1Presidio
Ospedaliero di Monfalcone (Gorizia), Unità Operativa di
Pediatria
2Redazione
di Medico e Bambino
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Latte
cinese contaminato con melamina: il focus del Ministero della Salute
La
contaminazione con melamina di partite di latte
cinese in polvere ha suscitato l'allarme della comunità
internazionale. L'Italia ha immediatamente reagito a seguito delle
informazioni provenienti dalla Cina riferite al gravissimo caso di
frode alimentare, che ha provocato in quel Paese la morte di 4
lattanti ed una sintomatologia riferibile agli effetti della sostanza
tossica su oltre 50.000 bambini (l'attendibilità delle cifre
è incerta).
Il
Sottosegretario alla Salute Francesca Martini, il 23 settembre, ha
illustrato le linee d'azione del Governo per il nostro Paese
ispirate a un principio di massima cautela sia per i prodotti già
presenti sul territorio, sottoposti ad attenti controlli sanitari,
con indagini analitiche, sulla base di un Piano concordato con le
Regioni e le Province autonome, sia per quelli destinati ad essere
introdotti sul territorio nazionale.
In
particolare si sottolinea che il latte fresco e in polvere e i
prodotti caseari in Italia sono sicuri. In tutta Europa infatti è
vietata da tempo l'importazione di latte cinese. Sono
stati comunque intensificati i controlli alle frontiere e disposti
controlli a tappeto in negozi e ristoranti cinesi da parte dei Nas,
anche con riferimento a dolciumi e altri prodotti con latte in
polvere importati dalla Cina.
I primi
esami non hanno rilevato presenza di melamina nei prodotti cinesi
presenti nel territorio italiano (vai
al testo completo)
|
Nonostante
i dati parlino di una sempre maggiore diffusione di questa
patologia tra i bambini, le statistiche “assolvono” le
vaccinazioni eseguite nei primi anni di vita, spesso
chiamate in causa proprio in rapporto all'autismo.
I dati
parlano chiaro: l'autismo, così come le allergie o le
malattie autoimmuni, è una patologia
drammaticamente in ascesa. In Italia ne sono colpiti 20
bambini ogni 10.000 nati, quando nel 1997 questo rapporto era di 4
ogni 10.000 nati. Alcuni studi del Centro per il Controllo e la
Prevenzione delle Malattie (CDC) di Atlanta, negli Stati Uniti,
parlano addirittura di un bimbo colpito ogni 150. Al di là
dei possibili allarmismi collegati ai numeri è bene
valutare a fondo la situazione per capirne cause e implicazioni.
“Oggi si ha molta più attenzione nei confronti
dell'autismo e dei disturbi ad esso collegati rispetto a qualche
anno fa”, commenta Fabrizio Pregliasco, virologo ricercatore del
Dipartimento di Sanità Pubblica, Microbiologia, Virologia
dell'Università di Milano. “Si parla, infatti, di
spettro autistico più che di autismo in senso
stretto. Cioè di una serie di disturbi e comportamenti che
possono essere riconducibili a questa patologia. Questo in termini
pratici significa che oggi vengono diagnosticati molti più
casi di autismo rispetto al passato. E questo potrebbe in parte
spiegare il boom di cui si parla”. |
Tutto
ciò, però, non basta a capire a fondo una malattia che
per molti versi rimane ancora misteriosa. E così le ipotesi
sulla sua origine si moltiplicano. Tra le possibili cause
dell'autismo, oltre a quella genetica, si è spesso
sentito parlare del rapporto con le vaccinazioni della prima
infanzia. Si è cioè ipotizzato che fossero i vaccini
eseguiti in età prescolare (la trivalente contro difterite,
tetano e poliomielite o l'esavalente contro difterite, tetano,
pertosse, epatite B, poliomielite e Haemofilus influenzae) a
scatenare la patologia. “Studi retrospettivi che hanno analizzato
milioni di casi in tutto il mondo hanno però drasticamente
ridimensionato questa ipotesi, come ha anche recentemente
sottolineato la Columbia University”, dice Pregliasco. “Secondo i
dati ottenuti, infatti, i bambini che sviluppano l'autismo sono una
percentuale ridottissima rispetto ai soggetti vaccinati. Non è
quindi possibile trovare una correlazione diretta tra vaccinazioni e
autismo”. D'altra parte, oltre alle vaccinazioni, sono anche
altre le possibili origini ambientali dell'autismo che
vengono chiamate in causa, come ad esempio l'inquinamento. Anche in
questo caso, però, si tratta più di sospetti che di
certezze. È chiaro che, in ogni caso, i genitori un po' di
timore nei confronti delle vaccinazioni continuano ad averlo. “Per
questo sottolineo ancora una volta la rarità della malattia
rispetto a tutti i bambini che si sottopongono alla vaccinazione”,
rassicura Pregliasco, “e metto invece in evidenza gli enormi
vantaggi delle vaccinazioni, che proteggono da malattie che
altrimenti potrebbero causare danni molto seri alla salute”.
Fonte:
Ufficio stampa Dipartimento di sanità pubblica, microbiologia,
virologia dell'Università di Milano 2008.
Madri
depresse, dispensatrici di sculacciate
Le madri
che soffrono di depressione o che sono vittime di abusi tendono a
picchiare i propri figli più delle donne sane: lo sostiene uno
studio pubblicato dagli Archives of Disease in Childhood. I
ricercatori della Boston University School of Medicine
coordinati da Michael Silverstein hanno analizzato i dati riguardanti
12.764 madri raccolti in uno studio governativo in corso sullo
sviluppo dei bambini, e hanno scoperto che le donne che soffrono di
sintomi depressivi e hanno una relazione violenta con il partner
tendono a sculacciare i propri figli il doppio del normale.
L'American Academy of Pediatrics scoraggia i genitori
dall'utilizzare metodi educativi violenti, perché
numerosi studi hanno stabilito una correlazione tra sculacciate
subite e comportamenti aggressivi in età adulta.
Fonte:
Silverstein M, et al. The relationship between maternal depression,
in-home violence and use of physical punishment: What is the role of
child behaviour? Arch Dis Child 2008;
doi:10.1136/adc.2007.128595.
david
frati
La
donna che è diventata grigia con l'argento colloidale
Ha
assunto gocce nasali a base di argento colloidale per anni
durante l'infanzia e si è ammalata di argiria, una
bizzarra e rara patologia che fa tingere la pelle di grigio-blu: è
il terribile caso di Rosemary Jacobs, che ha raccontato la sua storia
al quotidiano britannico Telegraph. “A 11 anni mi diedero queste
gocce a base di argento colloidale, e lentamente la mia pelle iniziò
a cambiare colore. Quattro anni più tardi una biopsia rivelò
che erano presenti una moltitudine di microscopiche particelle di
argento nella mia epidermide, e non c'era nulla da fare”,
racconta la Jacobs, che oggi ha 66 anni. “Fu terribile”. Dopo
anni di sofferenze psicologiche e pesanti trattamenti estetici per
ridurre la tinta grigiastra della sua pelle, la donna ha deciso di
rendere pubblica la sua storia per lanciare un allarme sui pericoli
dell'assunzione di farmaci o preparati a base di argento: “Sono
diffusissimi su internet dove trovi forum nei quali se ne parla in
termini entusiastici, ma nessuno dice che potrebbero rovinarvi la
vita per sempre: dovrebbero essere vietati o perlomeno venduti con
etichette che avvertano del pericolo”.
Fonte:
Woman who turned silver warns of dangers of internet medicines. The
Telegraph 11/09/2008.
david
frati
Genitori
di bambini obesi, lo spauracchio è il bullismo
|
Il
bullismo è la prima preoccupazione dei
genitori di bambini obesi, che mettono incredibilmente in secondo
piano tutti gli altri rischi per la salute che l'obesità
porta ai loro figli. Lo rivela il rapporto National Poll on
Children's Health. I ricercatori dell'University of
Michigan, autori del rapporto, hanno intervistato i genitori
di migliaia di bambini obesi dai 6 ai 13 anni: “Abbiamo
scoperto”, spiega Matthew M. Davis, professore di Pediatria e
leader del team, “che il pericolo percepito dai genitori come
più incombente non è l'ipertensione, il diabete,
le patologie cardiovascolari, ma il bullismo di cui i loro figli
sono spesso vittime”. Ben un terzo dei genitori di bambini obesi
non tenta in alcun modo di limitare l'assunzione da parte dei
figli di bibite zuccherine, merendine, cibi spazzatura né
cerca di far diminuire le ore passate davanti alla tv
sostituendole con attività fisica. Il motivo di questa
noncuranza? Anche i genitori sono obesi. “In molte famiglie
l'obesità è un fenomeno che interessa due
generazioni, genitori e figli. Questo trend ha talvolta radici
genetiche, ma più spesso deriva da abitudini
alimentari e di stile di vita sbagliatissime che passano come
modelli da genitori a figli”, spiega Davis.
Fonte:
National Poll on Children's Health. University of Michigan news
release 2008.
david
frati |
Bimbi
in sovrappeso sognano meno
I bambini
sovrappeso tendono a dormire meno dei loro coetanei e il sonno che
perdono è proprio quella della fase “dedicata” ai sogni.
Lo riporta una ricerca pubblicata sulla rivista Archives of
General Psychiatry condotto dall'Università di Medicina
di Pittsburgh su 335 bambini. Lo studio rinforza l'evidenza alla
base di numerosi studi secondo i quali la carenza di sonno, e
in particolare la brevità o l'assenza della fase REM
contribuisce all'aumento di peso, sia negli adulti che nei
bambini. La fase REM (dall'acronimo anglosassone, Rapid Eye
Movement, “movimento rapido dell'occhio”), è il
momento del sonno in cui ricordiamo con maggiore chiarezza i sogni.
Secondo gli esperti, in questa fase il metabolismo è
accelerato, rispetto alle altre fasi del sonno. La privazione della
fase REM potrebbe avere effetto sull'equilibrio ormonale,
aumentando dello stimolo della fame. Durante lo studio, è
stato monitorato il sonno dei bambini. I risultati hanno evidenziato
che i bambini in sovrappeso dormivano, mediamente 20 minuti in meno
rispetto agli altri, entravano nella fase REM con maggiore difficoltà
e rimanevano per minor tempo. Per ogni ora di sonno perso, il rischio
di sovrappeso aumentava del doppio mentre per ogni ora di sono REM
perso, il rischio di obesità triplicava. Il sonno è
quindi molto importante: i bambini dai 5 e fino ai 12 anni, secondo
gli esperti dovrebbero dormire almeno 10-11 ore per notte.
Fonte:
Archives of General Psychiatry
Mortalità
infantile nel Mondo, il calo è costante
Stime
UNICEF, progressi confermati anche nel 2007
17
settembre 2008 - Nei giorni scorsi l'UNICEF ha reso note nuove
stime che indicano come i tassi di mortalità infantile sotto i
5 anni abbiano continuato a diminuire anche nel 2007. Secondo le
nuove stime, dal 1990 a oggi il tasso globale di mortalità
infantile (0-5 anni) è diminuito del 27%, passando da 93 a
68 decessi ogni mille nati vivi. Nei Paesi industrializzati il tasso
di mortalità è del 6 per mille, con l'Italia che fa
registrare addirittura un indice del 4 per mille, tra i più
bassi nel mondo. In termini assoluti, ciò significa che il
numero complessivo annuo di decessi tra i bambini sotto i 5 anni sono
diminuiti da 12,7 milioni (1990) a circa 9,2 milioni (2007). «Dal
1960 a oggi, la mortalità infantile globale è scesa di
oltre il 60%, e la tendenza è di un'ulteriore diminuzione»
spiega Ann Veneman, Direttore esecutivo dell'UNICEF. «Questo
è un grande progresso, ma molto resta ancora da fare.»
Esempi
positivi
La
malnutrizione è una
causa che da sola provoca più di un terzo dei 9,2 milioni di
casi di decessi tra i bambini. Sebbene si siano registrati importanti
progressi anche su questo fronte dal 1990 a oggi, sono ancora 148
milioni i bambini nei Paesi in via di sviluppo che soffrono di
denutrizione. Per garantire che anche questi bambini abbiano
l'opportunità di sopravvivere, occorre intensificare gli
sforzi in campo nutrizionale a beneficio di neonati, bambini e donne.
Numerosi Stati hanno compiuti progressi particolarmente rilevanti
nella riduzione della mortalità infantile. Tra essi il Laos,
il Bangladesh, la Bolivia e il Nepal, che hanno più che
dimezzato i tassi nazionali di mortalità rispetto al 1990.
Questi paesi sono sulla buona strada per conseguire l'Obiettivo
di Sviluppo del Millennio n. 4, che prevede la riduzione di 2/3
della mortalità infantile (rispetto al 1990) entro il
2015.

Non mancano importanti avanzamenti anche in Africa. In
Eritrea, dal 1990 al 2007 il tasso di mortalità 0-5 anni è
sceso del 52%. Nel medesimo periodo in Malawi, Mozambico, Niger ed
Etiopia l'indicatore è diminuito di oltre il 40%. Ma è
sempre in Africa che si raggiungono tuttora i picchi del fenomeno. In
Sierra Leone, il paese con il tasso di mortalità più
alto del pianeta, su mille bambini che nascono ben 262 non arrivano a
compiere il quinto compleanno. «I dati recenti mostrano anche
incoraggianti miglioramenti in numerosi interventi di sanità
di base, come l'allattamento al seno esclusivo sin dalla nascita,
la vaccinazione contro il morbillo, la vitamina A, l'uso di
zanzariere impregnate di insetticida per prevenire la malaria e la
prevenzione e la cura dell'HIV/AIDS» aggiunge Ann Veneman.
«Ci aspettiamo che queste misure contribuiranno nei prossimi
anni a ridurre ulteriormente la mortalità infantile».
Protocollo
d'intesa per la prevenzione della circoncisione rituale clandestina
Il
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha
predisposto, con la Federazione Italiana dei Medici Pediatri, un
Protocollo d'intesa per una maggiore tutela della salute
dell'infanzia riguardo la problematica della circoncisione
rituale clandestina. Alla conferenza stampa erano presenti il
Sottosegretario alla salute Francesca Martini e il Presidente della
Federazione Italiana dei Medici Pediatri (Fimp), dott. Giuseppe Mele;
hanno partecipato inoltre alcuni rappresentanti di Società
scientifiche e Associazioni professionali che operano nel campo della
pediatria, della ginecologia, dell'ostetricia e della neonatologia.
Il Sottosegretario Martini ha ribadito il diritto all'integrità
fisica, psicologica e morale dei bambini e delle donne che vivono nel
nostro Paese, come previsto dalla Costituzione e dalle Convenzioni
Internazionali. Ha ricordato che la circoncisione maschile è a
tutti gli effetti un intervento chirurgico e come tale deve essere
sempre praticato da un medico in una struttura sanitaria adeguata che
assicuri il rispetto delle norme di igiene, per evitare complicanze
invalidanti e conseguenze drammatiche che mettano in pericolo la
salute dei bambini. Qualsiasi danno alla salute del bambino è
un reato punito ai sensi di legge con sanzione penale. L'accordo
prevede un monitoraggio del fenomeno attraverso una adeguata
informazione nei punti nascita, negli ambulatori dei pediatri ed in
ogni altra struttura interessata con la promozione di campagne di
comunicazione e counselling alle famiglie che sono orientate
all'intervento.I Pediatri di Famiglia ed i Pediatri dei Pronto
Soccorso esporranno un poster per fornire alle persone interessate
informazioni circa le corrette procedure chirurgiche e le indicazioni
delle strutture del servizio sanitario a cui rivolgersi. E' stato
illustrato inoltre l'opuscolo informativo "Circoncisione
clandestina e mutilazioni genitali" con le informazioni sui
rischi per la salute connessi all'esercizio delle pratiche
rituali.
Redazione Ministerosalute.it - 18 settembre 2008
Redazione Ministerosalute.it - 18 settembre 2008
I
cellulari quintuplicano il rischio di tumore al cervello nei bambini
|
L'uso
dei telefoni cellulari aumenterebbe di cinque volte
il rischio di tumore al cervello per bambini e teenager.
Sono questi i risultati di un'allarmante ricerca svedese ripresa
dal domenicale britannico Independent on Sunday. I minori
appaiono maggiormente in pericolo perché hanno il cranio
più sottile e quindi le radiazioni emesse dai cellulari
penetrano con maggiore profondità e nocività dentro
la sostanza grigia. La ricerca è stata coordinata dal
professor Lennart Hardell, dell'Università di Orebro.
A suo
giudizio il rischio di tumore al cervello si quintuplica per
bambini e adolescenti anche se vivono in abitazioni dove ci sono
telefoni fissi senza fili. “I segnali sono allarmanti. Dovremmo
prendere delle precauzioni”, ha detto al domenicale il prof.
Hardell. A suo avviso i bambini sotto i 12 anni dovrebbero far uso
di telefonino “soltanto in casi di emergenza mentre i teeenager
dovrebbero servirsi dei congegni di viva voce e
concentrarsi sui messaggini”. |
Queste
precauzioni dovrebbero essere in atto fino all'età di
vent'anni quando il cervello arriva al suo definitivo sviluppo. Lo
studioso svedese avverte che non si può escludere per il
futuro una vera e propria epidemia di tumori al cervello provocata
dall'uso del telefonino durante l'infanzia e l'adolescenza: in
parecchi casi ci vogliono infatti decenni prima che il cancro si
manifesti. La ricerca svedese menziona in particolare il rischio di
due tipi di tumore: glioma e neuroma acustico, il secondo benigno ma
spesso causa di sordità.
Rapporto
Madre-figlio, il ruole dei neuroni specchio
|
Quali
sono le ultime novità della ricerca nel campo delle
dinamiche psicologiche materne in gravidanza e successive
alla nascita del figlio? Come impatta sulla relazione tra madre e
figlio il sistema dei “neuroni specchio”? Si occupa di questi
temi stimolanti il saggio “Rispecchiamenti” di Cristina
Trentini, da poco uscito per i tipi de Il Pensiero Scientifico
Editore. Il libro propone un quadro neuroscientifico
dell'empatia, alla luce dell'attuale integrazione tra
discipline diverse, la ricerca psicologica e quella
neurobiologica. La Trentini, dottore di ricerca presso il
Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica dell'Università
Sapienza di Roma, cerca di cogliere col suo lavoro quel
particolare legame tra madre e figlio che garantirà
al piccolo la protezione, le cure e la sintonizzazione con i suoi
stati affettivi e sarà determinante per la sua crescita
psicologica: “Nel volto della madre empatica il bambino si
rispecchia e scopre di esistere”, spiega la Trentini.
“Sentendosi riconosciuto, sperimenta il senso della propria
unicità e della connessione emotiva con l'altro. Queste
esperienze affettive primarie vengono impresse nella sua memoria,
andando a plasmare tutte le strutture e le funzioni cerebrali
coinvolte nei processi emotivi”. Commenta Massimo Ammaniti,
professore ordinario di Psicologia all'Università La
Sapienza di Roma: “Si tratta di un'area di grande interesse,
che spiega i meccanismi della trasmissione intergenerazionale
dell'attaccamento tra genitori e figli, ampliando le
concettualizzazioni psicoanalitiche sui processi introiettivi e di
identificazione”.
Bibliografia.
Trentini C. Rispecchiamenti. Roma: Il Pensiero Scientifico
Editore, 2008. |
Triage
in pazienti pediatrici? Funziona dopo tre anni
|
Come
si valuta il dolore nei pazienti pediatrici? Quando un
bambino molto piccolo arriva in pronto soccorso per un medico la
sfida è davvero ardua da affrontare: i bambini piccoli (al
contrario degli adulti) non sono in grado di riferire la corretta
collocazione e la natura del proprio dolore. In aggiunta i
genitori, spesso in preda alla preoccupazione o all'eccessiva
apprensione, non sono in grado di aiutare i medici a fare una
diagnosi corretta.
Negli
ultimi anni anche nel pronto soccorso pediatrico è stata
inserita la valutazione attraverso il triage, un processo
cioè che definisce la priorità d'accesso del
piccolo paziente determinata sulla base di pochi ma essenziali
dati e sul grado di compromissione delle funzioni vitali. Il
triage consente di classificare la patologia in base a
significativi parametri e di assegnare a ogni paziente un codice
di colore (bianco, verde, giallo o rosso) che ne stabilisce la
priorità di accesso. |
Tuttavia
nel pronto soccorso pediatrico il triage non sempre funziona come
dovrebbe. Uno studio pubblicato sull'ultimo numero della rivista
Emergency Medical Journal ha dimostrato che, nel caso dei
pazienti pediatrici, il triage è efficace con bambini di età
superiore ai tre anni. A quell'età, infatti, i bambini
cominciano a riferire con una certa accuratezza i propri sintomi.
Bibliografia.
Shavit L, et al. Observational pain assessment versus self-report in
paediatric triage. Emerg Med J 2008; 25:552-55.
emanuela
grasso
, david frati
Nuove
Linee Guida Inglesi per ridurre i parti gemellari
L'obiettivo
è di farli passare dal 24 al 19% in tre anni Le nuove linee
guida inglesi
sulla fecondazione assistita, pubblicate su Human
Fertility, raccomandano ai medici di impiantare un solo embrione
per volta alle aspiranti mamme, soprattutto se under 37, per evitare
il rischio parti gemellari. Tuttavia, alcuni esperti hanno espresso
la loro contrarietà obiettando che così si riducono
anche le chance di avere figli per migliaia di donne che ricorrono a
queste tecniche proprio per diventare madri. Attualmente la gran
parte delle cliniche trasferiscono due embrioni, durante un ciclo di
trattamento, per massimizzare le probabilità di successo e
arrivare alla gravidanza. Maggiori probabilità di
preeclampsia, complicazioni gravi e il triplo di probabilità
di morire durante il parto sono i pericoli a cui va invece incontro
la futura mamma. Sulla base di questo quadro, lo scorso dicembre
l'Autorità Britannica su Embriologia e Fecondazione Umana
(Hfea) ha annunciato l'intenzione di limitare a uno solo gli embrioni
da impiantare: la norma dovrebbe entrare in vigore da gennaio 2009 in
tutte le cliniche di fecondazione, senza distinzione fra pubbliche e
private, con la richiesta di ridurre i parti gemellari dal 24% al 19%
in tre anni. Su questa strada vanno ora avanti anche due società
scientifiche, la British Fertility Society e l'Association
of Clinical Embryologists, che raccomandano il trasferimento di
un embrione alle donne con meno di 37 anni, il gruppo a maggior tasso
di nascite gemellari.
Bambini
bilingue e balbuzie
I
ricercatori inglesi hanno scoperto che i bambini che parlano due
lingue prima di compiere 5 anni sono più propensi a
balbettare e, rispetto ai bambini che parlano una sola lingua,
incontrano maggiori difficoltà quando iniziano a parlare. I
risultati dello studio sono basati sull'osservazione di 317 bambini
che vivevano nei dintorni di Londra e che tra gli 8 e i 10 anni erano
stati visitati da un logopedista. Il 22% dei bambini era bilingue: a
casa parlava sia inglese sia un'altra lingua. Il 61% balbettava
mentre era bilingue solo il 26% dei bambini che non presentava
problemi di linguaggio. Nella maggior parte dei casi, i bambini
bilingue con problemi di balbuzie, balbettava in entrambe le lingue.
Il disturbo aveva iniziato a manifestarsi intorno ai 4 anni e si era
manifestato più nei maschietti che nelle femminucce, con un
rapporto di 4 a 1. A differenza degli altri bambini, solo il 25% dei
bambini bilingue aveva smesso di balbettare entro i 12 anni. I
ricercatori hanno comunque precisato che dai dati raccolti,
balbettare non incideva sul rendimento scolastico.
Fonte:
Archives of Disease in Childhood, 2008. Reuters Health
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario
generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica
“maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la
sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che
più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità
e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i
principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di
ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla
letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni
commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità
assoluta né applicata l'indomani, ma va presa come un
aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i
cambiamenti di opinione che solo il tempo e l'esperienza possono
fornire. Questa premessa è
anche un invito ai lettori a
essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci
articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che
ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a irene.bruno@tele2.it;
alessandra.perco@gmail.com.






