1Clinica
Pediatrica, IRRCS “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione di Medico e Bambino
2Redazione di Medico e Bambino
Indirizzo
per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it;
brunoi@burlo.trieste.it;
alessandra.perco@gmail.com
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I
bambini che vivono in una casa con persone che fumano, fanno piů
assenze da scuola. A confermarlo č uno studio del
Massachusetts General Hospital pubblicato sulla rivista
Pediatrics, che ha rilevato un maggior tasso di malattie
respiratorie, che possono essere causate appunto dal fumo passivo.
“Tra i bambini di 6-11 anni che vivono con fumatori - spiega
Douglas Levy, autore dello studio - circa 1/4-1/3 delle assenze da
scuola sono dovute al fumo casalingo. A livello nazionale i giorni
persi a scuola costano 227 milioni di dollari in stipendi persi e
tempo per chi si deve prendere cura dei piccoli”. Secondo lo
studio, un terzo dei bambini americani vive a casa con almeno un
fumatore, e oltre la metŕ di quelli tra i 3 e gli 11 anni
presenta il marker dell'esposizione al tabacco in livelli
rilevabili nel sangue. Il fumo passivo aumenta l'incidenza di
infezioni alle orecchie e di malattie respiratorie. Dei 3.087
bambini coinvolti nella ricerca, piů del 14% vive con
almeno un fumatore a casa (l'8% con uno e il 6% con due o di
piů), pari a 2,6 milioni a livello nazionale. Quelli che
abitano con un fumatore hanno in media 1,06 giorni in piů
di assenza, e quelli che vivono con due o piů fumatori 1,54
giorni rispetto a chi che vive in case senza fumo. Fornire
integratori di vitamina A ai bimbi sotto i 5 anni nei Paesi in via
di sviluppo potrebbe salvare 600mila vite ogni anno. La stima,
come riporta il British Medical Journal, č dei
ricercatori delle universitŕ di Oxford e di Aga Khan a
Karachi, in Pakistan. Gli esperti hanno valutato 43 studi che
coinvolgevano 200mila bambini tra i 6 mesi ed i 5 anni, notando,
dopo un anno, una riduzione dei decessi del 24% tra i bambini cui
veniva somministrato un supplemento di vitamina A, rispetto ai
piccoli cui invece la vitamina non veniva somministrata.
Considerando i 190 milioni di bambini che sono carenti di vitamina
A, ridurre le morti del 24%, sostengono i ricercatori, potrebbe
quindi salvare piů di 600mila vite l'anno. “Integratori
di vitamina A – ha spiegato il dottor Evan Mayo-Wilson
dell'universitŕ di Oxford – dovrebbero essere dati a
tutti i bambini carenti di questa sostanza”. La vitamina A č
fondamentale per la vista e il sistema immunitario. L'uomo la
assimila dalle piante, come la patata, dalle uova e dai derivati
del latte. La carenza di questa sostanza aumenta la vulnerabilitŕ
dell'organismo a una serie di infezioni come la diarrea,
morbillo, malaria e infezioni respiratorie, che sono le principali
cause di mortalitŕ infantile nel mondo.Padre
vecchio, rischio autismo per il figlio. Non č vero che gli
uomini possono procreare fino alla tarda etŕ. Fare figli
quando si č troppo vecchi puň infatti comportare dei
rischi per la salute del nascituro, spesso piuttosto gravi. Lo
sostiene una ricerca condotta dai ricercatori del Brain
Institute nel Queensland (Australia) e pubblicata sulla
rivista scientifica Translational Psychiatry. La causa sarebbe
spiegata dal fatto che l'etŕ avanzata del padre rischia
di creare mutazioni genetiche (la mutazione CNV) facilmente
trasmissibili al cervello del nascituro, comportando problemi alla
salute mentale e l'insorgenza di disturbi quali l'autismo e la
schizofrenia.
L'uso
dei FANS raddoppierebbe il rischio di aborto in gravidanza
Prendere
durante la gravidanza un farmaco antinfiammatorio non steroideo
(FANS) puň raddoppiare il rischio di aborto. Meglio il
paracetamolo, un analgesico piů sicuro in gravidanza. Lo ha
stabilito uno studio pubblicato sul Canadian Medical
Association Journal.
Si č
visto infatti che su 4.700 donne esaminate che avevano abortito, 1
su 13 aveva preso un FANS, contro 1 su 38 che aveva avuto una
gravidanza normale. Giŕ precedenti studi avevano suggerito
che l'uso dei FANS nelle prime fasi di gravidanza potesse
aumentare il rischio di anomalie alla nascita. “Questi farmaci
dovrebbero essere usati - dicono gli scienziati - con attenzione
durante la gestazione”. In quest'ultimo studio, il rischio piů
alto di aborti registrato si č verificato con il
diclofenac.
Oms:
muoiono meno neonati nel mondo, -1,3 mln in 20 anni
La
prima settimana di vita č la piů rischiosa
Nel
mondo muoiono meno neonati. Il numero dei bambini morti nelle
prime 4 settimane di vita č infatti sceso dai 4,6 milioni
del 1990 ai 3,3 milioni del 2009, anche se il 99% di queste morti
avviene nei Paesi in via di sviluppo. A presentare questi dati č
uno studio condotto dall'Organizzazione Mondiale della Sanitŕ,
l'Ong Save the children e la London School of Hygiene and
Tropical Medicine, pubblicato sulla rivista Plos Medicine.Tuttavia,
rileva l'Oms, “si tratta di progressi troppo lenti,
soprattutto in Africa. I maggiori investimenti fatti sulla salute
materno-infantile negli ultimi dieci anni, hanno comunque
contribuito a migliorare la sopravvivenza delle madri (2,3%
all'anno) e dei bambini sotto i 5 anni (2,1% all'anno). Meno
per i neonati (1,7% all'anno)”. Complessivamente, i decessi
che avvengono nel primo mese di vita rappresentano il 41% di tutte
le morti infantili sotto i 5 anni e la prima settimana di vita č
la piů rischiosa.
Tre le
principali cause di morte riscontrate dallo studio che ha coperto
tutti i 193 Stati membri dell'Oms: parti pretermine (29%),
asfissia (23%) e infezioni, come sepsi o polmonite (25%).
Oltre
la metŕ delle morti neonatali avviene in cinque grandi
Paesi: India, Nigeria, Pakistan, Cina e Repubblica Democratica del
Congo.
Solo
40% medici e infermieri si lava le mani
Sono
ancora pochi i medici e gli infermieri che si lavano le mani:
circa il 40%, secondo uno studio Usa e anche gli ultimi dati
dell'Oms che riguardavano l'Italia non sono confortanti: una
volta ogni cinque contatti con il paziente. Ecco perché
alcuni ricercatori americani hanno deciso di capire il motivo di
questa “pigrizia” e intervenire, scoprendo che si tratta di
dare la “giusta motivazione”.
Come
spiega uno studio pubblicato sulla rivista Psichological
Science, se si invita gli operatori sanitari a pensare non a
se stessi, ma ai pazienti, le cose migliorano.
Rappresenta
l'8% di tutti i decessi tra i 15 e i 25 anni. Secondo l'Oms il
40% dei ragazzi che non riesce fa un secondo tentativo
Il
suicidio č la prima causa di morte tra i giovani dai 15 ai
25 anni. E non si tratta di un problema che riguarda solo le
societŕ del nord Europa. Anche nel nostro Paese i dati sono
allarmanti, visto che l'8% di tutti i decessi tra i ragazzi
nella fascia di etŕ 10-24 anni č determinato dalla
scelta consapevole di togliersi la vita. I dati sono stati
sottolineati in occasione della Giornata Mondiale della
prevenzione del suicidio, che si celebra l'11 settembre. Sul
territorio italiano si registrano ogni anno 9 casi di suicidio
ogni 100 mila abitanti tra i maschi (dati Iss-Istat aggiornati al
2001) e 2,6 tra le donne. Ciň significa che i suicidi nel
nostro Paese sono circa 4 mila l'anno (3mila tra gli uomini e
mille tra le donne), con tassi piů alti tra gli over-65 (23
casi per 100mila abitanti).Allarme
suicidio tra i bambini: dieci all'anno in Italia
Nell'arco
di poco meno di 30 anni, dal 1980 al 2007, in Italia si sono
registrati 374 suicidi tra bambini tra 10 e 14 anni. Il dato
emerge da un nuovo studio epidemiologico in via di pubblicazione,
condotto dal Servizio per la prevenzione del suicidio dell'Azienda
ospedaliera S. Andrea di Roma in collaborazione con l'Istituto
superiore di Sanitŕ. Il dato, afferma il responsabile del
Centro prevenzione suicidi del S. Andrea, Maurizio Pompili,
“segnala come poco sia stato fatto in termini di prevenzione del
fenomeno, soprattutto tra i piů giovani”. E proprio per
sensibilizzare e informare i cittadini, si celebrerŕ domani
la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, promossa
dalla International Association For Suicide Prevention
(Iasp) e l'Organizzazione mondiale della sanitŕ (Oms).
Presentato
oggi nell'Aula Pocchiari dell'Istituto Superiore di Sanitŕ
il Rapporto Osmed 2010 che ogni anno fornisce una descrizione
dettagliata dell'impiego dei farmaci a livello nazionale e
regionale. Il Rapporto evidenzia anche le aree terapeutiche in cui
č avvenuta la maggior prescrizione di medicinali, le
sostanze piů prescritte anche in un confronto tra fasce di
popolazione quali bambini e anziani. La
spesa farmaceutica territoriale complessiva, pubblica e privata, č
rimasta stabile rispetto all'anno precedente (-0,1%), mentre
quella a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) č
cresciuta dello 0,4%. Per un totale di oltre 26 miliardi di euro,
di cui il 75% rimborsato dal SSN. In media, per ogni cittadino
italiano, la spesa per farmaci č stata di 434 euro. Come
giŕ osservato nel 2009, la Regione con la spesa pubblica
per farmaci di classe A-SSN piů elevata č la
Calabria con 268 euro pro capite, mentre quella con il valore piů
basso č la Provincia Autonoma di Bolzano (circa 153 euro).
In
mensa: le nuove linee guida per la ristorazione destinata a
bambini e ragazzi
Piatti
col giusto apporto di energie e nutrienti, utili a bambini e
ragazzi per crescere sani e avere la “carica” per studiare,
giocare, fare sport. La salute passa anche dalla mensa scolastica,
dove la maggior parte degli studenti consuma il pasto principale
della giornata. Tornano
di attualitŕ, perciň, le “Linee guida per la
ristorazione scolastica” del Ministero della Salute, redatte
l'anno scorso da un gruppo di esperti, che ora dovrebbero essere
recepite dalle Regioni. «La lotta contro l'obesitŕ
infantile si fa anche a scuola - afferma Silvio Borrello,
responsabile della Direzione generale della sicurezza degli
alimenti e della nutrizione del Ministero. La refezione non č
solo un servizio che prevede la somministrazione di pasti, ma
svolge anche una funzione educativa: serve a far conoscere le
corrette abitudini alimentari ai bambini e, attraverso di loro,
anche alle famiglie». A scuola, quindi, s'impara anche a
mangiare, soprattutto a non esagerare. «L'obiettivo delle
Linee guida - continua Borrello - č fornire indicazioni a
livello nazionale per uniformare le tante “diete scolastiche”,
tra le piů disparate a livello territoriale. Se ne potrŕ
tener conto nei nuovi bandi di appalto per la ristorazione in modo
da migliorare in particolare l'aspetto nutrizionale dei menu».
«Un
bambino italiano su tre č obeso o in sovrappeso - fa notare
uno degli autori del documento, Andrea Ghiselli, ricercatore
dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la
Nutrizione. Certo, soprattutto nel periodo della crescita i
ragazzi hanno bisogno di nutrirsi in modo adeguato, assumendo le
giuste quantitŕ di carboidrati, grassi, proteine, fibre. Ma
vanno evitate porzioni eccessive rispetto ai loro reali
fabbisogni: č questo il criterio che ha ispirato le tabelle
del documento ministeriale (vedi sopra), in armonia con i Larn, i
Livelli di assunzione raccomandati per l'energia e i nutrienti,
tenendo conto anche dell'etŕ degli studenti». […].
I ragazzi vanno educati a percepire le giuste dosi».
Vietato, invece, il bis di bucatini o rigatoni a mensa: le mamme
sono avvertite. «Sě a una porzione quotidiana di
pasta (o riso, orzo o mais), ma si sconsiglia la doppia razione,
altrimenti il bambino introduce troppe calorie, si sazia e non
mangia il secondo» spiega Ghiselli.
Nel
menu scolastico, poi, le proteine verranno fornite a rotazione da
legumi, pesce e carne (anche due volte a settimana), uovo,
formaggio. Ed č previsto per un pranzo a settimana il
piatto unico, per esempio pizza o lasagne, accompagnato da verdura
e frutta. Quasi assenti gli insaccati. «Sono proposti non
piů di due volte al mese proprio per abituare i bambini a
non esagerare con salame e mortadella» chiarisce il
nutrizionista. Tutti i giorni, invece, verdure e frutta. Il
“trucco” per renderle piů appetibili? «Evitare la
monotonia - dice Valeria Del Balzo. Mai la mela ogni giorno! Vale
anche per gli altri alimenti: proporre piatti che magari a casa
non si cucinano per mancanza di tempo, aiuta i ragazzi a scoprire
sapori nuovi». Le Linee guida suggeriscono anche menu con
prodotti tipici, per conservare le tradizioni locali. E allora:
«pasta alla Norma» per gli studenti siciliani, polenta
per quelli milanesi, orecchiette con broccoli per gli alunni
pugliesi.
Nasce
lo spazio aperto "Viverla Tutta": una iniziativa creata
con la collaborazione degli esperti dell'Istituto Superiore di
Sanitŕ, Istituto Mario Negri, Asl 10 di Firenze, European
Society for Health and Medical Sociology. Il primo studio di
Medicina Narrativa sul web.
“Viverla
Tutta” č uno spazio aperto all'interno di Repubblica.it,
nato per raccogliere le testimonianze di persone che pur
trovandosi a vivere una condizione di malattia, propria o
della persona che assistono, cercano di non arrendersi agli
eventi, ma, anzi, lottano con coraggio ogni giorno, senza cedere
alla paura o abbandonarsi alla commiserazione.
Come
partecipare alla iniziativa
Lo
scopo č cercare di raccontare cosa significa vivere la
malattia oggi, in un'epoca in cui abbiamo a disposizione cure e
trattamenti un tempo impensabili, ma in cui dobbiamo fare i conti
con il fatto che molto spesso siamo noi, con la nostra volontŕ
ed il nostro coraggio, i primi responsabili della lotta alla
malattia. La
societŕ di oggi č, infatti, abituata a pensare la
malattia soprattutto come insieme di sintomi, cause e rimedi:
raramente č disposta ad ascoltare il racconto
dell'esperienza della malattia da parte di chi ne č
coinvolto direttamente. Un racconto, fatto di sensazioni,
emozioni, dettagli, che, quando viene ascoltato, riserva grandi
potenzialitŕ e un incredibile guadagno: la possibilitŕ
di trasmettere qualcosa di utile e prezioso. Le storie di malattia
contengono, infatti, una serie di elementi relativi alla
percezione della malattia, alla sua interpretazione e al modo di
affrontarla che, se correttamente raccolti, interpretati ed
analizzati attraverso apposite tecniche e metodologie (quelle
della Narrative Based Medicine, NBM, o Medicina Narrativa),
possono contribuire a migliorare i percorsi di assistenza e cura,
riconoscendo la centralitŕ del paziente ed affermando
l'importanza, per la medicina, di prendersi cura del malato e non
solo della malattia.
La
protagonista č quindi la personale esperienza della
malattia, trasformata perň da evento negativo, portatore
unicamente di dolore e sofferenza, spesso anche di emarginazione e
solitudine, in un vissuto costruttivo, fatto di saperi e di
comportamenti fondati sull'esperienza diretta, utile per sé
e comunicabile agli altri.
"Viverla
Tutta" ospita una griglia di domande online, costruita
secondo la metodologia della Medicina Narrativa, che aiuta le
persone a raccontare la propria storia.
Le
storie raccolte confluiranno in uno studio piů ampio ed
articolato, promosso dal Laboratorio Sperimentale di Medicina
Narrativa, coordinato, per le malattie croniche, dalla Azienda
Sanitaria Locale (ASL) 10 di Firenze e, per le malattie rare, dal
Centro Nazionale Malattie Rare (CNMR) - Istituto Superiore di
Sanitŕ (ISS) (www.iss.
it/cnmr), e dalla European Society for Health and Medical
Sociology.
Le
storie raccolte tramite il web ed il Laboratorio Sperimentale,
saranno successivamente analizzate da un comitato scientifico,
composto da esperti italiani di Medicina Narrativa, con
l'obiettivo finale di giungere all'individuazione ed
elaborazione di raccomandazioni volte a promuovere l'integrazione
tra la Narrative Based Medicine e l'Evidence Based Medicine,
nell'ambito delle malattie rare e delle malattie croniche e
diffondere l'impiego della narrazione e delle tecniche narrative
in medicina ed in sanitŕ nel nostro Paese. |
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale
e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore".
Lo scopo č che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un
giornale scegliendo i titoli che piů lo interessano: nessuna
pretesa pertanto di sistematicitŕ e di commento che va oltre
il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le
possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di
giornalisti, novitŕ dalla letteratura, e come tali vanno
lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novitŕ,
non va considerata una veritŕ assoluta né applicata
l'indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare nel
cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che solo
il tempo e l'esperienza possono fornire. Questa premessa č
anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi
chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto
modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a
valentina_aba@yahoo.it;brunoi@burlo.trieste.it;
alessandra.perco@gmail.com).


I
bambini che vivono in una casa con persone che fumano, fanno piů
assenze da scuola. A confermarlo č uno studio del
Massachusetts General Hospital pubblicato sulla rivista
Pediatrics, che ha rilevato un maggior tasso di malattie
respiratorie, che possono essere causate appunto dal fumo passivo.
“Tra i bambini di 6-11 anni che vivono con fumatori - spiega
Douglas Levy, autore dello studio - circa 1/4-1/3 delle assenze da
scuola sono dovute al fumo casalingo. A livello nazionale i giorni
persi a scuola costano 227 milioni di dollari in stipendi persi e
tempo per chi si deve prendere cura dei piccoli”. Secondo lo
studio, un terzo dei bambini americani vive a casa con almeno un
fumatore, e oltre la metŕ di quelli tra i 3 e gli 11 anni
presenta il marker dell'esposizione al tabacco in livelli
rilevabili nel sangue. Il fumo passivo aumenta l'incidenza di
infezioni alle orecchie e di malattie respiratorie. Dei 3.087
bambini coinvolti nella ricerca, piů del 14% vive con
almeno un fumatore a casa (l'8% con uno e il 6% con due o di
piů), pari a 2,6 milioni a livello nazionale. Quelli che
abitano con un fumatore hanno in media 1,06 giorni in piů
di assenza, e quelli che vivono con due o piů fumatori 1,54
giorni rispetto a chi che vive in case senza fumo.
Fornire
integratori di vitamina A ai bimbi sotto i 5 anni nei Paesi in via
di sviluppo potrebbe salvare 600mila vite ogni anno. La stima,
come riporta il British Medical Journal, č dei
ricercatori delle universitŕ di Oxford e di Aga Khan a
Karachi, in Pakistan. Gli esperti hanno valutato 43 studi che
coinvolgevano 200mila bambini tra i 6 mesi ed i 5 anni, notando,
dopo un anno, una riduzione dei decessi del 24% tra i bambini cui
veniva somministrato un supplemento di vitamina A, rispetto ai
piccoli cui invece la vitamina non veniva somministrata.
Considerando i 190 milioni di bambini che sono carenti di vitamina
A, ridurre le morti del 24%, sostengono i ricercatori, potrebbe
quindi salvare piů di 600mila vite l'anno. “Integratori
di vitamina A – ha spiegato il dottor Evan Mayo-Wilson
dell'universitŕ di Oxford – dovrebbero essere dati a
tutti i bambini carenti di questa sostanza”. La vitamina A č
fondamentale per la vista e il sistema immunitario. L'uomo la
assimila dalle piante, come la patata, dalle uova e dai derivati
del latte. La carenza di questa sostanza aumenta la vulnerabilitŕ
dell'organismo a una serie di infezioni come la diarrea,
morbillo, malaria e infezioni respiratorie, che sono le principali
cause di mortalitŕ infantile nel mondo.
Nel
mondo muoiono meno neonati. Il numero dei bambini morti nelle
prime 4 settimane di vita č infatti sceso dai 4,6 milioni
del 1990 ai 3,3 milioni del 2009, anche se il 99% di queste morti
avviene nei Paesi in via di sviluppo. A presentare questi dati č
uno studio condotto dall'Organizzazione Mondiale della Sanitŕ,
l'Ong Save the children e la London School of Hygiene and
Tropical Medicine, pubblicato sulla rivista Plos Medicine.
Il
suicidio č la prima causa di morte tra i giovani dai 15 ai
25 anni. E non si tratta di un problema che riguarda solo le
societŕ del nord Europa. Anche nel nostro Paese i dati sono
allarmanti, visto che l'8% di tutti i decessi tra i ragazzi
nella fascia di etŕ 10-24 anni č determinato dalla
scelta consapevole di togliersi la vita. I dati sono stati
sottolineati in occasione della Giornata Mondiale della
prevenzione del suicidio, che si celebra l'11 settembre. Sul
territorio italiano si registrano ogni anno 9 casi di suicidio
ogni 100 mila abitanti tra i maschi (dati Iss-Istat aggiornati al
2001) e 2,6 tra le donne. Ciň significa che i suicidi nel
nostro Paese sono circa 4 mila l'anno (3mila tra gli uomini e
mille tra le donne), con tassi piů alti tra gli over-65 (23
casi per 100mila abitanti).
Presentato
oggi nell'Aula Pocchiari dell'Istituto Superiore di Sanitŕ
il Rapporto Osmed 2010 che ogni anno fornisce una descrizione
dettagliata dell'impiego dei farmaci a livello nazionale e
regionale. Il Rapporto evidenzia anche le aree terapeutiche in cui
č avvenuta la maggior prescrizione di medicinali, le
sostanze piů prescritte anche in un confronto tra fasce di
popolazione quali bambini e anziani.
Piatti
col giusto apporto di energie e nutrienti, utili a bambini e
ragazzi per crescere sani e avere la “carica” per studiare,
giocare, fare sport. La salute passa anche dalla mensa scolastica,
dove la maggior parte degli studenti consuma il pasto principale
della giornata. Tornano
di attualitŕ, perciň, le “Linee guida per la
ristorazione scolastica” del Ministero della Salute, redatte
l'anno scorso da un gruppo di esperti, che ora dovrebbero essere
recepite dalle Regioni. «La lotta contro l'obesitŕ
infantile si fa anche a scuola - afferma Silvio Borrello,
responsabile della Direzione generale della sicurezza degli
alimenti e della nutrizione del Ministero. La refezione non č
solo un servizio che prevede la somministrazione di pasti, ma
svolge anche una funzione educativa: serve a far conoscere le
corrette abitudini alimentari ai bambini e, attraverso di loro,
anche alle famiglie». A scuola, quindi, s'impara anche a
mangiare, soprattutto a non esagerare. «L'obiettivo delle
Linee guida - continua Borrello - č fornire indicazioni a
livello nazionale per uniformare le tante “diete scolastiche”,
tra le piů disparate a livello territoriale. Se ne potrŕ
tener conto nei nuovi bandi di appalto per la ristorazione in modo
da migliorare in particolare l'aspetto nutrizionale dei menu».
Lo
scopo č cercare di raccontare cosa significa vivere la
malattia oggi, in un'epoca in cui abbiamo a disposizione cure e
trattamenti un tempo impensabili, ma in cui dobbiamo fare i conti
con il fatto che molto spesso siamo noi, con la nostra volontŕ
ed il nostro coraggio, i primi responsabili della lotta alla
malattia.