Presidio
Ospedaliero di Gorizia, Unità Operativa di Pediatria
Indirizzo
per la corrispondenza:
irene.bruno@tele2.it
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generali
e degli aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare
un giornale scegliendo i titoli che più lo interessano.
Nessuna pretesa pertanto di sistematicità e di commento che và
oltre il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e
le possibili implicazioni pratiche o di ricerca.
Si parla
di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come
tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima
novità, non va considerata una verità assoluta né
applicata l'indomani, ma va presa come un aggiornamento da far
maturare nel cassetto attendendo le conferme ed i cambiamenti di
opinione che solo il tempo e l'esperienza possono fornire.
Un invito
ai lettori di essere parte attiva della rubrica, con la segnalazione
di articoli che hanno avuto modo di leggere e che ritengono
meritevoli di segnalazione (da inviare al seguente indirizzo:
irene.bruno@tele2.it)
TUTTE
LE NOTIZIE
26
Aprile 2006
The
Lancet, 18 marzo 2006
Lo studio
è stato svolto in Kazakistan, Moldavia e Russia. Quello che si
tende di solito a evidenziare è la mancanza di mezzi per
garantire diagnosi e cure primarie nei PVS. Questo studio fa notare,
invece, un altro lato importante della medaglia: anche le poche
risorse, spesso, vengono utilizzate male. Sono stati registrati dei
ricoveri eccessivamente lunghi per il tipo di patologia diagnosticata
e un eccesso di esami e terapie di non dimostrata utilità.
Il motivo
addotto per questo comportamento era, tra altri, l'assenza di
chiare linee guida di comportamento e di protocolli
diagnostico-terapeutici.
La
proposta fatta dagli Autori è quella di assicurare un
aggiornamento al personale tale da poter garantire dei criteri
universali di ricovero di dimissione, migliorare la qualità
dell'addestramento e della formazione medica, promuovere e
certificare la qualità delle cure.
The
Lancet, 18 marzo 2006
L'onfalite
è una causa importante di morbidità e mortalità
nei PVS. I patogeni possono entrare nel circolo ematico attraverso i
vasi ombelicali ancora pervi e portare a sepsi prima che il cordone
stesso mostri segni di infezione. Importanti interventi che hanno
ridotto questa evenienza sono stati il miglioramento delle condizioni
igieniche durante il parto (incidenza 5,9 volte superiore di
infezione del cordone nei parti in casa) e le pratiche di pulizia
post-partum. La pulizia del cordone ombelicale con antisettici
potrebbe ridurre il rischio di infezione e di morte, anche se questo
dato non è stato ancora dimostrato.
L'incidenza
di onfalite nei Paesi in via di sviluppo è di 2-77 per 1000
bambini nati in ospedale. In questo studio condotto in Nepal circa
15.000 bambini sono stati suddivisi in 3 gruppi di medicazione del
cordone: a) clorexidina al 4%; b) acqua e sapone; c) pulizia con
garza asciutta.
La
frequenza di onfalite è risultata significativamente ridotta
(del 75%!!) nel gruppo “clorexidina”. La mortalità
neonatale è risultata del 24% più bassa nel gruppo
“clorexidina” e la mortalità nelle prime 24 ore più
bassa del 34%. Non differenze riscontrabili tra il gruppo “acqua e
sapone” e “garza asciutta”.
Un altro
dato importante che si evince da questo studio è l'importanza
del tempo intercorso fino alla prima disinfezione, con una forte
evidenza di protezione dall'infezione nei bambini arruolati entro
le prime 24 ore di vita.
La
proposta è quella di rivalutare l'utilità
dell'utilizzo del disinfettante per la pulizia del cordone
ombelicale almeno nei Paesi dove le condizioni igieniche non sono tra
le migliori.
Nei Paesi
industrializzati molti studi hanno dimostrato che una antisepsi del
cordone ne riduce la colonizzazione batterica. Il collegamento tra
colonizzazione è infezione, però, non è mai
stato provato, conducendo ormai alla comune pratica di pulizia “a
secco” del cordone ombelicale seguita dalla “vigile osservazione”
(Pediatrics 2003; 111(1):15-20). Le correnti raccomandazioni, ad ogni
modo, non sono supportate da sufficiente evidenza clinica né
in un senso né nell'altro.
NEJM,
23 marzo 2006.
Il primo
bambino di madre trapiantata ha oggi 48 anni!…
Da allora
sono nati 14.000 bambini da madri trapiantate. È ormai
possibile trarre qualche conclusione, che riguarda soprattutto le
pazienti trapiantate di rene.
Le
principali preoccupazioni concernenti la gravidanza in pazienti
trapiantate riguardavano inizialmente la teratogenicità dei
farmaci assunti.
Le
conclusioni sono che: a) la gravidanza sembra sicura dopo il primo
anno dal trapianto; b) se la paziente è stabile, il rischio di
rigetto è basso
I farmaci
immunosoppressivi (FI) e la circolazione feto-materna. Tutti i FI
somministrati alla madre attraversano la placenta. Gli steroidi però,
per esempio, vengono metabolizzati per il 90% dalla placenta stessa e
per questo motivo raramente si osservano feti con soppressione
surrenalica. L'azatioprina passa nella circolazione fetale, ma sono
stati trovati soltanto metaboliti inattivi del farmaco (il feto,
verosimilmente, non possiede gli enzimi per attivarla a 6
mercapto-purina). […]
FI e
feto. Fino a che i FI vengono continuati durante la gravidanza, il
feto è inevitabilmente esposto ad agenti potenzialmente
fetotossici e teratogeni. Risulta comunque difficile attribuire un
reale nesso di causalità tra farmaco ed eventuale patologia
del bambino. In conclusione, comunque, la comunità scientifica
non raccomanda alle pazienti trapiantate di evitare l'assunzione di
azatioprina in gravidanza.
Malformazioni
in bambini nati da madri trapiantate. Da tutti i registri e i case
reports si evince che non esistono specifici danni attribuibili
ai vari FI. Anche se la lista dei potenziali effetti collaterali è
preoccupante, la loro incidenza è tutto sommato bassa.
L'unico
farmaco su cui non vi è un sufficiente profilo di sicurezza è
il micofenolato-mofetil e per questo vi è la
raccomandazione di cambiare FI durante una eventuale gravidanza. Gli
inibitori della calcineurina potrebbero causare dei problemi nello
sviluppo del sistema immunitario (linfociti T e timo).
Conseguenze
a lungo termine dell'esposizione in utero a FI. Le conseguenze a
lungo termine dell'esposizione in utero ai FI non sono
sufficientemente note. Vi è una incidenza di prematurità
del 56%; qualche studio ha segnalato una incidenza di ritardo di
sviluppo psicomotorio nel 24%. I dati da registro sottolineano la
possibile presenza di ritardo di crescita fetale, pre-eclampsia,
nascita prematura che sono tutti fattori di rischio per ritardo di
sviluppo neuromotorio.
Allattamento
al seno e FI. Ci sono pochi dati. Si può allattare assumendo
prednisone, è dubbia la possibilità di allattare per
chi assume ciclosporina, non vi sono indicazioni su azatioprina e
tacrolimus.
Conclusioni.
Anche se il trattamento medico e chirurgico della gravidanza in donne
trapiantate di rene è in continuo miglioramento, vanno sempre
valutati i potenziali rischi della gravidanza per la donna e il
bambino. È fondamentale che i medici segnalino esiti
favorevoli e sfavorevoli di eventuali gravidanze. I dati attualmente
disponibili non permettono realmente di quantificare i rischi della
gravidanza.
In
pazienti trattati con Zyvoxid, farmaco antibiotico indicato per il
trattamento della polmonite nosocomiale, della polmonite acquisita in
comunità e delle infezioni complicate della cute e dei tessuti
molli quando si sospetta o si ha la certezza che l'infezione sia
causata da batteri gram-positivi, sono stati segnalati rari casi dineuropatia periferica e/o neuropatia ottica, che talvolta è
progredita fino a perdita della vista, casi di anemia che hanno reso
necessaria una trasfusione di sangue e casi di acidosi lattica.
Queste reazioni si sono verificate principalmente in pazienti
trattati per periodi superiori alla durata massima raccomandata di
28 giorni.
Al
termine della revisione di sicurezza delle specialità
medicinali Protopic/Protopy (tacrolimus) e Elidel
(pimecrolimus) il CHMP, il Comitato per le Specialità
Medicinali dell'EMEA, ha concluso che il beneficio associato
all'uso di questi farmaci dermatologici supera i rischi; tuttavia
questi farmaci devono essere usati con maggiore cautela in modo da
ridurre il più possibile i rischi potenziali di tumore della
pelle e di linfoma.
Lo
psicologo: troppe bande già alle elementari, necessario un
patto antiviolenza tra genitori e insegnanti.
“Mamma,
non sto bene”. L'incubo finisce ogni mattina con una “scusa”.
Dolori addominali, febbre, nausea. Segnali da interpretare. Il malato
immaginario ha 9 anni e non vuole andare a scuola. La spinta dei
buoni voti è schiacciata dalla paura dei bulli di classe. La
stima delle maestre azzerata dalla vergogna per le prese in giro dei
compagni. La serenità spezzata da piccoli ricatti (“dacci la
merenda o non ti lasciamo in pace”). «Stiamo assistendo a
un'anticipazione del fenomeno dei gruppi, delle bande: dalla
seconda media alla quarta-quinta elementare», […] le vittime
sono «designate». Bambini «timidi e troppo
dipendenti dagli adulti». Paralizzati da «un'immaturità
affettiva che spesso coincide con un'importante maturità
intellettuale», sottolinea Charmet. Per questo, quando si
sentono «umiliati e mortificati dai coetanei, i bimbi non
riescono a confidarsi con la famiglia e cadono in una depressione
narcisistica».
