ritardo di esordio puberale.
Gli studi ormonali hanno evidenziato un quadro di ipogonadismo ipergonadotropo con livelli ematici di estrogeni molto bassi. All�ecografia pelvica non � stato possibile identificare n� utero n� ovaie. La RM ha confermato l�agenesia di entrambi gli organi.
Le principali cause di agenesia degli organi genitali interni riportate in letteratura sono la Sindrome di Turner, dove un difetto cromosomico legato all�X determina la sola agenesia delle ovaie, e la S. di Rokitansky, la cui eziopatogenesi non � ancora chiara, che si associa invece alla sola agenesia dell�utero e della parte craniale della vagina.
Nella nostra paziente, l�analisi citogenetica con metodica FISH ha evidenziato un cariotipo 46,XX normale, escludendo concomitanti difetti dei cromosomi sessuali responsabili di agenesia ovarica.
L�agenesia combinata di utero e ovaie potrebbe pertanto essere strettamente correlata al deficit della proteina p63, ampiamente espressa a livello degli organi genitali femminili.
Fenotipo femminile completo in mosaicismo tissutale 45,X/46,X idicYq
Servizio di Endocrinologia Pediatrica, Clinica Pediatrica, Ospedale Luigi Sacco (Milano), Universit� di Milano
indirizzo per corrispondenza: cristiana.caprio@gmail.com
Una ragazza di 12 anni giunge alla nostra osservazione per importante bassa statura (-3,7 SDS) e assenza di segni di sviluppo puberale. L�anamnesi familiare � positiva per bassa statura, ma non per ritardo puberale. All�esame obiettivo la ragazza presenta genitali esterni femminili normoconformati e alcune caratteristiche cliniche tipiche della sindrome di Turner: collo a vela e torace a scudo con ipertelorismo dei capezzoli. Gli accertamenti ormonali evidenziano valori di gonadotropine basali e dopo stimolo compatibili con ipogonadismo ipergonadotropo e una normale secrezione del GH dopo stimolo con insulina ev. L�ecografia e la RMN pelvica evidenziano la presenza di abbozzo di utero e annessi descritti come banderelle fibrose. Viene pertanto effettuato studio del cariotipo sui linfociti del sangue periferico che evidenzia monosomia X nel 20% delle cellule, mentre nel restante 75% � presente un cromosoma marcatore, definito alla FISH come un Y isodicentrico (idicYq). L�analisi molecolare con PCR conferma la presenza del gene SRY localizzato in Yp11.3, ma la mancata sequenza di tale gene per lo studio di eventuali mutazioni, non ci permette di affermare se il gene sia attivo. Viene inoltre effettuata una laparoscopia, che conferma la presenza dell�utero, delle tube di Falloppio e di masserelle tissutali nella sede delle ovaie, che vengono asportate. L�esame istologico mostra la presenza di cellule di Leydig e di residui epididimali, ma non di cellule di Sertoli n� di follicoli. Lo studio con tecnica FISH sulla biopsia evidenzia la presenza di diverse linee cellulari: nella regione del tessuto epididimale il 45% di cellule con 2 segnali positivi per il centromero Y e il 65% con segnale assente per l�Y; nella zona con cellule di Leydig il 65% delle cellule con doppio segnale Y e il 35% con assenza; mentre nella regione delle tube di Falloppio solo il 4% delle cellule presenta 2 segnali positivi per il centromero Y, mentre il restante 96% non presenta segnale per l�Y. La nostra osservazione, in linea con altre riportate in letteratura, sottolinea l�importanza del mosaicismo cellulare gonadico su quello periferico nelle determinazione del fenotipo sessuale, in presenza di derivati dell�Y.
Dottore� aiuto, bimbo freddo
UO di Pediatria, Ravenna
indirizzo per corrispondenza: elena.zamuner@libero.it
I., terzogenito, origine nordafricana, con anamnesi neonatale nella norma. A 5 mesi ricovero per vomito ripetuto, ipotermia e stato soporoso; nel sospetto di una reazione anafilattica da IPLV � stato inserito idrolisato di LV e ha proseguito dieta senza PLV per 4 mesi; Prick test, Rast, acido lattico e ammonio nella norma. Reintroduzione del LV con tolleranza. A 11 mesi nel Paese d�origine presenta secondo episodio di vomito, febbre, alvo diarroico e ipotermia preceduta da sudorazione profusa. A 15 mesi nuovo episodio di ipotermia severa (30,4 �C rettale), iperidrosi, midriasi, bradicardia, della durata di 3-4 h in corso di infezione. Gli esami ematochimici risultano nella norma. All�assoluta normalit� dell�EEG intercritico si contrappone EEG in corso di crisi con diffuso rallentamento del ritmo di fondo e anomalie lento-irritative sulle regioni anteriori che diffondono ampiamente. RMN encefalo evidenzia lieve dilatazione dei ventricoli laterali e modeste alterazioni nelle sequenze in diffusione a livello del III ventricolo e dell�adiacente parenchima ipotalamico, elementi poco significativi per processi degenerativi a carico del SNC. Le manifestazioni critiche della durata di molte ore sono divenute sempre pi� frequenti e importanti; caratterizzate da inappetenza, sonnolenza, vomito, sudorazione, stato di coscienza alterato, ipertono e alterazioni della temperatura cutanea sino a 23 �C. Gli esami effettuati (emocolture, carbossi-Hb, acilcarnitine, AA plasmatici, acidi organici urinari, lattato e piruvato su liquor) neg. Nell�ipotesi di epilessia con stato di male epilettico si decide di trattare le crisi con diazepam e.r. con parziale risposta e si inizia carbamazepina con persistenza di crisi parziali complesse, quasi quotidiane, che, se trattate tempestivamente con diazepam e.r., si risolvono entro 15-30 minuti. In attesa di eseguire RMN con studio funzionale si associa clobazam. La storia continua...
Gutta cavat lapidem
Clinica Pediatrica, IRCCS �Burlo Garofolo�, Trieste
indirizzo per corrispondenza: ineslerario@gmail.com
M. � una ragazzina di 12 anni, carina, educatissima, una vera e propria donnina. Rimango colpita dalla sua maturit� e dalla disinvoltura con cui interagisce sin da subito con il personale medico e infermieristico� un po� come se fosse a casa sua. La sensazione non era sbagliata, quello di M. era l�ennesimo ricovero, l�ennesimo spettacolo vissuto come spettatrice di se stessa. M. ha girato tutto il Bel Paese, come una grande attrice, ma i suoi palcoscenici non sono mai stati quelli di un teatro, bens� il letto di molti ospedali. Peccato che a M. non piaccia fare l�attrice� � �il suo impresario� (brutta razza!) che la rende schiava di se stessa, del suo talento. Una ventina i ricoveri in giro per l�Italia, per i motivi pi� svariati: dal vomito ricorrente, alla microematuria, ai dolori addominali, ogni lettera di dimissione sempre pi� lunga della precedente. Ma nessuna spiegazione era abbastanza chiara, nessuna rassicurazione serviva a interrompere questa vertigine di pazzia. M. giunge alla nostra attenzione questa volta per un problema di poliuria alternata a oliguria per cui la ragazza aveva gi� subito 4 ricoveri, durante uno dei quali aveva anche eseguito una biopsia renale. Veniva eseguito l�ennesimo test di assetamento, ovviamente risultato negativo. Gli indizi per una M�nchausen by proxy erano ormai molti e molto chiari: la molteplicit� dei ricoveri per sintomi inesistenti o ipertrofizzati, la gentilezza, a tratti il servilismo della mamma nei confronti del personale medico di riferimento, la ricerca ossessiva della malattia, anche quando questa veniva negata dall�evidenza, il monitoraggio compulsivo del �sintomo� portato come patologico. Fin qui tutto chiaro, lineare.
Quello che non riesco a dimenticare � lo sguardo di M.: c�� stato un momento in cui si sono scoperte le carte, abbiamo palesemente dichiarato a M. di essere una ragazzina sana, molto intelligente e con grosse potenzialit�; la madre, in un momento di lucidit�, ha confermato di preoccuparsi esageratamente della salute della figlia.
Non si gioca pi�, gi� le maschere, M. rimane la ragazza educata di sempre, ma il suo sguardo fugge il mio, come si fosse vista scoperta, come se anche questa volta lo spettacolo fosse finito, senza infamia e senza lode.
Grazie alla nostra segnalazione la storia di M. � stata presa in carico dai servizi sociali, mi chiedo ancora se abbiamo fatto la cosa giusta.
Fetal Alcohol Effects (FAE): un caso clinico sospetto
Clinica Pediatrica, IRCCS �Burlo Garofolo�, Trieste
indirizzo per corrispondenza: giusypatti1983@libero.it
Alti livelli di alcol assunti in gravidanza possono risultare dannosi allo sviluppo embrionale e fetale. Le classiche manifestazioni cliniche da esposizione intrauterina all�alcol vengono indicate con il termine di Sindrome Feto-Alcolica (FAS). Tale sindrome � caratterizzata da : 1) deficit di crescita pre- e post-natale 2) anomalie facciali 3) malformazioni cardiache 4) anomalie delle articolazioni minori e degli arti 5) deficit mentale variabile. La sigla FAE viene assegnata a quei casi con difetti fisici sfumati e che quindi non presentano i criteri tradizionali della FAS. Si descrive il caso clinico di un bambino di 13 mesi con anamnesi certa di esposizione intrauterina all�alcol. Il bambino ha un bersaglio genetico di 170 + 6 cm (25� percentile), � nato a termine con un peso di 2,350 kg (3� percentile) e presenta un deficit di crescita in peso (<< 3� percentile), altezza (< 3� percentile) e circonferenza cranica (< 3�pc). L�apporto calorico � adeguato all�et�. Il piccolo � in ottime condizioni generali. Lo sviluppo psicomotorio � buono. La facies presenta lievi note dismorfiche (epicanto, occhi piccoli e viso triangolare), poco significative data la somiglianza con il viso materno. Sono stati effettuati esami di laboratorio (emocromo, funzionalit� renale, indici nutrizionali, AST, ALT, γGT, IgG, IgA, IgM, TTG-IgA, TTG-IgG, AGA-IgA, AGA-IgG, TSH, FT3, FT4, IGF1, emogasanalisi, esame urine, ricerca dei grassi fecali, test del sudore), volti a ricercare una causa organica del deficit di crescita. Tutti gli esami sono risultati negativi, a eccezione di un transitorio incremento del TSH a un valore di 5,58 mU/L, non ritenuto significativo. � stato anche effettuato un cariotipo di cui non si hanno ancora i risultati. La negativit� di tutti gli esami diagnostici effettuati orienta verso una diagnosi di FAE. La diagnosi precoce di FAE, bench� fondamentale per una corretta gestione dei bambini affetti, � difficile poich� non sempre si ha la certezza di una esposizione intrauterina e poich� le manifestazioni cliniche sfumate o isolate pongono il problema di una scrupolosa diagnosi differenziale con numerose patologie.
