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Dipinti
in terapia intensiva per guarire
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Opere
d'arte in terapia intensiva
come strumenti utili alla guarigione. Sono state sistemate nelle
nuove sale, che saranno inaugurate in autunno, riservate a chi e'
in pericolo di vita nell'antico ospedale fiorentino di Santa
Maria Nuova. Le opere sono realizzate appositamente da Luca
Alinari, uno dei pittori contemporanei più conosciuti, saranno
visibili da ogni letto in cui troveranno posto i malati. E' la
prima volta che questa forma di arteterapia viene usata in
terapia intensiva
40%
casi è esposizione a farmaci, 57% a prodotti pulizia e altro
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Hanno
generalmente meno di 6 anni, e l'incidente più frequente è
l'esposizione a prodotti per la pulizia della casa o farmaci, in
ambito domestico e in modo accidentale: sono queste le
caratteristiche più ricorrenti dei casi segnalati al Centro
antiveleni (Cav) di Milano, che nel 2008 ha notificato al Sistema
informativo nazionale per la sorveglianza delle esposizioni
pericolose e delle intossicazioni ben 47.278 casi di esposizione
provenienti dall'intero territorio nazionale. Lo riferisce il
rapporto Istisan dell'Istituto superiore di Sanità del giugno
2012. Secondo il rapporto, il 98% degli incidenti esaminati nel
2008 ha coinvolto un solo soggetto, mentre il 2% due o più
soggetti. Il 44% dei pazienti esaminati aveva meno di 6 anni, e
nel 77% dei casi l'esposizione e' stata di tipo accidentale,
mentre nel 19% di tipo intenzionale (nel 15% per tentato
suicidio). Il 90% delle esposizioni si e' verificato in ambito
domestico, il 3% durante attività lavorative e il 2% a seguito
di incidente ambientale. Circa il 40% dei casi esaminati è
stato per l'esposizione a farmaci (principalmente sedativi,
analgesici e antidepressivi), il 57% a non farmaci e il 2% a
entrambe le categorie. Nel caso di esposizione accidentale a non
farmaci, si è trattato di prodotti per la pulizia di uso
domestico (18%), corpi estranei (6%), antiparassitari (5%),
cosmetici (4%), alcolici (3%) e alimenti-acqua contaminata (3%),
funghi (2%), piante (2%), colori-cancelleria (2%) morsi-punture
(2%) e fumi-gas-vapori (2%). Le Regioni con il numero più
elevato di casi sono state Lombardia (31%), Veneto (10%),
Campania (9%), Emilia Romagna (8%), Sicilia (6%), Puglia (6%),
Piemonte (6%), Toscana (5%), con un rapporto tra numero di casi
esaminati e popolazione residente tra il massimo di 15 casi per
10mila residenti della Lombardia, e il minimo di 1,5 per 10mila
residenti del Lazio.
Euro
2012: SOS campioni "improvvisati",più traumi tra
giovani
Sull'onda
degli Europei di calcio e dei successi della Nazionale italiana
sono sempre di piu' i campioni 'improvvisati', giovani e meno
giovani, che imitando le mosse calcistiche dei 'grandi' rischiano
di finire in pronto soccorso per distorsioni o traumi agli arti.
A richiamare l'attenzione sul pericoloso "effetto
emulazione" è Sandro Rossetti, primario della divisione di
Ortopedia e Traumatologia dell'Ospedale San Camillo di Roma. In
generale, ''d'estate - spiega l'esperto - si registra un aumento
medio del 20-30% di distorsioni e traumi per la maggiore pratica
di sport all'aperto, ma in queste settimane una percentuale degli
incidenti rilevati è certamente legata a un fenomeno emulativo
tra i non professionisti che vogliono imitare i nostri
campioni''. I nostri muscoli e le nostre articolazioni non sono
infatti preparati ad affrontare sollecitazioni così importanti e
improvvise, e il rischio di trovarsi "azzoppati" per
uno strappo muscolare o per una distorsione è elevatissimo''. Da
qui il consiglio: ''Bisogna ricordare sempre che il muscolo deve
essere riscaldato con uno sforzo progressivo-crescente e deve
sempre essere allungato (stretching) prima dello stress sportivo.
Inoltre - conclude Rossetti - ricordiamoci che la protezione
migliore delle articolazioni è sempre il muscolo: più questo è
efficiente e tonico, più e articolazioni, come caviglia o
ginocchio, vivono in sicurezza lo sforzo fisico''.
In
aumento gli shock allergici nei bambini. "Primi rischi a
scuola e docenti impreparati"
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L'Accademia
di allergia e immunologia clinica lancia l'allarme: 17 milioni di
persone in Europa soffrono per le reazioni dell'organismo agli
alimenti. E molti sono minori. "Bisogna insegnare nelle
scuole il primo soccorso in caso di emergenza e rendere più
trasparenti le etichette alimentari".
Più
di 17 milioni di persone in Europa soffrono di allergie
alimentari. E di questi ben 3,5 milioni hanno meno di 25 anni.
Sarebbe già di per sè un dato allarmante, ma a peggiorare il
quadro è la consapevolezza che sono i bambini a rischiare di
più. Secondo i numeri diffusi dall'Eaaci (l'Accademia europea di
allergia e immunologia clinica), infatti, le reazioni allergiche,
come l'anafilassi, che potrebbero essere letali per i più
piccoli sono aumentate di sette volte negli ultimi 10 anni. E il
rischio shock è più alto a scuola, dove si manifestano per la
prima volta un terzo delle allergie: il contatto con cibi nuovi e
potenzialmente pericolosi e l'incapacità degli insegnanti di far
fronte a situazioni di questo genere rendono potenzialmente
fatali gli episodi di anafilassi nei bambini. Per
sensibilizzare al problema e prevenire il rischio, l'Eaaci ha
lanciato una campagna contro le allergie alimentari il cui scopo
è quello di aumentare la consapevolezza e l'attenzione al
problema, educando le persone a riconoscere i sintomi e ciò che
li provoca e insegnando loro gli interventi di primo soccorso
come l'utilizzo della penna adrenalinica salvavita. Fra le
priorità - riferisce una nota Eaaci - c'è anche la necessità
di coinvolgere le autorità europee per migliorare le etichette
alimentari. Le diciture riportate oggi su alcune confezioni, del
tipo "Può contenere arachidi'" o "Può contenere
latte", sono utilizzate dai produttori di loro iniziativa e
non seguono tutte gli stessi criteri. Il che significa, in
concreto, che l'espressione "Può contenere" nasconde
in realtà livelli differenti di contaminazione e quindi anche
diversi livelli di rischio. Nell'Europa continentale la forma di
allergia alimentare più diffusa nei bambini è quella da uovo,
da latte di mucca e da noccioline
Cancro,
quando i videogiochi aiutano i bambini ad affrontare la malattia
DaI
cd navigabile aI social network, sono tanti gli ospedali italiani
che puntano sull'innovazione tecnologica per alleviare il dolore
e le insicurezze dei piccoli malati di tumore e delle loro
famiglie. Per una migliore riuscita della terapia
Computer,
cellulari e videogame sono parte integrante della vita dei
bambini. Ci giocano, fanno i compiti, scoprono il mondo. La
tecnologia è un'amica che conoscono e di cui si fidano. Anche
quando devono affrontare sfide difficili, come il cancro. Ma
oltre a essere di compagnia, la tecnologia può davvero aiutarli
a sopportare la sofferenza della malattia e delle cure? Sì. E
sono tante le esperienze che in Italia utilizzano videogiochi e
applicazioni per smartphone per aiutare i bambini malati e le
loro famiglia a fronteggiare il problema del dolore e della
solitudine. "In Italia ogni anno si ammalano circa
duemila bambini 1.
Oltre il 70% guarisce. Ma non basta".
Il
benessere del paziente è parte fondamentale della cura e della
guarigione. E la tecnologia può essere un'alleata importante. "È
difficile da dimostrare la correlazione diretta tra una maggiore
attenzione alla qualità della vita dei bambini malati di cancro
e la loro guarigione. Ma è vero e scientificamente provato che
in un bambino sereno, l'organismo libera citochine e cortisolo,
sostanze proteiche e ormoni che lo aiutano a sopportare meglio le
cure. E di conseguenza favoriscono la riuscita della terapia. Ben
venga quindi tutto l'aiuto che l'innovazione tecnologica può
apportare".
Cuore
artificiale a un bimbo di 16 mesi a Roma l'intervento senza
precedenti
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Con
un intervento senza precedenti al mondo, è stato impiantato il
più piccolo cuore
artificiale (11
grammi) a un bimbo di soli 16 mesi. L'operazione è stata
eseguita in aprile 2012 all'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di
Roma. Oggi la direzione dell'ospedale ha reso noto che il
piccolo, che in seguito è stato sottoposto a trapianto cardiaco,
è in buone condizioni di salute. Secondo
quanto reso noto da fonti del Bambino Gesù, il cuore artificiale
applicato temporaneamente al bambino è il più piccolo
esistente, ha il peso di 5 monetine da un centesimo ed è
composto da una pompa al titanio di 11 grammi capace di sostenere
una portata fino a 1,5 litri di sangue al minuto. Il dispositivo
è stato applicato d'urgenza al piccolo, affetto da
miocardiopatia dilatativa con una grave infezione del sistema di
assistenza ventricolare che gli era stato impiantato in
precedenza. " Il dispositivo è un prototipo di laboratorio
sviluppato nell'ambito un programma di ricerca americano del
National institutes of health.
Anche
il padre fumatore può danneggiare il DNA del nascituro
Una
ricerca britannica sostiene che non è solo la madre che fuma in
gravidanza a mettere a rischio la salute del figlio: i papà
possono trasmettere allo stesso modo il loro codice "alterato"
Le
donne che fumano durante la gravidanza mettono a rischio la
salute del proprio figlio. Il dato è acquisito da tempo dalla
scienza medica, ora però una nuova ricerca rivela che anche i
padri che erano fumatori al momento del concepimento possono
trasmettere Dna danneggiato, aumentando il rischio per i figli di
malattie tra cui il cancro. La tesi è il punto di arrivo di
uno studio portato avanti dai dell'University of Bradford in Gran
Bretagna, i quali hanno scoperto che dei marker di danni al Dna
contenuto nello sperma o nel sangue del padre al tempo del
concepimento si ritrovano anche nel Dna della prole. "Tramite
dei biomarker molto sensibili - ha spiegato Diana Anderson,
autrice dello studio pubblicato sul Faseb Journal - siamo stati
in grado di determinare il ruolo dell'esposizione al fumo nei
padri prima, dopo e durante il concepimento. Esiste una
correlazione evidente tra biomarker del danno da fumo nei padri e
danni al Dna dei figli. Anche se questo studio - ha aggiunto -
non ha trovato un diretto collegamento, sembra abbastanza
evidente che lo stile di vita del padre abbia una grande
influenza sulla salute genetica del figlio".
Conservazione
delle cellule staminali del cordone ombelicale
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Sebbene
il tema inerente alla conservazione
cellule staminali
del cordone ombelicale sia di grande importanza e attualità, sui
media tradizionali circolano ancora informazioni poco limpide in
merito all'argomento. Cerchiamo di fare chiarezza. Al momento
del parto, i futuri genitori si trovano dinnanzi a una grande
opportunità, quella di conservare le cellule
staminali
presenti nel sangue del cordone
ombelicale del
proprio bambino in una banca
cordone ombelicale.
In Italia, il campione prelevato al momento del parto, secondo la
volontà della famiglia, può essere donato a un istituto
pubblico oppure conservato all'interno di un centro privato
all'estero. Per il momento, il sistema di donazioni pubbliche,
al contrario di quanto avviene nelle biobanche private, non
garantisce il buon esito della domanda di donazione da parte
della famiglia. Questo può avvenire per diverse ragioni, per
esempio perché la struttura non è opportunamente servita da una
biobanca pubblica oppure perché la biobanca
di riferimento, essendo aperta generalmente in orario diurno dal
lunedì al sabato, non è in grado di fornire una copertura
continua 24h su 24, per tutto l'anno.
Perché
i neonati umani sono così indifesi
Nascere
in una fase precoce dello sviluppo forse non è il frutto
dell'evoluzione concomitante di un cervello di grandi dimensioni
e della locomozione bipede, ma la risposta a un'eccessiva domanda
metabolica del feto. Questa precocità potrebbe comunque servire
a ottimizzare le possibilità di sviluppo neuronale cognitivo e
motorio di
Kate Wong
La
spiegazione tradizionale dei nove mesi di gestazione e della
nascita di neonati indifesi è che la selezione naturale avrebbe
favorito il parto in una fase iniziale dello sviluppo fetale per
conciliare le selezione di un cervello di grandi dimensioni con
la selezione della locomozione in postura verticale,
caratteristiche che definiscono entrambe la stirpe umana.
In
questa prospettiva, l'adattamento al bipedismo avrebbe limitato
la larghezza del canale del parto, e di conseguenza le dimensioni
del bambino che può passare attraverso di esso. Secondo i
ricercatori, l'espansione del cervello del feto non sarebbe
stata limitata dalle dimensioni del bacino materno ma da qualche
altro fattore. Questo altro fattore, è il tasso metabolico della
mamma. "Per la madre la gestazione è un pesante fardello
metabolico (misurato in calorie consumate)". I dati relativi
a una vasta gamma di mammiferi suggeriscono che ci sia un limite
a quanto un feto può crescere e diventare energeticamente
dispendioso prima di uscire dal grembo materno. Sulla base di
un'idea nota come ipotesi del crossover metabolico, si ipotizza
che "i vincoli energetici della madre e del feto sono i
determinanti principali della lunghezza della gestazione e della
crescita fetale negli esseri umani e tra i mammiferi”. Dopo
nove mesi o giù di lì, le esigenze metaboliche di un feto umano
minacciano di superare la capacità della madre di soddisfare sia
il proprio fabbisogno energetico sia quello del bambino, e quindi
avviene il parto. Gli
Autori citano la possibilità che il momento della nascita di
fatto ottimizzi lo sviluppo neuronale cognitivo e motorio."Forse
i neonati umani sono adattati per assorbire tutto questo
materiale culturale e forse nascere prima permette di farlo.
Forse, se sei un animale culturale, è meglio nascere prima." (La
versione originale di questo articolo è apparsa su
scientificamerican.com
il 28 agosto 2012. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti
riservati)
Antinfiammatori.
Aifa declassa il Nimesulide. Rimborsabile solo in caso di dolore
acuto
L'Aifa
(Agenzia italiana del farmaco) ha declassato il nimesulide, che
diventa rimborsabile dal Servizio sanitario nazionale solo in
caso di dolore acuto.
I medici potranno prescriverlo quindi solo per trattamenti di
breve durata, e non piu' per un uso sistemico nell'osteoartrosi
dolorosa. E' quanto dispone l'aggiornamento della
nota 66 dell'Aifa sulla prescrizione dei farmaci antinfiammatori
a
carico del Ssn, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. L'Ema
(l'Agenzia regolatoria europea sui farmaci) ritiene che l'uso
sistemico del farmaco per l'osteoartrite dolorosa, che e' una
condizione cronica, ''comporterebbe un uso a lungo termine con un
conseguente aumento del rischio di danno epatico''. Sono stati
segnalati infatti casi di insorgenza di insufficienza epatica
fulminante in coincidenza con l'uso del farmaco. La nota Aifa
conferma invece le limitazioni per gli altri principi attivi
antinfiammatori non steroidei, che potranno essere prescritti a
carico del Ssn solo in presenza di artropatie su base
connettivitica, osteartrosi in fase algica o infiammatoria,
dolore neoplastico, e attacco acuto di gotta.
Cannabis.
La marijuana fa male al cervello? Sì, ma solo nell'adolescenza
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La
dipendenza da marijuana nell'adolescenza potrebbe avere
conseguenze inimmaginate sull'intelligenza, abbassando il
quoziente intellettivo fino a 8 punti. A dirlo è uno studio
pubblicato su Pnas e condotto dalla Duke University su
un campione di neozelandesi che hanno iniziato a fare uso di
cannabis prima dei 18 anni: a seguito della dipendenza, i
partecipanti presentavano un declino del QI pari a 8 punti,
registrato nei test effettuati regolarmente dall'età di 13
anni a quella di 38. Il danno non sembrava invertirsi nel caso si
smettesse di assumere la sostanza psicotropa, tuttavia, si
presentava solo nelle persone che avevano iniziato a far uso di
marijuana in età particolarmente giovane. Il che, spiegano
gli esperti, è in linea anche con studi precedenti effettuati
sugli animali, che riguardano non solo la cannabis, ma anche la
nicotina, l'alcool e la cocaina: l'esposizione a queste
sostanze prima del completo sviluppo del cervello quando è
ancora vulnerabile perché ancora soggetto a cambiamenti e
rimodellamenti”. Sebbene 8 punti nel quoziente
intellettivo potrebbero forse sembrare pochi, le conseguenze
secondo l'autrice potrebbero essere importanti. “Un quoziente
intellettivo più alto è genericamente correlato a un'educazione
migliore e a uno stipendio più alto, nonché a una vita più
longeva”, ha detto. In ogni caso, il messaggio è
semplice: fumare marijuana quando si è troppo piccoli fa
male. Il momento di maggiore vulnerabilità è l'adolescenza”.
“Non è l'uso cronico a causare danni, ma l'uso cronico in
età giovanile.
Medicinali
e caramelle possono confondersi: lo dicono i bambini
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I
medicinali vanno tenuti fuori dalla portata dei bambini.
Vero. Ma non solo da loro. Negli Usa, più di un bambino su 4 tra
i 2 e i 6 anni non distingue le medicine dalle caramelle. E non
solo: dalla ricerca emerge anche che l'incapacità riguarda anche
1 insegnante su 5. Lo studio è stato condotto in una scuola
elementare, 2 alunne aiutate dal padre di una di loro, medico al
Cincinnati Children's Hospital Medical Center, hanno così
rifornito la scuola di un armadietto
provvisto di diversi tipi di medicinali stipati assieme a un
numero equivalente di confezioni di caramelle.
Hanno poi scelto in modo casuale 30 insegnanti e 30 studenti e
hanno chiesto loro di distinguere i primi dalle seconde, tenendo
conto del fatto che molti dei bambini più piccoli erano già in
grado di leggere. Dallo studio è emerso che i giovani studenti
sono stati in grado di distinguere correttamente le medicine
dalla caramelle nel 71% dei casi, gli insegnanti nel 78%, appena
un 7% in più. Il
livello più alto di confusione è stato registrato nei bambini
che non sanno leggere.
ªLe caramelle più frequentemente scambiate per medicine sono
quelle di forma circolare, simili in colore e lucentezza e senza
segni particolari». I partecipanti sono poi stati intervistati
sulle modalità di conservazione e sull'utilizzo delle medicine
in casa propria: ed è emerso che, sia nel caso degli insegnanti
che degli studenti, 8
persone su 10 hanno affermato di avere, in casa, farmaci
facilmente raggiungibili e alla portata di tutti.
In conclusione: educare le famiglie a conservare i medicinali in
sicurezza e in modo che siano chiaramente distinguibili in quanto
tali può aiutare a ridurre i casi di ingestione accidentale.
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