1Clinica Pediatrica, IRRCS “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione di Medico e Bambino
Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it; brunoi@burlo.trieste.it; alessandra.perco@gmail.com
Ridi e vivi di più
Essere felici per una vita più lunga e sana
Se ne
aveva già il sentore, ma ora è ufficiale: la
felicità allunga la vita. Ed Diener, psicologo
dell'Università dell'Illinois, lo ha dimostrato
revisionando più di 160 ricerche effettuate
sull'argomento. La scoperta è stata pubblicata sulla
rivista scientifica Applied Psychology.
Una parte dello
studio si è basata sul monitoraggio di 5.000 studenti
universitari, tenuti sotto controllo per ben 40 anni, ed è
emerso come pessimismo e emozioni negative riducessero
l'aspettativa di vita nei soggetti analizzati. Un'altra ricerca,
apparsa sull'European Heart Journal, ha dimostrato inoltre che
sorrisi, felicità e soddisfazione quotidiana riducono
l'insorgere di malattie cardiovascolari.
Malattie rare, 30 milioni di malati. "Più ricerca e assistenza per tutte"
ROMA
- Rari ma tanti. E' su questa apparente contraddizione che la
Giornata mondiale delle malattie vuole attirare l'attenzione; un
fenomeno che solo in Europa conta quasi 30 milioni di malati, il
6-7% della popolazione. Sono numeri che fanno riflettere perché
spesso si tende a sottostimare il problema, eppure le malattie
poco comuni sono quasi 8mila e ognuna di queste colpisce cinque
persone su diecimila.
I pazienti affetti da patologie rare
affrontano, con le loro famiglie, dei percorsi terapeutici (e di
vita) fatti spesso di diseguaglianze e discriminazioni e la
Giornata mondiale a loro dedicata - che si celebra oggi con lo
slogan "Rare but equal" - vuole rivendicare e sostenere
un accesso equo, per questa particolare categoria di pazienti,
alle cure sanitarie e ai servizi sociali, ai farmaci ed ai
trattamenti orfani. Essere colpiti da una patologia insolita,
infatti, comporta spesso delle difficoltà aggiuntive, a
partire dalla scarsa diffusione sul territorio di strutture
specilizzate. Soprattutto adesso che, grazie ai passi avanti
fatti dalla ricerca, le prospettive di vita di questi malati sono
più lunghe. Questa maggiore attenzione nei confronti di
queste patologie poco comuni ha consentito di allungare la
sopravvivenza dei malati, ma allo stesso tempo ha posto nuovi
problemi. "Oggi - dice Maria Domenica
Cappellini - c'è una nuova priorità: il
futuro dei malati. Bisogna prendere atto della situazione e
migliorarla. È essenziale investire nella ricerca per
trovare delle cure e non dei rimedi palliativi. Inoltre è
importante fornire un supporto socio-sanitario ai malati".
Le
informazioni sulle malattie rare e sulla relativa rete nazionale
sono disponibili sul sito dell'Istituto superiore di sanità
, sui siti delle Regioni, e possono essere richiesti al Telefono
Verde Malattie Rare (TVMR) al numero 800.89.69.49. Il TVMR,
raggiungibile gratuitamente da tutta Italia e anche dai
cellulari, è attivo dal lunedì al venerdì
dalle 9 alle 13.
Perché e come la tubercolosi si è riaffacciata in Italia Dopo che diversi bambini sono stati contagiati a Milano tornate preoccupazioni che appartenevano al passato
MILANO - È arrivato in queste settimane da Milano l’ultimo allarme: nella scuola elementare Leonardo Da Vinci, una delle più grandi della città, è scoppiata una piccola epidemia di tubercolosi. Su circa 900 bambini che frequentano l’istituto, 12 hanno sviluppato la malattia e 155 sono risultati positivi al test di Mantoux, che indica la presenza del batterio, che può tuttavia restare in forma latente per molti anni e persino non manifestarsi mai. I medici che seguono la vicenda hanno ancora molti interrogativi su come il batterio abbia potuto raggiungere l’interno dell’istituto e diffondersi, dato che il contagio non è poi così facile. Di certo c'è invece che, prima di questo episodio, ai genitori della Leonardo termini come "tisi" o "mal sottile" potevano richiamare al più suggestioni letterarie d’altri tempi. Ora, invece, la tubercolosi è lì, e per le strade di Città Studi, il quartiere della scuola, non si parla d’altro. DIFFUSIONE - Ma la vicenda milanese non è unica. Ogni anno in Italia sono notificati al Ministero della Salute circa 4.500 nuovi casi di tubercolosi, per lo più nel Centro-Nord, con Milano e Roma a guidare la classifica delle città più colpite. «Si tratta però di una sottostima, perché non tutti i malati ricevono una diagnosi . Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ogni anno la tubercolosi uccide nel mondo due milioni di persone, mentre i nuovi casi sono nove milioni e mezzo. I PROBLEMI - «Ci sono pochi medici capaci di riconoscere la tubercolosi, che può essere confusa con altre malattie e viene spesso identificata tardi. L’argomento, infatti, era quasi uscito dalle facoltà di medicina e al personale sanitario oggi manca l’esperienza necessaria. Inoltre, i vecchi strumenti di sorveglianza epidemiologica, come gli screening con il test di Mantoux nelle scuole o fra i militari di leva, sono stati abbandonati e non si sono messi a punto metodi alternativi». TRASMISSIONE - Una lotta più efficace contro la tubercolosi nel nostro Paese è necessaria anche perché, sebbene da una decina di anni il numero di casi sia stazionario, in futuro la situazione potrebbe cambiare, anche per via dell’incremento dei flussi migratori. «Già oggi la metà dei casi è diagnosticata in persone immigrate, che provengono soprattutto dai Paesi dell’Est e dal Nord Africa».
Quei tre mesi di latte materno che formano il gusto per la vita
Secondo una ricerca dell'Università di Philadelphia, il periodo dai 2 ai 5 mesi è determinante per "costruire" il palato del neonato e l'abitudine ai sapori, anche quelli più "difficili". Così la mamma è in grado di orientare le scelte alimentari future del figlio

ROMA
- I sapori assorbiti attraverso il latte materno formano i gusti
del bambino, in particolar modo tra i 2 e i 5 mesi di vita. Lo
afferma uno studio dell'Università di Philadelphia
presentato al meeting dell'American Association for the
Advancement of Science, in corso a Washington. I ricercatori
hanno dimostrato la loro teoria dando sistematicamente ai neonati
un latte artificiale arricchito dal sapore amarognolo e acido,
che però i piccoli hanno continuato a cercare ed
apprezzare anche nei mesi successivi e fino all'adolescenza.
Bambini a cui questo latte era stato dato dopo i sei mesi di
vita, invece, lo hanno rifiutato.
''Abbiamo dimostrato che il
periodo tra i 2 e i 5 mesi di vita è fondamentale per
formare il gusto - ha spiegato Gary Beauchamp, uno degli autori
della ricerca - e crediamo che la madre sia in grado di orientare
questo processo, ad esempio mangiando molta frutta e verdura
durante la gravidanza e l'allattamento''.
Lo studio conferma
l'importanza del latte materno, il cui valore non è sempre
stato riconosciuto da tutti.
"Frutta nelle scuole", via le merendine ma l'Europa ignora il piano anti-obesità
In un anno speso appena un terzo del budget Ue. La Commissione ammette: troppa burocrazia per accedere ai fondi. E si impegna a semplificare le procedure per il futuro. Il bilancio italiano è più incoraggiante: siamo il paese che ha sfruttato meglio gli aiuti comunitari
ROMA
- Nonostante il problema dell'obesità infantile coinvolga
in Europa circa 5 milioni di bambini (22 milioni sono, invece, in
sovrappeso), l'iniziativa dell'Unione europea di distribuire
frutta nelle scuole, per scoraggiare il consumo di merendine
industriali piene di zuccheri e grassi, non è decollata.
Nell'anno scolastico 2009-2010, infatti, nei 23 paesi che hanno
aderito al progetto è stato speso appena un terzo del
budget messo a disposizione dall'UE per il progetto "Frutta
nelle scuole": 33 milioni sui 90 disponibili.
Perché
il progetto non ha funzionato? Il rappresentante della
Commissione europea, Lars Hoelgaard, ha dato qualche spiegazione
davanti alla commissione Agricoltura del Parlamento Europeo. "La
prima ragione - ha detto - è che si tratta di un progetto
co-finanziato: vuol dire che lo Stato, o le autorità
locali, devono metterci una parte di risorse, e non tutti hanno
reputato opportuno stanziare fondi sul progetto. In Germania, per
esempio, solo 7 Regioni su 16 hanno partecipato". Ma
Hoelgaard ha anche ammesso che ci sono stati problemi di natura
burocratica: troppe pratiche amministrative richieste per
accedere ai fondi
Rispetto
agli altri Paesi europei, complice anche la tradizione culinaria
'mediterranea' in cui frutta e verdura sono molto presenti, il
bilancio italiano non è così sconfortante, in
particolar modo se si guarda ai dati riferiti all'anno
scolastico
in corso. Il primo anno del programma "Frutta nelle scuole"
(2009/2010), finanziato con 26 milioni di euro - di cui 15
comunitari e 11 di fonte nazionale - ha raccolto l’adesione
di oltre 4.000 scuole primarie, coinvolgendo un totale di 868.900
alunni. Quest'anno le adesioni sono più che raddoppiate:
più di 8mila scuole primarie, per un totale di di 1.340.00
alunni, con al primo posto la Lombardia, seguita da Puglia e
Sicilia. (vedi Tabella)
Anche
i finanziamenti per l'anno scolastico in corso sono stati
maggiori: in totale 36 milioni di euro, di cui circa 21 dall'UE e
15 da fondi statali. Il problema dell’obesità e del
sovrappeso nei bambini ha acquistato un’importanza
crescente, sia per le implicazioni dirette sulla salute del
bambino (ipertensione, iperinsulismo, diabete tipo 2 e steatosi)
sia perché l’obesità infantile rappresenta un
fattore predittivo di obesità nell’età
adulta. Nei 27 paesi Ue, ben 22 milioni di bambini sono
sovrappeso e 5,1 milioni obesi, e il fenomeno è in
costante crescita. Il costo di queste patologie ammonta a 150
miliardi di euro di spese sanitarie, oltre alla perdita di
produttività.
Elogio dell'acqua di casa. "E' sana e controllata"
Sotto esame l'oro blu dal rubinetto: secondo le ultime ricerche e gli esperti non esiste ragione nutrizionale o di sicurezza per non berla: è solo questione di gusto. E ora l'Europa blocca la terza richiesta di aumentare i limiti consentiti anche per arsenico, fluoruro e boro
L'inversione
di tendenza è in atto e sembra inarrestabile. Sarà
l'effetto delle tante campagne, da quelle locali come
"Imbrocchiamoci" a Venezia o "Acqua in brocca"
ad Arezzo, a quelle puramente consumeristiche, come quella della
Coop, che ha pubblicato un dossier completo sull'acqua di
rubinetto e sulla minerale, certo è che i consumatori
hanno scoperto il valore dell'acqua di casa propria, e ne è
prova il diminuito consumo di acqua in bottiglia. Certo, c'è
anche una motivazione economica, e del resto l'acqua di casa
costa 0,001 centesimi al litro contro una media di 26 centesimi
di quella in bottiglia. Ma c'è anche una ragione
ambientale ed energetica, di risparmio sulle bottiglie in Pet e
sui trasporti. Soprattutto, però, i consumatori si sono
accorti che l'acqua del rubinetto è buona. Tanto che viene
servita in caraffa nelle mense scolastiche e aziendali di molti
Comuni.
"Non c'è nessuna ragione nutrizionale né
tanto meno di sicurezza per non bere l'acqua di rubinetto -
spiega Laura
Rossi,
ricercatrice Inran, l'istituto nazionale di ricerca per gli
alimenti e la nutrizione - che resta quella preferenziale per
tutti, bambini compresi. È in genere un'acqua ricca di
minerali e il fatto che in alcune città sia ricca di
calcio - come a Roma - è un valore e non un disvalore,
come alcuni credono. Secondo recenti ricerche, che hanno
contraddetto quanto si riteneva prima, anche il calcio dell'acqua
può essere assorbito, sebbene in maniera ridotta rispetto
al latte e i derivati. E non è vero che fa venire i
calcoli, anzi chi è predisposto deve bere molto. Discorso
analogo per il sodio: il quantitativo di sodio nell'acqua, anche
in quelle che ne sono molto ricche, è risibile e incide
pochissimo sul totale del nostro introito giornaliero. Motivo per
cui è inutile comprare un'acqua che contiene meno sodio di
un'altra, così come non ha senso comprarne una in farmacia
per il biberon dei neonati, a meno che la propria acqua non sia
molto ricca di fluoro, o ancora acquistarne una che stimola la
diuresi: tutte le acque la stimolano, compresa quella di
rubinetto".
Attenzione però a non fare allarmismi,
precisa Legambiente nel suo rapporto sulle acque potabili: quella
a rischio riguarda soltanto l'1,7 per cento della popolazione,
gli altri 59 milioni di italiani hanno un'acqua di rubinetto
sicura, controllata e di buona qualità. E se ha un po' di
sapore di cloro, basta lasciarla all'aria: il cloro è un
gas ed evapora. Quanto ai filtri, funzionano di più quelli
ad osmosi inversa o a raggi Uv; quelli a carbone attivo delle
caraffe sono molto blandi.
Crisi: Unicef, bambini più poveri dell’area Ocse in Portogallo e Spagna, seguite dall’Italia
Il
Portogallo e la Spagna sono i due paesi dell'area Ocse con il
tasso di poverta' infantile piu' alto, secondo il Rapporto Card9
''I bambini dimenticati'', realizzato dal Centro di Ricerca
Innocenti dell'Unicef. Il rapporto paragona i tassi prima e dopo
la deduzione delle tasse e il pagamento degli aiuti sociali. In
Portogallo la poverta' infantile e' del 21,2% - il dato piu' alto
dei 21 paesi Ocse - e scende al 18,7% dopo l'intervento dello
stato. Seguono Spagna con il 18,7% e il 17,2% Italia,
Inghilterra, Polonia e Irlanda. All'altro estremo si situano
invece Finlandia (15,2% e 5,2%), Paesi Bassi (10,7% e 5,4%) e
Svezia (12% e 5,7%). Il rapporto sottolinea che tutti i paesi,
senza l'intervento dello stato avrebbero un indice di poverta'
infantile uguale e superiore al 10%. (ANSA, 3 dicembre 2010).
“Questo dato che vede l’Italia tra i paesi con
maggiore povertà infantile è ancora più
preoccupante se si considera che, secondo il rapporto per Save
the Children della Fondazione Cittalia ANCI pubblicato
quest’anno, sono circa 1 milione le mamme in condizione di
povertà con almeno un figlio minorenne e il 7,5% sono sole
ad affrontare i problemi di sussistenza. Ma anche quelle in
coppia o che vivono in famiglie scontano condizioni di povertà
significative.”

