Il linfoma di Hodgkin
2° parte
Da Yung L., Linch D. – Hodgkin's lymphoma – Lancet 2003, 361:943-51
Nella prima parte è stato trattato dell'epidemiologia del morbo di Hodgkin in Italia, della patogenesi, della classificazione WHO, dellapresentazione clinica nel bambino, della stagizzazione e dei fattori di rischio nelle forme dello stadio 1 e 2 e nelle forme dello stadio 3 e 4.
prima parte ( medico e bambino - pagine elettroniche - ottobre 2003)
Trattamento
Sia le forme localizzate che quelle diffuse di linfoma di Hodgkin possono essere guarite nella maggioranza dei casi; negli ultimi 30 anni abbiamo assistito a un miglioramento continuo della sopravvivenza (vedi figura 1).
Figura 1 – Sopravvivenza del linfoma di Hodgkin.
I dati sono ricavati da 4.472 pazienti (British National Lymphoma Investigation) in tutti gli stadi, trattati con radioterapia, chemioterapia o terapia combinata.
A differenza degli altri tipi di cancro, è spesso possibile guarire di linfoma di Hodgkin, anche se la prima linea di trattamento fallisce. Questa constatazione crea un dilemma:
è meglio usare un trattamento intenso fin dall'inizio, per guarire il maggior numero di pazienti possibile
oppure iniziare con un trattamento meno aggressivo, seguito da un trattamento più pesante nei pazienti che non rispondono.
Linfoma
di Hodgkin nodulare con predominanza di linfociti
La malattia
è usualmente localizzata ed è spesso trattata con la
sola escissione chirurgica e la radioterapia locale; se l'escissione
è radicale, può non essere necessaria la radioterapia.
L'European Task Force on Limphoma riporta un 96% di completa
risposta al trattamento primario con un 99% e un 94% di sopravvivenza
a 8 anni per lo stadio 1 e 2 rispettivamente.
I pazienti in stadio
avanzato e quelli in ricaduta sono trattati nello stesso modo dei
pazienti con linfoma classico.
Ricercatori tedeschi e di Stanford
hanno riportato l'uso dell'anticorpo monoclonale CD20 (rituximab)
in pazienti con questo tipo di malattia di Hodgkin, con un'alta
percentuale di risposta. Questi dati sono da considerare come
preliminari, ma il rituximab va preso senz'altro in considerazione
nei pazienti che falliscono alla chemioterapia combinata.
Linfoma di Hodgkin classico
Tutte le forme di linfoma di Hodgkin classico vengono trattate nello stesso modo. La terapia si basa soprattutto sulle caratteristiche anatomiche della lesione.
Malattia localizzata
Tradizionalmente
il trattamento della malattia localizzata si basa unicamente sulla
radioterapia: la remissione completa è molto frequente, ma
frequenti sono anche le ricadute. Una radioterapia estesa abbassa la
percentuale di ricadute, che tuttavia sono ancora presenti nel 20-30%
dei casi.. Carie
Farmaci
citotossici La
gemcitabina, un analogo della citarabina, ha un'attività
antitumore nel linfoma di Hodgkin: essa è ben
tollerata. Immunoterapia Uno dei
più promettenti antigeni per l'immunoterapia è
l'antigene CD30, che è fortemente espresso nelle cellule di
Sternberg. Molti gruppi di ricercatori hanno mostrato che l'anticorpo
monoclonale antiCD30, legato chimicamente a una tossina attiva,
esplica un'attività antitumore nelle linee cellulari
dell'Hodgkin. La natura
delle cellule maligne nel linfoma di Hodgkin è oggi ben
conosciuta, ma ancora il meccanismo della loro comparsa richiede
ulteriori studi e ricerche.
Il rischio di ricaduta è molto ridotto quando
alla radioterapia si associ la chemioterapia : la chemioterapia viene
condotta con sostanze e modalità diverse.
- MOPP
(clormetine, vancristina, procarbazina e prednisolone)/ABV
(doxorubicina, bleomicina e vinblastina)
- ABVD (doxorubicina,
bleomicina, vinblastina, dacarbazina)
- COPP (ciclofosfamnide,
vincristina, procarbazina, predinosone) e ABVD
In casi a basso
rischio la sopravvivenza senza ricadute e la sopravvivenza globale
furono rispettivamente dell'89 e del 90%.
La comparsa del
Secondo tumore Malattia di cuore Disfunzioni endocrine Trauma psicologico Danno polmonare (in generale subclinico) Iposplenismo (dopo splenectomia o ittadiazione splenica) Carie dentale I
nuovi trattamenti
Poiché l'NF_B è spesso attivato nelle
cellule di Sternberg, una particolare attenzione è stata
rivolta agli inibitori del proteasoma, che previene la degradazione
dell'NF_B e così mantiene la liberazione di NF_B attivo a
livelli minimi.
Una via alternativa è legata all'uso di
anticorpi bispecifici, che riconoscono l'antigene CD30 e CD16 sulle
cellule T, sulle celle natural killer , sui granulociti e sui
macrofagi, o l'antigene CD64 che è espresso sui monociti,
sui macrofagi e sui neutrofili attivati.Conclusioni
I risultati del trattamento continuano
a migliorare, per cui è necessario conoscere bene gli effetti
a distanza delle cure. Una meno intensa terapia iniziale guarisce
meno pazienti, ma alcune delle sue insufficienze possono essere
corrette successivamente con un trattamento più intensivo. La
scelta del trattamento dipende quindi anche dalla conoscenza degli
effetti collaterali a breve e lungo termine, per cui si rende sempre
necessario un processo di consenso informato prima di prendere una
decisione sul tipo di trattamento.
