Presidio
Ospedaliero di Gorizia, Unità Operativa di Pediatria
Indirizzo
per la corrispondenza:
irene.bruno@tele2.it
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generali
e degli aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore"
. Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare
un giornale scegliendo i titoli che più lo interessano.
Nessuna pretesa pertanto di sistematicità e di commento che và
oltre il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e
le possibili implicazioni pratiche o di ricerca.
Si parla
di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come
tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima
novità, non va considerata una verità assoluta né
applicata l'indomani, ma va presa come un aggiornamento da far
maturare nel cassetto attendendo le conferme ed i cambiamenti di
opinione che solo il tempo e l'esperienza possono fornire.
Un invito
ai lettori di essere parte attiva della rubrica, con la segnalazione
di articoli che hanno avuto modo di leggere e che ritengono
meritevoli di segnalazione (da inviare al seguente indirizzo:
irene.bruno@tele2.it)
25
Ottobre 2005
La
questione dell'influenza aviaria che si "mischia" con
quella stagionale è sulla bocca di tutti: panico,
disinformazione, coinvolgimento dei bambini nel programma vaccinale
per l'influenza di stagione il più esteso possibile.
Due siti
per fare un po' di chiarezza:
Vi
preghiamo di leggerli e di farne tesoro. Dal sito dell'Istituto Mario
Negri di Milano riportiamo un breve passaggio che riguarda la
vaccinazione antinfluenzale: "Il vaccino allestito per la futura
stagione influenzale non è in grado di proteggere da
un'eventuale pandemia. Si tratta di virus troppo diversi tra
loro.... Non avrebbe alcun effetto vaccinare i bambini per
l'influenza con lo scopo di impedire la diffusione del virus aviario.
I bambini non hanno un rischio aumentato di esposizione al virus
aviario. Se si volesse evitare qualsiasi incontro fortuito tra i
virus bisognerebbe vaccinare la popolazione del mondo intero, cosa
palesemente infattibile"….
Non
esiste ancora un vaccino contro il virus pandemico. Per diventare
tale, qualsiasi virus aviario - anche l'H5N1 - dovrebbe subire dei
cambiamenti che non siamo in grado di prevedere. Quando ciò
dovesse avvenire, sarà l'OMS a individuare il virus contro
il quale produrre il vaccino. Nonostante vengano annunciate tecniche
innovative rispetto a quelle attuali, capaci di abbreviare i tempi di
produzione, per allestire il vaccino saranno necessari mesi. Le
ipotesi dichiarate variano dai 3 ai 6 mesi. La vaccinazione dei polli
viene fortemente sconsigliata per la possibilità di provocare
una pressione selettiva verso ceppi virali più pericolosi. "
Newsweek:
il sud d'Italia la zona più povera d'Europa; alta la
mortalità infantile; basso il livello di istruzione
Corriere
della sera, 19 settembre 2005
Il
settimanale britannico«Newsweek» e gli ultimi studi su
mortalità infantile e abbandono dell'istruzione. «Le
colpe? Anche degli aiuti sbagliati» «Il Sud d'Italia è
la zona più povera d'Europa».
Il sud
d'Italia: affascinante per storia e natura, ma bocciato per la
povertà.
Giudizio
negativo quello di Newsweek che ha riportato i risultati di due studi
italiani sugli aspetti peggiori del Meridione d'Italia. Se il Sud
fosse uno stato indipendente, sarebbe il più povero
dell'Unione europea.
Attenzione
puntata anche sulla mortalità infantile: nei primi 28 giorni
di vita la percentuale di decessi è del 5.7 ogni mille
nascite, dato quattro volte superiore alle province del Nord e doppio
rispetto alla media europea.
Niente di
positivo neanche sul fronte dell'istruzione: i casi di abbandono
scolastico fino a 14 anni raggiungono il 24%, valore 2 volte e mezzo
più alto del resto d'Europa.
BMJ, 24
settembre 2005.
In questo
studio i ricercatori hanno testato una nuova terapia comportamentale,
il programma Lidcombe, sviluppato specificamente per i bambini di età
prescolare per valutare se questo intervento portasse a dei benefici
rispetto all'attendere la spontanea scomparsa del problema della
balbuzie.
I bambini
definiti balbuzienti erano quelli con almeno il 2% di sillabe
balbettate. Dopo nove mesi nel gruppo trattato il 52% dei bimbi aveva
raggiunto il livello minimo di balbuzie (1% di sillabe balbettate),
nel gruppo non trattato tale soglia era stata raggiunta soltanto dal
15% dei bambini.
Il
programma sembra essere meno efficace nei bambini di età
scolare. Tra le conclusioni, il suggerimento di avviare un
trattamento precoce visti gli esiti migliori e visto il rischio, per
i piccoli balbuzienti, di sviluppare delle difficoltà
psicologiche e sociali, anche gravi.http://bmj.com/cgi/content/full/331/7518/659
Un
dibattito quindi che non si esaurisce: attendere o intervenire
precocemente? In attesa di nuove evidenze.
BMJ 24
settembre 2005
Questo
difficile e saggio editoriale tratta un tema di cui da sempre si
discute e che non potrà mai trovare una risposta univoca:
lasciar vivere o morire un neonato molto pretermine (o con gravi
problemi) in terapia intensiva. Vi sono alcuni spunti stimolanti e
altrettanto discutibili dell'editorialista: cosa succede quando c'è
una divergenza di opinioni tra lo staff ed i genitori?
L'editorialista:
“io insegno ai miei studenti che inevitabilmente prenderanno delle
decisioni sbagliate durante le loro carriere, ma che, se devono
sbagliare, sbaglino in favore della vita. E' sicuramente molto
doloroso aver salvato una vita e poi desiderare di non averlo fatto;
può essere molto più doloroso però, aver
lasciato morire qualcuno e desiderare poi di aver fatto di più
per salvarlo […]. Se i genitori vogliono lasciar morire il loro
bambino, ma tu pensi che sia giusto salvarlo, bisogna ricordare che
il bambino non è proprietà del genitore…il bambino
non appartiene a nessuno, bensì è un essere umano con i
suoi diritti. Per questo motivo, se lo pensi, devi salvare il
neonato, al di là della volontà dei genitori".
Al
contrario se lo staff pensa sia giusto lasciar morire il bambino, ma
i genitori ti chiedono di tentare ancora con le cure, allora
continua.
Una
riserva…”sbagliare in favore della vita”, ma migliorare i
servizi sociali così che i genitori, una volta a casa, non si
ritrovino incapaci di gestire la situazione.
BMJ 24
settembre 2005
Alcuni
ricercatori olandesi fanno questa proposta in quanto hanno dimostrato
che più teen-ager hanno rapporti sessuali rispetto a dieci
anni fa (30% vs 24%) e che iniziano prima.
Sembrano
solo parole, ma in realtà è stato osservato che le
ragazze riceventi aiuto e attenzione dai genitori, avevano meno
esperienze sessuali, erano più competenti nel trattare con i
partners, utilizzavano meglio i metodi contraccettivi ed erano meno
prone ad avere rapporti sessuali forzati
Questo
studio di sorveglianza ha trovato che l'età media alla quale
le teen-ager iniziano le loro esperienze sessuali si sta abbassando,
una teenager su 4, contro una su 6 di dieci anni fa pensa che
esperienze sessuali casuali sia accettabile.
Si fa un
uso più ampio della contraccezione (46% vs 36% per la pillola,
79% vs 69% per il preservativo alla prima esperienza sessuale). Il
gruppo di più giovani, 12-14 anni, è quello più
vulnerabile e a rischio di gravidanza. Sono stati identificati alcuni
gruppi maggiormente a rischio, tra cui i giovani cristiani, meno
proni all'uso del contraccettivo alla loro prima esperienza e le
ragazze con un basso livello culturale, che sono a maggior rischio di
gravidanze indesiderate.
Lo studio
mostra inoltre che le scuole sono la principale fonte di
informazione, anche se viene enfatizzata molto l'importanza della
famiglia.
