Sindrome di Wallenberg in età pediatrica
1UOC di Pediatria e Neonatologia, Azienda Ospedaliera
di Ravenna, AUSL Ravenna
2Scuola di Specializzazione in Pediatria, Università
di Bari
3Neurologia Pediatrica, Ospedale di Faenza, AUSL
Ravenna
4SSD Neuroradiologia, AUSL Ravenna
Indirizzo per corrispondenza: federico.marchetti@ausl.ra.it
E. è un bambino di 6 anni che ha presentato improvvisamente,
in condizioni di benessere, cefalea associata a ipostenia dell’arto
inferiore di sinistra e atassia, disfonia e scialorrea, con respiro
rumoroso. La cefalea si è autolimitata in pochi minuti ma, per
la persistenza degli altri sintomi, è stato condotto in Pronto
Soccorso.
All’arrivo appariva in condizioni generali scadenti, in stato
soporoso, ipotonico, con iporeflessia. GCS=7; rispondeva agli stimoli
dolorosi, con risveglio parziale, ma presentava tendenza
all’assopimento; mostrava scialorrea e tendenza alla bradipnea
(FR 10 atti/min) con persistenza del respiro rumoroso con, a tratti,
la sensazione di stridore laringeo; la SaO2 oscillava tra
90% e 95% in aria ambiente.
La TC encefalo, l’EEG e la radiografia del torace, eseguiti in
urgenza, non mostravano alterazioni, così come nella norma
risultavano l’esame emocromocitometrico, l’assetto
coagulativo, la glicemia, la funzionalità epatica e renale,
gli indici di flogosi.
Inizialmente ricoverato in terapia intensiva il bambino ha presentato
un rapido miglioramento delle condizioni generali senza mai necessità
di assistenza ventilatoria e pertanto è stato trasferito, dopo
poche ore, presso il nostro reparto.
All’esame clinico-neurologico presentava ipostenia dell’arto
inferiore sinistro, atassia, paralisi faringo-laringea con disfagia e
disfonia, ptosi palpebrale sinistra e riferiva cefalea.
A circa 24 ore dall’esordio dei sintomi, è stata
eseguita la RMN encefalo con studio angiografico (Figure 1, 2, 3).


Qual è la vostra diagnosi?
La RMN encefalo con studio angiografico ha documentato una piccola area iperintensa a livello della porzione posteriore laterale sinistra del bulbo compatibile con lesione ischemica recente e marcata asimmetria delle arterie vertebrali (dx > sin). Il corteo sintomatologico presentato da E. è conseguente all’ischemia bulbare da riduzione del flusso ematico in arteria vertebrale ed è definito sindrome di Wallenberg (Box 1).
Box 1. SINDROME DI WALLENBERG - SINDROME LATERALE MIDOLLARE
Gli infarti a carico del bulbo sono rari in età adulta,
rarissimi in età pediatrica e scarsi dati sono disponibili in
letteratura relativamente all’età pediatrica.
La sindrome di Wallenberg, definita anche come sindrome laterale
midollare, si evidenzia a seguito di lesione ischemica del midollo
allungato (bulbo), spesso secondaria a occlusione dell’arteria
vertebrale o dell’arteria cerebellare inferiore posteriore a
causa di aterotrombosi o embolismo e, a volte, è conseguenza
della dissezione spontanea delle arterie vertebrali.
Lo spettro di manifestazioni cliniche della sindrome di Wallenberg è
ampio e comprende sindrome di Horner, atassia ipsilaterale (alla
lesione bulbare), alterazioni della sensibilità al volto o
all’emisoma, disfagia, disfonia/raucedine, paralisi del palato,
scialorrea, vertigini, nausea e vomito, disturbi visivi (diplopia,
nistagmo, deviazione dello sguardo), singhiozzo, paresi facciale,
disartria, cefalea e dolore a livello del collo.
Le lesioni bulbari individuabili tramite la RM (e le conseguenti manifestazioni cliniche) sono eterogenee e
correlate ai diversi reperti angiografici, che a loro volta dipendono
dai differenti meccanismi patogenetici: eziologia, sede e ampiezza
dei vasi coinvolti, velocità con cui si è sviluppata la
lesione, situazione dei vasi collaterali.
Decorso clinico
Durante la degenza si è assistito alla completa regressione
del quadro neurologico, con riduzione progressiva della disfonia.
Tra le ipotesi eziopatogenetiche della lesione ischemica bulbare
associata ad asimmetria di calibro delle arterie vertebrali andavano
considerati:
- un tromboembolismo paradosso da pervietà del forame ovale (l’ecocardiogramma, anche transesofageo, è risultato nella norma);
- una vasculite, tipo malattia di Takayasu, esclusa per il riscontro di polsi periferici normosfigmici, valori pressori normali ai quattro arti, assenza di anomalie aortiche, indici di flogosi negativi. Negativo è risultato lo studio dell’autoimmunità (ANA, anti DNA, ANCA, ENA; complemento);
- tromboembolismo conseguente a trombofilia; la ricerca dei fattori protrombotici (fattore V Leiden, polimorfismo MTHFR C677T, polimorfismo G20210A del fattore II della coagulazione; ricerca lupus anticoagulans; dosaggio di omocisteinemia e acido folico; assetto lipidico; dosaggio di proteina C, proteina S e antitrombina) ha mostrato una condizione di eterozigosi per il polimorfismo del fattore II.
Gestione terapeutica ed evoluzione clinica
È stata intrapresa inizialmente terapia per via sottocutanea
con eparina a basso peso molecolare, sostituita in 5° giornata
con acido acetilsalicilico, terapia che il bambino sta proseguendo a
domicilio. Ad oggi, con un follow-up di 12 mesi, E. non presenta
sequele neurologiche e l’imaging cerebrale è
negativa tranne che per la già nota asimmetria di calibro
delle arterie vertebrali che è rimasta immodificata.
È molto ragionevole pensare, vista l’alterazione
anatomica dell’arteria vertebrale, che la profilassi
con acido acetilsalicilico debba essere eseguita per tutta la vita.
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