Striscia... la notizia
a
cura di Irene Bruno1 e Alessandra Perco2
1Clinica Pediatrica, IRCCS "Burlo Garofolo", Trieste
2Redazione
di "Medico e Bambino"
Indirizzo
per corrispondenza:brunoi@burlo.trieste.it;
alessandra.perco@gmail.com
Striscia...la
notizia
Uno
studio italiano sulla tubercolosi è al secondo posto nella
classifica di "Science watch" |
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Uno studio italiano sulla tubercolosi,
condotto dai ricercatori dell’Azienda
Ospedaliero-Universitaria di Modena, si è piazzato al
secondo posto nella classifica di Science Watch, un’agenzia
indipendente internazionale che valuta i risultati della ricerca
scientifica nel mondo. L’articolo "Uso nella pratica
routinaria clinica di due test comuni per la diagnosi delle
infezioni da micobatterio tubercolare", pubblicato nel 2006
sulla rivista The Lancet, è stato redatto dal prof. Luca
Richeldi del Centro Interdipartimentale per le Malattie Rare del
Polmone (MARP) dell’Università di Modena
e Reggio Emilia insieme ad altri colleghi del Policlinico di
Modena. I Top Paper corrispondono agli studi più citati
dalla comunità scientifica internazionale: molte citazioni
equivalgono a una grande considerazione da parte della comunità
scientifica. Per questo il risultato dello studio condotto dai
ricercatori del Policlinico è di grande importanza. |
L’Azienda
Ospedaliero-Universitaria di Modena è stato il primo
istituto in Italia e tra i primi in Europa a sperimentare nella
pratica clinica due test, il QuantiFERON-TB Gold ed il T-SPOT.TB
che, a differenza del tradizionale test cutaneo, si sono rivelati
maggiormente affidabili nell’individuare l’infezione
tubercolare, soprattutto in pazienti immunodepressi. Mentre il
test cutaneo si limita a verificare una reazione nella pelle dopo
72 ore dall’iniezione della tubercolina, con un’alta
possibilità di “falsi positivi”,
particolarmente in soggetti con vaccinazione anti-tubercolare, i
nuovi test valutano in un campione di sangue venoso la risposta
immunitaria specifica verso il micobatterio della tubercolosi,
misurando i livelli della citochina interferone-gamma. L’Azienda
Ospedaliero-Universitaria di Modena è stato anche il
primo ospedale nel mondo a eseguire uno studio comparativo diretto
dei due nuovi test immunologici, grazie alla collaborazione tra la
Struttura Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio,
diretta dal prof. Leonardo Fabbri, e la Struttura Complessa di
Microbiologia e Virologia, diretta dal dott. Fabio Rumpianesi.
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Conflitto
in Sri Lanka: una catastrofe per i bambini |
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12
maggio 2009 - Dopo ulteriori uccisioni e ferimenti di bambini
nelle ultime 48 ore, l'UNICEF ha oggi denunciato il
disastroso impatto del conflitto dello Sri Lanka sui
bambini. «Con 50.000 civili che si stima siano
intrappolati nello spazio di pochi chilometri quadrati, temiamo
che molti altri bambini saranno uccisi se l'offensiva del governo
attuale proseguirà e se lo LTTE [l'esercito delle Tigri
Tamil] si rifiuterà di consentire ai civili di lasciare la
zona di conflitto» ha dichiarato Daniel Toole, Direttore
regionale UNICEF per l'Asia meridionale. Dall'inizio dell'anno,
migliaia di civili tra cui molti bambini sono stati uccisi o
feriti in questo conflitto. |
Il
Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon ha chiarito che il mondo
sta monitorando con attenzione questa crisi. «L'ultima
ondata di combattimenti è una catastrofe per i bambini e
dimostra un completo disinteresse per le fasce più
vulnerabili della popolazione civile» ha affermato Toole.
L'UNICEF ha rinnovato l'invito al governo dello Sri Lanka a
limitare al minimo possibile le azioni militari, per garantire la
protezione dei civili, e allo LTTE a consentire immediatamente ai
civili di abbandonare il terreno di battaglia. Ann Veneman,
Direttore Esecutivo dell'UNICEF, ha dichiarato: «Migliaia
di bambini restano intrappolati dal conflitto in corso in Sri
Lanka, mettendo la loro vita a grave rischio. È inaccettabile che
i bambini continuino a essere le vittime innocenti del conflitto
in corso. Ai bambini colpiti dal conflitto manca un adeguato
accesso ai farmaci, all'acqua e al cibo. Il sicuro accesso
umanitario a questi bambini è fondamentale per il loro
benessere. I civili dovrebbero essere autorizzati ad allontanarsi
dalla zona di conflitto per motivi di sicurezza e dovrebbe essere
attuata da entrambe le parti la massima moderazione, tra cui il
non utilizzo di armi pesanti in aree densamente popolate. L'UNICEF
si unisce al Segretario Generale delle Nazioni Unite nel chiedere
a entrambe le parti di rispettare i loro obblighi, in linea con il
diritto umanitario internazionale». L'UNICEF considera
allarmanti le condizioni di vita all'interno della zona di
conflitto, dove la mancanza di medicinali, cibo e acqua potabile
aggrava le sofferenze della popolazione intrappolata. |
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Takunda
ha fermato l'AIDS sul nascere |
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Salta,
urla, ride. Ha otto anni, è sano, bellissimo. Ancora non sa
di essere il simbolo di una sfida vinta, come il suo nome, Takunda
(in lingua shona “Abbiamo vinto”), vuole ricordare: è
il primo bambino nato sano da una mamma sieropositiva dello
Zimbabwe grazie al programma anti-AIDS “Fermiamo l’AIDS
sul nascere” del Cesvi e al coraggio di sua madre Safina
Magodi. A 25 anni resta incinta e con la sua scelta decide di dare
un futuro al suo bambino, per non perderlo come era accaduto al
primo, morto di AIDS. Si rivolge all’ospedale Saint Albert,
dove Cesvi pratica una terapia che consente di bloccare la
trasmissione del virus dalla mamma al feto, attraverso la
somministrazione di un farmaco antiretrovirale alla mamma durante
il travaglio e al neonato nelle prime 48 ore di vita. |
Per i
medici è difficile convincere le donne a sottoporsi alla
terapia; Safina è la prima ad accettare: “Il primo
figlio se lo è portato via il virus. Il secondo farò
di tutto perché viva”. Il 9 maggio 2001 nel piccolo
ospedale Saint Albert viene alla luce Takunda, uno splendido
bambino di 3,8 kg che il test dell’HIV, effettuato alla
vigilia del primo compleanno e poi a diciotto mesi, mostra come un
bambino sano.
Dal
2001 Cesvi è fortemente impegnato nella lotta
all’AIDS nell’Africa australe, dove molte future mamme
sono sieropositive senza saperlo e rischiano di trasmettere al
proprio bambino il virus HIV. Il progetto “Fermiamo l’AIDS
sul nascere” prevede anche attività di prevenzione e
assistenza alimentare e psicologica alle mamme; strutture di
accoglienza e di lotta all’esclusione sociale per gli orfani
dell’AIDS; nuove iniziative di assistenza per i malati di
AIDS; campagne educative e di prevenzione con il coinvolgimento
della popolazione e delle istituzioni locali.
Takunda
è il primo caso di successo del progetto e il simbolo
dell’Africa che non si rassegna ai pregiudizi e che si
mobilita e sconfigge la malattia. A lui Cesvi ha dedicato il
“Fondo Takunda” per aiutare le donne e i bambini
africani e il “Premio Takunda”, dedicato alle migliori
iniziative di solidarietà mondiale che l’organizzazione
italiana vuole premiare e promuovere. Dopo il “sì”
di questa donna coraggiosa, molte altre hanno seguito il suo
esempio; nei programmi d’informazione sanitaria è
coinvolta anche lei, Safina, testimonial d’eccezione di una
battaglia che altre donne come lei possono vincere. La nuova sfida
di Cesvi in Africa è prendersi cura delle mamme affinché
possano crescere i propri figli e accompagnarli nell’infanzia
e nell’adolescenza. Un piccolo gesto può cambiare il
destino di molte persone: basta 1 euro al giorno per assicurare
una terapia antiretrovirale a una mamma africana. Per
informazioni sul progetto: www.cesvi.org, tel. 800.036.036
Fonte:
Ufficio stampa Cesvi 2009.
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Depressione
paterna: un serio rischio per i figli |
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I
bambini i cui padri soffrono di depressione o di altri
disturbi psichici hanno un rischio più elevato di
sviluppare un'ampia gamma di problemi comportamentali. Lo
sottolineano i risultati di uno studio condotto da ricercatori del
Dipartimento di Psichiatria dell'Università di Oxford,
pubblicato online sulla rivista The Lancet. È noto
che la depressione materna disturba la qualità delle cure
offerte al bambino e può per questo causare problemi per lo
sviluppo sociale, comportamentale, cognitivo e perfino fisico dei
figli. Molto meno studiata, invece, è l’influenza
della depressione paterna sul corretto sviluppo emotivo dei
figli. Secondo questo nuovo studio, destinato ad avere ampia
risonanza, il ruolo della figura paterna nello sviluppo
della personalità dei figli sarebbe stato finora
decisamente sottostimato e l’influenza dei disturbi psichici
del padre, che spesso si manifestano nell’arco dei primi
mesi di vita del bambino, sarebbe del tutto equiparabile a quella
esercitata dalla depressione materna. I figli maschi, in
particolare, sarebbero a rischio sin dai primi anni di età
di risentire negativamente dei problemi di salute psichica del
padre, soprattutto se il genitore soffre di depressione o è
un alcolista, cosa che li porterebbe precocemente a manifestare
disturbi dell’umore, sintomi depressivi e scarsa autostima.
I figli di padri affetti da disturbi d’ansia, inoltre,
avrebbero un rischio raddoppiato di soffrire essi stessi di questo
tipo di disturbi. Per questo, sottolineano gli Autori, è
di estrema importanza incentivare le ricerche su questa
problematica e attivare strategie per rilevare precocemente le
eventuali forme di depressione post-partum non solo nella madre ma
anche nel padre. Una cura precoce, infatti, avrebbe una ricaduta
positiva non solo sulla loro salute, ma anche sullo sviluppo
comportamentale dei figli. Ramchandani P, Psychogiou L. Paternal
psychiatric disorders and children’s psychosocial
development.
The
Lancet 2009;DOI:10.1016/S0140-6736(09)60238-5. |
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Il
destino dei medicinali dopo la prescrizione medica: i risultati di
uno studio pubblicato sulla rivista "Ricerca & Pratica" |
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Obiettivi. L’obiettivo
di questa indagine è di raccogliere informazioni
riguardanti il completo utilizzo dei medicinali prescritti, al
fine di valutare quali sono i medicinali più soggetti a
spreco e l’entità del fenomeno.
Metodi.
È stato somministrato per un periodo di 4 mesi a un gruppo
casuale di cittadini di tutte le età un apposito
questionario per la raccolta di dati anagrafici e di informazioni
relative all’ultima prescrizione medica ricevuta per un
evento acuto e al consumo del farmaco. Nel caso in cui il farmaco
non fosse stato completamente utilizzato, è stato chiesto
al paziente se l’avesse conservato o smaltito, e in che
modo. I dati raccolti sono stati inseriti in un database e
analizzati.
Risultati.
Sono stati raccolti 651 questionari relativi alla prescrizione di
155 principi attivi appartenenti a 46 classi farmaco-terapeutiche:
antibiotici e analgesici-antinfiammatori hanno coperto il 60%
delle prescrizioni. Amoxicillina-acido clavulanico è stato
il farmaco più prescritto (9% delle prescrizioni totali),
seguito dal paracetamolo (7%) e dall’amoxicillina (6%).
L’influenza e le infezioni delle vie aeree sono risultate le
patologie per cui sono stati più frequentemente prescritti
farmaci.
Solo
il 49% delle confezioni prescritte è stato completamente
utilizzato. La percentuale di non completo utilizzo del
farmaco diminuisce con l’aumentare dell’età dal
65% in età pediatrica al 43% per gli over 65 (χ2 t =
10,4; p = 0,001). È maggiore nelle femmine rispetto ai maschi
(63% vs 37%; χ2 M-H = 7,4; p = 0,007). Gli
analgesici-antinfiammatori sono i farmaci per cui il non completo
utilizzo è stato più frequente (82% delle
confezioni). L’89% delle confezioni non completamente
consumate è stato conservato per un uso futuro almeno fino
alla data di scadenza, l’8% è stato gettato negli
appositi container delle farmacie, il 3% nella spazzatura di casa.
Il 40% della spesa totale è stato destinato per i farmaci
non completamente consumati, con un'incidenza maggiore per i
farmaci a carico del paziente, rispetto a quelli rimborsabili: su
10 euro spesi per l’acquisto, 6 erano destinati a farmaci
non completamente utilizzati.
Conclusioni.
Una maggiore cultura del farmaco, sia da parte dei cittadini sia
da parte della classe medica, permetterebbe di evitare sprechi
dovuti anche a confezionamenti industriali non sempre aderenti
alle terapie.
Parole
chiave. Prescrizione medica, conservazione del farmaco,
autoprescrizione, smaltimento, spesa farmaceutica.
Filomena
Fortinguerra, Marina Bianchi, Antonio Clavenna, Maurizio Bonati.
Laboratorio
per la Salute Materno Infantile,
Dipartimento
di Salute Pubblica, IRFMN, Milano.
fortinguerra@marionegri.it
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Attenzione
ai tubi timpanostomici: se ne fa un uso eccessivo! |
Pediatric
Academic Societies |

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L’inserzione
di tubi timpanostomici per otiti ricorrenti è
aumentata del 35% rispetto dieci anni fa, mentre il numero di
visite per otite media si è ridotto del 25%. Questi due
trend messi insieme dimostrano che l’utilizzo di tubi
timpanostomici è aumentato dell’85%. In particolare
l’incremento di apposizione dei tubi timpanostomici è
stato registrato nei bambini con meno di due anni (64%).
Analizzando le indicazioni date per l’intervento in 9 casi
su 10 non vi era reale indicazione o per lo meno era molto dubbia.
La
timpanostomia è la procedura otoiatrica di più
frequente utilizzo nell’otite, anche se i suoi benefici sono
ancora dubbi. La notizia viene dagli Stati Uniti.
Pediatric
Academic Societies (PAS) 2009 Annual Meeting: Abstract 4525.7.
Presented May 4, 2009. |
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Nuovi
fattori di rischio per la SIDS |
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Le
indicazioni sulla prevenzione della SIDS hanno prevenuto un
numero significativo di morti in culla in questi ultimi 10 anni.
Questo studio è stato mirato a identificare gli ulteriori
fattori di rischio evidenziatisi nei Paesi industrializzati
dopo le normali campagne informative sulla SIDS.
Lo
studio è stato svolto tra il 1998 e il 2001 in Germania. In
quel periodo sono morti 333 bambini per SIDS. Solo il 4% è
stato trovato prono. Gli altri fattori associati a SIDS, per gli
altri, sono stati: la condivisione del letto con i genitori
(soprattutto sotto le 13 settimane), l’utilizzo di piumini,
dormire fuori casa e dormire in soggiorno piuttosto che in camera
con i genitori. L’utilizzo del ciuccio era associato a un
significativo calo del rischio di SIDS.
Pediatrics
2009;123:1162-70. |