1Clinica
Pediatrica, IRCCS “Burlo Garofolo”, Trieste
2Redazione
di Medico e Bambino
Indirizzo
per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it;
brunoi@burlo.trieste.it;
alessandra.perco@gmail.com
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Appello a Lorenzin, acquisto prodotti non solo in farmacia
ROMA - Un appello al
ministro della Salute Beatrice Lorenzin perché il ticket
erogato mensilmente dallo Stato ai celiaci, un buono del valore di
circa 100 euro, possa essere speso oltre che nelle farmacie anche nei
supermercati. A lanciarlo con una petizione che ha già raccolto 12mila adesioni su change.org, una piattaforma web aperta che permette di promuovere una campagna, Marina Pellizzari, una geometra, celiaca e mamma di Francesco, un bambino di sei anni anch'egli affetto da celiachia. "Non mi piace il fatto che si lucri sulla celiachia. Non si può pagare un chilo di farina che è semplicemente un misto di farina e amido di riso e mais 6,70 euro, è un furto" scrive Marina presentando la propria petizione su change.org. "I prezzi dei prodotti senza glutine sono purtroppo esorbitanti, soprattutto in farmacia, nonostante si tratti di prodotti contenenti ingredienti molto semplici, come farine di riso o di mais. I prodotti senza glutine non sono medicinali, ma solo prodotti fatti con materie prime senza glutine naturali - sottolinea- gli stessi che si trovano in farmacia al supermercato hanno un prezzo inferiore". Il farmaco, usato durante la gravidanza negli anni '50, potrebbe essere ancora oggi causa di gravissimi difetti alla nascita. Utilizzato per trattare sintomi di lebbra, avrebbe portato a un centinaio di casi in 6 anni
ROMA
- Il farmaco talidomide potrebbe essere ancora oggi causa di
gravissimi difetti alla nascita in Brasile. Lo dimostrano i risultati
di uno studio della Universidade Federal do Rio Grande do Sul di
Porto Alegre: il medicinale viene somministrato a persone affette da
lebbra per alleviare i sintomi della malattia ed è possibile
che alcune donne malate abbiano assunto il prodotto senza essere a
conoscenza dei rischi che si corrono durante la gravidanza.
Risultato: potrebbero essere almeno 100 i casi di malformazioni
riconducibili al medicinale, messi in luce dall'indagine. Usato in gravidanza negli anni '50. Il talidomide è stato commercializzato alla fine del 1950 come sedativo e poi come anti-nausee mattutine durante la gravidanza, prima che si venisse a scoprire che questo farmaco danneggia il feto, limitando la crescita delle braccia e delle gambe. Sono nati circa 10.000 bambini malformati in tutto il mondo finché il medicinale è stato ritirato nel 1960. Nella maggior parte dei Paesi, questi bambini sono ormai adulti e si credeva che non ci fossero più stati casi del genere. Ma in Brasile il farmaco è stato autorizzato nel 1965 come trattamento per le lesioni cutanee, una delle complicazioni della lebbra. Usato in Brasile per curare la lebbra. La lebbra è più diffusa in Brasile che in qualsiasi altro Paese al mondo esclusa l'India. Più di 30.000 nuovi casi vengono diagnosticati ogni anno e vengono distribuiti milioni di pillole di talidomide per trattarne i sintomi. Senza però che i malati, appartenenti alle classi più povere e disagiate, si attengano in tutti i casi e strettamente alle avvertenze presenti sulle confezioni, che limitano l'uso alle donne che utilizzano due tipi di contraccettivi e che abbiano fatto un test di gravidanza risultato negativo. I dati. I ricercatori, che hanno esaminato gli atti di nascita di 17,5 milioni di bambini venuti al mondo tra il 2005 e il 2010 (nello stesso periodo 5,8 milioni di pillole di talidomide sono stati distribuiti in tutto il Brasile), ora affermano che sarebbero nati almeno 100 bambini brasiliani con malformazioni causate dal talidomide. Usato per curare la lebbra. Eppure attivisti, medici e malati di lebbra sono convinti che il medicinale sia di vitale importanza e che i benefici che esso apporta superino i rischi. "È il miglior farmaco - afferma Francisco Reis, dal lebbrosario a Curupaiti Hospital vicino a Rio de Janeiro - esiste il 'fantasma' del talidomide, ma risale agli anni '50, si dovrebbe dimenticare". Artur Custodio di Morhan, la campagna nazionale contro la lebbra, riconosce che il farmaco è pericoloso, ma dice che sono le automobili a causare la maggior parte delle disabilità in Brasile. E fa notare che "non si parla di vietare le auto, ma si dice che dovremmo insegnare alla gente come guidare in modo responsabile. Ed è la stessa cosa per il talidomide". Le scuse dell'azienda. Dopo 50 di silenzio solo un anno fa l'azienda che ha prodotto il farmaco, la Grunenthal, ha chiesto scusa per la le vittime del Talidomide. Negli anni Settanta la compagnia aveva pagato risarcimenti finanziari ai bambini nati tra il 1957 e l'inizio degli anni Sessanta con gravissime malformazioni dopo che le loro madri avevano assunto il medicinale. Ma
cosa spinge un genitore a portare il proprio bambino alle tre di
notte al pronto soccorso perché non fa la cacca da un giorno?
O perché ha la febbre da un'ora? Forse perché cosi fa
prima e non deve aspettare il proprio pediatra? necessità del
tutto e subito, difficoltà nell'aspettare e gestire l'urgenza spesso relativa, servizi ospedalieri sempre disponibili ed
esenti ticket per l'infanzia (fino ai 14 anni). Il Paese in cui
viviamo è l'unico al mondo con una pediatria di famiglia, fiore
all'occhiello per l'assistenza pediatrica. Ma è anche il
Paese nel quale gli accesi al pronto soccorso sono sempre più
in aumento. L'ansia dell'essere genitore si traduce in richieste
che nulla hanno a che vedere con l'urgenza pediatrica vera e
propria, determinando soprattutto nei weekend un vero e proprio
assalto con l'esigenza della visita immediata e reclami se questo
non avviene. Non ci si rende conto che l'urgenza relativa del
genitore spesso non corrisponde a una vera e propria urgenza per il
clinico. Come si esce da questa situazione? Anni di discussioni e di
elaborati senza risultati. Non voglio cercare colpe o responsabilità.
Forse dobbiamo prendere atto che la situazione sarà sempre
questa e che il cittadino possa gestire il proprio tempo come meglio
crede alla faccia dell'appropriatezza: "Io pago le tasse e
quindi vengo in pronto soccorso anche per niente!!" (mi ha detto
un genitore qualche giorno fa). Si parla da anni di educazione alla
salute e di percorsi condivisi con i pediatri di famiglia. Gli stessi
pediatri di famiglia che devono rispondere normalmente alle stesse
richieste dell'ospedale si trovano a gestire più il "buon
senso" che una patologia. L'urgenza pediatrica esiste e per
fortuna è minima rispetto al numero degli accessi. Ma è
per questa che le strutture ospedaliere sono deputate. Non possiamo
rifiutare una visita al pronto soccorso anche se ci pare impropria;
così come il pediatra di famiglia ha nei suoi compiti l'educazione alla salute alla famiglia. Insieme dobbiamo però
per la salute mentale dei bambini che un giorno saranno genitori
evitare che quello stesso giorno uno starnuto porti i loro futuri
figli al pronto soccorso. (l'Autore è Direttore della
Pediatria del Maggiore) Secondo
un nuovo studio pubblicato sul British Journal of Nutrition che ha
analizzato quasi 200 ricerche sul tema promosse in 44 paesi, più
di un terzo della popolazione di tutto il mondo ha bassi livelli di
vitamina D. I valori più elevati di vitamina D sono
stati rilevati in Nord America rispetto all’Europa e al Medio
Oriente. L’indagine è stata condotta da Kristina
Hoffmann del Mannheim Institute of Public Health (MIPH). Bassi
livelli di vitamina D hanno un potenziale impatto negativo sulla
salute, in particolare sul benessere di ossa e muscoli. Nei bambini
il deficit causa rachitismo mentre negli adulti è associato a osteomalacia, osteopenia, osteoporosi e rischio maggiore di fratture. Un team di
ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine ha
compiuto un significativo passo avanti nella lotta alla fibrosi
cistica, trovando quali sono le mutazioni genetiche benigne e quella
dannose per la fibrosi cistica (FC).Prima di questo studio, le mutazioni conosciute che sottendono all’insorgere della FC erano 22, ma oggi si è potuto arrivare a 127. E questo grazie ai ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine, coordinati dal dottor Garry Cutting, professore di pediatria al McKusick-Nathans Institute of Genetic Medicine della JHU. Lo studio, pubblicato su Nature Genetics, dimostra come il 95% di queste mutazioni siano riscontrabili nei pazienti affetti da FC. La FC è una malattia genetica ereditaria. È causata da un difetto nella produzione di una proteina chiamata CFTR, che va a colpire i sistemi respiratorio e digerente causando seri problemi a bronchi, polmoni, pancreas, fegato. Il passo avanti compiuto dai ricercatori in questo senso potrà portare a una diagnosi precoce nei portatori sani della malattia (i genitori) e anche alla progettazione di nuovi farmaci per il trattamento. Secondo il prof. Cutting e colleghi siccome non tutte le mutazioni causano la malattia, il sequenziamento del DNA in entrambe le copie del gene CFTR e il trovare una anomalia in uno non ci direbbe se si è un portatore di FC, a meno che non si sapesse già se quella anomalia era la causa della FC. In questo modo, fino a prima dello studio, oltre un quarto delle coppie di genitori che avevano entrambi una mutazione della proteina CFTR restavano senza una risposta circa la possibilità che la prole ereditasse la malattia. Oggi, invece, si è scesi al 9%. Questi progressi sono stati possibili dopo l’aver analizzato un database contenente le informazioni genetiche di quasi 40mila pazienti con FC. Gli scienziati hanno poi esaminato 159 mutazioni che si sono verificate con una frequenza di almeno lo 0,01% – tenuto conto che la maggior parte delle oltre 1.900 mutazioni note sono ancora più rare. Dopo di che, il team di studio ha analizzato ciascuna di queste mutazioni per determinare la sua rilevanza clinica e il suo effetto sulle attività della proteina CFTR. L’analisi clinica delle concentrazioni di sale nel sudore dei pazienti ha permesso di valutare in prima battuta l’impatto sulla salute di ogni mutazione. La procedura è stata seguita dopo aver constatato che la presenza di fibrosi cistica causa insolite ed elevate quantità di Sale nel sudore. Un’elevata concentrazione di sale nel sudore faceva dunque supporre che vi fosse una mutazione clinicamente significativa. Il passo successivo ha portato i ricercatori a esaminare come ogni errore genetico avesse influenzato la proteina prodotta dal gene CFTR. Delle 159 mutazioni, 80 impedirebbero la produzione di ogni proteina CFTR in base alla posizione della mutazione stessa: queste sono state classificate come patogene. Le 77 mutazioni rimanenti sono state testate biochimicamente nelle cellule per determinare l’ammontare dei danni subiti dalla proteina CFTR in ciascun caso. Infine, nel totale, 127 delle principali 159 mutazioni hanno mostrato di causare la CF, se ereditata con un’altra mutazione causa di CF, mentre di queste, 105 non erano mai state caratterizzate. L’aver dunque caratterizzato queste nuove mutazioni apre nuove vie di diagnosi e possibili trattamenti per questa patologia che in Italia, allo stato attuale, colpisce circa 1 bambino su 2.500, mentre i portatori sani sono circa 1 individuo su 25, secondo i dati della Lega Italiana Fibrosi Cistica. Per approfondimenti: Fibrosicistica.it ROMA - Divieto di
utilizzo per nove farmaci della Geymonat per difetti di qualità:
lo ha deciso l'Agenzia Italiana del farmaco con un provvedimento
cautelativo. Si tratta della stessa azienda per la quale era stato
disposto a giugno il sequestro delle supposte prodotto da loro per i
neonati. I farmaci sono stati bloccati alla distribuzione.
Un'indagine coordinata dalla Procura di Frosinone e condotta dal N.A.S. di Latina assieme all'Aifa, aveva portato nel giugno 2013 al ritiro dei lotti di Ozopulmin prodotto dalla Geymonat. Ora il sospetto di difetti di qualità si è esteso ad altri prodotti e riguarda la possibile presenza di un quantitativo di principio attivo inferiore a quello approvato e indicato in etichetta. Si attendono ora i risultati delle analisi dell'Istituto Superiore di Sanità, che potrebbero portare alla revoca del provvedimento AIFA . I NOMI DEI FARMACI «Coloro che dovessero avere in casa alcune delle confezioni della Geymonat sequestrate sono invitati a non utilizzarle in attesa del completamento delle indagini», avverte l'Aifa. Si tratta del farmaci:
Mette in evidenza differenze strutturali in alcune aree cerebrali
Roma La
risonanza magnetica cerebrale può aiutare a disgnosticare la
dislessia in età pre scolare. Lo suggerisce una ricerca del
Massachusetts Institute of Technology di Boston (Usa, pubblicata sul
Journal of Neuroscience. Le scansioni cerebrali effettuate con la risonanza magnetica, secondo i ricercatori, possono rivelare infatti dei marcatori precoci della dislessia presenti in aree particolari del cervello che hanno un ruolo nelle funzioni linguistiche. Ciò consentirebbe di “intercettare” il possibile futuro sviluppo del disturbo. «Le differenze strutturali nel cervello riscontrabili grazie alla diagnostica per immagini - precisano gli autori - potrebbero essere una causa, piuttosto che una conseguenza della dislessia. Anche se non sappiamo quanti di questi bambini svilupperanno poi il problema». Lo studio fa parte di un progetto più ampio che ha coinvolto 1.000 bambini nelle scuole materne del Massachusetts e di Rhode Island. All’inizio dell’anno i piccoli sono stati sottoposti a test per valutarne le capacità di lettura. I ricercatori hanno poi invitato un piccolo gruppo di 40 bimbi a sottoporsi alla risonanza magnetica cerebrale. Ebbene, dall’imaging è emerso che alcuni avevano un restringimento nella regione del cervello, la materia bianca, dove vengono elaborati i suoni, le parole e il linguaggio. I ricercatori si sono poi concentrati su 3 tratti di questa zona, tutti situati sul lato sinistro del cervello: il fascicolo arcuato, il fascicolo longitudinale inferiore e il fascicolo longitudinale superiore. Quando poi hanno confrontano le scansioni del cervello con i risultati di diversi tipi di test di pre-lettura, gli scienziati hanno trovato una correlazione tra le dimensioni e l’organizzazione del fascicolo arcuato e le prestazioni nei test. I bambini con un fascicolo arcuato più piccolo avevano punteggi più bassi. No ad antidolorifici, farmaci psichiatrici e supplementi erbe
ROMA,
26 AGO - Le mamme che allattano possono assumere buona parte dei
farmaci senza pericoli per la salute del bambino. Lo afferma un
rapporto della American Academy of Pediatrics pubblicato dalla
rivista Pediatrics, che individua in alcuni antidolorifici, in molti
farmaci psichiatrici e in diversi supplementi a base di erbe le
uniche eccezioni.La maggior parte dei farmaci non 'passa' nel latte in livelli da considerare preoccupanti. Fra quelli da evitare ci sono i narcotici come codeina, idrocodone e ossicodone, alcuni comuni antidepressivi come il Prozac, anche se quello conosciuto come Paxil risulta invece più sicuro, mentre per i supplementi a base di erba, per cui mancano studi scientifici sugli effetti, gli esperti statunitensi consigliano estrema prudenza. Nel caso dello stimolante yohimbina, ci sono invece diversi report che hanno dimostrato un legame con la morte di alcuni bambini. Secondo il documento il più completo database dei principi attivi consultabile da parte delle mamme è quello del National Institute of Health chiamato Lactmed, che ha anche dato vita ad una app gratuita per iOs e Android. ''Prima di rassegnarsi al fatto di dover smettere di allattare, e l'assunzione di farmaci è uno dei motivi principali bisogna avere tutte le informazioni per capire se effettivamente è necessario''.(ANSA). Sgridare duramente e inveire contro i propri figli è controproducente soprattutto nella prima adolescenza
ROMA
- Sgridare duramente ed inveire contro i propri figli può far
male ed essere controproducente ai fini educativi e comportamentali,
soprattutto nella prima adolescenza. Lo rivela uno studio che ha
coinvolto circa 1000 famiglie e che è stato pubblicato sulla
rivista Child Development.Secondo quanto riferito da Ming-Te Wang, docente di psicologia presso la University of Pittsburgh, redarguire verbalmente un adolescente, specie se con durezza, non sortisce i risultati sperati in termini di educazione ma, anzi, genera nel ragazzo irritabilità e aggressività e lo rende ancora più incline a comportamenti disobbedienti, a dire bugie ai genitori, comportarsi male a scuola e con i propri coetanei. Molti studi sono stati pubblicati finora sugli effetti delle punizioni corporali e fisiche sui bambini, bocciando questo tipo di punizioni. Questo nuovo studio si concentra su un'altra forma di ''punizione'', quella verbale che comporta lo sgridare o inveire contro il bambino, spesso con durezza, e magari etichettarlo con parole umilianti come 'sei scemo', 'sei pigro'. Secondo dati Usa, il 90% dei genitori sgrida con durezza i propri figli. Gli psicologi Usa hanno somministrato questionari a figli e ai genitori: ai primi hanno chiesto di dire quante volte nell'ultimo anno avessero mentito ai propri genitori, si fossero comportati male a scuola, fossero stati aggressivi o addirittura si fossero resi rei di piccoli furti. Ai genitori hanno chiesto invece quante volte hanno sgridato, e come, i figli per i loro comportamenti scorretti e disobbedienti. Incrociando le informazioni così ottenute, è emerso che i figli si comportano peggio quando vengono sgridati con durezza dai genitori. Inoltre anche a livello psicologico risultano più 'destabilizzati'. Cosa fare quindi? L'ideale, spiegano gli psicologi, sarebbe imparare a discutere coi propri figli spiegando loro le conseguenze dei loro comportamenti. Da somministrare sotto il controllo del medico
BOLOGNA - Attenzione
agli integratori a base di piante medicinali: nei bambini è
assolutamente sconsigliato il fai-da-te. Se infatti tali prodotti
possono risultare efficaci per disturbi per cui non esiste un farmaco
di riferimento, è necessario che vengano somministrati sotto
controllo del pediatra. Ad affermarlo sono gli esperti riuniti al
Congresso nazionale della Società italiana di pediatria. È opinione
diffusa che gli integratori a base di piante non possano far male in
quanto 'naturali'. In realtà, avvertono i pediatri, ''l'uso di
prodotti erboristici per auto-prescrizione o su consiglio di
operatori non qualificati non è privo di rischi. Al punto che lo
stesso Istituto Superiore di Sanità ha attivato un sistema di
segnalazione delle reazioni avverse''.Primo monito è di controllare il dosaggio: ''Gli integratori sono considerati alimenti e non farmaci: pertanto non c'è alcun obbligo di inserire i foglietti illustrativi né di riportare in etichetta la quantità di principio attivo contenuto. È dunque difficile capire qual è il dosaggio adeguato al peso''. Quanto agli effetti avversi più frequenti ai prodotti naturali, questi sono ipersensibilità e allergie''. Tuttavia il sistema di sorveglianza ISS è "abbastanza rassicurante sul fenomeno delle intolleranze in quanto riporta, in un periodo di 5 anni - conclude la pediatra - 18 casi di sospetti eventi avversi con l'uso dei propoli, di cui 6 pediatrici, a fronte di un consumo molto diffuso di questa sostanza''. (ANSA)
ROMA - Quando sono accuditi dai nonni i bimbi ingrassano di più. È
quanto emerge da una ricerca dell'Università di Helsinki, pubblicata
sulla rivista Evolutionary Psichology. Il team di ricercatori ha
comparato i dati di 9000 famiglie inglesi con almeno un bimbo di età
compresa tra i nove mesi e i tre anni, mettendo in relazione i dati
relativi al peso dei piccoli con il tipo di assistenza ricevuta: è
emerso che quelli di cui si prendevano cura per lo più i nonni
avevano il 22% in più di rischio di sviluppare sovrappeso e obesità
rispetto ai coetanei, che magari stavano per gran parte del tempo con
mamma o baby-sitter. Questo perché - spiegano gli scienziati - i
nonni (in particolare le nonne), nella visione tradizionale del loro
ruolo, vorrebbero aumentare le 'chance' di sopravvivenza dei bambini
nutrendoli. Ma finiscono per eccedere. Rispetto al passato, poi,
secondo la ricerca ci si sposa più tardi quindi i nonni sono più
anziani al momento del nascita dei nipotini e questo incide non poco
sul loro modo di gestire il tempo trascorso insieme ai piccoli. Meno
energici e mobili del passato, in sostanza, i nonni moderni provano a
tenere calmi i piccoli deliziandoli con biscotti, torte e altri
generi di leccornie, non tenendo però in adeguato conto il rischio
che ingrassino. Il nuoto in
gravidanza potrebbe aumentare il rischio del bebè di soffrire
di asma, eczema, rinite allergica.È quanto sostengono esperti inglesi del St. John's Institute of Dermatology di Londra e della University of Manchester in un report pubblicato sul British Journal of Dermatology che documenta un vertiginoso aumento di queste patologie nei bambini. Il nuoto è uno degli sport più di frequente consigliati in gravidanza perché l'acqua aiuta a sostenere il peso del feto e protegge la gestante da danni alle articolazioni. Coordinato dal dermatologo John McFadden, il rapporto presentato sulla rivista britannica propone varie possibili cause dell'aumento di queste patologie che riguardano il sistema immunitario del bambino: in primis la teoria dell'igiene, secondo cui l'eccesso di prodotti chimici oggi usati per l'igiene domestico e personale potrebbe avere un peso sia durante lo sviluppo fetale sia nei primissimi anni di vita del bimbo. Inoltre i dermatologi affermano che il cloro e altri prodotti usati per igienizzare le piscine a loro volta possano avere un impatto sul sistema immunitario in fieri del nascituro. Servono ovviamente studi per provare in modo definitivo queste ipotesi, concludono i dermatologi. A
guardarlo oggi, sembra un bambino come tanti altri, eppure a Ryan
Marquiss non avevano dato speranze di vita. Ryan infatti è
nato con una rarissima malformazione: il suo cuore si è
sviluppato solo a metà, e lo ha fatto fuori dal torace.
L’incredibile condizione di Ryan, l’ectopia cordis,
per cui il cuore sporge dal torace, colpisce 8 nascite su 1
milione ed il 90% di questi sopravvive al massimo tre giorni; senza
considerare che Ryan soffriva anche di sindrome del cuore destro
ipoplasico, per cui solo la parte sinistra del cuore si è
sviluppata correttamente. Il bambino è nato con una
combinazione di patologie che lo rendono un caso unico al mondo:
i dottori avevano consigliato ai genitori di interrompere la
gravidanza alla dodicesima settimana, ma coraggiosamente hanno
rifiutato. I genitori di Ryan hanno scommesso e hanno vinto: il
bambino ha ormai compiuto 4 anni e mezzo. La madre ha dichiarato:
“Volevamo che la natura seguisse il suo corso, così
abbiamo rifiutato di interrompere la gravidanza. Sapevamo che sarebbe
stato un miracolo se fosse sopravvissuto alla nascita ma non volevamo
essere noi a decidere. I dottori ci hanno detto che nessun bambino
con la combinazione di malformazioni di Ryan è mai
sopravvissuto” Ryan è sopravvissuto alla nascita,
ma “il suo cuore sporgeva dal torace, era coperto solo da
una sottile membrana, ma era vivo e potevamo solo pregare che
continuasse a lottare.” Il bambino è stato poi
sottoposto a un’operazione ad appena due settimane di vita che
gli ha permesso di ricevere un sufficiente afflusso di sangue,
seguita, nei suoi primi due anni, da altre dodici operazioni: alcune
per fare in modo che la metà sviluppata del suo cuore
riuscisse a fare il lavoro di un cuore normale, altre per aumentare
lo spessore del tessuto che ricopriva il suo cuore. Il caso di Ryan è
stato oggetto di pubblicazioni e studi: i medici credono che possa
costituire una speranza per altri bambini con malformazioni cardiache
simili.Probabilmente in futuro potrebbe avere bisogno di un trapianto
di cuore, ma, al momento, sta bene. Classificazione MeSH |


ROMA - Un appello al
ministro della Salute Beatrice Lorenzin perché il ticket
erogato mensilmente dallo Stato ai celiaci, un buono del valore di
circa 100 euro, possa essere speso oltre che nelle farmacie anche nei
supermercati.
ROMA
- Il farmaco talidomide potrebbe essere ancora oggi causa di
gravissimi difetti alla nascita in Brasile. Lo dimostrano i risultati
di uno studio della Universidade Federal do Rio Grande do Sul di
Porto Alegre: il medicinale viene somministrato a persone affette da
lebbra per alleviare i sintomi della malattia ed è possibile
che alcune donne malate abbiano assunto il prodotto senza essere a
conoscenza dei rischi che si corrono durante la gravidanza.
Risultato: potrebbero essere almeno 100 i casi di malformazioni
riconducibili al medicinale, messi in luce dall'indagine.
Ma
cosa spinge un genitore a portare il proprio bambino alle tre di
notte al pronto soccorso perché non fa la cacca da un giorno?
O perché ha la febbre da un'ora? Forse perché cosi fa
prima e non deve aspettare il proprio pediatra? necessità del
tutto e subito, difficoltà nell'aspettare e gestire l'urgenza spesso relativa, servizi ospedalieri sempre disponibili ed
esenti ticket per l'infanzia (fino ai 14 anni). Il Paese in cui
viviamo è l'unico al mondo con una pediatria di famiglia, fiore
all'occhiello per l'assistenza pediatrica. Ma è anche il
Paese nel quale gli accesi al pronto soccorso sono sempre più
in aumento. L'ansia dell'essere genitore si traduce in richieste
che nulla hanno a che vedere con l'urgenza pediatrica vera e
propria, determinando soprattutto nei weekend un vero e proprio
assalto con l'esigenza della visita immediata e reclami se questo
non avviene. Non ci si rende conto che l'urgenza relativa del
genitore spesso non corrisponde a una vera e propria urgenza per il
clinico. Come si esce da questa situazione? Anni di discussioni e di
elaborati senza risultati. Non voglio cercare colpe o responsabilità.
Forse dobbiamo prendere atto che la situazione sarà sempre
questa e che il cittadino possa gestire il proprio tempo come meglio
crede alla faccia dell'appropriatezza: "Io pago le tasse e
quindi vengo in pronto soccorso anche per niente!!" (mi ha detto
un genitore qualche giorno fa). Si parla da anni di educazione alla
salute e di percorsi condivisi con i pediatri di famiglia. Gli stessi
pediatri di famiglia che devono rispondere normalmente alle stesse
richieste dell'ospedale si trovano a gestire più il "buon
senso" che una patologia. L'urgenza pediatrica esiste e per
fortuna è minima rispetto al numero degli accessi. Ma è
per questa che le strutture ospedaliere sono deputate. Non possiamo
rifiutare una visita al pronto soccorso anche se ci pare impropria;
così come il pediatra di famiglia ha nei suoi compiti l'educazione alla salute alla famiglia. Insieme dobbiamo però
per la salute mentale dei bambini che un giorno saranno genitori
evitare che quello stesso giorno uno starnuto porti i loro futuri
figli al pronto soccorso. (l'Autore è Direttore della
Pediatria del Maggiore)
Secondo
un nuovo studio pubblicato sul British Journal of Nutrition che ha
analizzato quasi 200 ricerche sul tema promosse in 44 paesi, più
di un terzo della popolazione di tutto il mondo ha bassi livelli di
vitamina D. I valori più elevati di vitamina D sono
stati rilevati in Nord America rispetto all’Europa e al Medio
Oriente. L’indagine è stata condotta da Kristina
Hoffmann del Mannheim Institute of Public Health (MIPH). Bassi
livelli di vitamina D hanno un potenziale impatto negativo sulla
salute, in particolare sul benessere di ossa e muscoli. Nei bambini
il deficit causa rachitismo mentre negli adulti è associato a osteomalacia, osteopenia, osteoporosi e rischio maggiore di fratture.
Un team di
ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine ha
compiuto un significativo passo avanti nella lotta alla fibrosi
cistica, trovando quali sono le mutazioni genetiche benigne e quella
dannose per la fibrosi cistica (FC).
ROMA - Divieto di
utilizzo per nove farmaci della Geymonat per difetti di qualità:
lo ha deciso l'Agenzia Italiana del farmaco con un provvedimento
cautelativo. Si tratta della stessa azienda per la quale era stato
disposto a giugno il sequestro delle supposte prodotto da loro per i
neonati. I farmaci sono stati bloccati alla distribuzione.
Roma La
risonanza magnetica cerebrale può aiutare a disgnosticare la
dislessia in età pre scolare. Lo suggerisce una ricerca del
Massachusetts Institute of Technology di Boston (Usa, pubblicata sul
Journal of Neuroscience.
ROMA,
26 AGO - Le mamme che allattano possono assumere buona parte dei
farmaci senza pericoli per la salute del bambino. Lo afferma un
rapporto della American Academy of Pediatrics pubblicato dalla
rivista Pediatrics, che individua in alcuni antidolorifici, in molti
farmaci psichiatrici e in diversi supplementi a base di erbe le
uniche eccezioni.
ROMA
- Sgridare duramente ed inveire contro i propri figli può far
male ed essere controproducente ai fini educativi e comportamentali,
soprattutto nella prima adolescenza. Lo rivela uno studio che ha
coinvolto circa 1000 famiglie e che è stato pubblicato sulla
rivista Child Development.
BOLOGNA - Attenzione
agli integratori a base di piante medicinali: nei bambini è
assolutamente sconsigliato il fai-da-te. Se infatti tali prodotti
possono risultare efficaci per disturbi per cui non esiste un farmaco
di riferimento, è necessario che vengano somministrati sotto
controllo del pediatra. Ad affermarlo sono gli esperti riuniti al
Congresso nazionale della Società italiana di pediatria. È opinione
diffusa che gli integratori a base di piante non possano far male in
quanto 'naturali'. In realtà, avvertono i pediatri, ''l'uso di
prodotti erboristici per auto-prescrizione o su consiglio di
operatori non qualificati non è privo di rischi. Al punto che lo
stesso Istituto Superiore di Sanità ha attivato un sistema di
segnalazione delle reazioni avverse''.
(ANSA)
ROMA - Quando sono accuditi dai nonni i bimbi ingrassano di più. È
quanto emerge da una ricerca dell'Università di Helsinki, pubblicata
sulla rivista Evolutionary Psichology. Il team di ricercatori ha
comparato i dati di 9000 famiglie inglesi con almeno un bimbo di età
compresa tra i nove mesi e i tre anni, mettendo in relazione i dati
relativi al peso dei piccoli con il tipo di assistenza ricevuta: è
emerso che quelli di cui si prendevano cura per lo più i nonni
avevano il 22% in più di rischio di sviluppare sovrappeso e obesità
rispetto ai coetanei, che magari stavano per gran parte del tempo con
mamma o baby-sitter. Questo perché - spiegano gli scienziati - i
nonni (in particolare le nonne), nella visione tradizionale del loro
ruolo, vorrebbero aumentare le 'chance' di sopravvivenza dei bambini
nutrendoli. Ma finiscono per eccedere. Rispetto al passato, poi,
secondo la ricerca ci si sposa più tardi quindi i nonni sono più
anziani al momento del nascita dei nipotini e questo incide non poco
sul loro modo di gestire il tempo trascorso insieme ai piccoli. Meno
energici e mobili del passato, in sostanza, i nonni moderni provano a
tenere calmi i piccoli deliziandoli con biscotti, torte e altri
generi di leccornie, non tenendo però in adeguato conto il rischio
che ingrassino.
Il nuoto in
gravidanza potrebbe aumentare il rischio del bebè di soffrire
di asma, eczema, rinite allergica.
A
guardarlo oggi, sembra un bambino come tanti altri, eppure a Ryan
Marquiss non avevano dato speranze di vita. Ryan infatti è
nato con una rarissima malformazione: il suo cuore si è
sviluppato solo a metà, e lo ha fatto fuori dal torace.
L’incredibile condizione di Ryan, l’ectopia cordis,
per cui il cuore sporge dal torace, colpisce 8 nascite su 1
milione ed il 90% di questi sopravvive al massimo tre giorni; senza
considerare che Ryan soffriva anche di sindrome del cuore destro
ipoplasico, per cui solo la parte sinistra del cuore si è
sviluppata correttamente. Il bambino è nato con una
combinazione di patologie che lo rendono un caso unico al mondo:
i dottori avevano consigliato ai genitori di interrompere la
gravidanza alla dodicesima settimana, ma coraggiosamente hanno
rifiutato. I genitori di Ryan hanno scommesso e hanno vinto: il
bambino ha ormai compiuto 4 anni e mezzo. La madre ha dichiarato:
“Volevamo che la natura seguisse il suo corso, così
abbiamo rifiutato di interrompere la gravidanza. Sapevamo che sarebbe
stato un miracolo se fosse sopravvissuto alla nascita ma non volevamo
essere noi a decidere. I dottori ci hanno detto che nessun bambino
con la combinazione di malformazioni di Ryan è mai
sopravvissuto” Ryan è sopravvissuto alla nascita,
ma “il suo cuore sporgeva dal torace, era coperto solo da
una sottile membrana, ma era vivo e potevamo solo pregare che
continuasse a lottare.” Il bambino è stato poi
sottoposto a un’operazione ad appena due settimane di vita che
gli ha permesso di ricevere un sufficiente afflusso di sangue,
seguita, nei suoi primi due anni, da altre dodici operazioni: alcune
per fare in modo che la metà sviluppata del suo cuore
riuscisse a fare il lavoro di un cuore normale, altre per aumentare
lo spessore del tessuto che ricopriva il suo cuore. Il caso di Ryan è
stato oggetto di pubblicazioni e studi: i medici credono che possa
costituire una speranza per altri bambini con malformazioni cardiache
simili.Probabilmente in futuro potrebbe avere bisogno di un trapianto
di cuore, ma, al momento, sta bene.