1Clinica
Pediatrica, IRRCS “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione
di Medico e Bambino
Indirizzo
per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it;
brunoi@burlo.trieste.it;
alessandra.perco@gmail.com
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|
La
lettura approfondita dei dati resi noti qualche giorno fa
dimostra che senza le paritarie il nostro Paese scalerebbe le tre
classifiche (Lettura, Matematica e Scienze) anche di dieci
posizioni
La
scuola pubblica italiana sta meglio di quello che sembra, basta
leggere correttamente i dati. Sono le private la vera zavorra del
sistema. Almeno stando agli ultimi dati dell'indagine Ocse-Pisa
sulle competenze in Lettura, Matematica e Scienze dei quindicenni
di mezzo mondo. Insomma: a fare precipitare gli studenti italiani
in fondo alle classifiche internazionali sono proprio gli
istituti non statali. Senza il loro "contributo", la
scuola italiana scalerebbe le tre classifiche Ocse anche di dieci
posizioni. La notizia arriva nel bel mezzo del dibattito sui
tagli all'istruzione pubblica e sui finanziamenti alle paritarie,
mantenuti anche dall'ultima legge di stabilità, che hanno
fatto esplodere la protesta studentesca. "Nonostante i 44 miliardi spesi ogni anno per la scuola statale i risultati sono scadenti. Meglio quindi tagliare ed eliminare gli sprechi", è stato il leitmotiv del governo sull'istruzione negli ultimi due anni. E giù con 133 mila posti e otto miliardi di tagli in tre anni. Mentre alle paritarie i finanziamenti statali sono rimasti intonsi. Ed è proprio questo il punto: le scuole private italiane che ricevono copiosi finanziamenti da parte dello Stato fanno registrare performance addirittura da terzo mondo. I dati Ocse non lasciano spazio a dubbi. Numeri che calano come una mazzata sulle richieste avanzate negli ultimi mesi dalle associazioni di scuole non statali e da una certa parte politica. Questi ultimi rivendicano la possibilità di una scelta realmente paritaria tra pubblico e privato nel Belpaese. In altri termini: più soldi alle paritarie. Il
bambino, neonato e lattante, esprime col pianto un problema, un
disagio. Esistono diversi tipo di pianto, tanti quanti sono i
motivi di disagio del bambino neonato e lattante, caratterizzati
da diverse modulazioni di frequenza e di intensità di
pianto e stress.Il pianto da fame è caratterizzato da un’esplosione violenta e prepotente. In caso di pianto per fame è importante nutrire prontamente il bambino per evitare che si manifestino in lui angoscia, sensazione di abbandono e punizione e i dolori tipici dati dalla mancanza di cibo. È facile evitare il pianto per fame essendo presenti e vigili e monitorando i tempi scelti dal bambino per alimentarsi. La madre deve essere sempre presente per sfamare il neonato o il lattante e deve farlo comunicandogli serenità, gioia e disponibilità se vuole vedere crescere sano il suo bambino, ma deve anche essere attenta a non trasmettergli ansia con un comportamento eccessivamente apprensivo. Il padre, in questa fase, deve sostenere la madre trasmettendo in lei serenità, amore e attenzioni. Pediatri,
inutile usare antibiotici solo per complicanze
Curva
in salita, seppure in modo lieve, per il numero dei casi di
influenza in Italia, soprattutto tra i bambini nella fascia di
età 5-14 anni. A rilevarlo è la rete dei medici sentinella
Influnet, mentre il presidente della Società italiana di
pediatria (Sip) Alberto Ugazio ribadisce l'invito a vaccinare i
bambini 'a rischio' ovvero con malattie croniche.No all'uso degli antibiotici: non servono, ricordano i pediatri, a curare le influenze virali. Gli antibiotici, avverte il presidente Sip, "sono utili solo nel caso di complicanze dell'influenza, laddove il medico lo ritenga opportuno". Usare invece gli antibiotici in modo superficiale, conclude Ugazio, è un comportamento dannoso e rischia di determinare fenomeni di farmacoresistenza con il rischio di "spuntare un'arma di difesa preziosa come sono appunto gli antibiotici" Sentirsi
accettati dal gruppo e importanti quanto gli altri: questo
chiedono i bambini per stare bene
MILANO -
«Mi sono sentito trattato come un insetto». Così
ha detto a Nancy Spencer-Cavaliere, un'esperta in sostegno ai
ragazzi disabili dell'università dell'Alberta in Canada,
uno dei bambini coinvolti in un'indagine unica nel suo genere,
con cui la specialista ha cercato di capire direttamente dalle
parole dei piccoli quello di cui avrebbero bisogno per sentirsi
bene con gli altri quando praticano sport o giocano. Questa è
solo una delle tante frasi raccolte dalla Spencer-Cavaliere, che
grazie alle testimonianze dei bambini disabili ha dipinto un
quadro preciso di quello che vorrebbero e troppo spesso non
trovano nel gioco con i loro coetanei.
Fa
discutere il caso dei piccoli Max e Megan in Gran Bretagna
Un
fratellino fatto nascere per salvarla. Megan Matthews, una
bambina inglese di nove anni malata di anemia di Fanconi ha
ricevuto un regalo di Natale molto speciale: un trapianto di
midollo che le salverà la vita dal piccolo Max, un bimbo biondo
e paffutello di 18 mesi, il cui corredo cromosomico è stato
selezionato 'su misura' prima del concepimento e che è nato dopo
che mamma e papà si erano sottoposti ad una pratica di
fecondazione in vitro.
In
Gran Bretagna è la prima volta, in Italia il test pre impianto
con selezione degli embrioni anche se possibile spesso non è
praticabile. Nel 2003, quando la pratica nel Regno Unito era
ancora illegale, Michelle e Jayson Whitaker andarono a Chicago in
un viaggio della speranza per dare al figlio malato un fratellino
a scopo trapianto. Stavolta invece le 10 mila sterline
dell'intera operazione sono andate a carico del servizio
sanitario nazionale inglese. La decisione di Katie e Andy
Matthews, i genitori dei due bimbi, ha però fatto nascere
polemiche sull'opportunità etica di 'creare' un fratello
'salvatore' per guarire una bimba altrimenti incurabile: "Max
deve la vita alla sua capacità di essere di aiuto terapeutico
alla sorella malata. Questo pone un grave problema etico", ha
detto Josephine Quintavalle di Comment on Reproductive Ethics.
L'anemia di Fanconi è una malattia del sangue che distrugge il
modollo osseo e espone i malati a un alto rischio di tumori,
leucemie e problemi renali. Megan aveva ereditato il gene dai
genitori che ne erano entrambi portatori. Per la ragazzina non
c'era altra speranza se non un trapianto di midollo da un nuovo
fratello, poiché una ricerca a livello mondiale di un donatore
adatto era fallita e un altro fratello, Stuart, pur essendo sano,
era risultato incompatibile. "Avevamo sempre voluto tre bambini.
L'unica ragione per cui non avevamo fatto più figli dopo Megan
era che c'era una possibilità su quattro che ereditasse il gene
malato", ha detto mamma Katie, una infermiera. Di qui la
selezione. La coppia si era sottoposta alla fecondazione in
provetta dopo che i medici avevano studiato gli embrioni e
riscontrato che, su sei, soltanto due erano sani. Gli embrioni
erano stati impiantati nella madre e uno di loro aveva
attecchito. Max è nato il 22 luglio dell'anno scorso. Sei mesi
fa cellule bimbo sono state trapiantate su Megan all'ospedale
pediatrico di Bristol. La bimba, che all'epoca dell'operazione
era quasi in fin di vita, all'inizio del prossimo anno tornerà a
scuola.
Operato
a fine settembre al Bambin Gesù di Roma, è in buone
condizioni
Non
poteva ricevere miglior regalo di Natale il quindicenne
protagonista qualche mese fa del primo trapianto definitivo con
un cuore artificiale. I medici dell'Ospedale Bambino Gesù,
dove ha subito l'intervento a fine settembre, hanno infatti
deciso di dimetterlo."Il
ragazzo è in buone condizioni dal punto di vista
cardiocircolatorio - ha spiegato Giacomo Pongiglione, direttore
del reparto di Cardiologia dell'ospedale - anche se resta la
malattia degenerativa di cui soffriva anche prima
dell'intervento. Verrà controllato periodicamente, sia qui
a Roma che nel paese d'origine, ma non c'é nessun motivo
per cui non possa tornare a casa".
Il
ragazzo, il primo al mondo a subire un'operazione di questo
genere, soffre di una forma di distrofia detta 'di Duchenne'.
Proprio la malattia lo aveva reso ineleggibile per un trapianto
con un organo umano, e ha portato i medici a optare per quello
artificiale: "In cinque giorni, quando le sue condizioni
erano disperate, i medici ci hanno proposto questa cosa nuova -
hanno raccontato commossi i genitori - questa è una grande
vittoria per la vita, e vogliamo ringraziare tutti, dal
presidente dell'Ospedale a tutto il personale che per noi è
stato come una seconda famiglia".
Da
parte sua il presidente del Bambino Gesù Giuseppe Profiti
ha voluto ringraziare la famiglia del ragazzo: "I genitori
vanno ringraziati per per il coraggio nelle loro scelte - ha
spiegato - che farà sì che per chi si troverà
nelle sue stesse condizioni un giorno questo intervento, ora
straordinario, diventerà routine".
In
ospedale il gemello ed una sorella di un anno e mezzo
È
morto probabilmente di freddo e stenti un bambino di venti
giorni, figlio di una coppia di senza tetto ricoverato sei giorni
fa all'ospedale Sant'Orsola di Bologna. Il bambino viveva in
strada con un gemello ed una sorella di un anno e mezzo; con la
madre, un'italiana di 35 anni, cercavano rifugio nella biblioteca
del comune in piazza Nettuno. Il 4 gennaio è stato ricoverato
d'urgenza, e il giorno dopo è morto. Anche i fratelli sono
ricoverati ma le loro condizioni non sono preoccupanti.
Il
giudice: anche il dottore che si è fatto sostituire deve
risarcire i danni. Amedeo Bianco della Federazione dei medici:
"Una sentenza eccessiva, si rischia di mettere in crisi un
sistema"
Una
vicenda dolorosa, una sentenza che prevede un risarcimento
altissimo, un'intera categoria in fibrillazione. Dopo le condanne
per omicidio colposo inflitte ai due medici che seguirono il caso
della bambina di Molin del Piano poi morta al Meyer per una
peritonite, c'è un elemento che scuote pediatri e dottori
di famiglia toscani e non solo. Si tratta dell'aspetto
civilistico. Il giudice ha infatti obbligato al versamento di un
anticipo di risarcimento del danno di quasi tre milioni di euro e
ha previsto che la responsabilità civile oltre che dei due
medici condannati si estenda ad un terzo. Si tratta della
pediatra di famiglia, che quando la bambina si sentì male
si trovava all´estero in ferie. In quel periodo si era
fatta sostituire da una collega, che parlò tre volte per
telefono con i genitori della piccola ipotizzando una influenza.
Quella professionista è finita sotto processo a Firenze
con un dottore della guardia medica. Nessuno si rese conto che i
sintomi erano quelli di una appendicite e fu la madre, visto che
la figlia continuava a stare male, a decidere di portarla al
Meyer. La bimba arrivò all'ospedale pediatrico in
condizioni gravissime per una sepsi, un'infezione che le stava
devastando l'organismo. Morì dopo alcuni giorni. A
processo sono finiti la sostitua della pediatra e due medici di
guardia, di cui uno è stato riconosciuto non responsabile.
Martedì scorso ci sono state le due condanne: un anno per
la dottoressa, 8 mesi per l'altro professionista. Il giudice ha
deciso una altissima provvisionale per i parenti (950mila euro a
ciascun genitore, 600mila al fratello della bambina e 200mila ai
nonni) e ha stabilito che la responsabilità civile
riguardi anche la pediatra titolare, che non era al lavoro.Questa estensione della responsabilità civile è inedita e mette in allarme prima di tutto i pediatri. Valdo Flori, responsabile della Fimp, sindacato della categoria, parla di «sentenza assurda. Si penalizza un medico per un errore commesso da un altro. Non voglio entrare nel merito della responsabilità penale di questa vicenda ma non torna che si chiedano i soldi a chi si era fatto sostituire. Ognuno risponde della propria attività». Per Amedeo Bianco, il presidente della Federazione degli ordini dei medici e odontoiatri parla di un'interpretazione "eccessiva" che, rappresentando un precedente, rischia "di mettere in crisi un intero sistema. La magistratura ha in questo caso creato un profilo di responsabilità nuovo". Ma, avverte Bianco, "dilatare" il profilo di responsabilità e il concetto di danno, attribuendo come nel caso drammatico di Firenze la responsabilità dell'accaduto anche al medico assente, "determina una certa creatività sul piano civilistico che rischia di rendere difficile il rapporto tra medici, pazienti e istituzioni". La sentenza "rappresenta un precedente ed un elemento che rischia di mettere in crisi un intero sistema di relazioni". Uno dei temi è quello dell'assicurazione. Difficilmente la dottoressa titolare potrà convincere la sua a sborsare soldi per quanto fatto dalla collega. «Vedremo, aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza - spiega l´avvocato civilista della pediatra Pier Francesco Lotito - Vogliamo capire perché il giudice ritiene che in un caso del genere ci sia una responsabilità oggettiva. A quel punto porremo la questione all´assicurazione. Intanto faremo certamente ricorso contro la decisione». L'avvocato Lotito era costituito al processo civile inizialmente promosso dalla famiglia della bimba morta, poi confluito in quello penale. Sono stati proprio i legali delle parti civili a proporre il coinvolgimento come responsabile della pediatra titolare, ipotesi accolta poi dal giudice. L'anticipo del danno è altissimo: 950mila euro per il padre e 950mila per la madre, 600mila per il fratello della bambina e 200mila per ognuno dei nonni. L'avvocato della famiglia Filippo Viggiano, è soddisfatto della sentenza. «Ho trattato questa questione con il collega civilista Marco Orlandi. In sostanza il tema è se si applichi o meno in questo caso l'articolo del codice civile per cui chi si avvale di un altro per compiere un'obbligazione risponde anche dell'operato di quest'ultimo. Il rapporto tra medico convenzionato e l'assistito assimilato a quello libero professionale, il sostituito risponde dell'operato del sostituto. Voglio sottolineare il fatto che finalmente è stata disposta una provvisionale degna di questo nome». Nessuno dei medici vuole entrare nell'ambito della responsabilità penale della morte della bambina. Sono tutti però molto colpiti dalla condanna. «Ovviamente devo vedere le carte, non posso dare un giudizio. Siamo molto incuriositi dal coinvolgimento del medico convenzionato, appare poco logico e del tutto inedito». A parlare è il presidente dell´ordine dei medici Antonio Panti, che a suo tempo aprì una istruttoria sulla vicenda. «La responsabilità nella scelta del professionista da cui farsi sostituire ha senso solo quando c'è una gerarchia di medici, ad esempio in un reparto. Nel caso dei convenzionati (dottori di famiglia e pediatri, ndr) il sostituto è alla pari, un laureato in medicina». Sempre Flori fa notare come nella convenzione nazionale che lega i pediatri alle Asl «c'è scritto che sostituto assume tutte le responsabilità, anche quella civile». La vicenda scuote anche i medici di famiglia. Vittorio Boscherini, segretario regionale del sindacato Fimmg commenta così: «È pazzesco. Se ti fai sostituire da un libero professionista, lui è responsabile come te. Tra l´altro se il dottore non è in grado di trovare nessuno, magari perché si ammala o ha un impegno improvviso, la Asl è obbligata a reperirlo per conto suo. di
MICHELE BOCCI |
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale
e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore".
Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un
giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna
pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre
il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le
possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di
giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno
lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità,
non va considerata una verità assoluta né applicata
l’indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare
nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che
solo il tempo e l’esperienza possono fornire. Questa premessa è
anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi
chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto
modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a
valentina_aba@yahoo.it;brunoi@burlo.trieste.it;
alessandra.perco@gmail.com.


La
scuola pubblica italiana sta meglio di quello che sembra, basta
leggere correttamente i dati. Sono le private la vera zavorra del
sistema. Almeno stando agli ultimi dati dell'indagine Ocse-Pisa
sulle competenze in Lettura, Matematica e Scienze dei quindicenni
di mezzo mondo. Insomma: a fare precipitare gli studenti italiani
in fondo alle classifiche internazionali sono proprio gli
istituti non statali. Senza il loro "contributo", la
scuola italiana scalerebbe le tre classifiche Ocse anche di dieci
posizioni. La notizia arriva nel bel mezzo del dibattito sui
tagli all'istruzione pubblica e sui finanziamenti alle paritarie,
mantenuti anche dall'ultima legge di stabilità, che hanno
fatto esplodere la protesta studentesca.
Il
bambino, neonato e lattante, esprime col pianto un problema, un
disagio. Esistono diversi tipo di pianto, tanti quanti sono i
motivi di disagio del bambino neonato e lattante, caratterizzati
da diverse modulazioni di frequenza e di intensità di
pianto e stress.
Curva
in salita, seppure in modo lieve, per il numero dei casi di
influenza in Italia, soprattutto tra i bambini nella fascia di
età 5-14 anni. A rilevarlo è la rete dei medici sentinella
Influnet, mentre il presidente della Società italiana di
pediatria (Sip) Alberto Ugazio ribadisce l'invito a vaccinare i
bambini 'a rischio' ovvero con malattie croniche.
Non
poteva ricevere miglior regalo di Natale il quindicenne
protagonista qualche mese fa del primo trapianto definitivo con
un cuore artificiale. I medici dell'Ospedale Bambino Gesù,
dove ha subito l'intervento a fine settembre, hanno infatti
deciso di dimetterlo.
Una
vicenda dolorosa, una sentenza che prevede un risarcimento
altissimo, un'intera categoria in fibrillazione. Dopo le condanne
per omicidio colposo inflitte ai due medici che seguirono il caso
della bambina di Molin del Piano poi morta al Meyer per una
peritonite, c'è un elemento che scuote pediatri e dottori
di famiglia toscani e non solo. Si tratta dell'aspetto
civilistico. Il giudice ha infatti obbligato al versamento di un
anticipo di risarcimento del danno di quasi tre milioni di euro e
ha previsto che la responsabilità civile oltre che dei due
medici condannati si estenda ad un terzo. Si tratta della
pediatra di famiglia, che quando la bambina si sentì male
si trovava all´estero in ferie. In quel periodo si era
fatta sostituire da una collega, che parlò tre volte per
telefono con i genitori della piccola ipotizzando una influenza.
Quella professionista è finita sotto processo a Firenze
con un dottore della guardia medica. Nessuno si rese conto che i
sintomi erano quelli di una appendicite e fu la madre, visto che
la figlia continuava a stare male, a decidere di portarla al
Meyer. La bimba arrivò all'ospedale pediatrico in
condizioni gravissime per una sepsi, un'infezione che le stava
devastando l'organismo. Morì dopo alcuni giorni. A
processo sono finiti la sostitua della pediatra e due medici di
guardia, di cui uno è stato riconosciuto non responsabile.
Martedì scorso ci sono state le due condanne: un anno per
la dottoressa, 8 mesi per l'altro professionista. Il giudice ha
deciso una altissima provvisionale per i parenti (950mila euro a
ciascun genitore, 600mila al fratello della bambina e 200mila ai
nonni) e ha stabilito che la responsabilità civile
riguardi anche la pediatra titolare, che non era al lavoro.