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Striscia... la notizia

Ottobre 2015

a cura di Maria Valentina Abate

Clinica Pediatrica, IRCCS Materno-Infantile “Burlo Garofolo”, Trieste

Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it


Striscia...la notizia



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L'appello è stato presentato dall'Associazione dei Pazienti GIP-FH e SISA-Società Italiana per lo Studio dell'Aterosclerosi, nell'ambito delle iniziative internazionali dedicate all'Ipercolesterolemia Familiare, che prevedono, tra l'altro, l'organizzazione della Conferenza "Colesterolo al Cuore della Famiglia" in programma il 29 settembre, Giornata Mondiale del Cuore, a Bruxelles presso il Parlamento europeo.
"L'ipercolesterolemia familiare è una malattia genetica che rappresenta uno dei più importanti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, la più diffusa causa di mortalità in Italia, mentre le cure e la riabilitazione delle persone colpite hanno costi socio sanitari sempre crescenti". "Una malattia ancora poco conosciuta che nel nostro paese viene diagnostica solo all'1% dei pazienti mentre in altre nazioni europee si arriva fino al 70%. Per questo motivo dobbiamo recuperare il tempo perduto mantenendo alta la soglia di attenzione su questa patologia. Questo lo possiamo fare con una informazione corretta e mettendo in grado le nostre strutture sanitarie di favorire le diagnosi precoci. In questo modo si possono ridurre anche in tempi brevi i rischi di questa malattia e i suoi costi sociali". In Italia, infatti, le cliniche specializzate sono ancora poche.
Inoltre in alcune Regioni, come la Sicilia, è prevista la compilazione di un piano terapeutico annuale che comporta dei disagi per i pazienti. Bisognerebbe quindi ampliare il numero di centri specializzati a livello regionale e semplificare le modalità di accesso per i pazienti." La settimana nazionale dell'Ipercolesterolemia Familiare prevede informazioni in 38 Centri Specializzati. L'iniziativa prevede la possibilità per i cittadini di contattare o recarsi nei Centri specializzati SISA per ricevere informazioni relative all'ipercolesterolemia familiare.
Aderiscono 38 Centri (elenco sul sito www.sisa.it), di cui 8 in Lombardia, 5 nel Lazio, 4 in Emilia Romagna, 3 in Toscana, Sicilia e Sardegna, 2 in Veneto, Campania e Puglia, 1 in Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Marche e Abruzzo.

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Si celebrerà da lunedì 5 ottobre la Settimana Europea della Dislessia, iniziativa pensata per aumentare la consapevolezza su questo disturbo specifico dell’apprendimento attraverso incontri ed eventi volti a dissipare la confusione che ancora riguarda questo problema.
Non è un problema legato all’intelligenza
La dislessia non è un problema di intelligenza: i bambini che ne soffrono non sono quindi più stupidi o più pigri dei loro coetanei. La dislessia, infatti, ostacola la capacità di lettura ed è legata alla difficoltà di individuare le lettere, le sillabe e le parole, anche in assenza di deficit intellettivi o sensoriali. La dislessia, che spesso provoca anche problemi di scrittura, e non è raro si accompagni ad altri disordini, come i disturbi dell’attenzione o la discalculia di cui soffre un dislessico su quattro. Per queste ragioni, spesso viene mal diagnosticata, nonostante in Italia abbia un’incidenza del 3% nella scuola primaria e secondaria, mentre in altri paesi la percentuale sale al 10%, per un totale di circa 700 milioni di persone nel mondo secondo Diyslexia International.
Oltre alla decodifica dei segni e simboli scritti, la malattia coinvolge anche l’elaborazione e la memorizzazione di alcuni suoni e il modo in cui le informazioni vengono processate. Questo rende in un certo senso globale la diversità di funzionamento cerebrale, di tipo sia qualitativo che quantitativo.
Difficoltà nel linguaggio scritto ma anche in quello orale
Uno studio appena pubblicato sulla rivista Developmental Neuropsychology condotto dai ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca e dai ricercatori dell’Unità di Psicopatologia dello Sviluppo dell’IRCCS Eugenio Medea ha mostrato che i bambini con dislessia evolutiva e senza alcun pregresso problema di linguaggio hanno anche difficoltà a elaborare il linguaggio verbale. Dal monitoraggio dell’attività cerebrale durante l’esperimento, sono state riscontrate nei partecipanti con dislessia risposte elettriche cerebrali anomale che evidenziano l’utilizzo di strategie cognitive qualitativamente differenti per comprendere il linguaggio orale. Come se il cervello utilizzasse un piano B per comprendere meglio i discorsi e le parole.
«I problemi con il linguaggio orale possono essere evidenziati già in età pre-scolare, a differenza della dislessia che viene diagnosticata a 8 anni – spiega Maria Teresa Guasti, ordinario di linguistica dell’Università di Milano-Bicocca e coordinatrice dello studio -, riconoscerli subito significa mettere in atto un intervento precoce. E’ noto infatti che prima si interviene, migliori sono i risultati».
Le basi neurali della dislessia
Il cervello del bambino cui viene assegnato un compito di lettura è quindi in grado di compensare le difficoltà dovute alla dislessia utilizzando delle vie alternative. Infatti, gli studi di risonanza magnetica funzionale hanno permesso di capire meglio i complessi meccanismi che stanno alla base dei disturbi osservati. Così si è visto, ad esempio, che nei dislessici le attivazioni neurali al momento della lettura differiscono rispetto a quelle dei soggetti sani. Coniugare neuroscienze e apprendimento Per il bene del bambino dislessico è importante promuovere un dialogo che favorisca le ricadute nella didattica degli avanzamenti neuroscientifici. Il mancato riconoscimento del disturbo o una diagnosi tardiva sono indice di una scarsa conoscenza della malattia anche da parte di genitori e insegnanti, spesso incapaci di affrontare il disturbo dal punto di vista didattico e psicologico. Le inadeguatezze educative provocano meccanismi di evitamento nel bambino dislessico, che è obiettivamente svantaggiato in classe rispetto ai compagni, fino all’abbandono scolastico.
I rimedi esistono, superare le difficoltà si può
Più corretto sarebbe invece ricorrere alla formazione di insegnanti e genitori e ad una strategia di riduzione del deficit funzionale tramite gli strumenti già a disposizione del bambino dislessico, come i programmi di sintesi vocale o quelli che consentano una lettura facilitata, ad esempio tramite la regolazione della spaziatura tra le righe oppure delle lettere o delle parole. Riuscire a risolvere i problemi pratici che un dislessico deve affrontare della vita quotidiana ha infatti delle ricadute non solo personali, ma anche sociali ed economiche.


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