1Presidio
Ospedaliero di Monfalcone (Gorizia), Unità Operativa di
Pediatria
2Redazione
di Medico e Bambino
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Bioagricoltura
Notizie | |||||
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I
prodotti delle terre liberate dalla mafia nelle mense delle scuole
primarie riminesi. In seguito al recente affidamento del servizio
di ristorazione scolastica nelle scuole primarie del Comune di
Rimini alla ditta Gemeaz Cusin Ristorazione srl sarà
possibile infatti, come richiesto nel bando di gara, utilizzare
per una volta al mese pasta da agricoltura biologica proveniente
dalle terre liberate dalla mafia. Il grano usato per produrre
questa pasta è frutto del lavoro dei giovani delle
cooperative sociali che coltivano le terre confiscate alla mafia e
degli agricoltori siciliani che, conferendo il loro raccolto, ne
sostengono il progetto. Grazie alle Cooperative ‘Placido
Rizzotto' e ‘Lavoro e non solo' aderenti a Libera questi
terreni, assegnati al Consorzio “Sviluppo e Legalità”,
sono tornati fertili e produttivi dopo anni di abbandono,
costituendo ora un'importante risorsa economica all'insegna
della legalità. (Ansa.it per NEWSFOOD.com).
Bioagricultura
Notizie] Anno VII, Numero 8, Venerdì 13 marzo 2009. | ||||
Gestione
dei comuni avvelenamenti |
American
Family Physician | ||||
Nel
numero di Marzo dell'American Family Physician vengono
rivisitate le raccomandazioni pratiche per il trattamento dei
comuni avvelenamenti dei bambini.
L'uffici
antiveleni americano ha ricevuto più di 2,4 milioni di
chiamate per avvelenamento nel 2003. La maggior parte degli
avvelenamenti riguardavano ingestioni orali (76%), erano accaduti
a domicilio (97%) ed erano accidentali (più dell'80%). I
bambini sotto i 6 anni rappresentavano il 52% degli esposti, di
questi il 38% erano bambini con meno di 3 anni.
Spesso
la sostanza ingerita risulta essere non tossica. Il medico, a ogni
modo, deve sempre avere a sua disposizione il numero del centro
antiveleni e conoscere, in caso le prime misure di trattamento
necessarie.
In
caso di avvelenamento, inizialmente va fatta una rapida
valutazione e stabilizzazione di vie aeree, respiro e
circolazione, seguite, se necessario dall'adatta terapia
specifica, quando necessaria.
Quello
che il clinico deve saper riconoscere e trattare sono soprattutto
le intossicazioni da paracetamolo, farmaci anticolinergici (dagli
antistaminici agli psicofarmaci), anticoagulanti, farmaci per il
cuore (Ca-antagonisti, beta-bloccanti, digossina….), alcuni
funghi e organofosfati, agenti colinergici nicotinici come gli
insetticidi, i salicilati, le sostanze simpaticomimetiche come
caffeina, amfetamine, cocaina…
Gli
esami di laboratorio nel sospetto di intossicazione inizialmente
includono: dosaggio di bicarbonato, elettroliti, urea, creatinina
(per valutare funzionalità renale o diselettrolitemie), la
glicemia, un ECG per valutare eventuali cardiotossicità, il
tempo di protrombina, la saturazione, i livelli di acetaminofene
nel sangue e l'HCG in ragazze puberi.
Tranne
per i casi più gravi, la decontaminazione gastrica (carbone
attivo o lavanda gastrica) non sono più raccomandati di
routine. Anche l'uso del proemetico ipecacuana non è più
raccomandato.
Anche
se un bambino con pochi sintomi può essere osservato a
domicilio, alcuni tossici con lunga emivita possono richiedere una
sorveglianza (per es. carbamazepina, sali di ferro, meprobamato,
apirina o teofillina) più lunga.
Altri
farmaci possono presentare un meccanismo di assorbimento
ritardato, come gli anticoagulanti, gli inibitori delle
monoaminossidasi, le sulfaniluree, gli ormoni tiroidei e le
intossicazioni da funghi. Altri effetti tossici ritardati si
possono avere da metabolici tossici come nel caso
dell'acetominofene, l'acetonitrile, o il dapsone.
Le
raccomandazioni cliniche specifiche, di evidenza C, sono le
seguenti:
Am
Fam Physician 2009;79:397-403.
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BBC
News Thursday, 5 March 2009. | |||||
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Sono
stati riscontrati segni di infezione da enterovirus nel tessuto
pancreatico di più del 60% di bambini con diabete di tipo
1, ma in quasi nessun bambino senza questa malattia. Inoltre circa
il 40% dei pazienti con diabete di tipo 2 presentava segni di
infezione nelle cellule producenti insulina. Questo studio,
pubblicato su Diabetologia, fa sorgere, ovviamente, la possibilità
di pensare a un vaccino. Anche se è ben noto che esiste una
genetica predisponente, possono comunque essere coinvolti
importanti fattori ambientali. Questo studio è stato fatto
grazie alla raccolta, durata 25 anni, di campioni di tessuto di
bambini inglesi morti entro un anno dalla diagnosi di diabete di
tipo 1. Il virus è stato trovato soprattutto nelle cellule
producenti insulina. I ricercatori suggeriscono che nei bambini
con predisposizione genetica per diabete tipo 1, l'infezione da
enterovirus possa stimolare una reazione immune responsabile del
processo di distruzione delle beta cellule. | ||||
Rifinire
i trattamenti per i disturbi dell'alimentazione |
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I
disturbi dell'alimentazione sono patologie che si presentano
comunemente e hanno molte complicanze associate, compreso un alto
tasso di suicidio. L'attenzione dello sviluppo delle terapie è
stata posta sulla psicoterapia, in particolare sull'uso della
terapia cognitiva-comportamentale (CBT). L'uso della CBT nella
bulimia nervosa ha ricevuto un grado A di evidenza nelle linee
guida del National Institute for Health and Clinical
Excellence, sebbene abbia mostrato un'evidenza meno chiara,
riguardo ai benefici, per l'anoressia nervosa. | ||||
Il 6
marzo, presso l'Auditorium Gaber del Palazzo Pirelli (Milano),
si è tenuto il convegno “Dalla parte del bambino”,
dedicato alla tutela della salute psichica del bambino e al
benessere della sua famiglia, promosso dall'Istituto scientifico
(IRCCS) “Eugenio Medea” di Bosisio Parini (Lecco) con la
collaborazione del Centro nazionale per la prevenzione e il
Controllo delle Malattie e con il patrocinio della SINPIA (Società
Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza).
L'Istituto Eugenio Medea rappresenta la sezione di ricerca
dell'Associazione “La Nostra Famiglia” ed è oggi
l'unico istituto scientifico italiano riconosciuto per la
ricerca e la riabilitazione nello specifico ambito dell'età
evolutiva. La vasta rete dei centri dell'Associazione “La
Nostra Famiglia” permette di attivare un osservatorio
epidemiologico di grandi proporzioni: annualmente l'Associazione
ha in carico oltre 20.000 pazienti. Secondo le rilevazioni
eseguite dal Progetto Prisma, l'8,2% dei preadolescenti soffre
di un disturbo mentale clinicamente diagnosticabile. In
particolare, il 6,5% dei soggetti in età preadolescenziale
presenta disturbi d'ansia e depressione, mentre l'1,2%
manifesta disturbi “esternalizzanti” come i disturbi della
condotta, l'ADHD o il Disturbo Oppositivo-provocatorio.
Approfondiamo l'argomento con il Dottore Massimo Molteni,
neuropsichiatra infantile, Direttore Sanitario dell'IRCCS
Eugenio Medea, relatore al convegno “Dalla parte del bambino”.
Dottor
Molteni, oggi il bambino è adeguatamente protetto? Viviamo
in una società “dalla parte del bambino” o è
necessaria una maggiore attenzione per la promozione della salute
mentale in età evolutiva?
Il
bambino non è per niente protetto: è coccolato,
“viziato”, adultizzato, ma non c'è attenzione alla
promozione della sua salute mentale. Il bambino ha bisogno di un
sano rapporto “educativo”, ha bisogno di comunicazione chiara,
semplice e coerente. Ma non può la famiglia metterlo in
atto da sola, se il mondo sociale circostante agisce in direzione
opposta.
![]() Proteggere
l'infanzia e la preadolescenza vuol dire in modo univoco
tutelare la struttura e il benessere della famiglia?
Tutti
i lavori epidemiologici sottolineano come la “scarsa capacità
educativa” familiare sia un importante fattore di rischio nei
disturbi “esternalizzanti”, così come i conflitti
familiari, di cui il divorzio è spesso l'epifenomeno più
grave e clamoroso, sono un altro fattore di rischio, specie per i
problemi di natura ansioso-depressiva. Dovrebbe essere scontato
“investire” sulle famiglie, non solo con politiche economiche
e sociali, ma anche aiutando a sviluppare adeguate competenze
genitoriali e relazionali prima che le giovani coppie inizino la
convivenza: la famiglia mononucleare ha interrotto la
comunicazione intergenerazionale delle attitudini genitoriali.
Quali
interventi preventivi suggerisce per contrastare l'insorgenza
del disagio e della sofferenza nei soggetti più vulnerabili
(geneticamente e/o socialmente)?
La
ricerca ci sta aiutando a individuare gli ambiti socio-familiari
più a rischio, su cui agire con interventi prevalentemente
di sostegno sociale e educativo. In generale dovrebbe essere
ripensata l'offerta di ambiti ricreativi per i bambini e della
stessa scuola: non è però la quantità di
servizi a essere primariamente importante, ma la coerenza tra
questi e il modello sociale. Se le agenzie educative propongono
modelli teoricamente corretti, ma non coerenti con i modelli
sociali in essere, i bambini subiscono negativamente questa
contraddizione e nei soggetti più fragili, si genera la
sofferenza. Tuttavia, se i modelli sociali prevalenti sono
pericolosi per lo sviluppo del bambino, come è possibile
costruire un intervento educativo coerente?
Quanto
è importante il ruolo della scuola e del contesto sociale
di appartenenza nella valutazione dei bisogni del bambino?
Il
luogo naturale di valutazione è la famiglia: scuola e
contesto sociale sono validi partner, che però non possono
sostituirsi a essa.
È
possibile la diagnosi clinica in neuropsichiatria infantile?
Non
solo è possibile, ma deve essere fatta, utilizzando
strumenti e metodologie adeguate. Troppe volte si confonde la
valutazione relazionale con la diagnosi clinica: sono due prassi
diverse con finalità diverse. La diagnosi è il
momento fondamentale per definire le strategie di aiuto più
consone individuando i bambini che presentano una sofferenza
psichica clinicamente evidente. La valutazione relazionale può
essere utile per “personalizzare” la terapia più
adeguata, evidenziando i punti di forza su cui agire.
Quali
modelli organizzativi possono risultare più efficaci sia
nel campo dell'intervento che della prevenzione?
Sono
necessari servizi territorializzati, integrati con le varie
agenzie educative: nulla vieta però che si usi il web per
comunicare e sviluppare interventi di supervisione a distanza.
Inoltre i servizi territoriali se non sono “aiutati” a entrare
in relazione sistematica con centri di riferimento sovra zonali,
essenziali per ragioni epidemiologiche per gestire la salute
mentale in età evolutiva, si isteriliscono e diventano
incapaci di ogni azione: oggi sono insufficienti sia gli uni che
gli altri e per di più si continua a teorizzare
l'autoreferenzialità dei vari servizi territoriali. Il
web (web counseling, un esempio di piattaforma informatica a
supporto della rete dei servizi), potrebbe essere uno strumento
utile per modificare l'organizzazione: uso di strumenti di
valutazione on line, scambio di documenti, condivisione di novità
scientifiche e forum dedicati per costruire una comunità di
professionisti orientata al paziente; non dovrebbe essere né
difficile, né particolarmente costoso.
Quali
problemi etici pone la ricerca scientifica in neuropsichiatria
infantile?
Grossi
problemi: il bambino non è in grado di scegliere e quindi
la sperimentazione deve essere valutata con maggiore attenzione,
per evitare sia i rischi che l'uso strumentale dei minori. E
questo è vero anche per confrontare modelli di
riabilitazione o psicoterapia. A maggior ragione per la
sperimentazione farmacologica. In questo campo è necessario
evitare la demonizzazione: si finisce per lasciare i minori senza
farmaci specifici adeguatamente sperimentati. Bisogna però
smettere di immaginare che l'unica ricerca debba essere
“farmacologica”: per la salute mentale dell'età
evolutiva i farmaci hanno e avranno un ruolo marginale. | |||||
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«La
commercializzazione del “prodotto inquinato” comporta una
responsabilità di natura contrattuale»
Milano
- In Italia è arrivata la prima sentenza, emessa dal
giudice Salvatore Fisichella, di condanna della multinazionale del
latte Nestlè e delle multinazionali di confezionamento
TetraPack. Si tratta di una importante vittoria del Codacons della
Sicilia, che aveva sollevato il caso del latte per bambini
contaminato da sostanze chimica. Il segretario nazionale
dell'associazione dei consumatori, Francesco Tanasi ha
commentato che anche contro colossi internazionali, difesi da
primari studi legali italiani, è possibile ottenere
giustizia. «La vittoria del Codacons in Sicilia contro la
Nestlè e le TetraPack- spiega Tanasi- essendo la prima in
Italia servirà a fare giurisprudenza in una controversia
che appariva ai più persa in partenza proprio per la
notevole differenza di forze in campo». | ||||
La
vicenda - La sentenza ha riguardato il noto caso del latte
prodotto dalla Nestlè Italiana SpA in TetraPack, NIDINA 1 e
NIDINA 2 e successivamente MIO sequestrato in data 22 novembre
2005, dal Corpo Forestale dello Stato, in esecuzione
dell'ordinanza della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Ascoli Piceno, in circa 30 milioni di litri di latte
per bambini della Nestlè: «Mio», «Mio
Cereali», «Nidina 2», con scadenza settembre
2006, «Nidina 1», quest'ultimo con scadenza maggio
2006, venduti nei supermercati, negozi e farmacie. La misura
precauzionale del sequestro era stata disposta a seguito dei
risultati delle analisi effettuate dall'Arpa - Agenzia Regionale
per la Protezione Ambientale della Regione Marche, successivamente
a un primo sequestro di due milioni di litri di latte, riguardante
solamente la qualità «Mio» e «Nidina 2»,
avvenuto il 9 novembre. Tali analisi accertarono, in tutte le
confezioni in scadenza a maggio/settembre 2006, l'alterazione
del latte e la presenza di tracce di un componente chimico,
identificato come IsopropilThioXantone (ITX), utilizzato come
fotoiniziatore di inchiostri nella fabbricazione di imballaggi,
nelle confezioni in TetraPak a stampa off-set.
Contaminazione
del cartone - Il Corpo Forestale dello Stato ha chiarito che
l'isopropylthioxanthone è un fissativo usato nella stampa
tipografica per polimerizzare gli inchiostri; esso si fissa una
volta esposto a raggi ultravioletti. Pertanto, accade che i fogli
stampati si sono «sporcati» con questa sostanza,
causando la contaminazione del lato del cartone che finisce a
contatto col latte e si presume che il problema si sia creato
proprio nella fase di polimerizzazione. In pratica il predetto
componente aveva contaminato gli alimenti contenuti negli
involucri. I genitori di due bambine, che avevano consumato il
latte in questione si rivolsero al Codacons per la tutela dei loro
diritti e per chiedere al giudice il risarcimento del danno.
La
condanna - Il giudice di pace di Giarre (Catania) ha stabilito
che «la commercializzazione del “prodotto inquinato”
comporta una responsabilità di natura contrattuale ed
extracontrattuale in quanto si profila non solo una ipotesi di
inadempimento contrattuale ma anche una ipotesi di responsabilità
per il danno alla salute che la commercializzazione comporta».
E ancora, continua il giudice: «Nello specifico gli attori
hanno fornito prova idonea che a seguito dell'acquisto del latte
Nestlè e della somministrazione dello stesso alle proprie
figlie, subirono un danno di natura psicologica determinato dal
turbamento e dalla preoccupazione che la prole possa essere
contaminata a causa della sostanza “inquinante”. Nello
specifico il giudice ha condannato la Nestlè Italiana SpA,
la Tetra Pack International SA e la Tetra Pack Hispania SA, in
solido tra loro, al pagamento a favore dei genitori delle piccole
che avevano utilizzato il prodotto alimentare adulterato sia del
danno patrimoniale che del danno non patrimoniale nonchè al
pagamento delle spese legali.
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L'allattamento
al seno reduce il rischio di morte improvvisa (SIDS)
del 50% a tutte le età dell'infanzia, secondo uno studio
pubblicato a marzo su Pediatrics.
Obiettivo
dello studio era di valutare l'associazione tra alimentazione
del bambino e SIDS.
Sono
stati appaiati 333 bambini morti per SIDS con 998 bambini
controllo. L'allattamento materno esclusivo all'età di
due settimane era presente nel 49,6% dei bambini che avevano avuto
la SIDS e nell'82,9% dei bambini controllo.
L'allattamento
al seno esclusivo all'età di un mese è risultato
associato a un dimezzamento del rischio SIDS. Per questo motivo lo
studio conclude di inserire nelle raccomandazioni contro la SIDS
l'allattamento al seno.
Pediatrics.
2009;123:e406-e410. | ||||
Amici
a quattro zampe, i consigli ai bambini |
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Il
ministero del Welfare fornisce alcune semplici regole per imparare
a comunicare con il cane. Le ‘dritte' anche per i più
grandi.
- Il
cane comunica con la coda, le orecchie, lo sguardo, la postura e i
vocalizzi. Con ogni suo gesto esprime qualcosa e può
interpretare i gesti e il comportamento dei bambini in modo
diverso. Il ministero del Welfare fornisce alcuni semplici
consigli rivolti ai bambini per imparare a comunicare con il cane
e per diventare ‘amici'.
Ecco
le regole, dettate come se fosse l'animale a parlare al piccolo
padrone:
1)
Rispettami, parlami in modo calmo, lasciati annusare, accarezzami
dolcemente. Non tirarmi la coda o le orecchie.
2) Non
disturbarmi mentre sto mangiando, quando sono legato o quando sono
con i miei cuccioli. Ricorda che quando sono nella macchina del
mio proprietario, non voglio che nessuno si avvicini.
3)
Evita di guardarmi dritto negli occhi se non mi conosci perché
potrei sentirmi minacciato e reagire in modo scortese.
4) Se
mi sto azzuffando con altri cani non provare a separarci, ce la
sbrighiamo da soli.
5)
Chiedi il permesso al mio proprietario prima di accarezzarmi.
6) Se
voglio un oggetto che hai in mano (gioco, biscotti), lascialo.
Resta immobile e attendi che mi allontani.
7)
Prima di accarezzarmi, chiamami con il mio nome; se non mi
avvicino lasciami in pace, ho altro per la testa.
8)
Quando ringhio o mostro i denti nel momento in cui mi accarezzi,
sarà meglio per te che avverti un adulto. Ma soprattutto
non disturbarmi e allontanati con calma senza correre.
9)
Infine, quando corro verso di te fermati anche se sei spaventato,
porta le braccia lungo il corpo e guarda per aria rimanendo in
silenzio, altrimenti mi verrà voglia di rincorrerti.
Anche
gli adulti, se non sanno come approcciarsi correttamente a un
cane, possono rischiare un morso. E sono comunque i soli a poter
prevenire aggressioni nei confronti dei bambini. Ecco dunque le
regole che valgono per i più grandi:
1) Un
adulto deve sempre vigilare in modo attivo sull'interazione tra
cani e bambini.
2) Gli
adulti devono considerare con serietà ogni segno di disagio
o aggressività e chiedere aiuto a un medico veterinario
comportamentalista.
3) Non
sottovalutare mai i segnali di minaccia: il ringhio è il
primo e il più frequente di questi segnali. In caso,
chiedere aiuto allo specialista.
4)
Quando invitiamo persone ospiti in casa nostra, assicuriamoci di
controllare adeguatamente il nostro cane.
5) Se
il nostro cane è di temperamento territoriale o ‘guardiano'
non lasciare mai le porte socchiuse né per uscire sul
pianerottolo né per uscire dal giardino.
6) Se
sulla strada si sta avvicinando un cane minaccioso, fermarsi e
restare immobili senza guardarlo né parlargli.
7) Non
mettere le mani nei cancelli o nelle auto se dentro c'è
un cane, anche se sembra dormire o guardarci con scarso interesse. | |||||
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale
e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore".
Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un
giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna
pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre
il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le
possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di
giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno
lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità,
non va considerata una verità assoluta né applicata
l'indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare nel
cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che solo
il tempo e l'esperienza possono fornire. Questa premessa è
anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi
chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto
modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a
brunoi@burlo.trieste.it;
alessandra.perco@gmail.com.








