1Clinica Pediatrica, IRRCS “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione di Medico e Bambino
Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it; brunoi@burlo.trieste.it; alessandra.perco@gmail.com
Riproduzione assistita e difetti congeniti
Rispetto ai controlli, le donne del gruppo studiato erano significativamente più avanti negli anni, avevano meno figli precedenti e presentavano una meno frequente abitudine al fumo di sigaretta. La prevalenza dei difetti congeniti maggiori, diagnosticati in epoca prenatale o perinatale è stata significativamente maggiore nei bambini concepiti con metodi artificiali (2.9% contro 1.9%). La prevalenza di difetti gastrointestinali, cardiovascolari e muscolo-scheletrici è stata maggiore, ma non la prevalenza di difetti del tubo neurale o facciali. Non c’è al momento una ipotesi univoca che spieghi questa maggiore associazione. Sappiamo che le tecniche di gravidanza artificiale comportano un aumento di rischio di difetti congeniti, ma non sappiamo il perché: la causa stessa dell'infertilità potrebbe essere alla base di queste malformazioni, ma rimaniamo nel campo di ipotesi. Quello che è necessario è invece informare le donne di questa possibile evenienza negativa, quando decidono di ricorrere a tecniche artificiali di fecondazione. Cautele sull’uso della TAC nei bambini
Il follow-up dei pazienti con pregresso tumore infantile
Il follow up va quindi mantenuto. The Lancet Oncology, Volume 11, Issue 10, Page 924, October 2010 Troppo "schermo" fa male ai bambini ma in Italia uno su 2 ha la TV in camera Secondo una nuova ricerca inglese, guardare stare davanti al PC o alla televisione per più di due ore al giorno riduce le capacità di concentrazione e di comunicazione. Intanto un'indagine del ministero della Salute disegna un ritratto preoccupante dei ragazzini italiani e del loro stile di vita
Proprio sull'abuso di televisione, computer e videogiochi un nuovo allarme arriva da una ricerca appena pubblicata sulla rivista Pediatrics: i ragazzini che passano più di due ore al giorno di fronte a uno schermo, sia quello del computer o della televisione, hanno più probabilità di avere difficoltà psicologiche; in particolare di vedersi ridotte le capacità di concentrazione e di comunicazione con gli altri. Se
passano troppo tempo davanti alla TV o al PC si muovono poco, non
socializzano fra loro e si isolano. I programmi e gli spot sono
veloci, offrono tutto e subito, le storie hanno ritmi rapidi e
questo ha come conseguenza la difficoltà a pianificare a
scuola. Per non parlare poi del rischio obesità".
Aumentano i casi tra le bambine e si abbassa l'età: individuati episodi anche nelle scuole materne convegno della Società italiana di pediatria Intimidazioni,
aggressioni e soprusi sono sempre più comuni nell'infanzia
e a scuola. Ogni giorno, nel 49,9% delle classi italiane si
compiono atti di bullismo. Un fenomeno che non è più
solo tipico degli adolescenti maschi: un bullo su sei è
femmina e si registrano episodi a
Circa il 60% degli accessi al Pronto soccorso pediatrico è dovuto a dolore, e il 70-80% dei bambini operati lamenta la presenza del sintomo. L’incidenza del dolore è elevata anche nell’ambulatorio del pediatra di base. L’80% dei casi di dolore può essere gestito in modo ottimale dal pediatra di base e dal medico di riferimento ospedaliero se preparati e formati. Il rimanente 20% fa parte della patologia difficile, ad esempio il dolore neuropatico o quello che si accompagna a patologie ad andamento cronico. La letteratura dice che il dolore acuto può essere controllato quasi nel 100% dei casi. Per il dolore cronico, che si accompagna a patologie gravi, il livello di insuccesso è più alto: può arrivare al 30% dei casi. In questo 30% dei casi c’è la necessità di un intervento multispecialistico, per cui ci deve essere lo psichiatra, lo psicologo, il farmacologo e l’esperto di dolore. Per approfondire: Vai al comunicato stampa dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) http://www.acp.it/blog/CS_XXII%20congresso%20ACP_dolore%20e%20bambino.pdf Salute: giornata ONU lavaggio mani
E’ uno degli interventi sanitari più efficaci e meno costosi per prevenire malattie infettive nei paesi in via di sviluppo, ma è una buona pratica da consolidare anche nei paesi ricchi. I medici raccomandano di praticare per almeno due minuti quest'attività igienica, ma questo consiglio sembra essere seguito molto più dal gentil sesso che dai maschietti. Una ricerca inglese ha messo in luce, infatti, che gli uomini si lavano le mani molto meno rispetto alle donne. Obesità infantile cresce a ritmi vertiginosi, i Paesi in via di sviluppo i più colpiti L'obesità infantile sta diventando una sorta di "epidemia" che a livello globale cresce a ritmi vertiginosi, +50% negli ultimi vent'anni (dal 4% del 1990 al 6% del 2010), soprattutto nei paesi in via di sviluppo.
Basterebbe leggere i risultati dell'indagine che il ministero della Salute ha commissionato all'ISS per capire che il problema obesità è strettamente legato alle cattive abitudini alimentari e agli scorretti stili di vita dei nostri ragazzi. Secondo l'indagine, infatti, il 9% dei bambini italiani tra gli 8 e i 9 anni non fa colazione e ben il 30% non la fa adeguata. Inoltre 1 bambino su 4 non mangia quotidianamente frutta e verdura, mentre il 50% consuma bevande gassate o zuccherate nell'arco di una giornata. E brutte notizie arrivano anche sul versante dell'attività fisica. Mentre 1 bambino su 2 ha l'adorata televisione in camera, solo il 20% dei bambini pratica sport più di una volta la settimana. Senza contare che circa il 70% dei bambini non ha l'abitudine di andare a scuola a piedi e solo 1 su 4 (26,8%) gioca più di 2 ore al giorno all'aria aperta nei giorni feriali."In Italia si fanno già tante iniziative ma non si fa ancora abbastanza. Servono interventi non solo a livello locale ma a livello nazionale e in più settori, perché non è sufficiente intervenire sulla scuola o sull'educazione" per risolvere il problema. Niente tempo libero e gioco spontaneo, esperienze importanti Citta'
sempre meno a misura di bambino: l'80% non gioca piu' fuori e
scompare il tempo libero.
Meglio in uno spazio all'aperto. Perché quella che potrebbe sembrare la naturale evoluzione della vita moderna è uno dei motivi alla base dei disagi degli adolescenti di oggi: abuso di alcol e droghe, suicidi, bullismo, potrebbero essere spiegati anche dal fatto che «ai nostri piccoli manca oggi la libertà di movimento e il tempo libero». le buone città- fanno molto per i bambini: dedicano all'infanzia notevoli risorse economiche e umane, ma non rispondono alle loro reali esigenze. La città prepara infatti per i bambini spazi separati e specializzati come giardinetti, ludoteche, parchi tematici e tutte le proposte educative. Sempre spazi protetti e vigilati da adulti. La scuola occupa buona parte del tempo quotidiano con le ore di classe e con i compiti per casa. La famiglia impegna il tempo rimanente "regalando" ai figli le scuole pomeridiane di sport, di lingua o di attività creative, ma pur sempre scuole. Il tempo che rimane viene trascorso davanti a uno schermo». In altre parole: i bambini non si vedono più per strada. L'80% non gioca più all'aria aperta. scompare il tempo libero. La possibilità di uscire di casa da soli per incontrarsi con amici, scegliere con loro un gioco e un luogo adeguato. Vivere insieme, anche se all'interno di un giusto confine di regole dettate dalla famiglia, le esperienze dell'avventura, della scoperta, del rischio, e non vedere l'ora di tornare a casa per raccontarle. Invece, «non potendo vivere esperienze autonome - ha spiegato lo studioso - i bambini non conoscono l'esperienza dell'ostacolo, del rischio, della frustrazione, del successo, nei tempi e nei modi giusti. L'assenza di queste esperienze "forti", impossibili alla presenza di adulti vigilanti, produce un accumulo di desiderio che potrà realizzarsi solo quando i bambini non saranno più bambini, ma adolescenti. Quando avranno per la prima volta la chiave di casa in tasca o un motorino sotto il sedere. Chi non ha potuto fumare di nascosto ha più facilità a subire il fascino dello spinello, chi non ha potuto sbucciarsi le ginocchia in bicicletta è più facile che subisca incidenti gravi in moto». Quando informazione fa rima con prescrizione Che impatto hanno le attività promozionali e comunicazionali intraprese dalle aziende farmaceutiche presso i medici sulla qualità, la quantità e i costi delle prescrizioni? Se lo domanda una revisione sistematica pubblicata dalla rivista PLoS Medicine. I ricercatori australiani dell’University of Queensland di Brisbane coordinati da Geoffrey K. Spurling hanno effettuato una approfondita ricerca in Medline (dal 1966 al 2008), International Pharmaceutical Abstracts (dal 1970 al 2008), Embase (dal 1997 al 2008), Current Contents (dal 2001 al 2008) e Central (The Cochrane Library Issue 3, 2007) per analizzare i dati sull’esposizione dei medici a informazione (promozionale o scientifica) da parte delle aziende, visite di informatori del farmaco, inserzioni pubblicitarie sulle riviste, presenze a meeting e a congressi sponsorizzati, informazione via posta o e-mail, forniture di software per la prescrizione elettronica, partecipazione a trial clinici sponsorizzati. Obiettivo, misurare l’impatto di tutto questo sulla qualità, la quantità e i costi delle prescrizioni. È emerso che con rare eccezioni l’esposizione a informazioni provenienti direttamente dalle aziende (in una forma o nell’altra) è associata a una più elevata quantità di prescrizioni e a costi più elevati. Commenta Spurling: “Raccomandiamo ai medici di seguire i principi più elementari della cautela quando effettuano prescrizioni, e di tenersi il più possibile al riparo dalle informazioni che arrivano direttamente dalle aziende farmaceutiche”. Fonte:
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Questa rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità assoluta né applicata l’indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che solo il tempo e l’esperienza possono fornire. Questa premessa è anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a valentina_aba@yahoo.it;brunoi@burlo.trieste.it; alessandra.perco@gmail.com.





Questo
è il ritratto dei bambini italiani come emerge dalla
seconda indagine "Okkio alla Salute" - promossa dal
ministero e dall'Istituto superiore di sanità - che ha
misurato le abitudini e i comportamenti di oltre 42.000 scolari di
terza elementare: 21mila dei 42mila interpellati hanno la
televisione in camera.
nche
nella scuola materna. «Il bullismo inizia generalmente dagli
8 anni - spiega - perché è quello il momento in cui
inizia a strutturarsi il concetto di classe, e quindi anche quello
del suo leader. In Italia e all'estero stiamo raccogliendo episodi
del genere anche nelle scuole materne, dove bimbi di 4 anni
vengono aggrediti da gruppi di tre, cinque coetanei. Si inizia con
le vessazioni verbali e a volte si finisce con le aggressioni
fisiche. A scatenare i bulli nell'infanzia è generalmente
la diversità, razziale o della disabilità. Nelle
scuole medie e al liceo si aggiunge anche l'omofobia».
L'altro fenomeno in crescita è quello del bullismo
femminile: «La bulla femmina è quasi sempre
intelligente e brillante, si circonda di altre ragazzine brillanti
e intelligenti e crea una cintura di insicurezza attorno alla
vittima con chiacchiere e calunnie su mail, sms, social network».
Per arginare e combattere il bullismo si deve agire soprattutto
sul fronte della prevenzione, «con un'alleanza forte tra
scuola, famiglia e istituzioni, e dall'altro creando dei centri di
riferimento per il recupero di questi ragazzi. Il bullo che non
viene fermato e seguito spesso entra nei circuiti della
criminalità o pratica mobbing sul posto di lavoro, mentre
le vittime diventano adulti con disturbi del comportamento e
dell'alimentazione, fino ad arrivare a tentare il suicidio».
Il
prelievo del sangue. La frattura della caviglia. L’infiammazione
all’orecchio. Sono condizioni comuni e ricorrenti, dolorose
anche per i bambini e i neonati, ma non ne viene tenuto conto in
maniera adeguata. E' ancora forte, infatti, la convinzione che il
bambino non provi dolore. La gestione del dolore nei piccoli
pazienti viene lasciata alla discrezione del singolo operatore.
Spesso accade che il nostro obiettivo terapeutico sia solo la
malattia, come ad esempio l’otite, e non il sintomo dolore.
Da qui la necessità di diffondere le conoscere, di formare
e sensibilizzare le figure professionali che entrano in contatto
con il dolore del bambino", come ci si propone di fare con il
manuale. Ancora oggi, però, in ospedale si stima che più
dell’80% dei ricoveri pediatrici sia dovuto a patologie che
presentano, fra i vari sintomi, anche il dolore.
Lavarsi
le mani con acqua e sapone specialmente in alcuni momenti critici
in particolare dopo aver usato i servizi igienici e prima di
toccare gli alimenti, contribuisce a ridurre l’incidenza
delle malattie diarroiche di oltre il 40%e le infezioni
respiratorie acute di oltre il 23%, eppure questo semplice
comportamento non viene praticato regolarmente.
Ma
anche l'Italia, complici stili di vita tutt'altro che salutari,
caratterizzati da poco sport e molta tv, si trova costretta ad
affrontare l'emergenza obesità, se è vero che in
base agli ultimi dati che arrivano dall'Organizzazione Mondiale
della Sanità più di 1 bambino su 5 tra gli 8 e i 9
anni è obeso (21%) e quasi 1 su 2 è in sovrappeso
(45,6%), con una percentuale più elevata nei bambini
(48,8%) che nelle bambine (42,2%).
Per
quelli nati fino agli anni '70 era ancora l'epoca del marciapiedi
sgomberi di auto e moto. Di viali tranquilli dove disegnare con il
gessetto la Campana, divertirsi a nascondino e ai quattro cantoni
negli ampi cortili dei condomini prima che fossero adibiti a
parcheggi di motocicli oppure a giardini incalpestabili. Tutto
cambia.