Indice
di massa corporea (BMI) superato. Arriva il nuovo conto
Sbaglia
a calcolare il grasso di persone alte e basse
I
ricercatori della Oxford University hanno aggiornato il calcolo
del BMI, l’indice di massa corporea usato per calcolare lo
stato di “peso forma”, con una nuova formula più
accurata che identifica la quantità di grasso effettiva
del proprio corpo. Il calcolo classico (peso/altezza al quadrato)
è una semplice operazione matematica che risale al 1830,
ideata dallo scienziato belga Adolphe Quetelet. ‘‘Si
tratta di una stima approssimativa che non tiene conto delle
persone basse e di quelle molto alte’’ spiega Nick
Trefethen docente di analisi numerica all’università
di Oxford e autore del nuovo calcolo ‘‘Il nostro
algoritmo è invece preciso perché’ bilancia
più accuratamente il peso con l’altezza’’.
Il nuovo calcolo, più complesso rispetto al precedente si
realizza così: 1,3 moltiplicato per il peso; il risultato
deve essere diviso per l’altezza elevato a 2,5.
‘‘Con
il calcolo classico i bassi pensano di essere più magri
del reale e i molto alti credono di essere più grassi di
quanto non siano in realtà. Si tratta di un conto che
andava bene in tempi in cui non esistevano i calcolatori. Col
nuovo calcolo’’, precisa il matematico, ‘‘chi
misura meno di 1 metro e 52 guadagna 1 punto di BMI (e risulterà
quindi più grasso) chi si avvicina ai 2 metri di altezza
perde 1 punto (risultando quindi al calcolo con meno grasso)’’.
(ANSA).
Con
divieto fumo in luoghi pubblici -3% parti prematuri
Studio
belga su 600mila nascite
Vai
alla fonte
MILANO-
L’entrata in vigore del divieto di fumare in luoghi
pubblici ha ridotto almeno del 3% il numero di bambini nati
prematuramente. E’ quanto ha rilevato uno studio pubblicato
sul British Medical Journal.
La
ricerca, condotta in Belgio e che ha preso in esame i dati su
600mila nascite, ha individuato tre cali successivi nelle nascite
pretermine, ognuno dei quali si è verificato dopo
l’introduzione di un bando rispetto alle sigarette. In
Belgio, i luoghi pubblici e di lavoro sono stati infatti i primi
a introdurre nel 2006 aree senza fumo, seguiti dai ristoranti nel
2007 e i bar che servono cibo nel 2010. Così si è
visto che le nascite premature sono calate ogni volta,
soprattutto dopo il bando di ristoranti e bar. Dopo il 2007 e
2010 la riduzione ogni volta è stata del 3%. Che
complessivamente corrisponde a un calo di 6 bambini prematuri
ogni 1000 nascite. Prima dell’entrata in vigore del bando,
invece, non è stato riscontrato un fenomeno simile. Un
effetto che non può essere spiegato da altri fattori, come
l’età materna, lo status socioeconomico o
l’inquinamento dell’aria.
‘‘Poiché
i divieti sono entrati in vigore in tre diversi momenti - spiega
Tim Nawrot, coordinatore dello studio - possiamo dimostrare uno
schema di riduzione del rischio di nascite pretermine, oltre al
fatto che il divieto di fumo ha benefici sulla salute fin
dall’inizio della vita’’.
Antibiotici
possono salvare decine migliaia bimbi malnutriti
(ANSA)
Se ai bambini malnutriti viene dato oltre al cibo anche un
antibiotico la loro mortalità si riduce quasi alla metà.
Lo ha scoperto uno studio pubblicato dal New England Journal of
Medicine, secondo cui con una spesa di pochi dollari si
potrebbero salvare decine di migliaia di persone. Lo studio della
Washington University di St. Louis è stato fatto in
Malawi, dove circa 2800 bambini malnutriti sono stati divisi in
tre gruppi, due con due diversi antibiotici e uno con un placebo
in aggiunta alle razioni di cibo ‘terapeutico’ a base
di burro di arachidi. Il tasso di mortalita’ nel gruppo con
il placebo è risultato essere del 7,4%, mentre
l’antibiotico cefdinir è riuscito a portarlo al 4,1,
con una riduzione del 40%.
A
determinare il fallimento dei trattamenti di alcune forme di
malnutrizione, afferma un altro articolo dello stesso gruppo
pubblicato da Science, potrebbe essere un cambiamento della flora
batterica dei bimbi che non sono alimentati a sufficienza: "I
microbi nell’intestino di questi bambini non sono quelli
che contraddistinguono una sana maturazione - spiega Jeffrey
Gordon, uno degli autori - il cibo ‘terapeutico’ da’
un certo miglioramento, che però sparisce al termine della
terapia".
A
rischio depressione figli genitori iperprotettivi
Studio
su 297 ragazzi in Usa, fenomeno in crescita
Vai
alla fonte
Essere
iperprotettivi nei confronti dei figli, anche se cresciuti, mette
a rischio i ragazzi esponendoli alla depressione. Lo rivela una
ricerca pubblicata sul Journal of Child and Family Studies.
In
America i genitori troppo ansiosi vengono definiti ‘genitori
elicottero’ perché’, come elicotteri,
supervisionano ogni passo dei figli. Ma l’aumento dei
genitori iperprotettivi è andato di pari passo con
l’insorgenza di un’ansia diffusa tra i bambini. Il
fenomeno sta diventando così diffuso e preoccupante che
Holly Schiffrin della University of Mary Washington in Virginia
ha deciso di studiarlo perché’, spiega, ‘‘questo
eccesso di coinvolgimento dei genitori alla fine può
creare una generazione di giovani deboli e privi di autonomia,
completamente incapaci di sopravvivere in un mondo sempre più
competitivo’’. L’esperta ha studiato i
comportamenti di 297 ragazzi che si preparavano ad entrare
all’università, chiedendo a ciascuno che stile
genitoriale avesse la madre. Il campione è stato poi
valutato da un punto di vista psicologico ed è emerso che
coloro i cui genitori erano super-protettivi sono più
inclini alla depressione e ad essere insoddisfatti della propria
vita.
A
Roma fisioterapia per fibrosi cistica con la Xbox
Vai
alla fonte
(ANSA)
Arriva anche nel Lazio il progetto ‘Vivi Wireless’,
per far fare ai pazienti malati di fibrosi cistica esercizio con
la console XBox. Lo hanno annunciato i due centri di Roma, il
Dipartimento di Pediatria dell’Azienda Ospedaliera
Policlinico Umberto I e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù,
che accoglieranno l’iniziativa.
La
fibrosi cistica, la più comune tra le malattie genetiche
che in Italia colpisce circa 5mila persone, richiede almeno due
ore al giorno di fisioterapia, ginnastica respiratoria e altri
esercizi. Grazie al progetto, nato dalla collaborazione fra la
Lega Italiana Fibrosi Cistica e Novartis, i pazienti avranno a
disposizione la console e alcuni dei giochi per l’attività
fisica già in commercio, che secondo alcune ricerche sono
equivalenti, ma più graditi, rispetto a quelli ‘classici’:
‘‘Questo dono - spiega Vincenzina Lucidi del Bambino
Gesù - si inserisce in una strategia di terapia preventiva
e riabilitativa che, associata alle tecniche di disostruzione
bronchiale, ha dimostrato di essere utile nel rallentare
l’evoluzione dell’insufficienza respiratoria di
questi pazienti’’.
Il
progetto potrebbe avere anche un risvolto ‘di ricerca’:
‘‘Uno degli obiettivi del prossimo futuro - spiega
Giuseppe Cimino dell’Umberto I - è monitorare nel
tempo i pazienti affetti da FC non solo continuando il follow up
tradizionale, ma aggiungendo un controllo nel tempo delle
prestazioni psico fisiche’’.
Bambini
ammalati, ma non abbandonati.
Vai
alla fonte
In
ospedale hanno diritto a giocare, riposare, leggere libri e
ricevere istruzione. Così prevede il Codice del diritto
del minore alla salute e ai servizi sanitari presentato al
ministero della Salute, redatto da un gruppo di lavoro che si è
costituito nel 2008 per iniziativa dell’Istituto Nazionale
per i Diritti dei Minori in collaborazione con pediatri,
infermieri e Ospedali pediatrici. L’assistenza ai più
piccoli, senza discriminazioni fondate su razza, colore, lingua e
religione - prevede il Codice - dev’essere mirata e
affidata a medici e infermieri con specializzazioni in pediatria
o medicina dell’adolescenza. I bambini hanno anche diritto
all’ascolto e alla partecipazione e quando sono ricoverati
devono poter continuare a vedere il più possibile mamma e
papà. Sono previsti anche altri principi come l’accesso
dei bimbi alla terapia del dolore e alle cure palliative. ‘‘Il
codice è un passo avanti significativo perché’
definisce i diritti irrinunciabili di salute per tutti i piccoli
degenti-precisa Paolo Siano, presidente dell’associazione
culturale pediatri- il testo dev’essere recepito in tutto
il territorio del nostro Paese’’.
Adolescenti
sempre più dipendenti da Rete, spopola ‘sindrome
Hikikomori’
Cresce
in Italia la web-dipendenza negli studenti tra gli 11 e 16 anni.
Secondo le ultime rilevazioni, 240mila ragazzini e adolescenti
italiani passano mediamente più di tre ore al giorno
dinanzi al pc, e ormai sono sempre più diffusi disturbi
gravi come la sindrome di Hikikomori (una sorta di isolamento
sociale), prima presente solo in Giappone. A segnalare il
fenomeno è la Fnomceo (Federazione italiana degli ordini
dei medici) dal suo sito.
La
sindrome di Hikikomori è una dipendenza che riguarda
diversi adolescenti e si traduce in un isolamento sociale,
caratterizzato dalla costante presenza sul computer dall’uscita
di scuola fino a tarda notte. Presente in Giappone dalla seconda
metà degli anni ottanta, dagli anni duemila si è
diffuso anche in Usa e Europa. Questi bambini e adolescenti
frequentano la scuola con un profitto sufficiente e poi vengono
completamente assorbiti dalla realtà parallela, non hanno
amici se non la playstation o il computer, e trascorrono 10-12
ore quotidianamente in una dimensione virtuale.
‘‘Purtroppo
di questo le istituzioni italiane - rileva la Fnomceo - non
sembrano preoccuparsi ed è un limite evidente, giacche’
la realtà sociale è fatta anche e soprattutto di
queste problematiche’’. Questi adolescenti non sono
autistici, ne’ soffrono di fobia scolare, secondo i medici:
‘‘il più delle volte riescono a raggiungere la
sufficienza nelle materie scolastiche, confermando che
frequentano l’ambiente didattico come una sorta di obbligo,
e poi si ritirano dal mondo reale per calarsi completamente in
quello virtuale’’. ‘‘E’ una delle
forme emergenti di dipendenza che deve essere affrontata e
prevenuta innanzitutto attraverso la conoscenza del fenomeno che
è ancora sottaciuto’’.
Sindrome
di Down. Dal tè verde una molecola che potrebbe ridurre il
deficit cognitivo
Vai
alla fonte
Uno
studio italiano ha rilevato miglioramenti nella funzionalità
bioenergetica mitocondriale, compromessa nella sindrome di Down,
grazie ad una sostanza estratta dalla pianta. La molecola potrà
essere utile nell’attenuare l’insorgenza di alcune
gravi manifestazioni cliniche della sindrome.
Il tè
verde, o meglio una molecola da esso estratto, potrebbe essere
utile per migliorare il deficit cognitivo associato alla sindrome
di Down: si tratta dell’epigallocatechina-3-gallato (Egcg),
una molecola di origine naturale della famiglia dei polifenoli,
che secondo uno studio condotto da ricercatori dell’Istituto
di biomembrane e bioenergetica del Consiglio nazionale delle
ricerche (Ibbe-Cnr) di Bari potrebbe svolgere un’azione
cellulare utile per ridurre alcuni fattori che concorrono ai
sintomi della malattia. I risultati della ricerca sono pubblicati
su ‘Biochimica et Biophysica Acta-Molecular Basis of
Disease’.
Sono
trascorsi più di 50 anni dall’individuazione della
causa genetica della sindrome di Down (Ds), ovvero la presenza di
una terza copia del cromosoma 21, ma i meccanismi molecolari
mediante i quali tale alterazione genetica produce il quadro
clinico della malattia sono ancora poco chiari. Di certo, nei
pazienti aumenta lo stress ossidativo ed è fortemente
compromessa la funzionalità mitocondriale, fattori
importanti del deficit cognitivo associato a questa sindrome. Lo
studio italiano compie oggi un avanzamento importante nella
comprensione di tale processo: "Trattando con Egcg cellule
della pelle (fibroblasti) e del sangue (linfoblastoidi, derivati
dei linfociti), ottenute da soggetti Down in diverse fasi di
sviluppo abbiamo osservato una riattivazione funzionale dei
complessi respiratori mitocondriali, un incremento della
produzione da parte dei mitocondri di adenosina trifosfato (Atp),
cioè la principale fonte di energia cellulare, una
diminuzione dei livelli di specie reattive dell’ossigeno
(Ros) e un aumento del numero dei mitocondri.
L’alterata
funzionalità mitocondriale nei pazienti sembrerebbe essere
proprio una delle cause determinanti del deficit intellettivo e
della neuro-degenerazione precoce che caratterizzano la malattia.
Lo studio su questa molecola naturale "potrà essere
utile nell’attenuare l’insorgenza di alcune gravi
manifestazioni cliniche della sindrome, aiutando a migliorare le
condizioni di vita dei pazienti", ha continuato Rosa Anna
Vacca ricercatrice dello stesso Istituto. Tra l’altro,
l’Egcg è disponibile in commercio, nota per le sue
proprietà antitumorali e antinfiammatorie ed è già
testata sull’uomo".
"In
questo studio abbiamo inoltre individuato che tale molecola
migliora notevolmente la funzionalità bioenergetica
mitocondriale con un’azione selettiva su vie di
segnalazione cellulare che abbiamo dimostrato essere compromesse
nella sindrome di Down", ha poi concluso Vacca. "Questi
risultati costituiscono pertanto una valida piattaforma
sperimentale e teorica per applicazioni cliniche e propongono
l’Egcg come possibile candidato per il trattamento di
questa patologia. Nel prosieguo dello studio ci proponiamo di
analizzare le performance bioenergetiche su modello animale per
poi passare alla fase clinica".
Come
curare il mal di testa ai piccoli?
Uno
studio rivela che i farmaci “finti” hanno spesso la
stessa efficacia di quelli veri
Vai
alla fonte
I
prodotti placebo hanno la stessa efficacia, per le emicranie dei
bambini, della maggior parte dei farmaci. Lo ha scoperta una
ricerca condotta dalla Cleveland Clinic che è stata
pubblicata sulla rivista JAMA Pediatrics. Lo studio conferma
anche indirettamente una sensazione che quasi tutte le mamme
hanno: i bambini stanno bene se sono sereni e felici. In caso
contrario sono spesso sopraffatti dal mal di pancia, o dal mal di
testa: se si tranquillizzano, con le coccole, con l’eliminazione
della fonte di angoscia o anche grazie al placebo, il male
passa. Gli scienziati hanno scoperto che sono due farmaci
per adulti contro l’emicrania riuscivano a ridurre
effettivamente la frequenza delle emicranie meglio di un placebo
nei bambini. E anche in questi casi l’effetto era molto
piccolo. In realtà in ogni caso nessun farmaco è
stato ancora rigorosamente testato e approvato per prevenire
l’emicrania nei bambini, così spesso i dottori
prescrivono farmaci usati egli adulti. «Tutti i farmaci
nella nostra analisi si sono mostrati efficaci nelle emicranie
degli adulti ma hanno dato pochi benefici ai bambini» ha
spiegato Jeffrey Jackson, che ha condotto lo studio. Nella
ricerca, gli studiosi hanno esaminato 21 trial che confrontavano
farmaci con placebo. Solo il topiramato e il trazodone mostravano
di ridurre la frequenza delle emicranie nei bambini: gli altri
medicinali preventivi, come la flunarizina, il propanolo e il
valproato, non era di nessun aiuto.
Bimbi
sottopeso, aumentano ma preoccupano meno degli obesi
Vai
alla fonte
(ANSA)
Il sottopeso nei bambini, in particolare quello legato a
disturbi alimentari, viene difficilmente identificato dai
pediatri inglesi, che non conoscono a fondo neppure le
complicanze cliniche legate alla malnutrizione e alla
rialimentamentazione di questo tipo di pazienti. Secondo
un’indagine telefonica svolta dallo University College of
London in 177 ospedali, infatti, solo la metà dei pediatri
ha affermato di utilizzare l’indice di massa corporea (che
prende in esame il rapporto tra peso e altezza) per valutare se
un bambino o un adolescente sono sottopeso, come invece
raccomanderebbero le linee guida internazionali, e in pochi hanno
dimostrato di essere a conoscenza delle pericolose complicazioni
legate alla malnutrizione ed all’eventuale rialimentazione.
Un problema che ha fatto nascere tra i medici l’esigenza di
richiedere un maggiore training su queste problematiche, sempre
più diffuse e che per questo meritano maggiore attenzione.
In Italia, come spiega il professor Mario De Curtis, Ordinario di
Pediatria all’Universita’ La Sapienza di Roma,
l’incidenza dei disturbi alimentari, primo fra tutti
l’anoressia, che portano a problemi di sottopeso è
in aumento, si presenta in età sempre più precoce e
ha un’origine multifattoriale. Oggi l’attenzione
verso questi problemi è maggiore anche grazie al ruolo dei
pediatri di famiglia che indirizzano i ragazzi con disturbi
alimentari dagli specialisti. "Fondamentale per la diagnosi
precoce di sottopeso nei bambini e adolescenti con disturbi
alimentari è da una parte il ruolo della famiglia,
dall’altra, dal punto di vista medico, l’uso dei
percentili e non quello dei valori assoluti di Bmi, come
nell’adulto. "Se sovrappeso e l’obesità
infantile sono problemi a cui si fa più frequentemente
riferimento- conclude- quella del sottopeso derivato da disturbi
alimentari è invece una problematica poco valutata e da
approfondire. All’origine possono ad esempio esserci
problemi psicologici, cattivi comportamenti alimentari familiari,
usi distorti del cibo, che assumono a volte la forma di ricatti:
ad esempio mangia e ti darò un’altra cosa in
cambio".
|