Un'ecografia intestinale 'che parla'
1 Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Trieste
2 U.O. di Radiologia, IRCCS Burlo Garofolo, Trieste
E. è
una bambina di 4 mesi nata a termine dopo una gravidanza decorsa
regolarmente senza sofferenza perinatale. Allattata al seno con
crescita regolare fino alla sesta settimana di vita.
Successivamente presenta deflessione della curva ponderale con
l'avvio della supplementazione con latte di formula.
A 50
giorni di vita, dopo 4 giorni di alimentazione con formula lattea
tipo 1, inizia a presentare episodi di vomito e scariche
diarroiche che ne determinano il ricovero nel reparto di
neonatologia del suo paese per un grave stato di disidratazione e
distrofia. In occasione del ricovero si riscontra la presenza di
addome molto globoso e teso, con successivo rilievo radiografico
alla diretta dell'addome, di anse distese con parete
diffusamente ispessita e di ascite. Gli esami di laboratorio
evidenziano una severa ipoprotidemia (2.8mg/dl) e iposodiemia (Na
128mEq/L); viene eseguita paracentesi con riscontro liquido
chiloso .
Viene avviata nutrizione parenterale con rapido
miglioramento delle condizioni generali, della crescita e del
quadro ascitico ed intestinale . Il successivo decorso è
però caratterizzato da una ripresa dei sintomi ad ogni
tentativo di rialimentazione orale, anche con idrolisati spinti
come il Neocate. Inefficace anche un tentativo terapeutico con
octreotide.
Nel sospetto di un'anomalia anatomica del
sistema linfatico viene eseguita una linfo-scintigrafia che
risulta negativa; nella norma anche l'esame ecocardiografico
che esclude una pericardite costrittiva come pur remota possibile
causa, e lo studio del tubo digerente con pasto baritato che nega
una malrotazione ( altra possibile eziologia dell'ascite
chilosa).
Da segnalare il riscontro di un'ipereosinofilia
periferica (1800/mm3) e di eosinofili fecali.
E. giunge
quindi alla nostra attenzione per completare l'iter
diagnostico, già avviato dai colleghi, nel sospetto di
un'anomalia del sistema linfatico intestinale.
All'ingresso
si presenta in discrete condizioni generali, distrofica, con cute
pallida e marezzata; l'addome è moderatamente disteso,
ma trattabile; non presenti edemi declivi.
Un'ecografia
addominale conferma un diffuso ispessimento della parete
intestinale e la presenza di una piccola falda ascitica.
(fig.1-2)

Gli
esami di laboratorio eseguiti evidenziano un quadro di
ipoprotidemia (proteine totali 3.9), ipogammaglobulinemia (IgG
103, IgA 14, IgM 32) e leucopenia (GB 3930) con marcata riduzione
dei linfociti CD4 (CD4 16%) ed inversione del rapporto CD4/CD8,
compatibile con il sospetto diagnostico principale di
linfangiectasia intestinale (probabilmente l'inversione del
rapporto è legata ad un trasporto selettivo dei CD4 nei
fluidi linfatici); confermata, seppur in calo, la presenza di
ipereosinofilia periferica (eosinofili 750); un carico di
trigliceridi risulta piatto; negativi, infine i test di
valutazione dell'assorbimento intestinale: xilosemia,
alfa1antitripsina fecale.
Nonostante il forte orientamento
diagnostico prendiamo in considerazione ed escludiamo tutte le
possibili cause di enteropatia protido-disperdente e di
malassorbimento comprese la fibrosi cistica (test del sudore
negativo) e le cause infettive (ricerca dei parassiti fecali, PCR
per CMV, mantoux tutte negative).
Una radiografia e un clisma
opaco ci consentono nuovamente di escludere malrotazioni e altre
malformazioni intestinali che rientrano tra le possibili cause di
linfangectasia.
La biopsia duodenale mostra una mucosa di tipo
3B con villi corti a base ampia e rarefatti come da patologia
malassorbitiva; presenti i microvilli; evidenza di fitto
infiltrato linfoplasmacellulare e localmente eosinofilo del
corion con ectasie linfatiche polifocali (fig.
3)

La laparoscopia esplorativa eseguita dopo assunzione orale di un pasto grasso (latte di soja) tinto con un colorante alimentare ha evidenziato diffusa trasudazione del chilo attraverso la parete intestinale. Sono risultate infine dirimenti le sezioni istologiche che hanno messo in luce l'ectasia dei vasi linfatici. (fig. 4)

La
diagnosi quindi di linfangectasia intestinale diffusa poteva
essere confermata.
La terapia elettiva per questa patologia è
la nutrizione parenterale a lungo termine (alcuni mesi almeno)
che avviamo dopo posizionamento di catetere venoso centrale;
l'alimentazione orale prevede esclusivamente l'assunzione di
cibi privi di grassi e proteine; utile l'impiego degli MCT per
la ragione prima esposta.
Dopo
l'avvio della NP e dell'alimentazione orale con cibi privi di
grassi e proteine assistiamo ad una rapida normalizzazione del
quadro ecografico intestinale con normalizzazione dello spessore
di parete e risoluzione del versamento ascitico (fig.5-6)
e ad un miglioramento dei valori ematici: aumento dei linfociti
(1300), normalizzazione delle sottopopolazioni linfocitarie ( CD3
43%, CD4 38%, CD8 14%, CD 1925%, NK 21%) e del profilo
immunoglobulinico (IgG 593, IgA 14, IgM 49); rialzo anche della
protidemia a 5.9.
Di regola questa è una patologia
malformativa primitiva, che trova nel tempo un suo compenso ed
equilibrio con la nutrizione parenterale e con la crescita.
Peraltro in questo caso la comparsa della prima manifestazione
della malattia 4 giorni dopo l'assunzione di latte di formula,
il rilievo bioptico di enteropatia con infiltrato eosinofilo ci
hanno fatto sospettare un possibile ruolo dell' allergia alle
proteine del latte vaccino nella genesi del quadro.
Contributo
La
linfangectasia intestinale è una rara condizione dovuta
alla dilatazione e rottura dei vasi linfatici del tratto
gastrointestinale, più frequentemente a carico del piccolo
intestino, con una distribuzione segmentale, multifocale o
diffusa. Viene diagnosticata di solito in bambini o giovani come
conseguenza di una anomalia congenita del sistema linfatico.
Occasionalmente, la linfangectasia intestinale può esser
vista anche nella popolazione adulta, ma generalmente secondaria
a cause di compressione linfatica. In base alla sua eziologia, la
linfangectasia intestinale può esser così
classificata in una forma primitiva ed una secondaria [1-3].
Quella primitiva, congenita, di solito si associa ad altre
sindromi genetiche, come la Sindrome di Turner [2,8];
al contrario quella secondaria è acquisita, dovuta a
disordini gastrointestinali e patologie intra-addominali e
retroperitoneali: come carcinoma, linfoma, tubercolosi o
pericarditi costrittive, fibrosi retroperitoneali, ripetute
infezioni parassitarie [1,4-6].
La
linfangectasia intestinale clinicamente si presenta in modo
similare in entrambe le forme, con una grande varietà di
segni e sintomi a seconda del grado di estensione del danno.
Alcuni pazienti possono essere del tutto asintomatici, mentre
nella maggior parte dei casi la malattia si presenta come una
grave enteropatia proteino disperdente, oppure come un ritardo di
crescita oppure sotto forma di ricorrenti emorragie del tratto
gastrointestinale [1,2,9].
I pazienti possono anche presentare un'epigastralgia diffusa,
diarrea cronica, steatorrea, edema, ascite chilosica e
linfocitopenia. La linfocitopenia si caratterizza per la presenza
di livelli di linfociti CD4 marcatamente diminuiti con CD8
normali od aumentati, con conseguante inversione del rapporto
CD4/CD8, questo potrebbe esser dovuto alla presenza di un
trasporto di tipo selettivo dei CD4 nei linfatici oppure per un
tempo di emivita più breve dei CD8 rispetto ai CD4 [1,2].
La diagnosi di certezza si basa sulle caratteristiche istologiche
che consistono nella presenza di linfatici intra e submucosali
dilatati. Pertanto è dirimente l'esecuzione di una
laparoscopia con prelievo bioptico [7].
Il
trattamento dipende dalla severità e dal grado di
estensione della patologia. Per la maggior parte dei pazienti con
la forma congenita il gold-standard consiste nell'esecuzione di
una paracentesi per il drenaggio dell'ascite chilosa e
contemporaneo avvio di una nutrizione parenterale associata a
dieta priva di grassi, con un'elevata quota di proteine e
supplementazione di trigliceridi a media catena [1,2].
Molto spesso questo approccio di “messa a riposo” permette
una favorevole evoluzione del quadro clinico con verosimile
interruzione di un circolo vizioso dilatazione-perdite e sviluppo
di un compenso o di una maturazione favorevole della lesione,
sufficiente a permettere una autonomia intestinale. In casi, non
responsivi a tale trattamento conservativo, emerge dalla
letteratura la possibilità di associare alla NP la
somatostatina. Quest'ultima induce un minor assorbimento di
grassi, minor concentrazione di trigliceridi nel dotto toracico
ed attenua il flusso linfatico nei linfatici maggiori. In
aggiunta, riduce le secrezioni gastriche, pancreatiche ed
intestinali, inibisce la motilità dell'intestino,
rallenta il processo di assorbimento intestinale e il flusso
sanguigno splancnico.
In conclusione, l'azione della
somatostatina sembrerebbe quella di ridurre l'escrezione del
liquido linfatico agendo direttamente su specifici recettori
normalmente presenti sulla parete dei vasi linfatici intestinali
[13,14].
Di fatto nel nostro caso la somatostatina era già stata
usata senza beneficio.
L'approccio invasivo è
riservato esclusivamente ai quadri di pertinenza chirurgica,
quali ad esempio malrotazione intestinale, cause compressive e
persistenza di fistola non responsiva al trattamento di
associazione tra NP e somatostatina [2,10-12]
oppure lesioni segmentarie.
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Normalizzazione del quadro con riduzione dello spessore di parete e risoluzione del versamento ascitico


