1Clinica
Pediatrica, IRRCS “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione
di Medico e Bambino
Indirizzo
per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it;
brunoi@burlo.trieste.it;
alessandra.perco@gmail.com
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|
In
15 anni negli Usa 26 casi di esposizione accidentale,10 morti
Episodi
come quello accaduto ad un bambino di 3 anni di Torino, in coma
dopo che gli e' stato applicato per errore un cerotto
antidolorifico a base di oppioidi, non sono rari. La Food and
Drug Administration ha calcolato che in 15 anni ci sono stati
26 casi di esposizione accidentale ai cerotti di fentanyl nei
bambini, di cui 10 si sono conclusi con la morte e 12 con un
ricovero ospedaliero; 16 si sono verificati in bimbi dai 2 anni
in giù.
Nuovi
possibili scenari nella lotta alla Sindrome di Rett, grave
malattia del neurosviluppo per la quale non esiste ad oggi una
cura. Uno studio del Dipartimento del Farmaco e di Biologia
Cellulare e Neuroscienze dell'Istituto Superiore di Sanità
pubblicato su PLoS ONE ha evidenziato che una tossina prodotta
dal batterio Escherichia Coli (il CNF1 di astrociti) è in
grado di favorire la crescita in vitro dei neuroni coltivati al
loro fianco nonchè la formazione di sinapsi
(sinaptogenesi).
I
telefonini sono pericolosi per la nostra salute? Le ricerche
scientifiche ruotano intorno a questa domanda senza arrivare a
una risposta definitiva.
Il
dibattito sulla pericolosità dei telefonini si protrae
stancamente da oltre un quarto di secolo. Un giorno fanno male,
quello dopo addirittura contrastano l'Alzheimer - il lettore non
ci capisce più niente. Una confusione non casuale. La
materia è lastricata di conflitti di interesse. La scienza
ne è la prima vittima. Se a pagare gli studi è
l'industria, la probabilità di trovare un effetto nocivo è
del 28%, spiega Henry Lai dell'università di Washington a
Seattle, diventa il 67% quando i fondi sono indipendenti. Gli
Stati non sono meno influenzabili. All'ultima asta per le licenze
il governo italiano ha incassato circa 3 miliardi di euro.Ma nonostante questo rumore di fondo, simile a quello creato in passato dalle industrie del fumo, della diossina e dell'amianto, alcuni segnali si captano ormai chiaramente. E sempre più studi e enti internazionali propendono per l'adozione del principio di precauzione. Qui
di seguito, attraverso alcune domande e risposte, ecco cosa
possiamo dire oggi circa i rischi derivanti da un uso non
"intelligente" dei telefoni cellulari.
1. Perché molti manuali di istruzioni dei cellulari consigliano di tenerli a distanza dal corpo? I cellulari emettono radiazioni che vengono assorbite dal corpo. Le distanze indicate nei manuali sono quelle a cui si ritiene che non siano dannose. Così iPhone e Nokia N79 suggeriscono di usarlo ad almeno 1,5 centimetri. Che nel caso del Motorola V195 e del Blackberry Bold 9780 diventano 2,5. Quest'ultimo aggiunge: "Gli effetti di lungo termine di un'esposizione alle radiofrequenze che ecceda questi standard può provocare un serio danno per la salute". 2. Perché l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha incluso i cellulari tra i "possibili cancerogeni"? Il 31 maggio 2011 la Iarc, agenzia specializzata dell'Oms, ha classificato le radiazioni dei cellulari come "possibili cancerogeni" (gruppo 2B, su 5 categorie dove il 2A è "probabile cancerogeno" e 1 è "cancerogeno certo"). Il direttore della Iarc, Christopher Wild, in attesa di "ulteriori ricerche" ha detto che "è importante prendere misure pragmatiche per ridurre l'esposizione, come auricolari e vivavoce, oppure l'uso di sms". 3. Di che tipo di radiazioni parliamo e quali sono gli argomenti di chi ne nega la pericolosità? Radiazioni non ionizzanti, che non spezzano direttamente i legami del Dna (come fanno invece i raggi X). Possono nuocere, ha a lungo sostenuto la scienza, solo quando provocano un aumento considerevole della temperatura nei tessuti (effetto termico). Sempre più studi però, da ultimo quello di Nora Volkow sulla modifica del metabolismo del glucosio nel cervello, dimostrano che sono capaci di alterare il funzionamento delle cellule, provocando un effetto biologico. 4. Quali i principali studi e cosa dicono? I più famosi sono l'Interphone, a cui hanno partecipato 13 Paesi, e quelli dello svedese Lennart Hardell. Quest'ultimo sostiene che mezz'ora di uso al giorno, per oltre dieci anni, raddoppia il rischio di glioma, un tumore nervoso maligno. Sebbene in vari studi nazionali si riscontrino aumenti di rischio, nelle sue conclusioni generali l'Interphone esclude un rapporto di causalità. 5. Che cose si intende per "uso forte" e dopo quale periodo si riscontra un aumento di rischio? 1640 ore in dieci anni, ovvero 27 minuti al giorno, è il parametro con cui l'Interphone (nel 2000) ha definito l'"uso forte". Un'unità di misura che molti, oggi, abitualmente superano. La soglia oltre la quale si possono riscontrare i primi effetti è di dieci anni. I tumori alla testa hanno infatti una latenza molto lunga. 6.Come si comportano gli altri Stati nei confronti dei cellulari? Da due anni il parlamento francese ha stabilito l'obbligo di esporre i livelli di emissione dei vari modelli, di vendere l'auricolare assieme ai telefoni e ha proibito la loro pubblicità rivolta agli under 14. I minori di 16 anni, consiglia il governo britannico, vanno incoraggiati a usare i cellulari solo per fini essenziali e a ridurre la durata delle chiamate. L'Irlanda prevede "un'avvertenza sui cellulari e sul packaging che informi che si tratta di apparecchi che emettono radiazioni elettromagnetiche". 7. Perché in Italia il Consiglio superiore di sanità consiglia ai bambini di limitare l'uso "alle situazioni di necessità"? Il Consiglio superiore di sanità, che comprende le principali personalità mediche del Paese, il 15 novembre 2011 ha emanato un parere. Invita il ministero della Salute a promuovere l'uso degli auricolari. Per i bambini raccomanda di limitare l'uso alle situazioni di necessità. Il ministero, per ora, non ha raccolto. 8. Perché le compagnie di riassicurazione non coprono l'industria telefonica o lo fanno parzialmente? Nel '96 un rapporto di Swiss Re, uno dei principali gruppi di riassicurazione del mondo, scrive che "lo scenario di una maggiore incidenza di tumori al cervello tra i forti utilizzatori di cellulari negli anni 2020 e 2030 è un'eventualità che abbiamo preso largamente in considerazione". Nel '99 anche i Lloyd's annunciano che non ne rimborseranno eventuali danni alla salute. A oggi non è dato sapere se e quanto i telefonini siano assicurati per i rischi alla salute. Secondo
i dati del "Libro Bianco 2011" più nascite al
Nord dove ci sono migliori misure di welfare. L'Italia rischia di
rimanere un Paese di "nonni senza nipoti".
Sono
sempre di meno. Spesso non rispettano le abitudini a tavola e
hanno un'assistenza non omogenea sul territorio. Ma nonostante
ciò, i bambini italiani vantano condizioni di salute
buone, anche grazie a una rete di protezione familiare che spesso
supplisce alle reti di servizi sociali ancora carenti e
disomogenee lungo lo Stivale. Questa è la situazione
evidenziata ne "Libro Bianco 2011 La salute dei bambini"
- realizzato da Società Italiana di Pediatria (Sip),
Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane
dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e
Società Italiana Medici Manager - presentato oggi a
Roma.I numeri parlano chiaro: dal 1871 al 2009 la natalità si è quasi dimezzata (-74,25%) e attualmente si assesta a 9,5 bebè ogni mille abitanti contro per esempio la Francia, la Svezia e il Regno Unito. Stando ai dati il nostro rischia anche di rimanere un Paese di "nonni senza nipoti". "L'Italia non è un Paese a misura di bambino", ha spiegato Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica di Roma. "Tutte le politiche del welfare non sono orientate ai bisogni dell'infanzia e non incentivano le giovani coppie a mettere su famiglia", ha detto. I dati dell'Osservatorio, inoltre, denunciano anche una ''profonda disomogeneità dei servizi assistenziali nelle diverse regioni'', come ha affermato Ricciardi, che ha aggiunto: "ciò significa che le opportunità di salute non sono le stesse per tutti i bambini italiani o, in altri termini, essere bambino nel Sud d'Italia non è egualmente facile che esserlo nel Nord-Est del Paese''. Così come risulta disomogenea l'assistenza ospedaliera in pediatria. Anche se - rileva l'indagine - oggi i bambini italiani possono ancora fare affidamento su una fitta rete di pediatri territoriali, ma c'è il rischio che già a partire dal 2015, i pediatri disponibili per l'assistenza primaria ai bimbi italiani diminuiscano in modo drastico in quanto una grande quota di questi andrà in pensione. Lo studio conferma il rapido processo d'invecchiamento che si sta delineando nel nostro Paese: sebbene la popolazione italiana dal 2001 al 2010 sia aumentata del 5,9%, l'incremento non ha interessato la fascia d'età 0-18 anni, diminuita del 2,64%. A livello territoriale, la percentuale maggiore di under 18 (21,6%) si registra in Campania che ormai da anni detiene il record di regione "più giovane". Valori elevati anche nella Provincia di Bolzano (21%), in Sicilia (20,2%) e in Puglia (19,6%). Al contrario, la regione con la struttura per età meno sbilanciata verso la classe giovane è la Liguria (14,6%), da anni la regione più vecchia dello Stivale. Articoli
correlati:
F.
Marchetti. La natalità e la fecondità in
Italia. Medico e Bambino 2012;31:87-88
http://www.medicoebambino.com/?id=1202_87.pdf
G.
Tamburlini. Salute dei bambini e assistenza pediatrica in
Italia. Medico e Bambino 2012;31:178-184
http://www.medicoebambino.com/?id=1203_178.pdf
I
ricercatori dell'Istituto Besta di Milano, del gruppo di
Neurogenetica Molecolare guidato da Massimo Zeviani, hanno
dimostrato l'esistenza di una nuova patologia clinica del
mitocondrio (la "centrale energetica" della cellula),
che provoca una forma di cardiomiopatia ipertrofica - malattia
del tessuto muscolare del cuore - con accumulo di acido lattico
ed è causata da mutazioni in un nuovo gene-malattia, MTO1.
Lo studio è stato pubblicato sull'American Journal of
Human Genetics.
Progetto
Ue Vital di cui il centro è stato capofila
Sfruttando
somiglianze strutturali di particolari molecole che sono espresse
da vari sottotipi di linfomi e leucemie, un gruppo di ricercatori
capeggiati dal Cro di Aviano ha sintetizzato "in provetta"
un numero limitato di vaccini pre-confezionati in fiala da poter
utilizzare in un ampio numero di pazienti. Evitando così
il problema della sostenibilità economica di dover
ricreare da principio il vaccino a seconda del paziente. E' il
Vital, progetto finanziato dalla Ue.
Pesa
11 gr, primo al mondo, poi trapianto cuore
Per
la prima volta al mondo è stato impiantato il più
piccolo cuore artificiale (11 grammi) in un bimbo di soli 16
mesi. E' accaduto il mese scorso all'Ospedale pediatrico Bambino
Gesù di Roma. Il cuore artificiale è composto da
una pompa al titanio capace di sostenere una portata fino ad 1,5
litri di sangue al minuto. Il piccolo era affetto da
miocardiopatia dilatativa. Grazie al dispositivo è stato
possibile attendere l'arrivo di un cuore compatibile che è
stato trapiantato con successo. |
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario generale
e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica “maggiore".
Lo scopo è che il lettore abbia la sensazione di sfogliare un
giornale scegliendo i titoli che più lo interessano: nessuna
pretesa pertanto di sistematicità e di commento che va oltre
il breve riassunto di quelli che sono i principali risultati e le
possibili implicazioni pratiche o di ricerca. Si parla di opinioni di
giornalisti, novità dalla letteratura, e come tali vanno
lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima novità,
non va considerata una verità assoluta né applicata
l’indomani, ma va presa come un aggiornamento da far maturare
nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di opinione che
solo il tempo e l’esperienza possono fornire. Questa premessa è
anche un invito ai lettori a essere parte attiva della rubrica. Vi
chiediamo di suggerirci articoli/news/pubblicazioni che avete avuto
modo di leggere e che ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a
valentina_aba@yahoo.it;
brunoi@burlo.trieste.it;
alessandra.perco@gmail.com.


Il
dibattito sulla pericolosità dei telefonini si protrae
stancamente da oltre un quarto di secolo. Un giorno fanno male,
quello dopo addirittura contrastano l'Alzheimer - il lettore non
ci capisce più niente. Una confusione non casuale. La
materia è lastricata di conflitti di interesse. La scienza
ne è la prima vittima. Se a pagare gli studi è
l'industria, la probabilità di trovare un effetto nocivo è
del 28%, spiega Henry Lai dell'università di Washington a
Seattle, diventa il 67% quando i fondi sono indipendenti. Gli
Stati non sono meno influenzabili. All'ultima asta per le licenze
il governo italiano ha incassato circa 3 miliardi di euro.
Sono
sempre di meno. Spesso non rispettano le abitudini a tavola e
hanno un'assistenza non omogenea sul territorio. Ma nonostante
ciò, i bambini italiani vantano condizioni di salute
buone, anche grazie a una rete di protezione familiare che spesso
supplisce alle reti di servizi sociali ancora carenti e
disomogenee lungo lo Stivale. Questa è la situazione
evidenziata ne "Libro Bianco 2011 La salute dei bambini"
- realizzato da Società Italiana di Pediatria (Sip),
Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane
dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e
Società Italiana Medici Manager - presentato oggi a
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