Bimbi:
il rischio obesità in 10 punti
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Se
la percentuale dei bambini in sovrappeso e obesità si
conferma al 29%, un altro 10% può definirsi a rischio di
ingrassare, per fattori di rischio familiari o abitudini
alimentari scorrette. Lo dimostrano i dati del 2°
Osservatorio Nutrikid realizzato da Nestlé in
collaborazione con la Clinica Pediatrica dell’Ospedale San
Paolo di Milano e con SPES, Società per l’Educazione
alla Salute. È risaputo che lo sviluppo delle abitudini
alimentari è influenzato soprattutto dalla struttura,
dalle interazioni e dal livello culturale della famiglia. Se in
casa i modelli di riferimento, cioè i genitori, mostrano
abitudini alimentari corrette e relazioni interpersonali
positive, si svilupperanno comportamenti altrettanto corretti,
senza eccessi, carenze e ribellioni. In questo scenario sono
stati individuati i 10 principali fattori di rischio nelle
abitudini dei bambini o nelle caratteristiche familiari ed è
stato riscontrato che ben l’85% dei bambini coinvolti in
tale progetto presenta almeno 5 di questi fattori:
1.
BMI (Body Mass Index) elevato dei genitori 2. spuntini
e merende non corretti 3. sesso maschile del bambino 4.
area geografica (Sud e isole) 5. colazione non corretta 6.
figura scorretta di riferimento, per esempio la tv,
nell’educazione alimentare 7. poca attività
fisica 8. abitare in città 9. cosa si beve (fuori o
durante i pasti, per esempio bevande gassate e/o zuccherate) 10.
titolo di studio non elevato dei genitori
Vaccini,
pubblicato nuovo piano
Dopo
7 anni esce nuovo calendario, varicella per tutti dal 2015
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Sono
3 le novità contenute nel nuovo piano vaccinale pubblicato
in Gazzetta. La prima riguarda il vaccino contro l'Hpv
(Papillomavirus) che entra nel piano e sarà quindi
gratuito per tutte le dodicenni. La seconda riguarda altri due
vaccini già offerti in molte regioni, l'antimeningococco e
l'antipneumococco, la cui offerta viene calendarizzata. L'ultima
novità riguarda il vaccino contro la varicella: se ne
posticipa l'introduzione universale in tutte le Regioni al 2015.
Leucemia:
cresciuta la sopravvivenza dei bimbi
Miete
sempre meno giovani vittime la leucemia linfatica acuta
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Il
tumore pediatrico più comune, la leucemia linfatica acuta
pediatrica, miete sempre meno giovani vittime e nell'arco dei
prossimi 10 anni la mortalità per questo cancro potrebbe
essere azzerata migliorando i protocolli terapeutici e
personalizzando le cure. Un maxi-studio sulla leucemia linfatica
acuta pediatrica, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology,
dimostra che in 10 anni, dagli anni 1990-1994 agli anni
2000-2005, la sopravvivenza per questo tumore è cresciuta
in modo considerevole.
Piccoli
oggetti: i rischi per i bambini
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Bottoni,
palline, monete: quando si ha un bambino molto piccolo questi
sono oggetti che mettono ansia ai genitori. I bambini, infatti,
esplorano il mondo anche attraverso il mettersi in bocca ciò
che vedono e questo può comportare dei seri rischi per la
loro salute, come l'ingestione accidentale di piccoli pezzi. Per
evitare questo, basta un po' di attenzione da parte dei genitori
che possono adottare alcune buone regole, come spiegano le nuove
linee guida redatte dalla Società Italiana di Pediatria
Preventiva e Sociale. Ecco quindi le principali regole da
seguire: non introdurre alimenti solidi prima che il bambino sia
veramente in grado di masticare bene e di deglutire, fare molta
attenzione a noccioline, caramelle, parti di cibo, tutti i
giocattoli o altri oggetti destinati ai bambini di età
inferiore ai 10 mesi e le relative parti staccabili devono avere
dimensioni tali da non passare attraverso una sagoma di mm.30 x
50 mentre quelli destinati ai bambini di età inferiore ai
36 mesi e le relative parti staccabili non devono poter entrare
in un cilindretto del diametro di 31,7 mm. Inoltre, al di sotto
dei 4 anni, bisogna evitare il contatto con bottoni, spille,
biglie, giochi smontabili, orecchini, aghi, parti smontabili,
monete e bisogna evitare il contatto con palline di polistirolo e
con perline.
Vaccini:
10 milioni di bambini muoiono ogni anno, il 30% è
prevenibile
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''Il
campo dei vaccini è oggetto di un grande scandalo: ogni
anno nel mondo muoiono 10 milioni di bambini e 2,5-3 milioni di
questi decessi sarebbero prevenibili se i bambini avessero
accesso ai vaccini''. Lo afferma Alberto Mantovani direttore
scientifico dell'ospedale Humanitas. Le malattie che causano la
morte, soprattutto dei bambini nei Paesi poveri, sono quelle
infettive: ogni anno ci sono 700000 decessi per pneumococco,
500000 per Rotavirus, tra 200000 e 600000 per salmonellosi. ''Per
queste malattie, per le quali esistono vaccini validi resta il
problema dell'ultimo miglio - aggiunge Mantovani - ovvero la
possibilità di far arrivare i vaccini nei luoghi in cui
c'è più bisogno, nei Paesi in via di sviluppo''.
Mantovani ha ricordato che la Gavi Alliance, partnership di
soggetti pubblici e privati, tra cui l'Oms e la Bill e Melinda
Gates Foundation, dal 2000 (anno in cui è stata
costituita) al 2010 è riuscita salvare 5,4 milioni di vite
immunizzando milioni di bambini contro la difterite, la pertosse,
il tetano e l'epatite B. Con l'arrivo della crisi economica, i
finanziamenti alla Gavi si sono ridotti.
Il
boom della "sensibilità" al glutine ma a
soffrire davvero è il portafoglio
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L'articolo
di uno specialista italiano su una rivista scientifica riaccende
il dibattito sulla "falsa celiachia" dietro la quale
prospera il business degli alimenti senza glutine. Gino Roberto
Corazza: "Non dico che non esiste, ma non c'è alcuna
evidenza scientifica"
Si
chiama "gluten sensitivity", sensibilità al
glutine, ed ha poco a che vedere con la celiachia. Non esiste
test per individuarla, i sintomi riferiti dai pazienti sono molto
variabili, da meteorismo, diarrea, dolori addominali, emicrania,
ad altri sintomi non addominali, come apatia e altro. Tutti
sintomi che - secondo i pazienti - migliorano con una dieta
aglutinata. Il punto, però, è che negli Stati
Uniti, ma anche nel nostro paese, la "gluten sensitivity"
è diventata di moda: ne parlano riviste online, gruppi sui
social network, ricercatori. Il risultato è che milioni di
persone, senza alcuna conferma medica, si sono convertiti al
senza glutine. Con un impatto economico non indifferente sulle
loro tasche - considerato il costo elevato dei prodotti - e
soprattutto il rischio di un possibile ritardo di una diagnosi di
celiachia.
Bambini
distratti, più intelligenti
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Che
si tratti di insegnanti, medici o esperti, il bambino che appare
distratto, con la testa tra le nuvole, spesso è indicato
come un bambino problematico con, magari, anche dei disturbi
dell’attenzione. Secondo un nuovo studio, invece, questi
stessi bambini hanno un’acutezza mentale più
accentuata e sono in genere più intelligenti di chi invece
è definito “attento”. Finalmente qualcuno
che rema a favore dei bambini “diversi”, quelli che
non si comportano come tutti gli altri e che spesso sono additati
come problematici. Sì, perché spesso ad avere
problemi sono coloro che inneggiano al bisogno di trattare questi
bambini, magari con degli psicofarmaci… Ma, come detto, in
loro favore arriva un nuovo studio condotto dagli scienziati
dell’University of Wisconsin-Madison, che suggerisce come
proprio i bambini “distratti” siano in grado di
gestire molte più informazioni che non i coetanei
attenti. Il professor Daniel Levinson e colleghi della UWM
hanno accertato che i bambini distratti hanno una capacità
multitasking innata e che riescono a gestire meglio e possedere
più memoria di lavoro. Situazione che permette loro di
rimanere comunque concentrati – anche se non sembra –
e fare due cose allo stesso tempo. «Quelli con una maggiore
capacità di memoria di lavoro erano gli stessi che avevano
la mente più vagante durante i compiti più
semplici, anche se le loro prestazioni non sono state
compromesse.
L'azione
deleteria degli antibiotici su intestino e sistema immunitario
Asma
allergica nei bambini, attenzione agli antibiotici
Il
sistema immunitario dei bambini è ancora in fase di
sviluppo e assesto, per cui è un momento critico che non
andrebbe contrastato. L’utilizzo di antibiotici, a volte
purtroppo indispensabili, può tuttavia avere un impatto
negativo e causare o intensificare i sintomi dell’asma
allergica. Ecco ciò che suggerisce un nuovo studio
dell’Università della Columbia Britannica (o
University of British Columbia), pubblicato su EMBO. Lo
studio, coordinato dal microbiologo dottor Brett Finlay, e
condotto su modello animale è il primo a mostrare la
correlazione tra l’influenza degli antibiotici sul sistema
immunitario degli infanti e l’asma allergica. «E'
stato a lungo sospettato che i bambini più esposti agli
antibiotici – come quelli dei Paesi sviluppati – sono
più inclini all’asma allergico», spiega Finlay
– Il nostro studio è la prima prova sperimentale che
lo dimostra». I due antibiotici utilizzati nello studio
erano la streptomicina e la vancomicina, che sono stati
somministrati ai modelli murini in laboratorio. Gli animali erano
sia cuccioli che adulti, proprio per verificarne gli effetti in
base all’età. Sebbene nei soggetti adulti non si
mostrassero sintomi alterati o suscettibilità nei
confronti dell’asma allergica, la vancomicina ha mostrato
di alterare in modo profondo la flora batterica intestinale nelle
diverse età. Tuttavia è proprio l’impatto di
queste sostanze sull’intestino dei più piccoli e sul
sistema immunitario in fase di sviluppo a essere critico. Ciò
che secondo i ricercatori non è stato del tutto compreso è
la funzione chiave dell’intestino e la sua flora batterica.
Le
moderne pratiche sociali, quali i migliorati metodi igienici e il
diffuso uso di antibiotici, stanno causando la scomparsa delle
specie ancestrali di batteri nel nostro intestino che possono
essere fondamentali per un sano sistema immunitario –
sottolinea Finlay – Il nostro studio mostra che questo è
il caso di alcuni antibiotici e l’asma allergica, e la
connessione intestino-polmone è anche coerente con le
osservazioni che l’incidenza dell’asma è non è
aumentata in modo significativo nei Paesi in via di sviluppo,
dove l’uso di antibiotici è meno diffuso – e,
a sua volta, alla flora intestinale è consentito di
svilupparsi appieno». Attenzione dunque all’uso
indiscriminato degli antibiotici nei bambini al minimo “bubù”,
ma consultarsi sempre con il pediatra per capire se e come sia il
caso di somministrare questo tipo di farmaco.
Il
bimbo russa? Rischio di problemi comportamentali
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Un
buon sonno per il bambino è molto importante ed è
noto che le ore piccole portano i più piccoli ad essere
maggiormente agitati e distratti. Non è solo un sonno
agitato, però, a comportare questi rischi: secondo i
ricercatori dell'Albert Einstein College della Yeshiva University
di New York City il russare notturno può portare il
bambino a sviluppare dei veri e propri problemi comportamentali.
Lo hanno notato in un'indagine della durata di oltre sei anni che
ha coinvolto 11 mila bambini che mostravano difficoltà
respiratorie durante il sonno, come apnee notturne o il respirare
a bocca aperta. Rispetto ai loro coetanei che dormivano sonni
tranquilli, i bambini che russavano di notte dimostravano, col
tempo, di sviluppare maggiori problemi comportamentali.
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