Iperbilirubinemia neonatale
Già in altre occasioni il tema dell'iperbilirubinemia neonatale è stato affrontato sulle pagine elettroniche di Medico & Bambino (Trattamento dell'ittero neonatale). Questa volta, con riferimento a una recentissima trattazione (N Engl J Med 2001, 344:581-90), viene riproposto questo tema che negli ultimi anni ha presentato un rapido e decisivo sviluppo
Molti dei modi di pensare di una volta si sono modificati nell'ultimo decennio:
a) l'incidenza dell'ittero nucleare viene considerata oggi come abbastanza bassa, per cui molti dei parametri considerati importanti per il trattamento hanno subito una modificazione
b) la dimissione precoce del neonato dall'ospedale ha trasferito in molti casi la diagnosi di ittero neonatale dal reparto di neonatalogia al pediatra di famiglia, proprio in un periodo durante il quale la bilirubinemia sta innalzandosi
c) basse concentrazioni di bilirubina hanno un effetto benefico come anti-ossidanti, per cui non si ritiene più he esse vadano necessariamente eliminate.
Nel frattempo sono stati compiuti molti passi avanti nella prevenzione, nel riconoscimento e nel trattamento dell'iperbilirubinemia.
Fisiopatologia
L'iperbilirubinemia neonatale deriva da una duplice condizione:
1) un situazione di aumentata produzione di bilirubina
2) insieme a un'incapacità di escretarla
I lattanti, e in particolar modo i nati da parto pretermine hanno una produzione di bilirubina superiore a quella dell'adulto, perché essi hanno un turnover più elevato e una minor durata di vita dei globuli rossi. Nel neonato infatti non solo, come di norma, la bilirubina non coniugata non viene escreta ma inoltre la sua capacità di coniugarla è molto limitata.
Tutte queste limitazioni insieme portano all'ittero neonatale cosiddetto fisiologico, in altre parole a una elevata concentrazione di bilirubina nei primi giorni di vita nel nato a termine o nella prima settimana nel pretermine, seguite da una progressiva diminuzione nelle settimane successive, fino a raggiungere i valori di bilirubina tipici dell'adulto. In generale i nati a termine hanno valori che oscillano fra 5 e 6 mg/dL (pari a 86-103 mmol per litro; un milligrammo/dL corrisponde a 17,2 mmol per litro). Tuttavia in alcuni casi di ittero esagerato questi limiti possono essere superati per raggiungere i 7-17 mg/dL (o 120,4-291 mmol per litro). Valori di bilirubina superiori a 17 mg/dL nel nato a termine non sono più da considerare come fisiologici e possono indicare una causa patologica.
Cause di ittero neonatale
La fonte principale della bilirubina deriva dalla scissione dell'emoglobina originata dai globuli rossi vecchi o in preda ad emolisi.
L'eme,
derivata dalla scissione dell'emoglobina in emoproteine ed eme, è
degradata da un enzima, l'emo-ossigenasi, che porta alla liberazione
di ferro e alla
Dopo
alterazioni
motorie: coreoatetosi, ballismo, tremori, sordità, sguardo
fisso verso l'alto Gli
aspetti clinici dell'ittero nucleare (IN) variano da un caso
all'altro e vi può essere fino a oltre il 15% dei neonati che
non mostra alcuna segno di sofferenza neurologica. I maschi risultano
più suscettibili dei soggetti di sesso femminile alle
conseguenze dell'iperbilirubinemia neonatale. La
letalità fra i bambini con IN era del 4%. La causa
di tutto questo risiede nella deposizione della bilirubina a carico
dei gangli della base: alla RM si rileva un aumento dell'intensità
del segnale nel globus pallidus. La
dimissione precoce dai punti nascita, spesso entro le 48 ore di età,
fa sì che gli elevati livelli di bilirubina si riscontrino più
di rado in ospedale, di quanto non risultassero in precedenza. La
necessità della fototerapia è infatti una delle
ragioni più spesso riportate per la riammissione del neonato,
suggerendo la necessità di un controllo della bilirubina poco
prima della dimissione e di controlli clinici a distanza dopo la
dimissione. Come
risulta ormai da tempo, la valutazione della bilirubinemia basata
soltanto sull'esame clinico non ha alcun valore reale. I nuovi
apparecchi che usano la "multiwavelenght spectral reflectance"
per la lettura transcutanea della bilirubina riescono a eliminare
l'influenza della naturale pigmentazione della cute del neonato
(Maisels MJ e Kring E, 1997). L'emolisi
e le emorragie cutanee e profonde aumentano la produzione di
bilirubina. Poiché il monossido di carbonio (CO) e la
bilirubina sono prodotti in quantità equimolare, quando l'eme
viene metabolizzata, la valutazione del CO nell'aria espirata può
essere usata come indice per la produzione di bilirubina. Riduzione
della circolazione entero-epatica della bilirubina Il
neonato che non si alimenta adeguatamente ha probabilmente
un'aumentata circolazione entero-epatica di bilirubina. Non
esistono farmaci o altri agenti che riducano la circolazione
entero-epatica della bilirubina. L'avvio di una più congrua
alimentazione viceversa favorisce una più rapida diminuzione
della bilirubina. Inibizione
della produzione di bilirubina Le
metalloporfirine sintetiche, nelle quali il ferro centrale è
sostituito da un altro metallo, limitano la produzione di bilirubina
inibendo, in modo competitivo, l'eme-ossigenasi. Nonostante i primi
risultati positivi le metalloporfirine non sono correntemente
approvate per essere usate nei neonati. Fototerapia Sono
ormai 40 anni che la fototerapia rimane il trattamento standard nella
cura dell'iperbilirubinemia del neonato. Essa riduce rapidamente la
concentrazione di bilirubina nel siero, con la formazione dilumirubina, un composto idrosolubile, che rappresenta il passo
limitante la velocità di eliminazione delle bilirubina. Due
fattori determinano la velocità di formazione della
lumirubina: 1) lo
spettro della luce 2) la
dose totale di luce somministrata Poiché
la bilirubina è un pigmento giallo, essa assorbe facilmente la
luce blu (con una lunghezza d'onda di circa 450 nm). Fra le critiche
che vengono rivolte a questa luce vi è in primo luogo quella
dei possibili danni oculari e delle difficoltà che a volte
determina nella valutazione della cianosi. D'altra parte l'uso di una
luce di lunghezza d'onda superiore (luce verde) penetra più
profondamente nella cute e interagisce più efficacemente con
la bilirubina legata all'albumina (Vecchi C et al, 1983).
Tuttavia la luce bianca fluorescente rimane nel mondo il tipo di luce
più usato in fototerapia. La dose
somministrata, o irradianza, dipende dal potere della luce e dalla
sua distanza dal bambino. Per la fototerapia standard vengono usati
otto tubi bianchi fluorescenti per la somministrazione di 6-12 mW per
centimetro quadrato di superficie cutanea, esposta per nanometro di
lunghezza d'onda. Un'intensa
fototerapia può eliminare la necessità di una
exsanguino-trasfusione. Un
neonato in fototerapia viene esposto nudo in un bagno di luce: i suoi
occhi sono coperti. Vanno monitorate sia le temperatura dell'ambiente
che l'idratazione del bambino. La fototerapia può essere
sospesa per 1-2 ore per l'alimentazione o per la visita dei genitori. I neonati
a termine, senza segni di emolisi, vanno trattati secondo le linee
guida dell'Accademia Americana di Pediatria (AAP, 1994). Non
esistono linee guida per nati da parto prematuro, ma l'uso della
fototerapia in questi neonati deve basarsi sull'età
gestazionale, sul peso alla nascita e sulle condizioni generali. La
fototerapia può essere sospesa quando la bilirubinemia è
stata ridotta a 4-5 mg/dL. La
fototerapia può non ridurre la bilirubinemia negli allattati
al seno così velocemente come negli allattati artificialmente,
perché nei primi ci possono essere più elevati gradi di
circolazione entero-epatica. Si
ritiene comunemente che dopo la sospensione della fototerapia si
possa essere un aumento della bilirubinemia: questo fenomeno, ammesso
che esista è raro. Exsanguino-trasfusione E' stato
questo il primo modo efficace per combattere l'iperbilirubinemia
neonatale grave. Con questa tecnica si allontanano insieme la
bilirubina e gli anticorpi diretti verso i globuli rossi. Essa è
particolarmente indicata nelle forme in cui vi sia un alto grado di
emolisi. La quantità di bilirubina allontanata dal circolo
varia secondo la quantità di bilirubina immagazzinata nei
tessuti (che rientra in circolo) e secondo la velocità
dell'emolisi. In alcuni casi la procedura va ripetuta. In alcuni
casi un'infusione di albumina povera di sali, alla dose di 1 g/kg, da
una a quattro ore prima dell'exsanguino-trasfusione, aumenta la
quantità media di bilirubina allontanata di 8,7-12,3 mg/kg di
peso del bambino, a ulteriore dimostrazione dell'importanza del
legame albumina-bilirubina. Da una
recente statistica risulta che di 100 sottoposti
all'exsanguino-trasfusione, il 2% muore e il 12% va incontro a gravi
complicazioni (Jaxckson JC, 1997). Oggi
l'exsanguino-trasfusione viene riservata ai lattanti con emolisi nei
quali un'intensa fototerapia non abbia avuto successo o nei quali la
velocità di crescita della concentrazione di bilirubina
suggerisce che essa raggiungerà i 25 mg/dL entro 48 ore, per
cui sussiste è possibile che il rischio di encefalopatia
superi il rischio di complicazioni e morte per
l'exsanguino-trasfusione. Ovviamente
l'uso della exsanguino-trasfusione è molto diminuito da quando
è entrata in uso la fototerapia. Terapie
farmacologiche Il
fenobarbital è stato usato per la sua influenza sull'aumento
della coniugazione e della escrezione della bilirubina, tuttavia esso
non si è dimostrato attivo in tempi brevi, come sarebbe
necessario. Poiché
la bilirubino-ossidasi metabolizza la bilirubina non coniugata, il
passaggio del sangue attraverso un filtro contenete
bilirubina-ossidasi, allontana più del 90% della bilirubina.
Tuttavia questa procedura non è entrata ancora nell'uso
clinico. Quando la
biribunina si sia accumulata, un aumento del pH cerebrale può
aiutare a prevenire l'encefalopatia, perché la bilirubina è
più solubile in ambiente alcalino. Nei neonati con grave
iperbilirubinemia, una moderata alcalinizazione (pH da 7,45 a 7,55)
può essere ottenuta sia usando bicarbonato, sia usando
strategie ventilatorie per abbassare la pressione parziale di CO2 e
quindi aumentare il pH. Per i
nati a termine senza emolisi, l'Accademia Americana di Pediatria
raccomanda di iniziare la fototerapia secondo due parametri, cioè
il grado di bilirubinemia e l'età del neonato: 15 mg/dL
di bilirubina per neonati in età da 25 a 48 ore 18 mg/dL
per neonati da 49 a 72 ore 20 mg/dL
per neonati di più di 72 ore. Questi
valori non sono validi per soggetti nei quali vi siano segni di
emolisi o quando di tratti di nati da parto prematuro o da neonati
ammalati, che presentano un rischio aumentato di effetti tossici. Per una
buona prevenzione dell'ittero patologico è necessario infatti
eseguire: un'anamnesi
accurata precoci
valutazioni dei livelli di bilirubina nel siero, da considerare non
come a sè stanti, ma come parte del contesto generale del
neonato prove
per scartare l'emolisi prudenti
forme di alimentazione (precoce alimentazione al seno e frequenti
supplementazioni con latte materno o con formula, per prevenire la
disidratazione) presenza
o assenza di ipossiemia, acidosi, ipoalbuminemia immediata
attuazione della fototerapia in caso di iperbilirubinemie elevate controllo
accurato del neonato nelle 48 ore successive alla dimissione Per
ridurre l'attuale tendenza all'aumento dei casi di ittero nucleare,
legati alla dimissione precoce, è necessario che i
neonatologici controllino le loro procedure dopo la dimissione dei
neonati dalle nursery. Bibliografia American
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Forma Fase Sintomi e segni Acuta 1° Fase (1-2 giorni) 2° Fase (a metà della prima sett.) 3° Fase (dopo la prima sett.) scarsa tendenza al succhiamento, stato stuporoso, ipotonia, convulsioni ipertono dei muscoli estensori, opistotono, febbre ipertono Cronica Primo anno ipotonia, riflessi tendinei profondi vivaci, , riflessi tonici del collo obbligatori, movimenti ritardati Dopo il primo anno alterazioni motorie: coreoatetosi, ballismo, tremori, sordità, sguardo fisso verso l'alto Predizione
del rischio
Prevenzione
Trattamento
Prevenzione
dell'encefalopatia bilirubinica
Conclusioni
