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Pediatria per l'ospedale

Dicembre 2003

Il linfoma di Hodgkin

2° parte

a cura di Giorgio Bartolozzi

Da Yung L., Linch D. – Hodgkin's lymphoma – Lancet 2003, 361:943-51


Nella prima parte è stato trattato dell'epidemiologia del morbo di Hodgkin in Italia, della patogenesi, della classificazione WHO, dellapresentazione clinica nel bambino, della stagizzazione e dei fattori di rischio nelle forme dello stadio 1 e 2 e nelle forme dello stadio 3 e 4.

prima parte ( medico e bambino - pagine elettroniche - ottobre 2003)

Trattamento

Sia le forme localizzate che quelle diffuse di linfoma di Hodgkin possono essere guarite nella maggioranza dei casi; negli ultimi 30 anni abbiamo assistito a un miglioramento continuo della sopravvivenza (vedi figura 1).


Figura 1 – Sopravvivenza del linfoma di Hodgkin.

I dati sono ricavati da 4.472 pazienti (British National Lymphoma Investigation) in tutti gli stadi, trattati con radioterapia, chemioterapia o terapia combinata.

A differenza degli altri tipi di cancro, è spesso possibile guarire di linfoma di Hodgkin, anche se la prima linea di trattamento fallisce. Questa constatazione crea un dilemma:

  • è meglio usare un trattamento intenso fin dall'inizio, per guarire il maggior numero di pazienti possibile

  • oppure iniziare con un trattamento meno aggressivo, seguito da un trattamento più pesante nei pazienti che non rispondono.

Linfoma di Hodgkin nodulare con predominanza di linfociti
La malattia è usualmente localizzata ed è spesso trattata con la sola escissione chirurgica e la radioterapia locale; se l'escissione è radicale, può non essere necessaria la radioterapia. L'European Task Force on Limphoma riporta un 96% di completa risposta al trattamento primario con un 99% e un 94% di sopravvivenza a 8 anni per lo stadio 1 e 2 rispettivamente.
I pazienti in stadio avanzato e quelli in ricaduta sono trattati nello stesso modo dei pazienti con linfoma classico.
Ricercatori tedeschi e di Stanford hanno riportato l'uso dell'anticorpo monoclonale CD20 (rituximab) in pazienti con questo tipo di malattia di Hodgkin, con un'alta percentuale di risposta. Questi dati sono da considerare come preliminari, ma il rituximab va preso senz'altro in considerazione nei pazienti che falliscono alla chemioterapia combinata.

Linfoma di Hodgkin classico

Tutte le forme di linfoma di Hodgkin classico vengono trattate nello stesso modo. La terapia si basa soprattutto sulle caratteristiche anatomiche della lesione.

Malattia localizzata

Tradizionalmente il trattamento della malattia localizzata si basa unicamente sulla radioterapia: la remissione completa è molto frequente, ma frequenti sono anche le ricadute. Una radioterapia estesa abbassa la percentuale di ricadute, che tuttavia sono ancora presenti nel 20-30% dei casi..
Il rischio di ricaduta è molto ridotto quando alla radioterapia si associ la chemioterapia : la chemioterapia viene condotta con sostanze e modalità diverse.
- MOPP (clormetine, vancristina, procarbazina e prednisolone)/ABV (doxorubicina, bleomicina e vinblastina)
- ABVD (doxorubicina, bleomicina, vinblastina, dacarbazina)
- COPP (ciclofosfamnide, vincristina, procarbazina, predinosone) e ABVD
In casi a basso rischio la sopravvivenza senza ricadute e la sopravvivenza globale furono rispettivamente dell'89 e del 90%.
La comparsa del

Secondo tumore
Malattia di cuore
Disfunzioni endocrine
Trauma psicologico
Danno polmonare (in generale subclinico)
Iposplenismo (dopo splenectomia o ittadiazione splenica)
Carie dentale

Carie

dentale

Tabella 7 – Effetti a distanza del linfoma di Hodgkin e del suo trattamento

I nuovi trattamenti

Farmaci citotossici

La gemcitabina, un analogo della citarabina, ha un'attività antitumore nel linfoma di Hodgkin: essa è ben tollerata.
Poiché l'NF_B è spesso attivato nelle cellule di Sternberg, una particolare attenzione è stata rivolta agli inibitori del proteasoma, che previene la degradazione dell'NF_B e così mantiene la liberazione di NF_B attivo a livelli minimi.

Immunoterapia

Uno dei più promettenti antigeni per l'immunoterapia è l'antigene CD30, che è fortemente espresso nelle cellule di Sternberg. Molti gruppi di ricercatori hanno mostrato che l'anticorpo monoclonale antiCD30, legato chimicamente a una tossina attiva, esplica un'attività antitumore nelle linee cellulari dell'Hodgkin.
Una via alternativa è legata all'uso di anticorpi bispecifici, che riconoscono l'antigene CD30 e CD16 sulle cellule T, sulle celle natural killer , sui granulociti e sui macrofagi, o l'antigene CD64 che è espresso sui monociti, sui macrofagi e sui neutrofili attivati.

Conclusioni

La natura delle cellule maligne nel linfoma di Hodgkin è oggi ben conosciuta, ma ancora il meccanismo della loro comparsa richiede ulteriori studi e ricerche.
I risultati del trattamento continuano a migliorare, per cui è necessario conoscere bene gli effetti a distanza delle cure. Una meno intensa terapia iniziale guarisce meno pazienti, ma alcune delle sue insufficienze possono essere corrette successivamente con un trattamento più intensivo. La scelta del trattamento dipende quindi anche dalla conoscenza degli effetti collaterali a breve e lungo termine, per cui si rende sempre necessario un processo di consenso informato prima di prendere una decisione sul tipo di trattamento.