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Striscia... la notizia

Gennaio 2016

a cura di Maria Valentina Abate

Clinica Pediatrica, IRCCS Materno-Infantile “Burlo Garofolo”, Trieste

Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it


Striscia...la notizia



In Italia ancora 98 ospedali dove partorire è un rischio

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Dovevano chiudere già 5 anni fa, dossier-denuncia del Ministero

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decessi di donne incinte, la fiducia nei punti nascita è probabilmente ai minimi. Ma l'alternativa, ovvero il parto in casa, non sembra molto più sicura, anzi: secondo il NEJM, partorire a domicilio aumenta il rischio di mortalità e di rischi per mamma e bimbo, sebbene i pericoli siano comunque contenuti a casa come in ospedale. Restano gli indubbi vantaggi psicologici di una minore medicalizzazione della nascita e di un approccio più personale e meno asettico all'esperienza, ammessi dagli stessi ricercatori: così il dibattito continua.
Ampio studio
Negli Stati Uniti il numero di donne che scelgono di non andare in ospedale per far nascere un figlio è in continua crescita, spesso perché le future mamme vogliono evitare un parto indotto o un cesareo: così Jonathan Snowden e i suoi colleghi del Dipartimento di ostetricia e ginecologia dell'Università di Portland, in Oregon, hanno deciso di fare chiarezza vagliando gli esiti di circa 80mila gravidanze, per fugare i dubbi visto che solo poche e piccole indagini hanno finora affrontato l'argomento. Perché la valutazione fosse quanto più rigorosa possibile, Snowden ha tenuto conto di elementi di rischio materni come l'età o la presenza di diabete, ipertensione e altre patologie; inoltre sono stati esclusi dall'analisi i parti gemellari, podalici e prematuri e i bambini con difetti alla nascita. In altre parole, i risultati si riferiscono a mamme e bambini perfettamente sani e senza fattori di rischio. Nonostante ciò, esiste una differenza fra chi ha deciso di partorire in ospedale e chi ha pianificato una nascita a casa o in una struttura dove non sono presenti medici (le cosiddette “case delle ostetriche”): nel primo caso la mortalità alla nascita ed entro il primo mese è pari a 1,8 bambini su mille, quando si sceglie la nascita a casa raddoppia a 3,9 casi ogni mille nati. Un pericolo comunque limitato, tuttavia salgono anche la probabilità di convulsioni, di ventilazione per il bimbo e di trasfusioni per la madre; si riducono invece il ricorso ai cesarei e a metodi per accelerare o indurre il travaglio, così come le lacerazioni. Senza dimenticare che circa seicento donne che volevano partorire a casa, pari a un sesto del totale di questo sottogruppo, sono dovute andare in ospedale a causa di complicanze sopraggiunte durante il travaglio domestico.
Pro e contro
I dati, per una volta solidi e chiari, fanno discutere e negli Stati Uniti i fautori dell'una e dell'altra opzione li stanno brandendo a loro favore: da un lato chi è pro-ospedale fa notare l'inoppugnabile aumento dei rischi, dall'altro le associazioni che promuovono il parto fuori dalle cliniche sottolineano i vantaggi per la donna e la minor medicalizzazione della nascita. Che è certamente meritoria anche nel nostro Paese, dove sono ancora tante le nascite con il cesareo; tuttavia l'obiettivo deve essere sempre e comunque nascere in sicurezza a prescindere dal luogo, come ha osservato Joseph Wax, vicepresidente del comitato ostetrico dell'American College of Osbtetricians and Gynecologists: «Esistono chiaramente pro e contro in entrambe le scelte, perché entrambe hanno rischi e vantaggi. L'obiettivo comune deve essere quello di ridurre i pericoli in ospedale e a casa». Gli autori sottolineano che ogni donna dovrebbe scegliere nella consapevolezza di che cosa sia più importante per lei nel percorso della nascita e soprattutto dei rischi che accetta di correre: «Partorire non sarà mai del tutto sicuro perché esistono sempre possibili emergenze, inoltre farlo a casa o in ospedale sarà comunque e sempre diverso. Dobbiamo però far sì che aumenti la fiducia verso tutti i professionisti coinvolti, dentro e fuori dalle cliniche, per migliorare ovunque gli esiti. Discutere mettendosi su barricate contrapposte non serve».
Una scelta consapevole
Morale, nessun giudizio negativo verso chi sceglie l'una o l'altra modalità di parto, ma attenzione ai rischi specifici di entrambe le situazioni: se si decide di non andare in ospedale è opportuno rivolgersi a ostetriche esperte per valutare se sia realmente possibile (solo le donne a basso rischio possono pianificare un parto domestico), affidandosi a chi sa gestire le eventuali criticità e decidere se e quando sia opportuno andare in ospedale. In Italia, dove non ovunque il parto domiciliare è rimborsato e le nascite a casa sono circa l'1 per cento del totale, si possono chiedere informazioni all'associazione Nascere a casa, presente con ostetriche e case maternità su tutto il territorio. Bisogna ricordare poi che, al di là del parto domiciliare, esistono molte possibilità per vivere nella maniera più naturale possibile l'esperienza della nascita in ospedale: sono infatti sempre più numerose le cliniche che offrono la possibilità di rooming-in (mamma e figlio nella stessa stanza subito dopo la nascita), l'allattamento entro le prime due ore, il parto in acqua e altre opportunità che possono rendere la nascita un atto sempre meno medico, pur nella massima sicurezza.

Talidomide: oggi utile contro Crohn, Hiv e lebbra

Articolo apparso sul britannico Independent conferma l’utilità del medicinale che faceva nascere bimbi focomelici alla fine degli Anni ‘50

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Arriva il farmaco contro la tubercolosi a misura di bimbo

Ogni anno 1 milione di bimbi si ammala. Finora le dosi per i più piccoli erano approssimative. Il medicinale ha una formulazione solubile dal gusto addolcito

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L'obiettivo
"Se stiamo andando verso la fine della tubercolosi entro il 2030, come da target dei nuovi Obiettivi sostenibili del Millennio, dobbiamo portare via i bambini dall'ombra della malattia e assicurare loro diagnosi e cure appropriate", ha voluto rimarcare Mario Raviglione, direttore del Global TB Programme dell'Oms.
Il farmaco per i bimbi. In questi ultimi tre anni TB Alliance ha lavorato con le aziende farmaceutiche per questo tipo di medicinale combinato adatto ai più piccoli, sulla base di un progetto di Unitaid , l'organizzazione dell'Onu per l'innovazione nella salute (Hiv-Aids, malaria e tubercolosi). Unitaid e Usaid, l'agenzia degli Stati Uniti contro le emergenze globali, hanno anche lavorato per raggiungere e superare le barriere di mercato. L'Oms, mentre si sta terminando il processo burocratico di approvazione, ha già messo a disposizione la formulazione pediatrica sotto il meccanismo dell'Expert Review Panel, già utilizzato in molti Paesi.

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