1Clinica
Pediatrica, IRRCS “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione
di Medico e Bambino
Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it; brunoi@burlo.trieste.it; alessandra.perco@gmail.com
Salute: più assenze scuola per bimbi che vivono con fumatori Integratori di vitamina A per salvare vita a 600mila bimbi
Autismo: bebè a rischio se il padre è troppo “vecchio” Padre vecchio, rischio autismo per il figlio. Non è vero che gli uomini possono procreare fino alla tarda età. Fare figli quando si è troppo vecchi può infatti comportare dei rischi per la salute del nascituro, spesso piuttosto gravi. Lo sostiene una ricerca condotta dai ricercatori del Brain Institute nel Queensland (Australia) e pubblicata sulla rivista scientifica Translational Psychiatry. La causa sarebbe spiegata dal fatto che l'età avanzata del padre rischia di creare mutazioni genetiche (la mutazione CNV) facilmente trasmissibili al cervello del nascituro, comportando problemi alla salute mentale e l'insorgenza di disturbi quali l'autismo e la schizofrenia. L'uso dei FANS raddoppierebbe il rischio di aborto in gravidanza Prendere durante la gravidanza un farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS) può raddoppiare il rischio di aborto. Meglio il paracetamolo, un analgesico più sicuro in gravidanza. Lo ha stabilito uno studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal. Si è visto infatti che su 4.700 donne esaminate che avevano abortito, 1 su 13 aveva preso un FANS, contro 1 su 38 che aveva avuto una gravidanza normale. Già precedenti studi avevano suggerito che l'uso dei FANS nelle prime fasi di gravidanza potesse aumentare il rischio di anomalie alla nascita. “Questi farmaci dovrebbero essere usati - dicono gli scienziati - con attenzione durante la gestazione”. In quest'ultimo studio, il rischio più alto di aborti registrato si è verificato con il diclofenac. Oms: muoiono meno neonati nel mondo, -1,3 mln in 20 anni La prima settimana di vita è la più rischiosa
Tuttavia, rileva l'Oms, “si tratta di progressi troppo lenti, soprattutto in Africa. I maggiori investimenti fatti sulla salute materno-infantile negli ultimi dieci anni, hanno comunque contribuito a migliorare la sopravvivenza delle madri (2,3% all'anno) e dei bambini sotto i 5 anni (2,1% all'anno). Meno per i neonati (1,7% all'anno)”. Complessivamente, i decessi che avvengono nel primo mese di vita rappresentano il 41% di tutte le morti infantili sotto i 5 anni e la prima settimana di vita è la più rischiosa. Tre le principali cause di morte riscontrate dallo studio che ha coperto tutti i 193 Stati membri dell'Oms: parti pretermine (29%), asfissia (23%) e infezioni, come sepsi o polmonite (25%). Oltre la metà delle morti neonatali avviene in cinque grandi Paesi: India, Nigeria, Pakistan, Cina e Repubblica Democratica del Congo. Solo 40% medici e infermieri si lava le mani Sono ancora pochi i medici e gli infermieri che si lavano le mani: circa il 40%, secondo uno studio Usa e anche gli ultimi dati dell'Oms che riguardavano l'Italia non sono confortanti: una volta ogni cinque contatti con il paziente. Ecco perché alcuni ricercatori americani hanno deciso di capire il motivo di questa “pigrizia” e intervenire, scoprendo che si tratta di dare la “giusta motivazione”. Come spiega uno studio pubblicato sulla rivista Psichological Science, se si invita gli operatori sanitari a pensare non a se stessi, ma ai pazienti, le cose migliorano. Suicidio, prima causa morte tra i giovani Rappresenta l'8% di tutti i decessi tra i 15 e i 25 anni. Secondo l'Oms il 40% dei ragazzi che non riesce fa un secondo tentativo
Allarme suicidio tra i bambini: dieci all'anno in Italia Nell'arco di poco meno di 30 anni, dal 1980 al 2007, in Italia si sono registrati 374 suicidi tra bambini tra 10 e 14 anni. Il dato emerge da un nuovo studio epidemiologico in via di pubblicazione, condotto dal Servizio per la prevenzione del suicidio dell'Azienda ospedaliera S. Andrea di Roma in collaborazione con l'Istituto superiore di Sanità. Il dato, afferma il responsabile del Centro prevenzione suicidi del S. Andrea, Maurizio Pompili, “segnala come poco sia stato fatto in termini di prevenzione del fenomeno, soprattutto tra i più giovani”. E proprio per sensibilizzare e informare i cittadini, si celebrerà domani la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, promossa dalla International Association For Suicide Prevention (Iasp) e l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Presentato Rapporto Osmed 2010
La spesa farmaceutica territoriale complessiva, pubblica e privata, è rimasta stabile rispetto all'anno precedente (-0,1%), mentre quella a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è cresciuta dello 0,4%. Per un totale di oltre 26 miliardi di euro, di cui il 75% rimborsato dal SSN. In media, per ogni cittadino italiano, la spesa per farmaci è stata di 434 euro. Come già osservato nel 2009, la Regione con la spesa pubblica per farmaci di classe A-SSN più elevata è la Calabria con 268 euro pro capite, mentre quella con il valore più basso è la Provincia Autonoma di Bolzano (circa 153 euro). A scuola “vietato” il bis di pastasciutta In mensa: le nuove linee guida per la ristorazione destinata a bambini e ragazzi
«Un bambino italiano su tre è obeso o in sovrappeso - fa notare uno degli autori del documento, Andrea Ghiselli, ricercatore dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione. Certo, soprattutto nel periodo della crescita i ragazzi hanno bisogno di nutrirsi in modo adeguato, assumendo le giuste quantità di carboidrati, grassi, proteine, fibre. Ma vanno evitate porzioni eccessive rispetto ai loro reali fabbisogni: è questo il criterio che ha ispirato le tabelle del documento ministeriale (vedi sopra), in armonia con i Larn, i Livelli di assunzione raccomandati per l'energia e i nutrienti, tenendo conto anche dell'età degli studenti». […]. I ragazzi vanno educati a percepire le giuste dosi». Vietato, invece, il bis di bucatini o rigatoni a mensa: le mamme sono avvertite. «Sì a una porzione quotidiana di pasta (o riso, orzo o mais), ma si sconsiglia la doppia razione, altrimenti il bambino introduce troppe calorie, si sazia e non mangia il secondo» spiega Ghiselli. Nel menu scolastico, poi, le proteine verranno fornite a rotazione da legumi, pesce e carne (anche due volte a settimana), uovo, formaggio. Ed è previsto per un pranzo a settimana il piatto unico, per esempio pizza o lasagne, accompagnato da verdura e frutta. Quasi assenti gli insaccati. «Sono proposti non più di due volte al mese proprio per abituare i bambini a non esagerare con salame e mortadella» chiarisce il nutrizionista. Tutti i giorni, invece, verdure e frutta. Il “trucco” per renderle più appetibili? «Evitare la monotonia - dice Valeria Del Balzo. Mai la mela ogni giorno! Vale anche per gli altri alimenti: proporre piatti che magari a casa non si cucinano per mancanza di tempo, aiuta i ragazzi a scoprire sapori nuovi». Le Linee guida suggeriscono anche menu con prodotti tipici, per conservare le tradizioni locali. E allora: «pasta alla Norma» per gli studenti siciliani, polenta per quelli milanesi, orecchiette con broccoli per gli alunni pugliesi. Il racconto delle malattie un laboratorio in tempo reale Nasce lo spazio aperto "Viverla Tutta": una iniziativa creata con la collaborazione degli esperti dell'Istituto Superiore di Sanità, Istituto Mario Negri, Asl 10 di Firenze, European Society for Health and Medical Sociology. Il primo studio di Medicina Narrativa sul web. “Viverla Tutta” è uno spazio aperto all'interno di Repubblica.it, nato per raccogliere le testimonianze di persone che pur trovandosi a vivere una condizione di malattia, propria o della persona che assistono, cercano di non arrendersi agli eventi, ma, anzi, lottano con coraggio ogni giorno, senza cedere alla paura o abbandonarsi alla commiserazione. Come partecipare alla iniziativa
La società di oggi è, infatti, abituata a pensare la malattia soprattutto come insieme di sintomi, cause e rimedi: raramente è disposta ad ascoltare il racconto dell'esperienza della malattia da parte di chi ne è coinvolto direttamente. Un racconto, fatto di sensazioni, emozioni, dettagli, che, quando viene ascoltato, riserva grandi potenzialità e un incredibile guadagno: la possibilità di trasmettere qualcosa di utile e prezioso. Le storie di malattia contengono, infatti, una serie di elementi relativi alla percezione della malattia, alla sua interpretazione e al modo di affrontarla che, se correttamente raccolti, interpretati ed analizzati attraverso apposite tecniche e metodologie (quelle della Narrative Based Medicine, NBM, o Medicina Narrativa), possono contribuire a migliorare i percorsi di assistenza e cura, riconoscendo la centralità del paziente ed affermando l'importanza, per la medicina, di prendersi cura del malato e non solo della malattia. La protagonista è quindi la personale esperienza della malattia, trasformata però da evento negativo, portatore unicamente di dolore e sofferenza, spesso anche di emarginazione e solitudine, in un vissuto costruttivo, fatto di saperi e di comportamenti fondati sull'esperienza diretta, utile per sé e comunicabile agli altri. "Viverla Tutta" ospita una griglia di domande online, costruita secondo la metodologia della Medicina Narrativa, che aiuta le persone a raccontare la propria storia. Le storie raccolte confluiranno in uno studio più ampio ed articolato, promosso dal Laboratorio Sperimentale di Medicina Narrativa, coordinato, per le malattie croniche, dalla Azienda Sanitaria Locale (ASL) 10 di Firenze e, per le malattie rare, dal Centro Nazionale Malattie Rare (CNMR) - Istituto Superiore di Sanità (ISS) (www.iss. it/cnmr), e dalla European Society for Health and Medical Sociology. Le storie raccolte tramite il web ed il Laboratorio Sperimentale, saranno successivamente analizzate da un comitato scientifico, composto da esperti italiani di Medicina Narrativa, con l'obiettivo finale di giungere all'individuazione ed elaborazione di raccomandazioni volte a promuovere l'integrazione tra la Narrative Based Medicine e l'Evidence Based Medicine, nell'ambito delle malattie rare e delle malattie croniche e diffondere l'impiego della narrazione e delle tecniche narrative in medicina ed in sanità nel nostro Paese. |
Questa rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità assoluta né applicata l'indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che solo il tempo e l'esperienza possono fornire. Questa premessa è anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a valentina_aba@yahoo.it;brunoi@burlo.trieste.it; alessandra.perco@gmail.com).


I
bambini che vivono in una casa con persone che fumano, fanno più
assenze da scuola. A confermarlo è uno studio del
Massachusetts General Hospital pubblicato sulla rivista
Pediatrics, che ha rilevato un maggior tasso di malattie
respiratorie, che possono essere causate appunto dal fumo passivo.
“Tra i bambini di 6-11 anni che vivono con fumatori - spiega
Douglas Levy, autore dello studio - circa 1/4-1/3 delle assenze da
scuola sono dovute al fumo casalingo. A livello nazionale i giorni
persi a scuola costano 227 milioni di dollari in stipendi persi e
tempo per chi si deve prendere cura dei piccoli”. Secondo lo
studio, un terzo dei bambini americani vive a casa con almeno un
fumatore, e oltre la metà di quelli tra i 3 e gli 11 anni
presenta il marker dell'esposizione al tabacco in livelli
rilevabili nel sangue. Il fumo passivo aumenta l'incidenza di
infezioni alle orecchie e di malattie respiratorie. Dei 3.087
bambini coinvolti nella ricerca, più del 14% vive con
almeno un fumatore a casa (l'8% con uno e il 6% con due o di
più), pari a 2,6 milioni a livello nazionale. Quelli che
abitano con un fumatore hanno in media 1,06 giorni in più
di assenza, e quelli che vivono con due o più fumatori 1,54
giorni rispetto a chi che vive in case senza fumo.
Fornire
integratori di vitamina A ai bimbi sotto i 5 anni nei Paesi in via
di sviluppo potrebbe salvare 600mila vite ogni anno. La stima,
come riporta il British Medical Journal, è dei
ricercatori delle università di Oxford e di Aga Khan a
Karachi, in Pakistan. Gli esperti hanno valutato 43 studi che
coinvolgevano 200mila bambini tra i 6 mesi ed i 5 anni, notando,
dopo un anno, una riduzione dei decessi del 24% tra i bambini cui
veniva somministrato un supplemento di vitamina A, rispetto ai
piccoli cui invece la vitamina non veniva somministrata.
Considerando i 190 milioni di bambini che sono carenti di vitamina
A, ridurre le morti del 24%, sostengono i ricercatori, potrebbe
quindi salvare più di 600mila vite l'anno. “Integratori
di vitamina A – ha spiegato il dottor Evan Mayo-Wilson
dell'università di Oxford – dovrebbero essere dati a
tutti i bambini carenti di questa sostanza”. La vitamina A è
fondamentale per la vista e il sistema immunitario. L'uomo la
assimila dalle piante, come la patata, dalle uova e dai derivati
del latte. La carenza di questa sostanza aumenta la vulnerabilità
dell'organismo a una serie di infezioni come la diarrea,
morbillo, malaria e infezioni respiratorie, che sono le principali
cause di mortalità infantile nel mondo.
Nel
mondo muoiono meno neonati. Il numero dei bambini morti nelle
prime 4 settimane di vita è infatti sceso dai 4,6 milioni
del 1990 ai 3,3 milioni del 2009, anche se il 99% di queste morti
avviene nei Paesi in via di sviluppo. A presentare questi dati è
uno studio condotto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità,
l'Ong Save the children e la London School of Hygiene and
Tropical Medicine, pubblicato sulla rivista Plos Medicine.
Il
suicidio è la prima causa di morte tra i giovani dai 15 ai
25 anni. E non si tratta di un problema che riguarda solo le
società del nord Europa. Anche nel nostro Paese i dati sono
allarmanti, visto che l'8% di tutti i decessi tra i ragazzi
nella fascia di età 10-24 anni è determinato dalla
scelta consapevole di togliersi la vita. I dati sono stati
sottolineati in occasione della Giornata Mondiale della
prevenzione del suicidio, che si celebra l'11 settembre. Sul
territorio italiano si registrano ogni anno 9 casi di suicidio
ogni 100 mila abitanti tra i maschi (dati Iss-Istat aggiornati al
2001) e 2,6 tra le donne. Ciò significa che i suicidi nel
nostro Paese sono circa 4 mila l'anno (3mila tra gli uomini e
mille tra le donne), con tassi più alti tra gli over-65 (23
casi per 100mila abitanti).
Presentato
oggi nell'Aula Pocchiari dell'Istituto Superiore di Sanità
il Rapporto Osmed 2010 che ogni anno fornisce una descrizione
dettagliata dell'impiego dei farmaci a livello nazionale e
regionale. Il Rapporto evidenzia anche le aree terapeutiche in cui
è avvenuta la maggior prescrizione di medicinali, le
sostanze più prescritte anche in un confronto tra fasce di
popolazione quali bambini e anziani.
Piatti
col giusto apporto di energie e nutrienti, utili a bambini e
ragazzi per crescere sani e avere la “carica” per studiare,
giocare, fare sport. La salute passa anche dalla mensa scolastica,
dove la maggior parte degli studenti consuma il pasto principale
della giornata. Tornano
di attualità, perciò, le “Linee guida per la
ristorazione scolastica” del Ministero della Salute, redatte
l'anno scorso da un gruppo di esperti, che ora dovrebbero essere
recepite dalle Regioni. «La lotta contro l'obesità
infantile si fa anche a scuola - afferma Silvio Borrello,
responsabile della Direzione generale della sicurezza degli
alimenti e della nutrizione del Ministero. La refezione non è
solo un servizio che prevede la somministrazione di pasti, ma
svolge anche una funzione educativa: serve a far conoscere le
corrette abitudini alimentari ai bambini e, attraverso di loro,
anche alle famiglie». A scuola, quindi, s'impara anche a
mangiare, soprattutto a non esagerare. «L'obiettivo delle
Linee guida - continua Borrello - è fornire indicazioni a
livello nazionale per uniformare le tante “diete scolastiche”,
tra le più disparate a livello territoriale. Se ne potrà
tener conto nei nuovi bandi di appalto per la ristorazione in modo
da migliorare in particolare l'aspetto nutrizionale dei menu».
Lo
scopo è cercare di raccontare cosa significa vivere la
malattia oggi, in un'epoca in cui abbiamo a disposizione cure e
trattamenti un tempo impensabili, ma in cui dobbiamo fare i conti
con il fatto che molto spesso siamo noi, con la nostra volontà
ed il nostro coraggio, i primi responsabili della lotta alla
malattia.