Come
reagiscono i medici italiani ai cambiamenti legislativi introdotti
nell'ultimo anno sui temi del trattamento del dolore? Doloredoc,
il portale di riferimento per la terapia del dolore, lo ha chiesto
agli interessati con un'indagine appena conclusa. Rispetto alla
semplificazione prescrittiva, introdotta nel giugno 2009, il 67,4%
dei medici ritiene che tale norma aiutera' la riduzione
dell'oppiofobia, cioe' dei timori che ancora oggi esistono nei
confronti dei farmaci oppioidi, derivati dalla morfina, spesso
vissuti come dei veri e propri stupefacenti. Tuttavia, ben il
65,9% ritiene che ancora persistono importanti barriere alla
prescrizione, prevalentemente riconducibili a motivazioni
culturali, ma anche ad una scarsa formazione che associa gli
oppioidi solamente al dolore oncologico. L'indagine rileva anche
un notevole bisogno di formazione da parte della classe
medica. Infatti, pur ritenendo di essere sufficientemente
informato, il 66,3% dei medici pensa comunque di avere bisogno di
un aggiornamento delle proprie conoscenze, il 18,3% ne ha una
forte esigenza e solo il 15,5% ritiene le proprie conoscenze
adeguate. La legge 38/2010 sulle terapie palliative e la terapia
del dolore e' una porta aperta alla speranza di tanti pazienti di
uscire dal dolore, "malattia nella malattia", che li
affligge ma, pur presupposto indispensabile, non pare sufficiente
da sola a cambiare un atteggiamento radicato nella nostra
societa', secondo il giudizio dei medici che hanno risposto
all'indagine. "Da una situazione di oggettivo arretramento,
oggi, con l'approvazione della legge 38/2010, l'Italia e' il primo
Paese europeo ad avere una legge dedicata alla terapia del dolore
anche a livello pediatrico - chiarisce Guido Fanelli, Coordinatore
della Commissione ministeriale sulla terapia del dolore - Campagne
informative ed educazionali sono necessarie per una corretta
applicazione della legge: informare i cittadini circa i loro
diritti in fatto di trattamento del dolore e, contemporaneamente,
ai medici far sapere che il monitoraggio e il trattamento del
dolore sono un obbligo di legge. Anche le strutture sanitarie
saranno sostenute a curare il dolore infatti, l'art. 5 della legge
38, prevede un adeguamento tariffario a livello nazionale."
Questo quadro improntato alla fiducia, e' stato delineato in
occasione della presentazione di "Change Pain", il
progetto informativo, formativo e di ricerca promosso a livello
internazionale da Efic«, l'associazione scientifica europea
contro il dolore, con il sostegno di Grünenthal, azienda
farmaceutica tedesca impegnata nella lotta al dolore, in
partnership con Simg, FederDolore e Aisd, Associazione italiana
per lo studio del dolore.
Uno
studio conferma che il bullismo si accanisce sui bambini obesi
I
bimbi obesi, siano essi maschi o femmine, di qualsiasi eta', stato
socio-economico e livello culturale rappresentano il bersaglio
preferito dei piccoli bulli. E' quanto ha rilevato uno studio che
sara' pubblicato a giugno sulla rivista 'Pediatrics' a firma di
esperti del Mott Children's Hospital (Usa). Sia l'obesita'
infantile che il bullismo, notano gli autori, sono oggi problemi
sociali sempre piu' importanti. Negli Stati Uniti ormai il 17% dei
piccoli fra 6 e 11 anni e' 'extralarge', e i genitori riportano
sempre piu' spesso episodi di bullismo nei confronti dei figli.
Gli studiosi hanno cosi' deciso di analizzare la relazione fra
chili di troppo e possibilita' di andare incontro a questo tipo di
problemi, in un campione di 821 bambini fra i 6 e i 9 anni. Si
tratta della prima indagine ad approfondire la questione basandosi
sugli episodi di violenza riportati da genitori e insegnanti,
analizzando anche fattori come etnia e status socio-economico. I
risultati hanno evidenziato che essere obesi aumenta la
possibilita' di diventare bersaglio dai piccoli bulli, senza
differenze sostanziali di genere, classe sociale o altro ancora.
Secondo gli autori, questo studio potra' servire a mettere in
pratica misure per evitare questo fenomeno.
Otto
medici su dieci prescrivono esami inutili per paura di contenziosi
legali
Sono
sempre di piu' i medici che prescrivono consulti superflui, piu'
esami del necessario o ricoveri al posto di interventi in
ambulatorio. Tutto questo per evitare contenziosi legali con il
paziente, una pratica nota come 'medicina difensiva'. Gli
esperti dell'Universita' Cattolica di Milano hanno raccolto in un
volume le loro proposte per superare questo fenomeno, causato
soprattutto dal timore del medico di ripercussioni legali. Il
libro nasce dagli sforzi del Centro Studi 'Federico Stella' sulla
giustizia penale e la politica criminale (Csgp) della Cattolica,
su proposta e con la consulenza della Societa' italiana di
Chirurgia. L'indagine documenta che quasi otto medici su dieci
(77,9%, su piu' di 300 chirurghi intervistati) hanno assunto un
atteggiamento di medicina difensiva nell'ultimo mese di lavoro.
Tra questi, sette su dieci (69,8%) hanno proposto il ricovero di
un paziente che si poteva gestire in ambulatorio, il 58,6% ha
richiesto un consulto non necessario ad altri specialisti e il
26,2% ha escluso da alcuni trattamenti dei pazienti 'a rischio'. A
utilizzare la medicina difensiva sono soprattutto i dottori piu'
giovani, il 92,3% dei camici bianchi di età compresa tra i
32 e i 42 anni contro il 67,4% di quelli tra 63 e 72 anni. Secondo
gli esperti del Csgp, che comprendono chirurghi e giuristi, un
sistema professionale come quello medico, a rischio continuo di
indagine penale, non e' un sistema piu' attento e diligente ma
riduce i rischi di chi agisce cercando maggiori tutele formali, a
scapito dell'utenza. Da qui la loro proposta di riforma
legislativa, che organizzi sistemi per la registrazione e gestione
degli errori medici, al fine di aumentare la sicurezza del
paziente e di ridurre il rischio, ma anche che tratti dal punto di
vista normativo le criticita' del sistema sanitario e che permetta
a tutti i livelli di poter imparare dai propri errori, senza che i
medici abbiano l'ansia costante di una causa legale.
I
nati prematuri risultano piu' sensibili al dolore
Secondo
uno studio della University College di Londra i bambini nati
prematuri sono piu' sensibili al dolore a causa delle cure a cui
vengono sottoposti nelle prime settimane di vita. Durante un
prelievo del sangue, i ricercatori hanno sottoposto i bambini -
prematuri e non - a un elettroencefalogramma. Secondo i
dati pubblicati da NeuroImage, i prematuri che hanno trascorso in
ospedale almeno 40 giorni hanno una maggiore attivita' cerebrale
durante il prelievo rispetto a quelli nati dopo gravidanze a
termine. La ricercatrice che ha condotto lo studio, Rebeccah
Slater, ha spiegato che la scoperta potrebbe spingere a rivedere
le modalita' di assistenza e terapia per i prematuri per evitare
di abbassare troppo la loro soglia del dolore.
Un
nuovo trattamento per i pidocchi
Secondo
i dati del CDC ogni anno negli USA avvengono da 6 a 12 milioni di
casi di infestazioni da pidocchi, complicati dal fatto che sempre
più spesso questi animaletti diventano resistenti alla
permetrina. Con lo scopo di ricercare quindi un trattamento valido
alternativo, è stato studiato l’uso dello spinosad,
un prodotto di fermentazione batterica che è in grado di
provocare una paralisi del sistema nervoso del pidocchio.
Con
due studi multicentrici, sponsorizzati dall’industria
farmaceutica, 391 famiglie con 949 casi di infestazione (età
compresa tra 6 mesi e 84 anni, con la media sui 14-19 anni) sono
state trattate in modo randomizzato con permetrina (crema all’1%)
seguita dall’uso di un pettine a denti molto fini oppure con
crema allo spinosad (0.9%) senza uso successivo del pettine.
I
soggetti sono stati esaminati dopo 7 giorni e trattati nuovamente
se riscontrati ancora infestati. L’outcome primario è
stato stabilito nella proporzione di soggetti guariti dopo 14
giorno dall’ultimo trattamento. In uno studio i soggetti più
giovani trattati con spinosad hanno presentato una percentuale di
guarigione decisamente superiore a quella della permetrina (94%
contro 68%) e nell’altro studio i risultati globali dopo 14
giorni sono stati simili (85% contro 45%). Le reazioni avverse si
sono limitate ad eritema locale ed irritazione oculare, più
evidenti con la permetrina.
Il
commento a questo articolo:
Lo
spinosad è più efficace della permetrina ed in più
non richiede l’uso del pettine dopo l’applicazione.
Appena verrà messo in commercio sarà sicuramente una
scelta efficace per combattere queste fastidiose ma comuni
infestazioni.
Bibliografia
Stough
D et al. Efficacy and safety of spinosad and permethrin creme
rinses for pediculosis capitis (head lice). Pediatrics 2009
Sep; 124:e389
Il
mondo di domani: prima analisi del genoma fornisce sguardo al
futuro della medicina personalizzata
La
prima analisi integrata di un genoma umano. Ciò fornisce un
assaggio di come la genomica possa avere un ruolo nel
personalizzare le cure mediche dei singoli pazienti, si spera in
un futuro non troppo lontano.
MedScape
Genetica Medica - lunedì 3 maggio 2010
..
Migliora
la sopravvivenza di bambini e adolescenti affetti da anemia
falciforme
La
sopravvivenza dei bambini affetti da anemia falciforme (SCD) è
migliorata, ma poco si sa rispetto ai figli grandi e agli
adolescenti.
Blood
Pediatria - lunedì 3 maggio 2010
Aprono
gli «agronidi» in tutta Italia. Coldiretti: un sogno
per 3 genitori su 4
 Si
chiama «agriasilo» ed è un posto senza muri,
senza soffitti e con tanta natura. In collaborazione con Donne
Impresa della Coldiretti, stanno aprendo in tutta Italia
piccoli asili in grandi spazi agricoli, meglio se negli
agriturismo. «Sono una decina per ora - dice Adriana Bucco,
presidente di Donne Impresa -, ma le richieste per aprirne di
nuovi sono almeno un centinaio». Piemonte, Veneto, Friuli e
Trentino sono gli apripista. «Ma tante domande stanno
arrivando dal sud, soprattutto da Sicilia e Sardegna».
Perché i bimbi del XXI secolo, che sanno tutto di
playstation e Facebook, magari una mucca vera e un albero di mele
dal vivo non li hanno mai visti. Ed ecco che l'asilo si sposta
dentro nella fattoria: i giochi non si portano, si costruiscono
con quello che si trova in giro, nei campi, proprio come accadeva
nella tradizione contadina. Poi si fa merenda e si pranza con i
prodotti della terra, quelli che magari proprio i bambini hanno
seminato e visto crescere. E si scopre il mondo degli animali, si
impara a conoscerli e a rispettarli. Sostiene Francesca
Ballali, pedagogista e direttrice dell'agrinido di Udine
«Oltreallacittà», uno dei primi aperti in
Italia: «È un'educazione a contatto diretto con il
mondo rurale che insegna al rispetto della natura e degli
animali». Gli «agriasili» sono per bimbi
da zero a 6 anni: pochi in ogni classe, al massimo 10 piccoli,
sottolinea Bucco, che invita chiunque fosse interessato ad aprire
un agriasilo a mettersi in contatto con Donne Impresa. E tanto per
cominciare, Coldiretti ha portato un «agriasilo» nel
cuore di Roma con asini, galline, pulcini nel cortile di Palazzo
Rospigliosi, proprio davanti al Quirinale. Resta aperto solo un
giorno, ma per i bambini arrivati dalla vicina scuola materna
Bambin Gesù di via Cavour (pieno centro storico di Roma) è
stato un evento. Impazziti di gioia volevano salire sul pony, o
scoprire che il canto del gallo non è solo una suoneria del
telefonino. E poi la merenda a base di pane e marmellata (tutte
bio), o la piantina di basilico da portare a casa, o i pulcini da
prendere in mano. «Per un bambino è tutto
interessante, tutto è novità e scoperta - dice il
presidente di Coldiretti Sergio Marini -: crescere a contatto
diretto con la natura è il modo migliore per farlo crescere
e scoprire il mondo». (Corriere.it)
La
religione a scuola fa media: che errore
Il
verdetto del Consiglio di Stato danneggia gli studenti che non la
scelgono
R endere
implicitamente obbligatorio il facoltativo. Trasformare una libera
scelta in una convenienza. Gratificare chi opta per l’ora di
religione di una condizione di vantaggio rispetto a chi, per le
più diverse ragioni, decide di non avvalersene. La sentenza
del Consiglio di Stato che stabilisce l’importanza
determinante dell’insegnante di religione «ai fini
dell’attribuzione del credito scolastico» intacca un
principio d’eguaglianza e introduce un criterio di
esclusione per chi quel «credito» non può (o
non vuole) accumularlo.
C’era
un modo migliore per rinfocolare le annose polemiche sull’ora
di religione a scuola? Per riaprire l’interminabile contesa
sulla rilevanza della religione nella scuola pubblica? La
conoscenza della religione cristiana ha un ruolo importantissimo
nel nostro patrimonio culturale: ridurla a pratica burocratica da
sbrigare per un curriculum scolastico non è però la
via maestra per valorizzarla.
La
sentenza del Consiglio di Stato ricorre a un escamotage,
applicando gli stessi parametri ai corsi «alternativi».
Ma tutti sanno che quei corsi sono assenti nella grande
maggioranza delle scuole. Con il risultato che si avranno gli
studenti che frequentano il corso di religione con una marcia in
più, un credito in più, un contributo in più
che faccia «media» con le altre materie. E gli altri?
Gli altri dovranno dolersi di non aver scelto l’ora di
religione. Le loro pagelle partiranno con una penalità,
appesantite da una scelta che si rivelerà un handicap. Una
libera opzione diventa, di fatto, un privilegio. E ne viene
sminuita la stessa religione. Una energica sollecitazione
culturale (perché questo è, a prescindere dalla fede
che si professa, il significato di una vitale cultura religiosa)
si rattrappisce in un’opportunità per ottenere un
vantaggio sancito con il timbro dell’autorità
scolastica.
Si
toccano princìpi delicati, dalla aconfessionalità
della scuola al pluralismo religioso della popolazione
studentesca. Ma in cambio non si avrà più
autorevolezza dell’insegnamento religioso, più
rispetto per i simboli e le figure del cristianesimo, più
strumenti per capire e apprezzare la straordinaria ricchezza
artistica, letteraria e filosofica dell’eredità
cristiana. Al contrario: si confinerà l’ora di
religione in un’enclave privilegiata, si renderà la
scelta dell’ora di religione un doveroso adempimento per
migliorare la «media», si dividerà il corpo
studentesco in due blocchi, quello «laico» e quello
«cattolico», che si guarderanno ancor di più
con reciproca ostilità. Si metterà la religione, che
è cosa serissima, in ostaggio di decreti e regolamenti. E
forse la si renderà addirittura più «antipatica»
e indigesta. Un effetto indesiderato, ma inevitabile quando viene
messa nelle mani di una sentenza del tribunale.
Scopellitti
(calabria): «prima di tutto dovremo presentare un piano di
rientro»
«Nuove
tasse in arrivo per gli abitanti delle regioni con la sanità
commissariata»
Caldoro
(Campania): «Governo ci ha detto che le regioni con il
deficit sanitario dovranno aumentare le tasse»
R OMA
- Gli abitanti delle regioni con un forte deficit in campo
sanitario potrebbero essere presto chiamati a ripianarlo,
attraverso il pagamento di nuove tasse. «Il governo ci ha
detto che le regioni con il deficit sanitario dovranno aumentare
le tasse fino al ripianamento del deficit stesso» ha detto
il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, lasciando
Palazzo Chigi dove si è tenuto un Consiglio dei ministri.
Caldoro ha riferito che il Consiglio dei ministri era presieduto
da Altero Matteoli, vista l'assenza del premier Silvio Berlusconi,
e che alla riunione erano presenti tutti i Governatori con la
Sanità commissariata, vale a dire Lazio, Campania,
Calabria, Molise, Sicilia e Abruzzo.
PIANI
DI RIENTRO - «Speravamo di poter accedere ai fondi Fas ma i
ministri competenti prevedono che sia prima approvato un piano di
rientro dal deficit e solo dopo sarà possibile accedere ai
Fas», spiega invece il governatore della Regione Calabria
Giuseppe Scopelliti. «Questo è stato solo il primo
confronto ma ci rivedremo per concordare le procedure dei piani di
rientro - sottolinea il governatore calabrese -. Per quanto
riguarda la Calabria abbiamo ereditato una situazione difficile,
il piano di rientro approvato lo scorso 17 dicembre
dall'amministrazione Loiero ad oggi non è stato ancora
rispettato ed il nostro debito è sconosciuto al punto che
abbiamo chiesto alla Kpmg di lavorare giorno e notte per
certificarlo. C'è chi dice che sia 2,1 miliardi ma altri
dicono che sia 1,1 miliardi perchè ci sono crediti non
quantificati che vantiamo».
Boom
delle denunce alle assicurazioni
Errori
medici: arriva il «conciliatore»
Diventa
obbligatorio per legge il tentativo di trovare un accordo tra
cittadini e sanitari
MILANO
- Il chirurgo nel richiudere il taglio dopo un’operazione
all’addome si è scordato di togliere una garza. Poche
settimane dopo il paziente avverte dei dolori e si scopre che
all’origine c’è proprio quel pezzettino
dimenticato. È uno dei casi più eclatanti di errore
medico. L’esito è un lungo contenzioso legale tra
famiglia e sanitari, anni di battaglie in tribunale. Dalla
primavera del prossimo anno prima di arrivare davanti ai giudici
sarà obbligatorio un tentativo di conciliazione come
prevede un decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 4 marzo
scorso che da seguito alle disposizioni di una legge del 2009
sulle controversie civili e commerciali. La finalità è
abbreviare i tempi e favorire il dialogo, lo scambio, l’ascolto
tra medico e malato. La mancanza di contatti «è molto
spesso alla base del conflitto» è convinto Italo
Partenza, avvocato civilista. Una novità che potrà
incidere in modo sensibile sul modo di gestire le denunce in
ambito sanitario, in continuo aumento.
FENOMENO
IN AUMENTO - Oggi questi fascicoli rappresentano il 5%
dell’intero ramo della responsabilità civile trattato
dalle assicurazioni italiane. Crescono soprattutto i casi
intentati contro i singoli medici. In 14 anni sono saliti del
200%, mentre sono circa 30 mila all’anno le denunce raccolte
dall’Ania, l’associazione delle imprese di
assicurazione. E ad andare in crisi più di quanto già
avvenga è il rapporto tra dottori e familiari, uno dei
problemi della medicina del Duemila. Secondo il 60% dei medici
l’obbligo del tentativo di conciliazione è
un’opportunità per cercare di recuperare questo
rapporto. Se ne è parlato oggi al convegno organizzato a
Roma dalla Fondazione Previasme, organizzazione con scopi di
promozione civile, solidarietà sociale e mutualità.
Un confronto tra categorie mediche, assicuratori, sindacati. «È
un meccanismo che riguarderà tutti gli eventi di
responsabilità civile, anche mortali o che si presume
abbiano danneggiato bambini. L’obiettivo è
raggiungere un accordo tra le parti, cioè tra il cittadino
e il medico oppure l’azienda ospedaliera. Credo che un
elemento chiave per la riuscita della conciliazione sarà
l’ascolto. Il conflitto in genere è determinato
dall’assenza di contatti tra chi si sente danneggiato e chi
è accusato di averlo fatto», dice Partenza.
LA
NUOVA FIGURA DEL MEDIATORE - È prevista la nascita di
una nuova figura. Il mediatore che dovrà essere disegnata.
Potrà essere un avvocato, un medico o un ex giudice di pace
appositamente formati. Il nuovo sistema dovrebbe portare con se
dei vantaggi dal punto di vista dell’impegno necessario per
raggiungere un accordo. La finalità non sarà quella
di ottenere sconti di pena ma di favorire una soluzione meno
dispendiosa sul piano del tempo e dell’emotività.
Secondo un’indagine di Assomedico (che studia pacchetti di
polizze in ambito sanitario) l’88,5% dei medici sono
favorevoli all’introduzione di un processo di mediazione
0erchè porterà ad una riduzione di costi e tempi
rispetto all’iter giudiziario. La crescita delle denunce è
accompagnata dall’aumento dei premi assicurativi pagati da
Asl e singoli medici. Dai circa 35 milioni del ’94 si è
passati ai 453 milioni del 2007. Roberto Manzato, direttore Danni
non auto e vita di Ania fa notare che non tutte le aziende o i
singoli professionisti scelgono la strada di una polizza: «Questi
numeri non fotografano il fenomeno in modo completo – dice
-. La stipula di un’assicurazione tende a mantenere intatto
il patrimonio dei cliente, in caso di risarcimento. Ci sono però
anche grandi aziende, ad esempio il policlinico Umberto I di Roma,
che si auto assicurano e provvedono per conto proprio. Lo stesso
può succedere per il medico». Manzato giudica
positivamente il tentativo di conciliazione «ma attenzione
al risvolto della medaglia, alla nascita di nuove figure che
chiameremo cacciatori di ambulanze, interessati a spingere perché
vengano presentate denunce infondate. Non sono inoltre del tutto
sicuro che questo nuovo meccanismo mitighi il costo delle
polizze».
Le
misure correttive del governo sulla farmaceutica
Riduzione
dei margini di grossisti e farmacisti, passaggio dell'erogazione
di alcuni farmaci dall'ospedale alle farmacie, incentivazione
dell'uso dei farmaci generici, il cui prezzo verra' per altro
ridotto del 12,5% da giugno a fine dicembre 2010. Sono alcune
delle misure previste dalla manovra approvata ieri dal Consiglio
dei ministri, suscettibile di qualche limatura prima della
presentazione in Parlamento. Dal 2011 l'intervento e' di 600
milioni di euro. In particolare, per il controllo della spesa,
la rideterminazione delle quote di spettanza dei grossisti e dei
farmacisti sul prezzo di vendita del medicinale al pubblico
rispettivamente del 3% (dal 6,65% al 3,65%) per i primi e del
30,35% per i secondi. Il Ssn, nel procedere alla corresponsione di
quanto dovuto alle farmacie, trattiene ad ulteriore titolo di
sconto, rispetto a quanto gia' previsto dalla vigente normativa,
una quota pari al 3,65% sul prezzo di vendita al pubblico al netto
dell'imposta sul valore aggiunto (Iva). La misura che dovra'
consentire di reperire 300 milioni di euro per il 2010, rivolta a
garantire le risorse aggiuntive al finanziamento del Ssn pari a
550 milioni di euro per l'anno in corso (gli altri 250 mln
arriveranno dai risparmi ottenuti con il provvedimento nel suo
complesso), consiste nel passaggio della distribuzione diretta di
alcuni farmaci, per uso ambulatoriale o domiciliare ora
somministrati dagli ospedali, alle farmacie. A individuare i
farmaci che passeranno dall'ospedale alla farmacia sara' l'Agenzia
italiana del farmaco (Aifa) entro 30 giorni dall'entrata in vigore
del decreto che racchiude la manovra, con l'obiettivo di ridurre
la spesa farmaceutica ospedaliera, voce di costo in notevole
crescita. Tali farmaci, una volta che l'elenco sara' pubblicato in
Gazzetta ufficiale, saranno "erogati attraverso l'assistenza
farmaceutica territoriale e con oneri a carico della relativa
spesa, per un importo su base annua pari a 600 milioni di euro".
Si
punta a incentivare l'uso dei medicinali equivalenti, cioe'
farmaci con un prezzo piu' basso. Dal confronto fra la spesa
farmaceutica territoriale delle singole Regioni, l'Aifa dovra'
definire soglie di appropriatezza prescrittiva basate sul
comportamento delle Regioni in cui si prescrivono piu'
generici. L'obiettivo e' "mettere a disposizione delle
Regioni strumenti di programmazione e controllo per realizzare un
risparmio di spesa non inferiore a 600 milioni di euro su base
annua". Milioni che restano nelle casse delle Regioni per i
servizi sanitari. Con accordo Stato-Regioni saranno fissate linee
guida per incrementare l'efficienza delle aziende sanitarie nelle
attivita' di acquisizione, immagazzinamento e distribuzione
interna dei medicinali acquistati direttamente, anche attraverso
il coinvolgimento dei grossisti. Dal 2011 saranno erogati a
carico del Ssn, in fascia A, non piu' di 4 specialita' generiche
con gare da parte dell'Aifa al prezzo piu' basso, a parita' di
dosaggio, forma farmaceutica e unita' posologiche per confezione.
La limitazione non si applica ai medicinali originariamente
coperti da brevetto o che abbiano usufruito di licenze derivanti
da tale brevetto. Il Ssn rimborsera' pienamente solo il medicinale
con il prezzo piu' basso. Se il paziente vuole un altro farmaco,
la differenza di prezzo sara' a suo carico, come prevede la
normativa vigente sull'erogazione dei farmaci equivalenti. Anche
in questo caso, i risparmi ottenuti restano ai servizi sanitari
regionali. Per i generici si prevede un taglio dei prezzi del
12,5% dal primo giugno al 31 dicembre 2010. E' considerata una
priorita' l'esecuzione di "adeguati piani di controllo dei
medicinali in commercio, con particolare riguardo alla qualita'
dei principi attivi utilizzati". In funzione di tutte queste
misure, il finanziamento del Ssn vedra' una riduzione di 800
milioni di euro dal 2012. Asl e ospedali dovranno motivare gli
acquisti di beni e servizi a prezzi superiori a quelli di
riferimento, sottoponendoli agli organi di controllo e revisione.
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