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Si
vive al chiuso, non si guarda lontano. Così il mondo diventa
sempre più miope
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Spazi
chiusi, orizzonti vicini. Una ricerca dell'università di
Cambridge lancia l'allarme soprattutto per i bambini e consiglia:
"Ogni ora in più alla settimana che trascorrono all'aria
aperta riduce del 2% il rischio del calo della vista". Non
sappiamo più guardare lontano. A forza di mettere a fuoco schermi
o fogli di carta, gli occhi hanno perso l'abitudine di fissare
l'orizzonte. E fra le conseguenze c'è l'aumento della
miopia nei paesi industrializzati. Negli Stati Uniti il
disturbo della vista più comune che esista (un miliardo e mezzo
di persone nel mondo) è passato dal 25 per cento del 1972 al 42
del 2004. Un italiano su quattro è miope, costretto molto spesso
a indossare gli occhiali fra l'età delle elementari e quella
dell'università. Ma libri, tv e computer sembrano questa volta
innocenti. Né carote e mirtilli sono più considerati toccasana.
Le principali nemiche della miopia sono le ore trascorse all'aria
aperta. Lo si era iniziato a notare una manciata di anni fa, e
oggi uno studio presentato all'American Academy of
Ophthalmology in corso a Orlando conferma che per bambini e
adolescenti ogni ora in più alla settimana trascorsa all'aria
aperta fa diminuire la probabilità di diventare miopi del 2%.
Bambini:
aumentano i disturbi agli occhi per colpa dell'inquinamento
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Che
lo smog e l'inquinamento facciano
male lo sappiamo bene, poichè sono spesso causa di forme
allergiche, asma, difficoltà respiratorie, ma a quanto pare a
soffrirne molto sono anche i più piccoli, che rischiano di avere
dei problemi
agli occhi.
A dimostrarlo è stato uno studio condotto
da Paolo Nucci,
rinomato oculista pediatrico e primario dell'ospedale San
Giuseppe di Milano, attualmente in fase di pubblicazione sul
“British Journal“.
Lo studio in questione è stato condotto su un campione di 120
bimbi tra 1 e 12 anni, in un periodo di 18 mesi, da Settembre 2009
a Febbraio 2011. Ebbene, quello che è emerso è che il
42% dei piccoli pazienti soffre
di rossore e
prurito,
ammiccamento,
dolori,
lacrimazione e
secrezione
oculari, e tutto
questo è dovuto appunto all' inquinamento.
Bimbi
malati? Leggere attentamente le avvertenze
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Avere
un bimbo a casa malato, con la febbre o una malattia esantematica,
sicuramente è una situazione che può gettare le mamme nella
confusione. Oltre a rassicurare il bambino, spesso spaventato
perché si sente poco bene, le mamme devono stare all'erta per
identificare eventuali sintomi o peggioramenti e prendere
decisioni immediate. La Food and Drug Administration,
l'ente governativo americano per la regolamentazione di prodotti
alimentari e farmaceutici, mette in guardia dai possibili errori
che una mamma, può commettere nel seguire una prescrizione medica
per il bambino. Ecco alcuni consigli degli specialisti per
far sì che una cura sia efficace.
Leggere
attentamente il foglietto illustrativo: qualsiasi sia il farmaco
è bene essere informati sulle modalità di somministrazione e i
possibili effetti collaterali. Senza fidarsi della propria
memoria, anche se si è ascoltato attentamente il pediatra o si è
già utilizzato lo stesso prodotto: leggere nuovamente non fa mai
male.
Sapere
esattamente in quale quantità va somministrato il farmaco: c'è
differenza tra cucchiaio, cucchiaino, misurino o quantità
specifica in millilitri. Generalmente, la maggior parte dei
prodotti ad uso pediatrico sono dotati del dosatore specifico:
mai sostituirlo con qualcos'altro, anche se ci sembra simile.
Niente
fai-da-te: volete dare un farmaco a vostro figlio, in aggiunta a
quello che vi ha prescritto il pediatra? E' meglio confrontarsi
con il medico poiché l'interazione tra due farmaci, nel bambino,
può essere controindicata.
Non
giocare al dottore: in qualsiasi caso di dubbio, è sempre bene
chiamare il pediatra. Perché una mamma sa sempre cos'è meglio
per il proprio bambino, ma in questi casi il consiglio del
pediatra è essenziale.
FONTE: Food
and Drug Administration
Una
terapia intensiva del diabete di tipo 1 dimezza i rischi
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Una
terapia intensiva
del diabete di
tipo 1 dimezza i
rischi,
operando un costante controllo
della glicemia
nelle prime fasi
del suo esordio. Un approccio di questo tipo è in grado di
produrre enormi risultati
e preservare la
funzione renale
per decenni. La
nuova scoperta grazie ad uno studio
pubblicato
online sul New
England Journal of Medicine
in concomitanza con la presentazione
dei risultati
in una riunione scientifica.
Un
controllo periodico della glicemia
sin dalle prime
fasi subito dopo
la diagnosi di diabete di tipo
1 e continuando,
con questa metodologia per un periodo di sei
anni e mezzo,
ha ridotto della metà
il rischio a
lungo termine di sviluppare malattie
renali. Il
rischio di insufficienza renale
è stato
dimezzato, ma la differenza non è statisticamente significativa.
Autismo,
una scoperta italiana. L'effetto della terapia sarà misurabile
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Lo
studio pubblicato sul Journal of autism and developmental
disorders mostra che sarà possibile verificare l'esito dei
trattamenti riabilitativi esaminando le connessioni della sostanza
bianca del cervello e accertando di volta in volta quale
intervento sia più efficace
Autismo
è sinonimo di buco nero, patologia incomprensibile per
eccellenza. Anni di studi hanno associato il disturbo che
impedisce di relazionarsi con l'esterno alle cause più svariate,
fino a dire che la colpa è dei genitori, di quella "madre
frigorifero" che il figlio l'ha amato poco o male. Oggi la
teoria psicologica è stata del tutto accantonata e la scienza
concorda sul fatto che l'autismo sia una malattia neurologica. Ma
i dubbi e le divergenze sulle strategie di intervento sono ancora
molti.
Una
ricerca italiana appena pubblicata sul Journal of Autism and
Developmental Disorders mostra che sarà possibile misurare
gli effetti delle terapie riabilitative esaminando le connessioni
della sostanza bianca del cervello e verificando di volta in volta
quale terapia sia più efficace. Alla scoperta si è arrivati
attraverso la risonanza magnetica con una tecnica d'avanguardia,
la DTI (Diffusion Tensor Imaging), che permette di
visualizzare le connessioni tra le aree funzionali cerebrali e di
osservare le modificazioni che avvengono a livello di fibre
neuronali nel corso di ogni singola terapia
Sanità:
censiti 122 mila celiaci, stimati 600 mila
Dati
ministero Salute, raddoppiati in 4 anni, quasi 2/3 donne
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La
prevalenza della celiachia sia nei bambini che negli adulti
è stimata intorno all'1%, per cui se si considera che la
popolazione in Italia raggiunge gli oltre 60 milioni di abitanti
significa che in teoria il numero dei celiaci si aggira intorno ai
600.0000 contro i 122.482 effettivamente diagnosticati e censiti.
E' quanto si legge nella relazione annuale 2010 sulla celiachia
che il Ministero della Salute ha inviato al Parlamento e che si
può leggere sul sito internet dello stesso dicastero.
Stando
ai dati dei soli pazienti ufficialmente censiti, si scopre che in
soli 4 anni le persone colpite sono più che raddoppiate, passando
dalle circa 64 mila del 2007 alle oltre 122mila del 2010. Mentre
nell'ultimo anno l'incremento si aggira intorno al 10%. Le Regioni
che ospitano più celiaci sono ancora Lombardia (15,3%), Lazio
(11,2%) e Campania (11%). Dai dati raccolti emerge inoltre che le
donne celiache (oltre 86 mila nel 2010) sono più del doppio dei
maschi (quasi 36 mila). Un dato in realtà prevedibile,
considerato che la celiachia è una malattia con una componente
autoimmune, ossia mediata da fattori ormonali che ne regolerebbero
l'insorgenza e per i quali si svilupperebbe maggiormente nelle
donne. Nel 2010 il Ministero della Salute ha stanziato
2.610.875,94 euro, fondi destinanti a Regioni e Provincie
Autonome, per la somministrazione di prodotti senza glutine nelle
mense delle strutture scolastiche e ospedaliere e nelle mense
delle strutture pubbliche.
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