Fda,pericolo
cerotti antidolore su bimbi
In
15 anni negli Usa 26 casi di esposizione accidentale,10 morti
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Episodi
come quello accaduto ad un bambino di 3 anni di Torino, in coma
dopo che gli e' stato applicato per errore un cerotto
antidolorifico a base di oppioidi, non sono rari. La Food and
Drug Administration ha calcolato che in 15 anni ci sono stati
26 casi di esposizione accidentale ai cerotti di fentanyl nei
bambini, di cui 10 si sono conclusi con la morte e 12 con un
ricovero ospedaliero; 16 si sono verificati in bimbi dai 2 anni
in giù.
E.coli,
possibile cura sindrome Rett
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Nuovi
possibili scenari nella lotta alla Sindrome di Rett, grave
malattia del neurosviluppo per la quale non esiste ad oggi una
cura. Uno studio del Dipartimento del Farmaco e di Biologia
Cellulare e Neuroscienze dell'Istituto Superiore di Sanità
pubblicato su PLoS ONE ha evidenziato che una tossina prodotta
dal batterio Escherichia Coli (il CNF1 di astrociti) è in
grado di favorire la crescita in vitro dei neuroni coltivati al
loro fianco nonchè la formazione di sinapsi
(sinaptogenesi).
Cellulari,
precauzioni e consigli per usarli in modo sicuro
I
telefonini sono pericolosi per la nostra salute? Le ricerche
scientifiche ruotano intorno a questa domanda senza arrivare a
una risposta definitiva.
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Il
dibattito sulla pericolosità dei telefonini si protrae
stancamente da oltre un quarto di secolo. Un giorno fanno male,
quello dopo addirittura contrastano l'Alzheimer - il lettore non
ci capisce più niente. Una confusione non casuale. La
materia è lastricata di conflitti di interesse. La scienza
ne è la prima vittima. Se a pagare gli studi è
l'industria, la probabilità di trovare un effetto nocivo è
del 28%, spiega Henry Lai dell'università di Washington a
Seattle, diventa il 67% quando i fondi sono indipendenti. Gli
Stati non sono meno influenzabili. All'ultima asta per le licenze
il governo italiano ha incassato circa 3 miliardi di euro. Ma
nonostante questo rumore di fondo, simile a quello creato in
passato dalle industrie del fumo, della diossina e dell'amianto,
alcuni segnali si captano ormai chiaramente. E sempre più
studi e enti internazionali propendono per l'adozione del
principio di precauzione.
Qui
di seguito, attraverso alcune domande e risposte, ecco cosa
possiamo dire oggi circa i rischi derivanti da un uso non
"intelligente" dei telefoni cellulari. 1. Perché
molti manuali di istruzioni dei cellulari consigliano di tenerli
a distanza dal corpo? I cellulari emettono radiazioni che
vengono assorbite dal corpo. Le distanze indicate nei manuali
sono quelle a cui si ritiene che non siano dannose. Così
iPhone e Nokia N79 suggeriscono di usarlo ad almeno 1,5
centimetri. Che nel caso del Motorola V195 e del Blackberry Bold
9780 diventano 2,5. Quest'ultimo aggiunge: "Gli effetti di
lungo termine di un'esposizione alle radiofrequenze che ecceda
questi standard può provocare un serio danno per la
salute". 2. Perché
l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha incluso i
cellulari tra i "possibili cancerogeni"? Il 31
maggio 2011 la Iarc, agenzia specializzata dell'Oms, ha
classificato le radiazioni dei cellulari come "possibili
cancerogeni" (gruppo 2B, su 5 categorie dove il 2A è
"probabile cancerogeno" e 1 è "cancerogeno
certo"). Il direttore della Iarc, Christopher Wild, in
attesa di "ulteriori ricerche" ha detto che "è
importante prendere misure pragmatiche per ridurre l'esposizione,
come auricolari e vivavoce, oppure l'uso di sms". 3.
Di che tipo di radiazioni parliamo e quali sono gli
argomenti di chi ne nega la pericolosità? Radiazioni
non ionizzanti, che non spezzano direttamente i legami del Dna
(come fanno invece i raggi X). Possono nuocere, ha a lungo
sostenuto la scienza, solo quando provocano un aumento
considerevole della temperatura nei tessuti (effetto termico).
Sempre più studi però, da ultimo quello di Nora
Volkow sulla modifica del metabolismo del glucosio nel cervello,
dimostrano che sono capaci di alterare il funzionamento delle
cellule, provocando un effetto biologico. 4. Quali i
principali studi e cosa dicono? I più famosi sono
l'Interphone, a cui hanno partecipato 13 Paesi, e quelli dello
svedese Lennart Hardell. Quest'ultimo sostiene che mezz'ora di
uso al giorno, per oltre dieci anni, raddoppia il rischio di
glioma, un tumore nervoso maligno. Sebbene in vari studi
nazionali si riscontrino aumenti di rischio, nelle sue
conclusioni generali l'Interphone esclude un rapporto di
causalità. 5. Che cose si intende per "uso
forte" e dopo quale periodo si riscontra un aumento di
rischio? 1640 ore in dieci anni, ovvero 27 minuti al
giorno, è il parametro con cui l'Interphone (nel 2000) ha
definito l'"uso forte". Un'unità di misura che
molti, oggi, abitualmente superano. La soglia oltre la quale si
possono riscontrare i primi effetti è di dieci anni. I
tumori alla testa hanno infatti una latenza molto lunga. 6.Come si comportano gli altri Stati nei confronti dei
cellulari? Da due anni il parlamento francese ha stabilito
l'obbligo di esporre i livelli di emissione dei vari modelli, di
vendere l'auricolare assieme ai telefoni e ha proibito la loro
pubblicità rivolta agli under 14. I minori di 16 anni,
consiglia il governo britannico, vanno incoraggiati a usare i
cellulari solo per fini essenziali e a ridurre la durata delle
chiamate. L'Irlanda prevede "un'avvertenza sui cellulari e
sul packaging che informi che si tratta di apparecchi che
emettono radiazioni elettromagnetiche". 7. Perché
in Italia il Consiglio superiore di sanità consiglia ai
bambini di limitare l'uso "alle situazioni di necessità"? Il
Consiglio superiore di sanità, che comprende le principali
personalità mediche del Paese, il 15 novembre 2011 ha
emanato un parere. Invita il ministero della Salute a promuovere
l'uso degli auricolari. Per i bambini raccomanda di limitare
l'uso alle situazioni di necessità. Il ministero, per ora,
non ha raccolto. 8. Perché le compagnie di
riassicurazione non coprono l'industria telefonica o lo fanno
parzialmente? Nel '96 un rapporto di Swiss Re, uno dei
principali gruppi di riassicurazione del mondo, scrive che "lo
scenario di una maggiore incidenza di tumori al cervello tra i
forti utilizzatori di cellulari negli anni 2020 e 2030 è
un'eventualità che abbiamo preso largamente in
considerazione". Nel '99 anche i Lloyd's annunciano che non
ne rimborseranno eventuali danni alla salute. A oggi non è
dato sapere se e quanto i telefonini siano assicurati per i
rischi alla salute.
In
Italia meno bimbi, ma sani: dal 1871 al 2009 natalità
dimezzata
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Secondo
i dati del "Libro Bianco 2011" più nascite al
Nord dove ci sono migliori misure di welfare. L'Italia rischia di
rimanere un Paese di "nonni senza nipoti".
Sono
sempre di meno. Spesso non rispettano le abitudini a tavola e
hanno un'assistenza non omogenea sul territorio. Ma nonostante
ciò, i bambini italiani vantano condizioni di salute
buone, anche grazie a una rete di protezione familiare che spesso
supplisce alle reti di servizi sociali ancora carenti e
disomogenee lungo lo Stivale. Questa è la situazione
evidenziata ne "Libro Bianco 2011 La salute dei bambini"
- realizzato da Società Italiana di Pediatria (Sip),
Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane
dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e
Società Italiana Medici Manager - presentato oggi a
Roma. I numeri parlano chiaro: dal 1871 al 2009 la natalità
si è quasi dimezzata (-74,25%) e attualmente si assesta a
9,5 bebè ogni mille abitanti contro per esempio la
Francia, la Svezia e il Regno Unito. Stando ai dati il
nostro rischia anche di rimanere un Paese di "nonni
senza nipoti". "L'Italia non è un Paese a misura
di bambino", ha spiegato Walter Ricciardi, direttore
dell'Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e
Chirurgia dell'Università Cattolica di Roma. "Tutte
le politiche del welfare non sono orientate ai bisogni
dell'infanzia e non incentivano le giovani coppie a mettere su
famiglia", ha detto. I dati dell'Osservatorio, inoltre,
denunciano anche una ''profonda disomogeneità dei servizi
assistenziali nelle diverse regioni'', come ha affermato
Ricciardi, che ha aggiunto: "ciò significa che le
opportunità di salute non sono le stesse per tutti i
bambini italiani o, in altri termini, essere bambino nel Sud
d'Italia non è egualmente facile che esserlo nel Nord-Est
del Paese''. Così come risulta disomogenea l'assistenza
ospedaliera in pediatria. Anche se - rileva l'indagine - oggi i
bambini italiani possono ancora fare affidamento su una fitta
rete di pediatri territoriali, ma c'è il rischio che già
a partire dal 2015, i pediatri disponibili per l'assistenza
primaria ai bimbi italiani diminuiscano in modo drastico in
quanto una grande quota di questi andrà in pensione.
Lo
studio conferma il rapido processo d'invecchiamento che si sta
delineando nel nostro Paese: sebbene la popolazione italiana dal
2001 al 2010 sia aumentata del 5,9%, l'incremento non ha
interessato la fascia d'età 0-18 anni, diminuita del
2,64%. A livello territoriale, la percentuale maggiore di under
18 (21,6%) si registra in Campania che ormai da anni detiene il
record di regione "più giovane". Valori elevati
anche nella Provincia di Bolzano (21%), in Sicilia (20,2%) e in
Puglia (19,6%). Al contrario, la regione con la struttura per età
meno sbilanciata verso la classe giovane è la Liguria
(14,6%), da anni la regione più vecchia dello Stivale.
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Marchetti. La natalità e la fecondità in
Italia. Medico e Bambino 2012;31:87-88
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G.
Tamburlini. Salute dei bambini e assistenza pediatrica in
Italia. Medico e Bambino 2012;31:178-184
http://www.medicoebambino.com/?id=1203_178.pdf
Ricercatori
istituto Besta identificano gene-malattia
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I
ricercatori dell'Istituto Besta di Milano, del gruppo di
Neurogenetica Molecolare guidato da Massimo Zeviani, hanno
dimostrato l'esistenza di una nuova patologia clinica del
mitocondrio (la "centrale energetica" della cellula),
che provoca una forma di cardiomiopatia ipertrofica - malattia
del tessuto muscolare del cuore - con accumulo di acido lattico
ed è causata da mutazioni in un nuovo gene-malattia, MTO1.
Lo studio è stato pubblicato sull'American Journal of
Human Genetics.
Aviano,
vaccino terapia linfomi
Progetto
Ue Vital di cui il centro è stato capofila
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Sfruttando
somiglianze strutturali di particolari molecole che sono espresse
da vari sottotipi di linfomi e leucemie, un gruppo di ricercatori
capeggiati dal Cro di Aviano ha sintetizzato "in provetta"
un numero limitato di vaccini pre-confezionati in fiala da poter
utilizzare in un ampio numero di pazienti. Evitando così
il problema della sostenibilità economica di dover
ricreare da principio il vaccino a seconda del paziente. E' il
Vital, progetto finanziato dalla Ue.
Cuore
artificiale a bimbo 16 mesi a Roma
Pesa
11 gr, primo al mondo, poi trapianto cuore
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Per
la prima volta al mondo è stato impiantato il più
piccolo cuore artificiale (11 grammi) in un bimbo di soli 16
mesi. E' accaduto il mese scorso all'Ospedale pediatrico Bambino
Gesù di Roma. Il cuore artificiale è composto da
una pompa al titanio capace di sostenere una portata fino ad 1,5
litri di sangue al minuto. Il piccolo era affetto da
miocardiopatia dilatativa. Grazie al dispositivo è stato
possibile attendere l'arrivo di un cuore compatibile che è
stato trapiantato con successo. |