1Clinica
Pediatrica, IRRCS “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione
di Medico e Bambino
![]() |
I
n
ottobre, dai pomeriggi di RaiTre spariranno i beniamini della
Melevisione (dopo undici anni di onorato servizio) e di
Trebisonda. Chiuderà pure il Gran Concerto, lodevole
tentativo di avvicinare i bambini alla musica classica,
probabilmente resisterà il GT Ragazzi, la rubrica
d’informazione under 14, per l’opposizione manifestata
da Antonio Di Bella (Raitre) e Bianca Berlinguer (TG3). Spariscono
le favole e i personaggi del Fantabosco, Milo Cotogno, Lupo Lucio,
Fata Lina, spazzati via dagli ascolti in ribasso e dalla
concorrenza del digitale terrestre e di Sky, che mettono a
disposizione dei bambini circa 20 canali, che a tutte le ore
trasmettono solo cartoni e telefilm, con ampi intermezzi
pubblicitari per cibo-spazzatura, videogiochi e altre amenità.
Evidentemente la nuova dirigenza Rai pensa che un bambino possa
avere bisogno solo di questo, quando sarà grande ci penserà
Mediaset a tirarlo su con il Grande Fratello e Uomini e Donne.«La
notizia che le ultime isole di buona comunicazione rivolta ai
nostri figli stiano per essere sommerse dalla marea montante di
fango commerciale mi riempie di sgomento», scrive la celebre
scrittrice per bambini Bianca Pitzorno.
L’azienda
inoltre rischia di disperdere il bagaglio di esperienza maturato
in questi anni dal Centro di Produzione Rai di Torino, la cui
responsabile Mussi Bollini spera che i programmi soppressi possano
essere almeno trasferiti sul digitale. Nel web è già
scattata la protesta dei genitori italiani, che hanno invaso
Facebook con le loro rimostranze.
Invitiamo
i pediatri a informare le famiglie di ciò che accadrà
nei prossimi mesi, consigliando ai genitori di inondare di mail di
protesta ufficiostampa@rai.it
e melevisione@rai.it.
In uno
studio recentemente pubblicato, scienziati svedesi e americani
hanno dimostrato come gli Omega 3 risultino utili nella
prevenzione e trattamento contro alcune forme tumorali.
Il
tumore della cresta neurale (neuroblastoma), è la malignità
più frequente nel bambino piccolo. La prognosi per i
bambini affetti è scadente, e circa il 40% dei pazienti
muore a causa della malattia. È noto che gli acidi grassi
proteggono le cellule nervose sane dalla morte e, nello stesso
tempo, fanno morire alcune cellule tumorali.
In
questo studio sono stati valutati gli effetti del DHA, un acido
grasso della famiglia degli omega 3, sulle cellule tumorali.
Quello che è stato scoperto -ha spiegato Helena Gleissman,
primo Autore del lavoro- è che, nelle cellule tumorali, il
DHA forma degli “idroperossi-acidi grassi” e degli
“idrossi-acidi grassi” che sono poi particolarmente
coinvolti nei processi apoptotici.
Questo
processo di ossidazione ad acidi grassi ossidati avviene anche nei
neuroni sani, ma questi idroperossidi vengono poi ulteriormente
convertiti in sostanze chiamate resolvine e protectine, evitando
l’accumulo di acidi grassi citoletali. Le cellule del
neuroblastoma, invece non sono in grado di formare né
resolvine né protectine: questo aprirà
verosimilmente nuove prospettive terapeutiche per il
neuroblastoma.
Eradicazione
della polio entro 5 anni
![]() L’anno
scorso è stato un anno importante per l’eradicazione
della polio. Un vero progresso è stato fatto
contemporaneamente nella Nigeria settentrionale, sul confine
Afghanistan-Pakistan, e nelle tasche rimanenti in Bihar e Uttar
Pradesh, in India, per ridurre il numero di casi in tutto il mondo
a 1597.
C
La
lista è stata redatta dal Working Group Pediatrico
dell’AIFA.
L’elenco
dei farmaci cardiovascolari e la determina dell’AIFA sono
disponibili al seguente link:
La FDA
ha approvato il farmaco velaglucerase alfa (VPRIV) per il
trattamento dei bambini e degli adulti affetti da malattia di
Gaucher.
La
malattia di Gaucher è dovuta alla mancanza di un enzima
lisosomiale chiamato glucocerebrosidasi. La carenza di questo
enzima provoca un accumulo di lipidi a livello epatico, splenico,
osseo e in alcune forme, nervoso.
Il
VPRIV offre la possibilità di supplire alla mancanza
dell’enzima nei pazienti affetti da Gaucher tipo 1, la forma
più frequente di malattia di Gaucher. Questo farmaco
rappresenta un’alternativa all’imiglucerasi (Cerezyme)
già presente sul mercato.
R
icercatori
danesi hanno rilevato che questa sostanza potenzialmente dannosa è
presente in alcune bevande in concentrazioni superiori al limite
consentitoRicercatori
danesi hanno rilevato che questa sostanza potenzialmente dannosa è
presente in alcune bevande in concentrazioni superiori al limite
consentito.
Analizzando
42 succhi diversi di 16 marche differenti, ricercatori
dell’Università di Copenhagen hanno riscontrato in
buona parte dei prodotti concentrazioni di antimonio al di sopra
dei limiti fissati dall’Unione europea per l’acqua
potabile. I nuovi dati, pubblicati sulla rivista Journal of
Environmental Monitoring, destano una certa preoccupazione visto
che studi precedenti hanno collegato l’antimonio al rischio
di tumori e a problemi cardiaci e polmonari.
ANTIMONIO
E IMBALLAGGI - I ricercatori danesi hanno dichiarato che non
esistono precedenti rapporti sulla presenza di bevande «inquinate»
con l’antimonio, sostanza per la quale è stato
fissato un limite solo per l’acqua potabile, mentre non
esistono a oggi vincoli per i prodotti alimentari. Al momento,
pertanto, non è stata commessa, almeno formalmente, alcuna
illegalità dai parte dei produttori dei succhi incriminati.
Il sospetto dei ricercatori è che l’antimonio
riscontrato nei succhi derivi dagli imballaggi, in modo
particolare da quelli in PET (polietilene tereftalato: la tipica
plastica delle bottiglie d’acqua, di altre bevande gassate
nonché di alcuni succhi e sciroppi) e Tetrapak. Uno dei
risultati più curiosi emerso dallo studio è che i
livelli più alti di antimonio sono stati rilevati nei
succhi con il più alto contenuto di carboidrati, cosa che a
portato gli scienziati a ipotizzarne un coinvolgimento In pratica
i carboidrati potrebbero facilitare l’estrazione
dell’antimonio dagli imballaggi in cui è contenuto.
Su questo fronte i ricercatori sono comunque cauti, infatti,
concludono il proprio rapporti scrivendo: «Abbiamo misurato
antimonio nei succhi di frutta per dosi fino a 17 volte superiori
al limite in bevande contenute in bottiglie PET e Tetrapak. Alcuni
dati suggeriscono che l’antimonio abbia contaminato i
liquidi per contatto con il materiale di imballaggio; tuttavia,
non si può escludere che l’antimonio fosse presente
già prima del confezionamento. Pertanto, sono necessari
ulteriori studi».
CONTAMINAZIONE
AMBIENTALE - «Poiché l’antimonio è una
sostanza a elevata tossicità, da tempo la Commissione
europea ha stabilito che non può essere presente nelle
acque destinate al consumo umano in concentrazione superiore a
0,005 milligrammi per litro - riferisce Catherine Leclerq,
ricercatore dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sugli
Alimenti e membro del Panel dell’EFSA che valuta la
sicurezza d’uso dei materiali d’imballaggio -. Alcune
ricerche suggeriscono che la sua concentrazione nell’ambiente
sia aumentata negli ultimi anni per via del crescente uso
industriale dell’antimonio. Quest’ultimo è
utilizzato in alcuni materiali d’imballaggio tra cui il PET,
cioè la plastica utilizzata per imbottigliare le acque
minerali. Nel 2005 ricercatori canadesi hanno mostrato che piccole
quantità di antimonio migrano dal PET nell’acqua
minerale. Nonostante la concentrazione osservata nell’acqua
fosse nei limiti ammessi, questi ricercatori suggerivano di tenere
d’occhio il problema poiché il PET viene usato anche
per altre bevande. Lo studio danese che è appena stato
pubblicato conferma che la problematica dell’antimonio è
reale, ma è importante verificare se la principale fonte di
contaminazione è il materiale d’imballaggio o la
contaminazione ambientale». A questo punto sorge spontanea
una domanda: è possibile difendersi da questo possibile
«contaminante» e se sì come? «Indipendentemente
dalla presenza di antimonio, un consiglio ottimo sia per la salute
del singolo che per la salute dell’ambiente è quello
di bere acqua del rubinetto e di consumare più frutta sotto
forma di frutta piuttosto che sotto forma di succhi»
conclude l’esperta.
L’Organizzazione
Mondiale della Sanità evidenzia che il 24% delle malattie e
il 23% delle morti nel mondo sono attribuibili ai fattori
ambientali. Inoltre più del 33% delle malattie nei bambini
sotto i 5 anni è dovuto a fattori ambientali. Sono questi
alcuni dei dati emersi dalla V Conferenza Ministeriale Ambiente e
Salute che è in svolgimento fino al 12 marzo a Parma. Alla
Conferenza sono stati invitati i Ministri della Salute e Ambiente
dei 53 Paesi della Regione Europea dell’Oms per negoziare e
adottare una Dichiarazione che definisca l’Agenda europea
sulle sfide di salute ambientale negli anni a venire.
A
distanza di più di 20 anni dalla prima Conferenza
Ministeriale di Francoforte, molti sono i progressi compiuti e
molte sono le sfide che rimangono ancora aperte. Nel suo
intervento il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha ricordato
che, quella tra i settori “salute” e “ambiente”,
è una “storia di successo” che trova un chiaro
esempio nei 20 anni del processo “Environment & Health”
in Europa. Più in particolare Fazio ha sottolineato come il
Piano Sanitario Nazionale propone alcuni obiettivi da raggiungere
su vasta scala in continuità con le Regioni e gli enti
locali per contrastare l’incidenza delle malattie correlate
all’ambiente. Il Piano focalizza l’attenzione sugli
inquinanti chimici e gli altri inquinanti potenzialmente nocivi
per la salute dei bambini, responsabili di importanti malattie
nell’infanzia: malattie respiratorie, asma, allergie, i
disturbi dello sviluppo neurologico, il cancro in età
pediatrica, alterazioni del sistema endocrino. Anche il Piano
Nazionale della Prevenzione non si limita soltanto a promuovere
azioni in ambiti specificamente sanitari, ma intervenire anche in
altri settori: ambientali, sociali ed economici della salute, in
particolare su quelli che maggiormente influenzano i comportamenti
individuali e la qualità degli ambienti di vita.
Fonte:
Sanità News
Al
via la prima sperimentazione clinica. Saranno infuse in 40 bimbi
fino dai 2 ai 12 anni
N
egli
animali sembra che funzioni: anche per questo la Food and Drug
Administration ha da poco dato parere favorevole per avviare una
sperimentazione clinica rigorosa che valuti gli effetti di
un’infusione di cellule staminali su bambini colpiti da
paralisi cerebrale infantile. La sperimentazione sta iniziando
negli Stati Uniti all’università della Georgia, ma
riceve fondi anche dall’Associazione Figli Inabili della
Banca d’Italia. SPERIMENTAZIONE
- Lo studio coinvolgerà 40 bimbi fra i 2 e i 12 anni che
non siano in grado di camminare o di sedere in maniera
indipendente e non soffrano di convulsioni. I medici inietteranno
nel loro cervello cellule staminali provenienti dal loro stesso
cordone ombelicale: i genitori di tutti i partecipanti, infatti,
hanno conservato il sangue cordonale nella Banca del Cordone
Ombelicale di Tucson, in Arizona. Far capo a una sola banca di
staminali, dicono gli autori, aiuta a esser sicuri che le
procedure di stoccaggio e di trattamento delle cellule siano
sempre identiche. Prima del trattamento, tutti i bimbi saranno
sottoposti a un esame neurologico; poi 20 riceveranno l’infusione
di staminali, gli altri 20 un placebo. Dopo tre mesi i bambini
saranno di nuovo valutati da medici all’oscuro del tipo di
trattamento somministrato, quindi i 20 bimbi trattati col placebo
saranno anche loro sottoposti all’infusione di staminali. A
seguire, ogni tre mesi si ripeteranno le valutazioni motorie e
neurologiche.
SPERANZE
- Si tratta della prima sperimentazione clinica controllata sul
tema: si sa che negli animali le staminali aiutano le cellule
cerebrali danneggiate a «guarire» e rimpiazzano quelle
morte, qualcuno ha anche provato a farlo nei bambini: è
della fine di ottobre la notizia della prima bimba italiana di 20
mesi trattata con staminali del cordone ombelicale alla Duke
University, negli Stati Uniti. Mai però si è
intrapreso uno studio rigoroso come quello in partenza. «Finora
sono state raccolte solo evidenze aneddotiche - dice James
Carroll, il neurologo pediatra dell’università della
Georgia che coordina la ricerca e che da anni studia l’argomento
-. In alcuni casi i bimbi trattati con l’infusione sono
migliorati vistosamente, ma nessuno ha mai iniziato un trial
clinico vero e proprio». Gli statunitensi hanno scelto di
infondere cellule staminali autologhe (cioè del bimbo
stesso, raccolte in precedenza conservando il cordone ombelicale
alla nascita) perché si tratta del modo più sicuro
per trapiantare staminali: non c’è infatti alcun
rischio di rigetto. Per ora non esistono terapie contro la
paralisi cerebrale infantile; anche per questo il progetto di
Carroll sta suscitando molte speranze ancora prima di cominciare.
Il ricercatore puntualizza: «Non pensiamo che le staminali
possano curare in maniera definitiva la paralisi cerebrale,
speriamo però che possano modificarne il corso per far sì
che la vita dei bambini che ne soffrono sia meno dura».
Adesso non resta che aspettare i primi risultati, previsti però
non prima di qualche mese. Molta cautela quindi in attesa di
risultati formali.
|
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale
e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore".
Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un
giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna
pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre
il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le
possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di
giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno
lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità,
non va considerata una verità assoluta né applicata
l’indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare
nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che
solo il tempo e l’esperienza possono fornire. Questa premessa è
anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi
chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto
modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a
brunoi@burlo.trieste.it;
alessandra.perco@gmail.com.


n
ottobre, dai pomeriggi di RaiTre spariranno i beniamini della
Melevisione (dopo undici anni di onorato servizio) e di
Trebisonda. Chiuderà pure il Gran Concerto, lodevole
tentativo di avvicinare i bambini alla musica classica,
probabilmente resisterà il GT Ragazzi, la rubrica
d’informazione under 14, per l’opposizione manifestata
da Antonio Di Bella (Raitre) e Bianca Berlinguer (TG3). Spariscono
le favole e i personaggi del Fantabosco, Milo Cotogno, Lupo Lucio,
Fata Lina, spazzati via dagli ascolti in ribasso e dalla
concorrenza del digitale terrestre e di Sky, che mettono a
disposizione dei bambini circa 20 canali, che a tutte le ore
trasmettono solo cartoni e telefilm, con ampi intermezzi
pubblicitari per cibo-spazzatura, videogiochi e altre amenità.
Evidentemente la nuova dirigenza Rai pensa che un bambino possa
avere bisogno solo di questo, quando sarà grande ci penserà
Mediaset a tirarlo su con il Grande Fratello e Uomini e Donne.
icercatori
danesi hanno rilevato che questa sostanza potenzialmente dannosa è
presente in alcune bevande in concentrazioni superiori al limite
consentito
egli
animali sembra che funzioni: anche per questo la Food and Drug
Administration ha da poco dato parere favorevole per avviare una
sperimentazione clinica rigorosa che valuti gli effetti di
un’infusione di cellule staminali su bambini colpiti da
paralisi cerebrale infantile. La sperimentazione sta iniziando
negli Stati Uniti all’università della Georgia, ma
riceve fondi anche dall’Associazione Figli Inabili della
Banca d’Italia.