1Clinica
Pediatrica, IRRCS “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione
di Medico e Bambino
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Lo
stress sarebbe responsabile del 70% delle patologie mortali
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Università
La Sapienza | |||
Secondo
un recente studio il 70% dei cittadini italiani morirebbe per
malattie causate dallo stress. Queste le cifre della ricerca
del Dipartimento di Studi Clinici dell'Università La Sapienza di
Roma in collaborazione con l'Associazione italiana contro lo
stress e l'invecchiamento cellulare (Aisic). A cercare
di correre ai ripari sul piano della prevenzione sono gli stessi
medici, che attraverso il presidente dell'Ordine di Roma, Mario
Falconi, hanno proposto l'istituzione di una commissione
permanente sullo stress. L'Aisic ha spiegato che tra le malattie
generate dallo stress ci sono le patologie cardiovascolari,
tumori, broncopolmonite cronica ostruttiva, cirrosi epatica e
malattie intestinali. Oltre a mettere a rischio la vita dei
cittadini, lo stress è anche causa di ipertensione, che colpisce
il 25% degli italiani. L'inquinamento ambientale, tra cui quello
acustico che agisce anche quando si dorme, è tra i principali
fattori di rischio per la maggior parte della popolazione, visto
che tre persone su quattro vivono in aree urbane e passano in
media, in un anno, 500 ore nel traffico. Ma barricarsi in casa
sarebbe peggio: negli ambienti chiusi - riferisce l'Aisic -
l'inquinamento è sette volte superiore rispetto a quello esterno.
L'associazione ha ricordato che un cittadino su tre è ansioso e
uno si cinque si rivolge allo psichiatra. La depressione aumenta
tra i più giovani e colpisce il 15-20% degli italiani, ma solo al
18% di questi viene fornita una terapia appropriata. È stato
calcolato che il costo delle cure per malattie riconducibili a
stress è stato, nell'ultimo anno, pari a più di metà della
Spesa Sanitaria Nazionale. Secondo l'Oms, il solo costo economico
fatto di giornate di lavoro perse a causa del disturbo da stress
in Italia è di 5 miliardi di euro in un anno | ||||
Congresso
SIP | ||||
Aumentano
le donne in gravidanza e le neomamme depresse, ed a rischio sono
anche i bebè. A puntare i riflettori sul fenomeno sono gli
psichiatri riuniti a Roma per il quarantacinquesimo Congresso
nazionale della Società Italiana di Psichiatria (SIP). Il
10-20% delle neomamme va infatti incontro a depressione durante o
dopo la gravidanza e da una ricerca condotta dall'Unità Operativa
di Psichiatria dell'Università Tor Vergata di Roma su circa 400
pazienti con disturbi dell'umore, emerge che un terzo di loro ha
avuto madri con depressione in gravidanza. I figli di mamme
depresse inoltre, avvertono gli specialisti, manifestano più
spesso problemi di linguaggio, difficoltà di sviluppo e sono loro
stessi a rischio di problemi psichiatrici durante l'infanzia,
l'adolescenza e l'età adulta. Da qui l'invito all'azione: tra gli
obiettivi della Sip, infatti, anche quello di promuovere
programmi di sostegno alle madri nei primi tempi dopo il parto
attraverso personale qualificato. La depressione vera e propria
colpisce tra il 10 e il 20% delle neo-mamme e la sua insorgenza
può essere lenta e manifestarsi nell'arco dei primi mesi dopo la
nascita già con conclamati e gravi quadri depressivi. Esistono
campanelli d'allarme ben precisi che la donna stessa, ma
soprattutto i suoi familiari, non dovrebbero trascurare: come
l'estrema e immotivata preoccupazione per la salute del bambino, o
la tendenza a trascurare se stessa e il bambino. In presenza di
questi sintomi è opportuno chiedere aiuto a un medico
specialista. Le donne più a rischio sono soprattutto quelle che
hanno già sofferto di episodi depressivi ma sono in pericolo
anche le ragazze giovani e sole | ||||
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Il
numero di degenze di puerpere con parti e nascite non complicati è
diminuito del 43% tra il 1997 e il 2007, passando da 544000 a
312000, secondo i dati rilasciati la scorsa settimana dall'Agency
for Healthcare Research and Quality (AHRQ).
Questo
calo è stato compensato da un significativo aumento del
numero di ricoveri per complicanze. Durante questa decade, il
numero di ricoveri ospedalieri per donne con pregresso taglio
cesareo è aumentato del 107%, passando da 271000 a 562000;
i ricoveri di donne con pressione alta tale da complicare la loro
gravidanza o il parto sono aumentati del 28%, da 185000 a 235000;
i ricoveri di donne con trauma perineale durante il parto è
aumentato del 22%, da 713000 a 868000.
Anche
le ospedalizzazioni dei neonati sono aumentate del 21%.
AHRQ
News and Numbers. October 1, 2009. | |||
DISTURBI
DEL SONNO NEI BAMBINI E NEGLI ADOLESCENTI CON NEFROPATIA CRONICA
NON DIPENDENTE DA DIALISI |
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Disturbi
del sonno nei bambini e negli adolescenti con nefropatia
cronica non dipendente da dialisi sono stati riscontrati in
più di un terzo della popolazione in questo studio ed il
tipo più comune è stato il restless leg syndrome
(sindrome delle gambe senza riposo-RLS) e i movimenti parossistici
delle gambe-PLM, l’insonnia e la sonnolenza diurna. I
pediatri dovrebbero essere consapevoli dell'incidenza
relativamente alta dei disturbi del sonno tra i bambini e gli
adolescenti con nefropatia cronica. (Pediatria - lunedì 28
settembre 2009) | |||
I
TASSI DI STROKE PEDIATRICO POTREBBERO ESSERE DOPPI PRIMA DI QUANTO
GLI USA STIMANO |
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Una
nuova analisi che cercava sia i codici ICD-9 (International
Statistical Classification of Diseases and Related Health
Problems, 9th revision) ed i dati di imaging scopre che
l'incidenza di stroke tra i bambini potrebbe quasi
raddoppiare rispetto a quanto era stato riportato in precedenza.
L'incidenza
di stroke in età pediatrica era stimata tra lo 0,54 e l'1,2
per 100000 bambini; secondo l'attuale ricerca, ottenuta da archivi
radiologici, risulterebbe essere del 2,4 su 100000. Sembrerebbe
che gli stroke avvenuti in epoca neonatale non vengono registrati
come tali, ma come encefalopatie, epilessia, paralisi
cerebrale...Inoltre, in questo studio sono stati valutati
unicamente gli infarti ischemici e non quelli emorragici,
l'incidenza di stroke potrebbe risultare ancora maggiore. L'unico
studio prospettico volto a stimare l'incidenza di stroke
pediatrico riporta una incidenza del problema ancora più
alta (7,9 per 100000) | ||||
"INGAGGIATO
DAL MIUR PER ESSERE IMPARZIALE E POI BERSAGLIATO DA
RACCOMANDAZIONI..." |
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Un
medico ricercatore statunitense denuncia un episodio di corruzione
all'interno del sistema di valutazione del ministero
dell'Università e della Ricerca
Contattato
per la valutazione di alcuni progetti con la promessa del massimo
riserbo ha invece ricevuto richieste di voti alti dagli
interessati. E ha declinato l'incarico, "con disgusto"
ROMA -
Claudio Fiocchi è un medico ricercatore nato a Roma,
laureato in Brasile e residente da molti anni negli Stati Uniti.
Per conto del ministero italiano dell'Istruzione, dell'Università
e della Ricerca avrebbe dovuto dare il suo giudizio su un paio di
progetti scientifici. E sulla base di questo giudizio il Miur
avrebbe poi deciso se finanziarli o no. Ma il professor Fiocchi
questo giudizio non se l'è sentita di darlo: pochi giorni
dopo aver accettato l'incarico, gli sono piovute addosso
insistenti richieste "di una decisione favorevole" e
"del più alto voto possibile". Tentativi di
raccomandazione, insomma. Malgrado la garanzia avuta dal ministero
sul mantenimento del suo anonimato. Una storia "forse fin
troppo comune da voi", commenta con amarezza Fiocchi. Ma per
lui, che partecipa da tempo alla valutazione dei progetti dei
National Institutes of Health Usa, sulla base dei quali vengono
assegnati i fondi federali, queste pressioni non sono affatto
normali, tanto che alla fine ha deciso di declinare l'incarico,
"con disgusto", "ma anche con molta tristezza".
E di raccontarlo a Repubblica: "Forse quando verrò in
Italia molti colleghi non mi saluteranno. Ma molti mi diranno che
ho fatto bene".
Fiocchi
lavora come ricercatore nel campo delle malattie digestive al
Cleveland Clinic Foundation Lerner Research Institute.
"Per via della mia attività di base - spiega - da
molto tempo sono coinvolto nel sistema "peer-review" dei
National Institutes of Health, che assegnano i fondi del
governo federale basandosi esclusivamente sul valore intrinseco
delle proposte scientifiche, che sono esaminate da comitati
composti da vari ricercatori, i "pari" della persona che
richiede fondi per la ricerca. Inoltre, partecipo anche a "review
systems" in vari altri Paesi, tra questi l'Italia". Nel
luglio di quest'anno infatti il professor Fiocchi ha ricevuto dal
Miur la richiesta di verificare la validità di alcuni
progetti scientifici. "Le faccio notare che l'ultimo
paragrafo di quest'invito - rileva il ricercatore - dichiara che
il processo deve essere condotto in 'stretta confidenza' e che la
persona che accetta di fare la valutazione deve aderire a
'principi di etica e confidenzialità'".
Giusto.
Peccato che appena "una settimana dopo aver accettato di
valutare uno dei progetti", racconta il professore, "ho
ricevuto un paio di email da parte degli stessi ricercatori del
progetto che avrei dovuto valutare, nelle quali dichiaravano che
erano consapevoli del compito assegnatomi, e mi chiedevano non
solo una decisione favorevole, ma anche il voto più alto
possibile per garantire che ricevessero i fondi". Ma i
ricercatori italiani vanno anche oltre, e cercano gli amici degli
amici: "Passati pochi giorni un mio ex-fellow (allievo, ndr)
italiano, che ha studiato nel mio laboratorio negli Stati Uniti, è
stato contattato al telefono e sollecitato perché
intercedesse presso di me".
A
questo punto Fiocchi non ne può più: "Faccio
questo lavoro da molti anni, e non mi era mai successo. Oltre che
negli Stati Uniti ho lavorato per il Cile, l'Argentina,
l'Australia". Così decide di scrivere al Miur per
declinare l'incarico, spiegandone dettagliatamente le ragioni:
"Avevo accettato di essere un valutatore di questo progetto -
si legge nella lettera inviata il 5 agosto all'ufficio Prin del
Miur - ma circostanze recentemente emerse mi forzano a lasciare
l'incarico".
Il
professore enumera i "contatti indesiderati", quindi
conclude: "Considerando i conflitti di interesse ed i
problemi etici creati da queste circostanze, non mi resta che
rifiutare di valutare il progetto. Infine, devo confessare che è
con disgusto ma anche molta tristezza che prendo questa
decisione".
Una
lettera amarissima. Che a tutt'oggi, oltre un mese dopo, non ha
ricevuto alcuna risposta. | ||||
PPI
NELLA PRIMA INFANZIA |
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Dopo
l'immissione in commercio degli inibitori di pompa protonica
(PPI), il loro uso è andato costantemente aumentando,
sia nella popolazione adulta sia in quella infantile, malgrado la
mancanza di evidenza sulla loro utilità nel reflusso
esofageo del bambino. Con uno studio sponsorizzato dall'industria
farmaceutica e realizzato in sedi internazionali, 162 bambini
piccoli (età compresa tra 28 giorni e 12 mesi) affetti da
malattia da reflusso sono stati randomizzati ad essere trattati
per 4 settimane con una monodose giornaliera di lansoprazolo
oppure con placebo. | |||
In
tutti i bambini i sintomi venivano registrati dai genitori su un
diario e non erano stati ridotti dagli interventi non
farmacologici messi in atto. Dopo 4 settimane non si è
registrata differenza tra i due gruppi nell'outcome primario,
stabilito nella riduzione di almeno il 50% del pianto correlato
con il pasto (presente nel 54% dei soggetti di entrambi i gruppi).
Anche gli outcome secondari hanno ottenuto la stessa frequenza,
indipendentemente dal trattamento. L'unica differenza è
stata rappresentata da una maggior frequenza di effetti
collaterali anche gravi (infezioni delle basse vie respiratorie)
nel gruppo trattato con il PPI (12% contro 2%).
Il
commento a questo articolo:
La
presenza o meno di reflusso esofageo dovrebbe essere dimostrata
mediante accertamenti, soprattutto in questa fascia di età;
pertanto i risultati negativi di questo studio devono essere presi
con cautela. In ogni caso, questo studio (il più ampio
nella sua categoria) dimostra che, qualora i PPI vengano
utilizzati in età molto giovani in modo empirico, non
funzionano. Se a questo fallimento aggiungiamo la maggior
frequenza di effetti collaterali anche gravi, l'uso empirico di un
PPI nei bambini piccoli deve essere proscritto. | ||||
RIDURRE
LE MORTI INFANTILI PER DIARREA |
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Circa
1,5 milioni di bambini muoiono per diarrea ogni anno. Tuttavia, un
trattamento salvavita semplice ed economico con ORS e pastiglie di
zinco diminuisce la gravità e la durata dell'attacco di
diarrea. Queste ed altre strategie preventive sono evidenziate in
un nuovo rapporto UNICEF e OMS sulla malattia.
World
Health Organization | |
Il
report, Diarrhoea: why children are
still dying and what can be done,
scrive 7 punti ritenuti quelli essenziali per ridurre le morti da
diarrea durante l’infanzia e una strategia preventive per
assicurare risultato a lungo termine. I 7 punti sono:
Pediatria
- venerdì 16 ottobre 2009 | ||
ADOZIONI
INDIPENDENTI. IL MODELLO AMERICANO |
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Negli
Stati Uniti le donne che non possono tenere con sé i propri
figli possono scegliere la coppia a cui farlo adottare. Questo
accade con le adozioni indipendenti, un servizio a pagamento
gestito da un avvocato e un’agenzia come controparte. Un
sistema legale e diffuso nella maggior parte dei 50 stati
americani.
Ne
abbiamo parlato con Micheal Goldstein, avvocato e padre adottivo,
nonché consulente legale dell’agenzia “Forever
Families Through Adoption”. | |
Che
cos’è un’adozione indipendente?
Un’adozione
indipendente è gestita da un avvocato e come controparte da
un’agenzia. Le adozioni indipendenti sono legali nella
maggior parte degli stati americani; ogni stato ha i propri
regolamenti sul tema delle adozioni.
Come
si svolge un processo di adozione indipendente?
Innanzitutto
ci tengo a precisare che le famiglie che adottano con un’adozione
indipendente accolgono bambini molto piccoli. In estrema sintesi
l’iter è questo: gli aspiranti genitori adottivi
incontrano il loro avvocato per capire come funziona il sistema
poi la coppia fa sapere, attraverso internet o inserzioni sui
giornali, che vuole adottare un bambino. Dall’altra parte,
quando la madre biologica trova un annuncio di aspiranti genitori
adottivi può chiamarli direttamente. Una volta avvenuto il
primo contatto tra i genitori adottivi e la madre biologica,
quest’ultima chiamerà l’avvocato. A questo
punto si inserisce l’avvocato. La madre biologica esprimerà
all’avvocato il suo interesse nei confronti dell’adozione
e della futura coppia adottiva. L’avvocato manderà
alcune informazioni alla donna come l’album contenente la
storia della coppia, insieme a tutti i documenti degli aspiranti
genitori adottivi. A questo punto la madre biologica può
decidere se dare in adozione il proprio figlio. Una volta che il
bambino è nato la madre firmerà il consenso per
l’adozione, anche se esiste un periodo di tempo in cui la
madre può decidere di revocare l’adozione. Nello
stato di New York, per esempio, questo periodo è di 3 mesi.
Oltre
ai costi dell’avvocato, quali altri costi ci sono per la
coppia?
Dipende
dallo stato, comunque la famiglia adottiva deve metter in conto
anche i costi legati alla gravidanza e alle cure mediche della
madre biologica. Questo viene deciso dal tribunale | ||
ALLARME
AVVOCATI: FIGURE PIÙ PREPARATE PER SOSTENERE I MINORI |
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Per il
bene dei minori coinvolti nelle liti civili occorrono avvocati più
preparati, deve essere garantita la tutela dell’anonimato e
nessun tipo di coinvolgimento nei conflitti familiari. Sono queste
alcune delle modifiche proposte dall’Unione camere minorili
al codice deontologico forense per tutelare il benessere
psico-fisico dei figli.
I
rappresentanti di tutte le associazioni forensi che si occupano di
diritto di famiglia, si sono riuniti nei giorni scorsi a Milano e
hanno discusso di questo problema. Lo riporta oggi il quotidiano
“Avvenire”. | |
La
legge 149 del 2001, entrata in vigore nel luglio del 2007 dopo
quattro proroghe, prevede per i procedimenti sulla potestà
e sulla adottabilità l’assistenza legale del minore e
dei genitori o degli altri parenti sino al quarto grado. Molti
avvocati hanno pensato così di superare l’empasse del
mercato dedicandosi a cause che riguardano i conflitti familiari.
I procedimenti a cui ci si riferisce si svolgono davanti al
Tribunale per i Minorenni in camera di consiglio e non trovano
applicazione le regole del processo ordinario che garantiscono il
contraddittorio delle parti e fissano i termini per gli
adempimenti. In sostanza la presenza degli avvocati è
obbligatoria per tutte le parti (genitori e figli), ma la legge
non indica chi deve nominare l’avvocato del minore.Da qui
l’esigenza di pensare perlomeno a regole di condotta che
tengano conto della delicatezza della materia. Questa assenza di
norme crea non poche difficoltà e incertezze. | ||
GUATEMALA:
SOS INFANZIA |
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I
bambini del Guatemala stanno vivendo sulla loro pelle gli effetti
del rafforzamento delle organizzazioni criminali.
Nonostante la legge contro la tratta di esseri umani approvata dal
Parlamento guatemalteco lo scorso marzo, sono ancora
drammaticamente diffusi nel Paese gli episodi di traffici di
minori; la denuncia arriva dall’agenzia di informazione
americana CRIN – Child Rights International Network.
Sarebbero 15mila i bambini e adolescenti vittime delle reti
criminali.
La
nuova legge aveva istituito un organismo governativo, il
Segretariato contro lo Sfruttamento di Persone, proprio per
sventare le organizzazioni criminali e dare assistenza ai minori
vittime di traffici. | |
Tuttavia
l’ente non è mai stato operativo a causa dei tagli
del Governo ai finanziamenti. Città del Guatemala ha dovuto
ridurre anche gli stanziamenti destinati agli agenti della Polizia
preposti a controllare i traffici di minori. Ad oggi sono solo 10
nell’intero Paese. Del resto il Guatemala è il Paese
dell’America Latina che più ha conosciuto crisi,
ingiustizie e sviluppo disordinato negli ultimi anni. Il Paese
vive essenzialmente di agricoltura e turismo. Troppo poco per i
suoi 13 milioni di abitanti. Basta poi una stagione
particolarmente arida perché anche gli alimenti base per la
sopravvivenza divengano indisponibili: a causa della siccità,
quest’anno il 36% del raccolto del mais e il 58% di quello
di fagioli sono andati perduti. E così il 75% della
popolazione vive sotto la soglia di povertà. | ||
TERAPIA
COMPORTAMENTALE NELL'AUTISMO |
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Negli
USA viene calcolata in circa 1 su 150 la prevalenza dell'autismo,
in cui gli interventi terapeutici ottengono purtroppo pochi
risultati. Dal 1987 è stato consigliato un intervento
comportamentale che possa insegnare ai bambini autistici ad
ottenere piccoli e graduali miglioramenti. Adesso un gruppo
australiano ha realizzato una metanalisi di studi randomizzati in
cui tale approccio comportamentale è stato confrontato con
altri tipi di interventi in età prescolare (dai 18 mesi ai
6 anni). Degli studi considerati, solamente 4 sono stati giudicati
metodologicamente corretti e di campionatura sufficiente: in
ognuno di questi studi l'approccio comportamentale è stato
paragonato alle terapie abituali, concludendo che per quanto
riguarda i progressi cognitivi, il linguaggio e i risultati
comportamentali non si sono viste differenze tra le due proposte
terapeutiche.
Il
commento a questo articolo: Lo studio porta a risultati poco
incoraggianti: il problema dell'autismo rimane grave e di
difficile affronto, e solamente una grande esperienza del centro
cui i bambini autistici devono essere affidati può portare
a risultati tangibili. | |
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale
e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore".
Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un
giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna
pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre
il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le
possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di
giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno
lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità,
non va considerata una verità assoluta né applicata
l’indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare
nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che
solo il tempo e l’esperienza possono fornire. Questa premessa è
anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi
chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto
modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a
brunoi@burlo.trieste.it;
alessandra.perco@gmail.com.










