Troppi
antibiotici ai bimbi. Europa divisa
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Europa
spaccata a metà nel corretto utilizzo degli antibiotici,
soprattutto per i bambini. Se al Nord, in Paesi come Inghilterra,
Germania e Belgio, si utilizzano meno e meglio, più
indietro rimangono Paesi come Italia, Grecia e Spagna. Nel nostro
Paese il consumo di antibiotici arriva a circa il 38%,
posizionandoci al penultimo posto, dopo Portogallo (28.5%) e
Spagna (37,7%). Medaglia nera alla Grecia, con un utilizzo che
raggiunge il 40%. Questi i dati del progetto ARPEC.

Pesce
Sì, pesce no. Mercurio in gravidanza può causare
l’ADHD nel bambino.
Mangiare
o non mangiare pesce in gravidanza? La questione è
dibattuta per via dei pro e dei contro.
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Anche
una lieve esposizione al metilmercurio nelle donne in
gravidanza pare possa causare la sindrome da iperattività
e deficit di attenzione nel bambino. Tuttavia, l’assunzione
di pesce, che può contenere mercurio, è stata
associata una riduzione del rischio. Il metilmercurio, un tipo di
mercurio organico, è più volte stato associato
all’ADHD, la sindrome da iperattività e deficit
dell’attenzione. Questo tipo di mercurio può essere
assunto per mezzo del consumo di pesce, che ormai ne è da
molto tempo contaminato. Tuttavia, lo stesso pesce contiene
elementi nutritivi salutari come, per esempio, gli acidi grassi
essenziali omega 3 che sono considerati avere un ruolo di primo
piano nello sviluppo cerebrale del feto. Ora, la questione si fa
complicata: se da un lato le autorità sanitarie come l’FDA
americana o la US Environmental Protection Agency hanno
raccomandato alle donne in gravidanza di limitare il consumo di
pesce per non esporre il nascituro al mercurio; dall’altro
è stato appunto dimostrato che il pesce fa bene al
nascituro. Come se ne esce da questo impiccio? Alla domanda hanno
tentato di rispondere i ricercatori della Boston University
School of Public Health con uno studio i cui risultati sono
stati pubblicati sulla rivista Archives of Pediatrics &
Adolescent Medicine.
Per
dipanare la matassa della questione mercurio Sì/mercurio
No, la dottoressa Sharon K. Sagiv e colleghi della BU hanno
analizzato i dati relativi al New Bedford birth cohort che
comprendevano informazioni su un gruppo di bambini nati tra il
1993 e il 1998. Le informazioni raccolte e analizzate
riguardavano i livelli di mercurio riscontrati nei capelli delle
donne incinte e l’assunzione di pesce prenatale, che
dovevano essere confrontate con i comportamenti dei bambini
correlati all’ADHD all’età di 8 anni. «In
questo studio di coorte prospettico sulla popolazione, i livelli
di mercurio nei capelli sono stati costantemente associati con i
comportamenti correlati all’ADHD, tra cui disattenzione e
iperattività o impulsività. Abbiamo anche scoperto
che un maggiore consumo prenatale di pesce è stato invece
protettivo per questi comportamenti». «In sintesi,
questi risultati suggeriscono che l’esposizione al mercurio
prenatale è associata a un più alto rischio di
comportamenti correlati all’ADHD, e il consumo di pesce
durante la gravidanza è associato a un minor rischio di
questi stessi comportamenti. Tuttavia, anche una singola stima
per la combinazione di questi effetti benefici contro gli effetti
dannosi nei confronti del consumo di pesce non è possibile
con questi dati – sottolineano infatti i ricercatori –
Questi risultati sono coerenti con una crescente letteratura che
mostra il rischio di esposizione al mercurio e i benefici del
consumo materno di pesce sullo sviluppo del cervello del feto, e
sono importanti per le raccomandazioni dietetiche per le donne
incinte».
Usa:
Pediatri: nessuna prova su benefici degli alimenti bio
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Washington,
23 ott. (TMNews) - Nessuno studio scientifico ha dimostrato
finora i benefici nutrizionali apportati ai bambini dagli
alimenti biologici rispetto a quelli convenzionali. E' quanto si
legge in un rapporto dell'American Academy of Pediatrics
(AAP), in cui i pediatri americani raccomandano piuttosto il
consumo di una grande varietà di prodotti alimentari,
biologici o meno.

Artrite
reumatoide e salute dentale: c’è un legame
Ricercatori
scoprono che c'è un legame tra la salute della bocca e
l'artrite reumatoide, e viceversa
La
salute del cavo orale e l’artrite reumatoide pare siano
collegate: da un lato chi soffre di artrite può essere
soggetto a caduta dei denti e dall’altro la malattia
parodontale può essere causa dell’artrite
reumatoide.
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Il
legame tra l’artrite reumatoide e la salute di denti e
gengive non solo sembra esserci, ma pare sia anche ambivalente.
Accade così che chi soffre di artrite reumatoide possa
essere soggetto alla caduta dei denti e chi soffre di una
malattia parodontale sia soggetto a sviluppare i sintomi
dell’artrite reumatoide. Ad aver scoperto questo legame è
un nuovo studio a opera della dottoranda Melissa Cantley, insieme
ai professori David Haynes e Bartold Mark, ricercatori
dell’Università di Adelaide. Gli scienziati
australiani, utilizzando un modello animale, hanno potuto
constatare come vi fosse un’influenza congiunta tra
l’infiammazione dei tessuti e il tipo di malattia che
interessa le gengive. L’artrite reumatoide si caratterizza
per l’infiammazione, la perdita di tessuto osseo e
cartilagine a causa di un attacco indotto dalla patologia ai
tessuti sani e le articolazioni da parte del sistema immunitario.
La condizione si contraddistingue anche per il dolore che
l’accompagna e la riduzione della normale funzione
articolare.
Il
commento della ricercatrice segue i risultati emersi nello studio
che mostravano come vi fosse una chiara perdita di densità
e massa ossea nelle articolazioni dei ratti affetti unicamente da
una malattia parodontale. E, allo stesso modo, si è
riscontrata una perdita della densità e massa ossea nella
bocca dei ratti affetti soltanto dall’artrite reumatoide. I
risultati mostrano pertanto che gli effetti delle due malattie
sono in qualche modo collegati.
Dopo
questa scoperta, i ricercatori sono impegnati in studi clinici
per determinare se il trattamento della parodontite può
aiutare a ridurre i sintomi legati all’artrite, e
viceversa. Quello che tuttavia emerge dallo studio e che spesso
malattie all’apparenza completamente diverse possono invece
avere un collegamento. In questo modo potrebbe essere possibile
che scoprendo o migliorando una cura per un tipo di malattia si
possa intervenire anche su un’altra.
Mezzo
milione di euro a 67 medici: così un’azienda
favoriva i propri farmaci
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ROMA
- E' un'operazione "medici puliti": 67 dottori in 15
diverse regioni sono indagati per aver ricevuto dall'azienda
farmaceutica Sandoz somme di denaro, viaggi all'estero e oggetti
di valore con l'obiettivo di incrementare le vendite di alcune
tipologie di farmaci. L'inchiesta riguarda in special modo i
pazienti pediatrici: i medici prescrivevano dosaggi ben al di
sopra delle indicazioni terapeutiche per aumentare gli incassi.
Tra i farmaci prescritti illegalmente ci sarebbero anche ormoni
della crescita.
Nel
corso delle indagini è stata scoperta l'esistenza di una
rete formata da dodici informatori scientifici e dirigenti della
casa farmaceutica Sandoz incaricata di prendere accordi con i
camici bianchi.
Gli
informatori avrebbero sollecitato i medici indagati (tra cui
anche specialisti in nefrologia e endocrinologia) ad aumentare le
prescrizioni di alcuni farmaci, con l'inserimento in terapia di
nuovi pazienti. "In alcune circostanze - sottolineano gli
investigatori - i medici non esitavano ad aumentare le somme
pretese" e "alti dirigenti dell'industria farmaceutica
incontravano personalmente i medici".
Per
giustificare lo scambio di denaro gli informatori scientifici
producevano false documentazioni che attestavano le somme per
attività di consulenza o di studio, di contributi a
congressi o seminari e viaggi per partecipare a meeting
internazionali.
Più
giovani con infarto, droga tra cause
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Sempre
più giovani sono colpiti da patologie cardiovascolari e
l'uso di droghe, soprattutto cocaina, amplifica il rischio di
infarto. E' emerso al convegno degli esperti italiani di medicina
cardiovascolare.
I
dati italiani indicano in 235.000 i decessi annuali per malattie
cardiovascolari: una persona ogni quattro minuti subisce un
attacco cardiaco e uno su quattro non sopravvive. Ma ciò
che preoccupa maggiormente gli specialisti è l'insorgenza
di simili eventi tra i giovani.
“Mal
d'autunno” colpisce anche i bambini
Gli
esperti: rallentare i ritmi e mangiare cibi di stagione
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ROMA
- Sono più stressati, ansiosi e stanchi del solito, tanto
che in molti casi perdono persino l'abitudine al gioco. Insomma,
anche i bambini sono vittime del ''mal d'autunno'', quello che
colpisce nel momento in cui riprendono a pieno ritmo le attività
frenetiche della vita di tutti i giorni e il maltempo incupisce
l'umore, contribuendo a rendere tutto più difficile. Con
giornate organizzate fin nei minimi dettagli, nelle quali non c’è
praticamente nessun momento libero tra scuola e attività
extra scolastiche, i più piccoli manifestano i sintomi del
loro malessere con l’iperattività o in alcuni casi
con il suo esatto contrario, l'apatia, la noia, come spiega la
dottoressa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta.
''Il
primo consiglio da dare ai genitori è perciò quello
di osservare il comportamento dei bambini a scuola, a casa e
soprattutto quando giocano con i loro amici, perché' è
il momento in cui sono più spontanei; se si avverte
un cambiamento nel loro modo di agire allora è il momento
provare a rallentare i ritmi ''. E' importante, spiega la
dottoressa, che il carico di impegni giornalieri non sia ridotto
solo per i bambini ma anche per i genitori, perché' il
rischio è che i più piccoli altrimenti vivano di
riflesso lo stress degli adulti''. ''Prendere il tempo per fare
una passeggiata all'aria aperta il pomeriggio, oppure per leggere
una favola con la tv spenta la sera, è fondamentale per il
benessere del bambino, lo aiuta a rilassarsi'' spiega ancora la
specialista.
La
cura dei bambini e del loro ''mal d'autunno'' passa anche da una
corretta alimentazione, a partire dalla prima colazione, come
evidenzia Gian Vincenzo Zuccotti, direttore della Clinica
pediatrica Luigi Sacco di Milano. ''E' fondamentale ricavare il
tempo per farla con calma al mattino, perché' da energia e
aiuta il bimbo ad arrivare fino allo spuntino di metà
mattinata senza calo di zuccheri''. ''La colazione ideale è
quella che fornisce il 15-20% dell'apporto calorico giornaliero
complessivo ed è composta da latte o yogurt, cereali e un
frutto'' . A pranzo e a cena, invece, ''cibi di stagione,
cercando di variare il più possibile l'alimentazione e
facendo scegliere anche al bambino cosa desidera mangiare''
Alcol
e droga, 1 milione di adolescenti a rischio
30
mila l'anno tentano suicidio; i dati al congresso di psichiatria
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(ANSA)
- MILANO, si stima che in Italia un milione di ragazzi e
ragazze fra 14 e 18 anni faccia uso di alcol o di droghe,
rischiando di scivolare nella dipendenza, mentre sono 30 mila i
giovani che ogni anno, in preda al disagio di vivere, tentano di
togliersi la vita. E 120 di loro purtroppo ci riescono. Sono le
drammatiche cifre rese note dagli psichiatri riuniti a Milano per
il 46/o Congresso nazionale della Società Italiana di
Psichiatria (Sip).
In
particolare, i dati indicano che circa il 20% dei giovani dai 15
ai 34 anni ha fatto o fa uso di ecstasy, il 23% ha provato la
cannabis, il 2% la cocaina.
Inoltre,
otto ragazzi su 10 bevono alcol, che è considerato il
principale fattore di rischio di invalidità e di mortalità
prematura per i giovani. Secondo il World Health Report infatti
l'eccesso di alcol è la causa di un decesso su quattro
nella fascia d’età fra 15 e 29 anni. Il consumo di
alcol in giovane età si associa poi a un maggior rischio
di abuso di sostanze stupefacenti e disturbi depressivi nella
vita adulta; e secondo l'Istat, nella fascia fra i 14 e i 16 anni
si stanno registrando i maggiori incrementi nel consumo di
bevande alcoliche.
''Alcol
e sostanze - osserva Massimo Clerici, docente di Psichiatria
all’Università di Milano-Bicocca - vanno spesso a
sommarsi ai disagi psicologici degli adolescenti: uno su tre
soffre di ansia, quasi il 15% di disturbi dell'umore. In alcuni
casi sono proprio le sostanze stupefacenti a portare a galla il
malessere psichico, in altri casi accade il contrario. Ma quando
i fattori si sommano, l'effetto può essere devastante e
portare a comportamenti aggressivi verso di se' o verso gli
altri. Così si stima che dal 5 al 15% degli adolescenti
pensi al suicidio, mentre ogni anno tenta di togliersi la vita
circa l'1% dei ragazzi, il 10% ci riprova nel giro di sei mesi,
il 40% entro meno di due anni. I decessi per suicidio sono 120
all'anno, con i ragazzi in numero sei volte maggiore rispetto
alle ragazze''.
L’età
adolescenziale è una 'terra di mezzo', per cui ne' i
servizi di neuropsichiatria infantile, per lo più gestiti
da pediatri, ne' i servizi psichiatrici per adulti sanno dare una
risposta ideale. Servirebbe una razionalizzazione delle risorse e
la creazione di centri dedicati all'adolescenza, anche perché'
intercettare il disagio prima possibile è fondamentale per
riuscire a risolverlo''.
Sonno,
per adolescenti ideali 9 ore a notte
E'
quanto emerge da una ricerca canadese
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ROMA
- Gli adolescenti hanno bisogno di dormire circa nove ore al
giorno, per non incorrere nel corso della loro vita in problemi
di colesterolo e pressione alta. La conferma arriva da una
ricerca svolta dall'Hospital for Sick Children di Toronto
pubblicata sulla rivista Canadian Medical Association Journal.
Gli studiosi hanno studiato, tramite un questionario, le
abitudini di sonno di 4100 ragazzi, scoprendo che quelli in
debito di sonno perché' restavano svegli fino a tarda
notte, dormivano male o facevano incubi in molti casi era obesi e
presentavano già le prime avvisaglie di fattori di rischio
cardiaco come il colesterolo alto e l'ipertensione. I ricercatori
hanno poi evidenziato come gli adolescenti, anche quelli con
sonno regolare, dichiarassero di dormire al massimo sette ore a
notte, mentre sarebbe consigliato dormire per nove, stando
attenti soprattutto a non considerare "scorta" gli
scampoli di sonno in più nel weekend. Per questo il
consiglio, dato in particolar modo ai genitori, è quello
di rimuovere tutto ciò che può essere "stimolante"
dalla stanza: quindi via la tv, il computer e il telefono
cellulare, in modo da provare a far si che l'ambiente circostante
concili il sonno
È
l'inconscio a innescare l'effetto placebo
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Il
miglioramento o il peggioramento delle condizioni di salute in
seguito alla somministrazione di una sostanza inerte non sono
legati a un'aspettativa cosciente, ma alla risposta di alcune
strutture cerebrali che sono in grado di elaborare gli stimoli
prima che arrivino alla nostra coscienza (red)
È
la mente inconscia, e non le aspettative coscienti, a innescare
l’effetto placebo: lo ha stabilito uno studio condotto
presso il Massachusetts General Hospital e il Beth
Israel Deaconess Medical Center della Harvard Medical School,
ora pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of
Sciences”. Finora si pensava che le risposte placebo
fossero legate a convinzioni o pensieri coscienti e che l'effetto
positivo di una pillola priva di qualunque principio attivo fosse
legato all'aspettativa di un miglioramento o, nel caso
dell'effetto nocebo, di un peggioramento. Gli studi di
neuroimaging del cervello umano hanno però indicato che
alcune strutture, come lo striato e l'amigdala, possono elaborare
stimoli in ingresso – in particolare di ricompensa o di
minaccia - prima che questi raggiungano la coscienza, e quindi
possono mediare effetti cognitivi e comportamentali di cui non si
è consapevoli. A influenzare i risultati, ha osservato Ted
Kaptchuk, coautore dello studio, "non è ciò
che i pazienti pensano che accadrà ma quello che anticipa
la mente inconscia, qualunque siano i pensieri coscienti. Questo
meccanismo è automatico, veloce e potente, e non dipende
da giudizi o valutazioni deliberate”. La cosa più
importante, tuttavia, ha sottolineato Jian Kong, autore senior
della ricerca, "è che lo studio offre un modello
unico per effettuare ulteriori indagini sui meccanismi placebo e
nocebo usando metodologie come l'imaging cerebrale." |