1Presidio
Ospedaliero di Monfalcone (Gorizia), Unità Operativa di
Pediatria
2Redazione
di Medico e Bambino
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Gravidanze
giovanili indesiderate. Rischio doppio tra le teledipendenti |
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Studio
Usa: i programmi a esplicito sfondo sessuale deformano la
percezione del reale
L'autrice
della ricerca: "Bisognerebbe anche monitorare il web, la
stampa e la musica" | ||||||||||
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ROMA -
In America se lo chiedono da tempo: ma la Juno Generation, quella
delle ragazzine spensierate che nascondono il pancione sotto la
maglietta, da dove è spuntata? Probabilmente dalle
giovanissime teledipendenti. A dirlo è un team di
ricercatori della Rand Corporation che ha pubblicato sul numero di
novembre della rivista Pediatrics, il giornale ufficiale
dell'Accademia americana dei pediatri, uno studio su "Guardare
il sesso in tv può predire la gravidanza giovanile?" E
mentre negli Stati Uniti il fenomeno delle baby mamme
sembra diminuire, pur coinvolgendo nomi noti come Jamie Lynn
Spears, la 17enne sorella di Britney, e la coetanea Bristol Palin,
figlia, in dolce attesa, della candidata repubblicana alla
vicepresidenza della Casa Bianca, la scienza dice finalmente la
sua sul discusso argomento. Televisione e gravidanze
adolescenziali, insomma. C'è una connessione? | |||||||||
La
risposta è si. Chi vede programmi televisivi che
trasmettono contenuti sessualmente espliciti, come ad esempio i
telefilm Sex & the City e Friends, ma anche film e
talk-show che affrontano tematiche sessuali, avrebbe più
del doppio di possibilità di diventare un baby genitore
rispetto a chi non segue questo genere di programmi. I risultati
variano poi a seconda delle fasce di età degli intervistati
ma, parlando in numeri, per quanto riguarda i 16enni si tratta del
12 per cento di possibilità contro il 5%.
Per
arrivare alla conclusione che, se vista troppo, male e senza la
supervisione dei genitori, la televisione può portare a
seri danni comportamentali per gli adolescenti, i ricercatori
dell'associazione non profit Rand Corporation, guidati da Anita
Chandra, hanno condotto, dal 2001 al 2006, un sondaggio telefonico
longitudinale su un campione di adolescenti tra i 12 e i 17 anni.
Il sondaggio, misurando il tempo trascorso davanti alla
televisione, le conoscenze sessuali, l'attitudine, il
comportamento e una vasta scala di variabili demografiche e
psicologiche, ha cercato di prevedere le abitudini e il
comportamento sessuale degli adolescenti.
Dopo
aver individuato una rosa di ventitré programmi televisivi
più in voga tra i teenager, i ricercatori hanno chiesto
loro di stabilire quanto tempo veniva dedicato quotidianamente ad
ogni programma, oltre ad analizzare i reali contenuti sessuali
veicolati dalle varie trasmissioni. A questo punto il sondaggio si
è spostato sulle abitudini sessuali degli intervistati, su
eventuali gravidanze avute in passato e sulla possibilità
di averne in futuro. Proprio in base a queste predizioni e grazie
alla natura longitudinale del sondaggio, condotto sullo stesso
campione di giovani prima ad un anno di distanza e poi a due,
ovvero nel 2001, 2002 e 2004, è stato possibile stabilire
che la maggiore esposizione a contenuti sessuali ha corrisposto ad
una maggiore incidenza di baby gravidanze.
Ma in
un'intervista telefonica rilasciata all'agenzia di stampa Reuters
la ricercatrice Anita Chandra ha precisato: "La televisione è
solo uno degli ingredienti che influenza il comportamento degli
adolescenti. Dovremmo concentrarci anche sul ruolo di internet,
dei giornali e della musica". Dello stesso parere anche la
psicologa dell'infanzia Maria Rita Parsi che commenta così
la notizia: "Già da cinque anni nei convegni di
pediatria ginecologica si discute dei danni del bombardamento di
immagini inappropriate subito dai bambini attraverso la
televisione e Internet e alla loro conseguente eccessiva
adultizzazione. La soluzione? Riappropriarsi dei tempi della vita.
I bambini hanno diritto a vivere le giuste fasi della loro
infanzia e adolescenza".
In
Italia la situazione dei giovani è diversa da quella
americana, soprattutto per quanto riguarda la salute riproduttiva
e, se non si può parlare del fenomeno delle baby
gravidanze, si può però analizzare la relazione tra
televisione e comportamenti degli adolescenti. A farlo è la
Società Italiana di Pediatria, che ogni anno pubblica il
Rapporto sulle abitudini e stili di vita degli adolescenti
italiani. L'analisi dei dati del 2007, relativi a televisione e
sessualità, è in linea con la ricerca americana che
individua nella televisione un fattore capace di influenzare i
comportamenti sessuali degli adolescenti.
La
percentuale di giovani italiani che considera un rapporto sessuale
non protetto come un comportamento a rischio aumenta infatti di
circa il 6% se a rispondere alla domanda sono ragazzi che guardano
la televisione meno di un'ora al giorno, mentre per chi la vede
più di tre ore il sesso non protetto è percepito in
maniera meno rischiosa.
Un
altro dato importante è quello che riguarda l'informazione
sessuale. Chi vede la televisione meno di un'ora al giorno
dichiara di ricevere le informazioni soprattutto da amici,
genitori e insegnanti, mentre per chi guarda la televisione più
ore al giorno le percentuali di interazione con i genitori
(soprattutto con la madre che passa dal 35 al 21%), diminuiscono
sensibilmente a favore di amici e soprattutto altro, categoria
all'interno della quale è presumibile che venga inserita
proprio la televisione.
"Chi
vede la televisione per più tre ore al giorno manifesta una
presunta, e falsa, consapevolezza sessuale, che deriva
probabilmente da quello che vede in tv - così il dottor
Maurizio Tucci, curatore dell'indagine della SIP - i dati
dimostrano inoltre che chi trascorre più ore davanti alla
televisione tende a ricercare autonomamente le informazioni
relative al sesso, ricorrendo sempre più alla televisione
stessa, ai giornali e a internet e sempre meno ai soggetti reali
come genitori, insegnanti o medici".
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Figli
a rischio depressione se la famiglia é «stressata»
Lo
dice uno studio italiano: perdita di un genitore o divorzio le
situazioni più a rischio per chi è predisposto | ||||||||||
Una
situazione familiare stressante, dovuta per esempio alla
perdita di un genitore o a un divorzio, aumenta il rischio di
depressione nei ragazzi geneticamente predisposti che si
affacciano all'adolescenza. A rivelarlo è uno studio
italiano condotto dai ricercatori dell'Università
Vita-Salute San Raffaele e dell'Irccs Medea, pubblicato dalla
rivista The Journal of Child Psychology and Psychiatry. In
questo studio, i ricercatori italiani hanno pensato di valutare in
che modo la presenza di un solo genitore (a seguito di separazioni
o lutti), possa influire su quei ragazzini già predisposti
geneticamente alla depressione.
LO
STUDIO - Hanno quindi preso in esame 607 preadolescenti tra i
10 e i 14 anni, e hanno sottoposto ai loro genitori un
questionario specifico che indaga diversi sintomi emotivi e
comportamentali presenti dall'infanzia all' adolescenza.
Parallelamente hanno condotto indagini genetiche sui ragazzi,
estraendo il Dna dalla loro saliva e verificando la presenza di
due geni che aumentano il rischio di depressione. Hanno così
osservato che lo stress familiare favorisce e aumenta l'effetto
dei geni della depressione. «A questo punto - spiega Massimo
Molteni, responsabile della ricerca per l'IRCSS Medea - diventa
urgente indirizzare le risorse verso un accurato monitoraggio di
quei ragazzi a maggior rischio di conseguenze avverse, inclusi,
per esempio, interventi volti a ridurre i conflitti oppure ad
affrontare il rischio socio-ambientale in quei ragazzi con una
predisposizione genetica più elevata».
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Roma,
04 nov. - E' ormai ampiamente riconosciuto che molti comportamenti
psicopatologici hanno un'eziologia multifattoriale e che
sia fattori genetici che fattori psicosociali possono influenzare
la suscettibilità alla depressione. Vi è una
ragionevole prova di influenze genetiche per sintomi depressivi
nei bambini e adolescenti e allo stesso tempo è noto che
fattori ambientali possono favorire il rischio di depressione,
ancor più fortemente quando colpiscono in una fase precoce
dello sviluppo. Finora però gli studi avevano indagato
perlopiù effetti genetici e ambientali separatamente. Non
era infatti mai stata utilizzata una prospettiva di indagine che
analizzasse la possibile interazione tra geni ed ambiente, cioè
che considerasse questi due fattori congiuntamente. I ricercatori
dell'Istituto Scientifico "E. Medea" e dell'Università
Vita-Salute San Raffaele hanno per la prima volta preso in esame
ambienti familiari 'stressanti' - in questo caso famiglie in cui
fosse presente un solo genitore, per esempio a causa di
separazione, divorzio o morte di un coniuge, confrontate con
famiglie in cui fossero presenti entrambi i genitori - e alcune
varianti geniche, comuni nella popolazione, associate ad un
maggiore rischio di depressione. | |||||||||
Nello
studio, appena pubblicato su The Journal of Child Psychology
and Psychiatry, è stato dunque esaminato l'effetto
della struttura familiare e di due polimorfismi presenti in due
geni del sistema serotoninergico (TPH2 G-703T e 5-HTTLPR) sui
sintomi depressivi. La ricerca ha coinvolto 607 preadolescenti
italiani di età compresa tra i 10 e i 14 anni: ai loro
genitori è stata somministrata la Child Behavior
Checklist (CBCL) 6-18, un questionario che indaga diversi
sintomi emotivi e comportamentali presenti dall'infanzia
all'adolescenza. Le indagini genetiche sono state invece condotte
sul DNA estratto dalla saliva dei ragazzi, raccolta dopo il
consenso scritto e informato dei genitori. Dalla ricerca è
emerso non solo che alcune varianti genetiche e la non-integrità
del nucleo familiare sono fattori indipendentemente e
significativamente associati ad un aumento dei problemi depressivi
in adolescenza, ma anche che la co-presenza di entrambe le
componenti di rischio, genetica ed ambientale, interagiscono tra
loro, contribuendo ad aumentare ulteriormente queste difficoltà.
Si può
quindi ipotizzare che un contesto familiare/ambientale più
difficile e meno protettivo favorisca e aumenti la rilevanza delle
influenze genetiche nel determinare la presenza di problematiche
depressive in preadolescenza. "I dati di questa ricerca -
affermano i responsabili del progetto Maria Nobile e Marco
Battaglia - suggeriscono che fattori di rischio ambientale (come
il clima familiare) interagiscono con l'assetto genetico
individuale per influenzare la suscettibilità allo sviluppo
di sintomi psicopatologici depressivi". Come intervenire per
prevenire comportamenti psicopatologici? E' esplicito a questo
proposito Massimo Molteni, responsabile della ricerca in
Psicopatologia all'IRCCS "E. Medea": "Queste
evidenze aprono la possibilità ad interventi preventivi
molto più mirati ed efficaci in quanto basati su più
fonti di informazione contemporaneamente. A questo punto diventa
urgente indirizzare le risorse verso un accurato monitoraggio di
quei ragazzi esposti ad un maggior rischio di conseguenze avverse,
inclusi, per esempio, interventi volti a ridurre i conflitti
oppure ad affrontare il rischio socioambientale in quei ragazzi
con una suscettibilità genetica più elevata."
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I
bambini e i ragazzi esposti abitualmente a programmi televisivi,
film, musica, videogame, cartoni animati ma, soprattutto, siti
internet dai contenuti violenti, tendono più frequentemente
della media a esibire comportamenti aggressivi anche molto
gravi. Lo sostiene uno studio pubblicato dalla rivista
specializzata Pediatrics. I ricercatori di Internet Solution for Kids guidati da Michele L. Ybarra hanno preso in esame 1588 ragazzi dai 10 ai 15 anni (52 per cento maschi, 48 per cento femmine): il 5 per cento del campione ha ammesso di aver avuto nell'anno precedente comportamenti violenti (sparatorie, scontri con coltello, furti, risse, stupri). Di questi il 38 per cento riferisce di avere accesso abituale a siti internet dai contenuti violenti. | |||||||||
Si tratta soprattutto di siti che contengono filmati di combattimenti illegali a mani nude o all'arma bianca. “I giovani che li frequentano abitualmente hanno una probabilità ben 5 volte maggiore rispetto ai loro coetanei di indulgere in comportamenti violenti anche gravi”, avverte la Ybarra. david
frati
Fonte:
Ybarra ML, Diener-West M, Markow D et al. Linkages Between
Internet and Other Media Violence With Seriously Violent Behavior
by Youth. Pediatrics 2008; 122(5):929-937,
doi:10.1542/peds.2007-3377.
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Le
Nazioni Unite raccomandano di vietare ogni forma di violenza
nei confronti dei minori, compresa l'abolizione delle
punizioni corporali e le altre forme di castigo crudeli o
umilianti, in qualsiasi contesto compreso quello familiare, da
parte di tutti gli Stati entro il 2009. Se ne parlerà a
Roma il 20 ottobre presso la Sala del Cenacolo - Camera dei
Deputati durante il Seminario "Lo Studio delle Nazioni Unite
sulla violenza nei confronti dei minori: il divieto delle
punizioni corporali nei confronti dei bambini e delle bambine"
organizzato da Save the Children Italia. Lo Studio delle
Nazioni Unite sulla violenza nei confronti dei minori ha messo in
evidenza che un numero impensabile di bambini non gode ancora di
adeguata protezione e tutela giuridica. Sono milioni i bambini
vittime di violenza nel mondo: subiscono maltrattamenti in casa,
negli istituti o a scuola, da quelle stesse persone che dovrebbero
prendersi cura di loro. Tra le violenze a cui può essere
sottoposto un minore rientrano anche le punizioni corporali, un
fenomeno troppo spesso sottovalutato nonostante la sua diffusione
e le conseguenze negative sulla vita e lo sviluppo di bambini e
bambine. | |||||||||
Nel
giugno 2008, il Consiglio d'Europa ha lanciato a Zagabria una
campagna contro le punizioni corporali, per ottenerne l'abolizione
e promuovere una genitorialità positiva in tutti gli Stati
membri. In Europa, l'utilizzo di punizioni corporali sui
bambini, anche in ambito familiare, è già vietata in
Svezia, Norvegia, Finlandia, Austria, Cipro, Danimarca, Lettonia,
Bulgaria, Ungheria, Germania, Romania, Grecia e, dal 2007, anche
nei Paesi Bassi, in Portogallo e Spagna.
In Italia, la Corte di Cassazione nel 1996 ha dichiarato illegittima ogni forma di punizione corporale, ma questo divieto non è stato ancora recepito tramite un adeguamento normativo. Save the Children Italia attraverso questo seminario intende favorire l'avvio di un confronto e sollecitare un impegno da parte delle istituzioni competenti. Fonte:
Ufficio stampa Save the Childern Italia 2008
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La
vittima, 13 anni, condannata per adulterio dopo la violenza subita
Roma,
4 novembre 2008 - L'UNICEF ha definito deplorevole la lapidazione
di una bambina somala di 13 anni, avvenuta la scorsa settimana. La
giovanissima Aisha Duhulow è stata lapidata a morte
in uno stadio con spettatori a Chisimaio il 27 ottobre 2008, dopo
essere stata ritenuta colpevole di adulterio.
Tuttavia, le indagini indicano che è stata violentata da tre uomini mentre si stava recando a piedi a trovare la nonna a Mogadiscio. Dopo l'assalto ha cercato la protezione da parte delle autorità, le quali l'hanno poi accusata di adulterio e condannata a morte. «Si tratta di un tragico e deplorevole incidente» ha dichiarato il rappresentante per l'UNICEF in Somalia, Christian Balslev-Olesen. «Una bambina è stata vittima due volte: prima degli autori dello stupro, poi dei responsabili dell'amministrazione della giustizia.» L'incidente mette in luce l'estrema vulnerabilità delle ragazze e delle donne in Somalia, per le quali la violenza e la discriminazione sono acuite da parte dagli effetti del conflitto cronico e dall'alto numero degli sfollati. La violenza sessuale e basata sulla differenza di genere è comune in Somalia e la vulnerabilità delle bambine e delle donne è ulteriormente aggravata da disuguaglianze di genere nell'accesso ai servizi sociali essenziali. «Le autorità e le istituzioni della società civile hanno un ruolo da svolgere nel sostenere e tutelare i diritti di ogni bambino» ha dichiarato Balslev-Olesen. «Tuttavia, questo incidente dimostra come molto lavoro resta ancora da fare per difendere e tutelare i diritti delle ragazze e delle donne in Somalia. L'UNICEF si è impegnata a promuovere lo status delle donne e continueremo a lavorare con le autorità locali e i partner per ridurre i rischi, attraverso la promozione dell''istruzione delle bambine, la prevenzione dell'HIV e il sostegno ai servizi per i superstiti di tutte le forme di sfruttamento sessuale e violenza basata sul genere.» | ||||||||||
Il
rischio di sindrome della morte improvvisa del lattante
(SIDS, Sudden Infant Death Syndrome) o morte in culla,
che colpisce circa 1 bambino su 2000, uccidendolo nel sonno senza
un motivo apparente, diminuisce drasticamente se nella stanza
nella quale il bambino dorme c'è un ventilatore
acceso. La strana scoperta arriva da uno studio pubblicato dalla
prestigiosa rivista Archives of Pediatric & Adolescent
Medicine. I ricercatori della Kaiser Permanente Northern
California hanno preso in esame 185 casi di SIDS e 312 casi di
neonati sani intervistando le mamme su numerosi aspetti
riguardanti anche l'ambiente nel quale i bambini dormivano. È
emerso che se nella stanza c'era abitualmente un ventilatore
acceso i casi di SIDS presentavano un'incidenza più bassa
addirittura del 72 per cento. E la presenza del ventilatore sembra
ancora più decisiva se l'ambiente nel quale dormono i
neonati è ad alto rischio (per esempio perché troppo
caldo).
Si
ipotizza che l'effetto salvavita del ventilatore derivi dal
fatto che fa diminuire le probabilità che il neonato
ri-respiri l'anidride carbonica che ha emesso dalla bocca.
Fonte:
Coleman-Phox K, Odouli R et al. Use of a Fan During Sleep and the
Risk of Sudden Infant Death Syndrome. Arch Pediatr Adolesc Med
2008; 162: 963 - 968.
david
frati | ||||||||||
Mangiano
tanto e hanno abitudini alimentari sbagliate. Più di un
bambino su tre in Italia ha un peso superiore a quello che
dovrebbe avere per la sua età. Tra i sei e gli undici anni
la stima è di un milione di persone in sovrappeso. E
ancora, se il 23 per cento di ragazzini pesa troppo, il 12,3 è
obeso. Ma ci sono regioni, come la Campania, in cui si
arriva addirittura al 50% della popolazione infantile. È
quanto emerge dalla rilevazione condotta nelle scuole italiane dal
ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali,
coordinata dall'Istituto superiore della sanità in
collaborazione con il ministero dell'Istruzione e con l'Istituto
nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione ha
utilizzato, dal titolo ‘Okkio alla salute'.
Proprio
contro il problema dell'obesità nei più piccoli
punta il dito l'Obesity Day, iniziativa promossa
dall'ADI, Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione
Clinica, per un'informazione corretta su alimentazione
equilibrata e diete intelligenti, che come ogni anno si celebra il
10 ottobre. E il messaggio è chiaro: “Un peso mantenuto
regolare è la soluzione giusta per la tua salute. Non
rimbalzare da una taglia all'altra. Fai centro!”. Durante
tutta la giornata, oltre 200 centri ADI sono a disposizione per
erogare gratuitamente interventi di informazione ed educazione.
‘Okkio
alla salute', bambini troppo grassi. Per l'indagine ‘Okkio
alla salute' i ricercatori hanno utilizzato gli stessi
strumenti, quelli stabiliti dall'Oms, in tutte le regioni della
penisola, escluse la Lombardia e il Trentino. E hanno analizzato
un campione di 46 mila persone. Ebbene, ogni 100 bambini della
terza classe elementare 24 sono in sovrappeso e 12 obesi:
complessivamente si stimano un milione di bimbi tra i sei e gli 11
anni a rischio, più di un bambino su tre. I maggiori
problemi si registrano nelle regioni del Sud, Campania in testa,
dove il tasso di obesità è del 21%, seguita da
Sicilia e Calabria rispettivamente con 17% e 16%, contro una media
nazionale del 12% e i valori minimi del 4% in Friuli-Venezia
Giulia e 7% in Sardegna.
Gli
errori più comuni. Tra le cattive abitudini alimentari,
un'assente o scorretta prima colazione: infatti l'11% dei bimbi
la salta e il 28% non la fa in maniera adeguata. Solo un bambino
su dieci poi svolge l'attività fisica raccomandata per la
sua età. Al contrario, un bambino su quattro guarda la
televisione per quattro o più ore al giorno. Non sono
esenti da colpe i genitori, dal momento che tra le mamme di
bambini in sovrappeso o obesi, ben quattro su 10 non ritengono che
il proprio figlio abbia un peso eccessivo rispetto all'altezza.
“La prima colazione – spiega il professor Pietro Antonio
Migliaccio, medico nutrizionista – interrompe il digiuno
notturno e dà l'apporto energetico giusto per affrontare
la giornata. Gli zuccheri assunti arrivano al cervello e sale
l'attenzione e la capacità di concentrazione. Bisogna
sempre introdurre nell'organismo liquidi e solidi e consumare
almeno il 20 per cento delle calorie totali giornaliere proprio al
mattino”.
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Il
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali
pubblica per la prima volta le “Linee guida per la promozione
della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età
evolutiva”. Obiettivo del documento è offrire a
ginecologi, pediatri, neonatologi, odontoiatri, igienisti,
igienisti dentali indicazioni univoche, condivise e basate sulle
migliori evidenze scientifiche disponibili per la prevenzione di
carie, gengiviti e parodontiti, stomatiti, problemi ortopedici dei
mascellari nei bambini da zero a quattordici anni.
Le
raccomandazioni contenute nelle Linee guida sono uno strumento per
gli operatori avente il fine di contribuire al raggiungimento
degli obiettivi indicati dall'OMS ( entro il 2010 il 90 per
cento dei bambini di età compresa tra i 5 e i 6 anni deve
essere esente da carie e a 18 anni non deve esserci nessuna
perdita di denti dovuta a carie o a malattia parodontale).
Attualmente
in Italia più del 20 per cento dei bambini di 4 anni di età
presenta carie, mentre a 12 anni l'incidenza sale al 44 per
cento.
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Roma,
28 gen. - E'urgente rivedere le linee guida della legge 40
sulla fecondazione artificiale tenendo conto delle
valutazioni di associazioni di pazienti e societa' scientifiche:
lo dichiarano oggi in una nota le societa' scientifiche di
medicina della riproduzione (Sidr, Sios, Sifes e Mr, Cecos, Sifr,
Sierr). Alla luce della situazione che si e' creata in seguito
alla sentenza del Tar del Lazio. Le societa' scientifiche
'intendono esprimere una valutazione positiva della recente
sentenza del Tar Lazio che, facendo seguito alle due recenti
sentenze di Cagliari e Firenze, pone all'attenzione di tutta la
classe politica l'urgente necessita' della revisione delle linee
guida della legge 40/2004 in materia di procreazione assistita'.
La sentenza del Tar del Lazio, rilevano le societa' scientifiche
'intende in primo luogo ripristinare i diritti dell'utenza, che
ritiene lesi da numerosi passaggi delle linee guida stesse e
potenzialmente dalla legge stessa . E' pertanto auspicabile -
concludono - che il legislatore, per il futuro, nella definizione
delle nuove linee guida di una legge in materia sanitaria voglia
tener conto delle istanze delle Associazioni dei pazienti nonche'
delle indicazioni delle societa' scientifiche'. (Sn)
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I
bambini imparano la lezione ambientalista, la applicano con
intransigenza e sono in grado di indirizzare scelte e consumi di
tutta la famiglia
Un
attimo di distrazione, il rubinetto lasciato aperto mentre ci si
lava i denti, la luce rimasta accesa nella stanza da cui si è
usciti, e il piccolo ambientalista è pronto a
rimproverarvi. "Eco-kids", li chiamano negli
Stati Uniti, sono i bambini cresciuti con la paura che l'acqua
presto finirà e che la produzione di energia elettrica
minaccia la salute del mondo, infanti-guardiani del futuro
dell'umanità. Sono tanto consapevoli dell'emergenza
ambientale da far sentire anche il genitore più attento
un inquinatore incallito e sono, soprattutto, capaci di
indirizzare scelte e consumi di tutta la famiglia. Una lezione imparata troppo bene. | |||||||||
La
psicologia dell'età evolutiva la chiama
iper-regolarizzazione: è lo stesso meccanismo per cui
quando i bambini imparano alcune regole grammaticali le applicano
con rigore in ogni caso, come quando il participio passato di
"rompere" diventa "romputo". Ecco, in alcuni
casi ce le hanno proprio "rompute" con quell'aria da
saccenti con cui guardano disgustati i giornali ammucchiati in
casa ed esclamano "quanta carta sprecata!" e la
diligenza con cui ci ricordano che il televisore va spento perché
la spia rossa consuma elettricità.
Il merito-colpa è della scuola, che organizza attività nei centri di educazione ambientale e inserisce nei programmi di scienze lo sviluppo sostenibile e le energie rinnovabili. Non c'è da stupirsi, perciò, se il nipote di neanche otto anni disquisisce sul fatto che il buco dell'ozono si è di nuovo allargato nel 2007 ma non è tornato alle dimensioni tremende del 2005. Del resto, è lo stesso bambino che ha letto con entusiasmo lo scorso anno il Papersera, inserto di Topolino fatto come un vero giornale e sponsorizzato dall'Eni. L'inviato Pippo insegnava concetti come "riscaldamento globale" e "cambio climatico" e dava suggerimenti su come risparmiare energia con i piccoli accorgimenti quotidiani. I piccoli ambientalisti vedono cartoni animati come La gang del bosco e aspettano con ansia l'uscita dell'ultimo film della Pixar, Wall-E, parabola ecologica di un pianeta tanto inquinato da dover essere abbandonato. E poi riportano quel che imparano nella vita di tutti i giorni, con la semplicità intransigente propria della loro età. Un mercato appetibile. Della disponibilità dei più giovani a farsi carico della salute del mondo si è accorto anche il marketing, per cui ora per vendere un prodotto è utile sottolineare il ridotto impatto ambientale e i risultati sono subito evidenti (...) Negli Stati Uniti, la nazione che contribuisce di più al mondo alle emissioni di anidride carbonica e che fa più resistenza nel fissare limiti in proposito, l'insistenza degli "eco-kids" ha dato il via a una serie di critiche al sistema scolastico. C'è infatti chi sostiene che i bambini stanno diventando dei fondamentalisti dell'ecologismo e che si perde troppo tempo sull'educazione ambientale e si tralasciano materie più importanti. Sotto accusa sono finiti anche i distintivi applicati su alcune uniformi scolastiche per indicare che gli alunni partecipano a gruppi per la "Salute dell'ambiente", il "Patto per la Terra" o l'"Azione per il pianeta". In Italia gli "eco-kids" sono ancora poco organizzati e inquadrati, ma per fortuna riescono già a farsi ascoltare dagli adulti. | ||||||||||
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Sanità.
Entro fine mese via libera agli accordi di programma da 100
milioni con le industrie |
Newsletter
sole24ore, 21 ottobre 2008 | |||||||||
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Arriverà
entro fine mese il via libera del Cda dell'Aifa, l'Agenzia del
farmaco, agli accordi di programma con le industrie farmaceutiche.
Incentivi per 100 milioni, nella forma del premium price,
dietro i quali c'è il «riconoscimento» di un
volano di investimenti industriali in Italia intorno a 1,5
miliardi. Solo un segnale, ma attesissimo dal settore. | |||||||||
Ad
annunciare al Sole 24 Ore la novità, già in cantiere
con il precedente board Aifa, è il nuovo direttore
generale, il professor Guido Rasi. Che rivela anche dove
l'Authority intende incidere nell'immediato: dallo snellimento
delle procedure regolatorie alla trasparenza on line di tutte le
decisioni. Novità in arrivo, insomma, in attesa che con la delega chiesta dal Governo si precisino le competenze Aifa future. A dispetto della bufera dell'inchiesta della Procura di Torino, Rasi non crede che l'Agenzia debba arretrare: «L'Aifa è stata un successo rispetto al passato, non deve essere un flop rispetto al futuro». Nel mezzo, è chiaro, ci saranno decisioni politiche e modifiche organizzative. Ma restano fermi i controlli sulla spesa, la vigilanza su marketing. sponsorizzazioni di congressi, ricette dei medici, la sfida della R&S indipendente. «È stato fatto bene e si deve continuare a tenere tutto sotto controllo. L'Aifa non abbasserà la guardia». | ||||||||||
Intanto
sono scattati i primi interventi. A cominciare dal regolatorio,
che sconta sempre la carenza di personale, presa sotto gamba dalla
Procura: «Stiamo ragionando col Governo e ho trovato una
grande apertura», afferma Rasi. L'obiettivo è
utilizzare le risorse generate dallo sprint delle attività
regolatorie. Ecco poi le azioni sui sistemi informatici e le
procedure interne per «portare al massimo regime possibile
la macchina». E una promessa di trasparenza: «Sul
nostro sito abbiamo iniziato a pubblicare l'ordine del giorno del
Comitato tecnico scientifico. Proseguiremo come vuole l'Emea con
le decisioni del Cda e le attività e le pratiche dell'iter
registrativo tutelando gli aspetti concorrenziali».
Ma la sfida sono gli scenari di politica farmaceutica. Appena incassata l'intesa sugli extrasconti per i generici ai farmacisti, l'Aifa guarda avanti. E Rasi rilancia: sempre più più spazio ai generici, ma utilizzando tutte le risorse liberate per i farmaci innovativi «che in ultima analisi giustificano che si continui a investire», a cominciare dal biotech nel quale l'Italia ha più prospettive. Altra carta sono i programmi con la Fda statunitense per i farmaci biologici a target molecolare, la vera (e costosissima) rivoluzione del futuro. Già: ma che Aifa sarà dopo la delega? «Sull'architettura finale decide la politica», va cauto Rasi. Che però non si sottrae: «Il contenimento dei costi può essere fatto solo se tutto il processo resta dentro l'Aifa: se le decisioni regolatorie vengono prese in base a categorie di analisi scientifica su efficacia, sicurezza, obiettivi di salute, e tutto questo va a determinare anche il prezzo, è indispensabile che tutto il processo resti all'interno dell'Aifa». Vecchia Aifa in nuova Aifa, si direbbe. Ma deciderà la politica, appunto. E magari anche le Regioni. E aproposito di Regioni, che aria tira in Aifa nei confronti della voglia di Prontuari farmaceutici regionali? «Capisco le necessità delle Regioni, ma i Prontuari locali sono un passo in più verso la disequità sanitaria. Mi preoccupano molto, sarebbero una disgrazia». E così all'Aifa sta per nascere un «ufficio regionale». Obiettivo: dialogare. E vigilare. | ||||||||||
La
«malpractice», però, va verso la
depenalizzazione | ||||||||||
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Proposta
dall'ex ministro Livia Turco e abbracciata dalla maggioranza.
Indagherà sugli episodi di malasanità
I
neonati morti all'ospedale di Viareggio. Il paziente trapiantato
a Bari che avrebbe ricevuto un organo infetto. Lo scandalo
dell'ospedale di Vibo Valenzia. Il piccolo rimasto vittima di un
tragico incidente, aver bevuto, è l'ipotesi, il metadone
destinato ai genitori tossicodipendenti. Se fosse già
operativa potrebbe indagare immediatamente su questi episodi la
Commissione d'inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle
cause dei disavanzi regionali istituita oggi alla Camera.
LEGGE
«TURCO» - La legge, proposta dall'ex ministro
della Salute Livia Turco, Pd, e poi abbracciata dalla maggioranza,
è stata approvata dall'aula di Montecitorio. | |||||||||
La
Commissione avrà poteri ispettivi, potrà agire a 360
gradi intervenendo anche «a caldo» con indicazioni
raccolte su fatti di particolare gravità. Il suo presidente
verrà nominato da Gianfranco Fini. Grande soddisfazione per
Livia Turco. La legge deriva dalla sua esperienza personale che le
ha creato non pochi patimenti: «Come ministro ho dovuto
affrontare numerose emergenze e mi sono resa conto di quanto il
tema della sicurezza sia centrale. E' necessario fare in modo
che in ogni Regione i cittadini abbiano servizi di qualità.
Invece la situazione è molto diversa, a seconda delle aree.
Le Asl ripongono ancora scarsa attenzione alla prevenzione del
rischio». | ||||||||||
LA
COMMISIONE - La funzione della Commissione sarà anche
quella di fungere da stimolo per le aziende sanitarie e
ospedaliere di ridurre il margine di esposizione agli errori
clinici. Nino Di Virgilio, deputato Pdl, medico, ritiene che il
nuovo gruppo di inchiesta svolgerà un ruolo molto incisivo:
«Certo , una Commissione bicamerale avrebbe avuto maggiore
autorevolezza, ma quella del Senato era già partita. Ci
divideremo i campiti e gli ambiti di intervento. Avremo un ampio
potere giudiziario». Altri provvedimenti stanno prendendo
corpo con uno stesso obiettivo: la ricerca della qualità e
della sicurezza e la prevenzione del rischio clinico. Prende il
via domani in Commissione Affari Sociali della Camera la
discussione del disegno di legge su «Principi fondamentali
in materia di governo delle attività cliniche», primi
firmatari Nino Di Virgilio e Giuseppe Palumbo. Tra le novità,
la riforma dei concorsi per primari, oggi soggetti all'influenza
dei partiti politici. Cambia il sistema di nomina. I migliori tre
candidati verranno indicati da una Commissione formata in
prevalenza da medici esterni. Il direttore generale dell'azienda
sceglierà il primo della rosa.
DEPENALIZZAZIONE
DELLA MALPRACTICE - Al «varo» della legge ha
partecipato il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, segno
del favore da parte del Governo. Fazio ritiene che un altro
tassello per riorganizzare in modo moderno ed efficiente il
sistema sanità pubblica sarà la depenalizzazione dei
reati di malpractice del medico. Per una parte dei reati sarà
prevista l'automatica competenza del tribunale civile. Un
meccanismo che, oltre ad alleggerire il carico spesso inutile sui
Tribunali, renderà psicologicamente più libero il
medico. L'l'85% dei processi si concludono con l'assoluzione,
secondo il presidente dell' Anpo, associazione nazionale primari
ospedalieri, Raffaele Perrone d'Onnorso. Fazio denuncia il costo
delle prestazioni legate alla cosiddetta medicina difensiva.
Quindici miliardi all'anno, il 15% della spesa complessiva per
la Sanità, per esami diagnostici superflui, prescritti
soltanto per mettersi al riparo da eventuali guai giudiziari. | ||||||||||
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario
generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica
“maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la
sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che
più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità
e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i
principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di
ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla
letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni
commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità
assoluta né applicata l'indomani, ma va presa come un
aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i
cambiamenti di opinione che solo il tempo e l'esperienza possono
fornire. Questa premessa è
anche un invito ai lettori a
essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci
articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che
ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a irene.bruno@tele2.it;
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