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23
novembre 2006
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Presidio
Ospedaliero di Monfalcone (Gorizia),
Unità
Operativa di Pediatria
Indirizzo
per corrispondenza:
irene.bruno@tele2.it
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Convegni
e mostre per i 150 anni del Burlo Garofolo
Trieste,
15 novembre 2006
Dal
10 dicembre 1968, l'Istituto per l'Infanzia e Ospedale Regionale
Pediatrico “Burlo Garofolo” non è più “solo” un
ospedale, ma un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
(IRCCS). La sua missione - che, in estrema sintesi, consiste nel
produrre non solo un'offerta assistenziale di eccellenza ma modelli
e prodotti utili alla crescita complessiva del SSN- si è
venuta concretizzando in questi anni in modelli assistenziali,
prodotti di ricerca e trasferimento di conoscenze.(Leggi
l'articolo di Giorgio
Tamburini sul sito del “Burlo Garofolo”)
Tante
iniziative per festeggiare i 150 anni dalla fondazione dell'IRCSS
“Burlo Garofolo” di Trieste. Un convegno nazionale, una tavola
rotonda sui farmaci con i presidenti dei principali Istituti
pediatrici italiani, una mostra fotografica con 60 immagini tratte
dall'archivio storico del Burlo, un libro celebrativo, un video
sull'attuale attività dell'ospedale infantile, un timbro
postale e un calendario per il 2007. Dal 19 novembre 1856, anno di
fondazione della struttura, l'istituto ha percorso una lunga strada
come protagonista e testimone dello sviluppo della pediatria italiana
e internazionale.
Sabato 18
novembre...si è tenuto il convegno nazionale dedicato a un
tema di grande attualità quale quello che riguarda l'uso e la
sperimentazione di farmaci in età pediatrica mentre, …si
potrà visitare la mostra fotografica "150 anni di mamme e
bambini" che ripercorre la storia del Burlo con immagini che
testimoniano i grandi passi compiuti dalla scienza nell'ambito
pediatrico. …Un volume ripercorre la storia dell'istituto e la sua
evoluzione, da piccolo ospedale per bambini poveri a grande realtà
di rilievo internazionale, con un video che completa la presentazione
dell'istituto, curato dalla Direzione scientifica, e un calendario
con immagini realizzate dal dipendente del Burlo Gianfranco Favretto,
in vendita per beneficenza.
Mettere
le ali all'alfabeto
L'articolo
di Dica33 (18 ottobre 2006)
Bambini
molto intelligenti, svegli e attivi, ma con un pessimo rendimento
scolastico. Questo il possibile identikit di un dislessico. Questa
parola è familiare al 10% delle famiglie italiane. A
descrivere i numeri di questo problema sono stati, giovedì 12
ottobre a Roma, gli esperti del settore riuniti nella Capitale in
occasione del convegno sui disturbi dell'apprendimento organizzato
dall'Istituto di ortofonologia il 14 e 15 ottobre.
I problemi dell'apprendimento in generale hanno fatto registrare una sostanziale crescita negli ultimi anni. Si stima che sia coinvolto circa il 30% dei bambini che frequenta la scuola elementare. I veri dislessici sono però il 10%: “Per loro - sottolinea Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell'istituto di ortofonologia - si deve intervenire con una terapia mirata e tempestiva. Un altro 10% è rappresentato da bambini con difficoltà scolastiche non legate alla dislessia ma ad un disagio familiare o sociale. Anch'essi vanno aiutati seppure in modo diverso. L'ultimo 10% di bambini con problemi di apprendimento è rappresentato da quanti, davanti alla nuova esperienza scolastica, si disorientano e non riescono a tenere il passo ma, già in seconda elementare mostrano che, da soli, sono riusciti a vincere la battaglia”.
I problemi dell'apprendimento in generale hanno fatto registrare una sostanziale crescita negli ultimi anni. Si stima che sia coinvolto circa il 30% dei bambini che frequenta la scuola elementare. I veri dislessici sono però il 10%: “Per loro - sottolinea Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell'istituto di ortofonologia - si deve intervenire con una terapia mirata e tempestiva. Un altro 10% è rappresentato da bambini con difficoltà scolastiche non legate alla dislessia ma ad un disagio familiare o sociale. Anch'essi vanno aiutati seppure in modo diverso. L'ultimo 10% di bambini con problemi di apprendimento è rappresentato da quanti, davanti alla nuova esperienza scolastica, si disorientano e non riescono a tenere il passo ma, già in seconda elementare mostrano che, da soli, sono riusciti a vincere la battaglia”.
Meglio
essere bambina
Il
rapporto, infatti, è di 4 a 1 rispetto alle femmine. “Questo
perché i tempi di maturazione per le bambine sono più
rapidi”. A innescare la dislessia è - secondo gli esperti -
proprio un problema di indipendenza e maturità. Per questo
motivo sono state accolte, quasi con sollievo, le notizie che
arrivano dal Ministero dell'Istruzione secondi le quali i bambini
affronteranno la scuola primaria non prima dei sei anni. “Sbaglia -
sottolinea l'esperta - chi ritiene che i bambini devono andare
direttamente alla scuola elementare. Per quanto riguarda la scuola
materna invece, il distacco dalla famiglia aiuta quel processo di
indipendenza e maturità che, se non è portato a
compimento, può innescare quelle difficoltà di
apprendimento che, una volta alle elementari, possono sfociare nella
dislessia”. Ma la scuola dell'infanzia non deve essere una prova
troppo dura per i bambini. “Se alla scuola materna si sottopone il
bambino a un bombardamento di nozioni e di informazioni - puntualizza
Bianchi di Castelbianco - costringendolo a lunghe sedute di
prescrittura e prelettura, senza preoccuparsi e occuparsi della sua
maturità interiore, ecco che la disorganizzazione mentale del
piccolo aumenta e si radicalizza”.Prima
la mente e poi la penna
…“necessitano
di essere stimolati nella fantasia, quindi viene chiesto loro di
disegnare, raccontare e raccontarsi in un contesto altamente
motivante”. Dunque non penna e abecedario ma fiabe e favole anche
in compagnia di genitori e nonni.…Nel bambino dislessico è
presente un'inadeguata maturità affettiva che comporta
un'insufficiente espansione dell'organizzazione del pensiero
complesso”. “I bambini dislessici, spesso, hanno alle spalle
famiglie molto presenti, famiglie che li amano, che li accudiscono e
li curano. Forse troppo E non è un paradosso. Li bombardano di
stimoli e attenzioni. E così, da una parte li stressano di
informazioni, e dall'altra non gli lasciano tempo e autonomia di
gestire queste stesse informazioni”. Discorso diverso per quel 10%
di piccoli con problemi di apprendimento legati a traumi vissuti nel
corso della loro breve vita.Fonte:
Conferenza stampa di presentazione del Convegno sui Disturbi
dell'apprendimento. Roma, 13 ottobre 2006
L'anoressia
colpisce prima
20
novembre 2006
A San
Vito al Tagliamento è attivo il Centro disturbi
dell'alimentazione. Stabile il numero dei casi trattati.
Si
abbassa l'età media delle giovani che soffrono di patologie
legate al cibo. Secondo gli studi il 60,4 per cento delle ragazze
vuole essere più magra. Secondo i dati forniti ieri dalla
Società italiana di pediatria, il 60,4 per cento delle ragazze
delle medie vuole essere più magra e il 24 per cento ha già
sperimentato una dieta. Dopo la morte delle due modelle a causa
dell'anoressia si è riaperto il dibattito sulle taglie 38 e
sui disturbi alimentari. Gianluigi Luxardi, responsabile del Centro
disturbi dell'alimentazione di San Vito al Tagliamento spiega che
il numero dei pazienti seguiti è stabile, ma negli anni è
aumentato il numero delle ragazze sotto i 18 anni che soffrono di
patologie legate al cibo. Nella struttura sanvitese ogni anno si
aggiunge una media di 158 nuovi casi, mentre la media di quelli in
carico (quelli cioè seguiti anche gli anni precedenti) è
di 324 unità. Nel 2005 i casi esaminati sono stati 128, 152
nel 2004 e 156 nel 2003. All'inizio del servizio, nel 1997, i
pazienti erano 172. Dei nuovi casi, per il 60 per cento si tratta di
disturbi alimentari maggiori, anoressia e bulimia, che rappresentano
circa 95 unità. Il restante 40 per cento è composto da
soggetti obesi, di cui la metà colpiti da disturbo da
alimentazione incontrollata, anche questa una vera e propria
patologia.A
preoccupare, però, è l'età delle persone
seguite che scende con il passare degli anni. «Abbiamo fatto un
piccolo studio – afferma Luxardi – rispetto ai casi che ci
arrivano e, seppur con qualche oscillazione, abbiamo potuto
verificare che sono aumentati in maniera netta i casi sotto i 18 anni
da quando abbiamo aperto». Dal 2000 sono stati presi in esame
anche i casi sotto i 14 anni e pure questi sono aumentati. «Ci
sono, anche se fortunatamente sono molto poche – afferma –
persino ragazze di 11 anni». Nel 2005 i casi seguiti sotto i 18
anni sono stati 27 e 10 quelli sotto i 14 anni. Era andata peggio nel
2004 con 39 casi sotto i 18 anni e 20 sotto i 14.
«Se
una ragazzina che ha una taglia 44, che è normale, va in un
negozio per giovani e le dicono che loro la taglia non l'hanno e
deve andare nei negozi per grandi, questa è una piccola ferita
narcisistica che in una situazione adolescenziale ha il suo peso».
I
fumetti per combattere l'obesità
20
Novembre 2006
L'associazione
Amici del cuore pensa ai bimbi e ai rischi delle malattie
cardiovascolari
Un
bambino obeso occupa più spazio, tende a russare, ha
difficoltà di movimento, manifesta - a volte - uno spirito di
rivalsa nei confronti dei bambini magri che condiziona le sue
relazioni interpersonali. Sono questi i tasti toccati in modo
volutamente leggero, attraverso le illustrazioni di Ugo Furlan,
dall'edizione 2007 del calendario Aac.
L'associazione
provinciale Amici del Cuore Domenico Zanuttini - che dal 1991 si
occupa di promozione, riabilitazione, educazione sanitaria e sostegno
alla ricerca sulle malattie cardiovascolari… La quinta edizione del
calendario sarà distribuita in 1.800 copie in tutte le scuole
della nostra provincia.
«Far
sorridere sui disagi che i bambini obesi vivono nella loro
quotidianità ha spiegato Renato Battiston, presidente Aac è
un modo per lanciare uno spunto di riflessione ai genitori. L'obesità
è tra i principali fattori di rischio delle malattie
cardiovascolari in età adulta. Principali cause, queste
ultime, di mortalità. Facciamo quindi promozione ha detto a
partire dai banchi di scuola».
Fonte:
http://www.extrapola.com/
Giuseppe,
10 anni, attraversa a nuoto lo stretto
L'impresa
di Giuseppe, dieci anni. attraversa a nuoto lo Stretto in 55'e 30''.
Con questo record Mangano, il piccolo nuotatore, è l'atleta
più giovane al mondo ad aver coperto la distanza nel tratto di
mare tra Sicilia e Calabria.
Giuseppe
Mangano all'arrivo con il padre Baldassarre
CATANIA
- Non vince niente. Ma per la passione, anzi, una grandissima
passione si può fare questo e altro. A dispetto dell'età
e di un fisico che, fuori dall'acqua, ricorda che è in fondo
poco più d'un bambino. Da oggi questo ragazzino è il
nuotatore più giovane che sia riuscito a compiere la
traversata dello Stretto di Messina. La
traversata è stata compiuta senza particolari difficoltà,
nonostante le cattive condizioni meteo …
Per la
cronaca Giuseppe pratica il nuoto fin da quando aveva 4 anni. I
tecnici lo considerano la più grande promessa del nuoto
messinese. "Giuseppe - ricostruisce il suo tecnico - si è
tuffato concentratissimo, ha puntato l' obiettivo e non si è
più fermato, affrontando le onde con disinvoltura".
"Alla
fine della prova - ricostruisce l' allenatore - Giuseppe era sereno e
contento. Forse non si è reso conto della grande impresa che
ha compiuto". "Come è nata l' idea? Credo - osserva
Cacopardo - per la voglia di sfida che ha in sè e anche per
emulare il suo allenatore". Per il futuro di Giuseppe il suo
allenatore non ha dubbi: "lasciatelo in pace - dice - per lui
tutto deve essere un gioco, se poi verranno altri risultati bene,
altrimenti si è divertito facendo sport, che non mi sembra
cosa da poco...".
ndr.
E...speriamo che, a dieci anni, possa davvero restare soltanto un
gioco! E voluto da lui!...bravo Giuseppe.
Sanità:
il pediatra, solo in 30% ospedali pronto soccorso per bimbi
Roma, 20
novembre
''Solo il
30% degli ospedali italiani ha un pronto soccorso pediatrico. E solo
quattro Regioni (Basilicata, Sicilia, Lazio e Lombardia) possono
contare sul trasporto in elicottero dei bambini in condizioni gravi
che richiedono un trasferimento veloce ad altre strutture di cura.
Infine, in un numero imprecisato di sale parto italiane non è
presente il pediatra ospedaliero, data la scarsità di questo
tipo di personale registrata nel nostro Paese''. Queste alcune
carenze segnalate in occasione della Giornata nazionale dell'infanzia
da Italo Farnetani, pediatra e docente dell'università di
Milano, che “bacchetta” i politici italiani rei, a suo parere, di
''lasciare soli i piccoli proprio nei momenti in cui hanno più
bisogno: la nascita, ma anche l'urgenza e l'adolescenza''.
Troppi
gli studi sui bambini non pubblicati
8 ottobre
2006
Spesso
i medici sono costretti a somministrare ai bambini farmaci approvati
solo per gli adulti e privi di precise indicazioni su dosaggio,
efficacia e sicurezza in età pediatrica. L'FDA statunitense ha
avviato dal 1997 un programma per rendere obbligatoria la
sperimentazione dei farmaci anche sui piccoli pazienti, eppure i
risultati di questi studi troppo spesso non vengono pubbicati. La
denuncia, apparsa sull'ultimo numero di JAMA, arriva da alcuni
ricercatori della Duke University che hanno preso in esame le 253
ricerche effettuate tra il 1998 e il 2004 sull'uso nei bambini di
antibiotici, farmaci antidolorifici, antiallergici o immunologici,
farmaci di interesse neurologico, cardiovascolare, gastrenterico,
endocrino e oncologico.
Nella
metà degli studi è stata valutata l'efficacia dei
farmaci, in un terzo i dosaggi e la farmacocinetica e nel 17 per
cento la sicurezza. Nel 50 per cento dei casi (127 studi), i
risultati hanno portato a modificazioni delle indicazioni o della
posologia dei farmaci. Ma solo 113 dei 253 studi condotti sono stati
pubblicati su riviste mediche o scientifiche. In particolare sono
apparsi quelli riguardanti l'efficacia dei farmaci e gli studi che
hanno indotto a modificarne dosi e indicazioni. Occorrerebbe invece
fare in modo che medici e pediatri fossero informati anche delle
ragioni che portano per esempio a limitarne i dosaggi o addirittura a
sconsigliarne l'uso.
Fonte:
JAMA 2006;296:1266.
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario
generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica
“maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la
sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che
più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità
e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i
principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di
ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla
letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni
commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità
assoluta né applicata l'indomani, ma va presa come un
aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i
cambiamenti di opinione che solo il tempo e l'esperienza possono
fornire.
Questa
premessa è anche un invito ai lettori a
essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci
articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che
ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete airene.bruno@tele2.it).

