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Ottobre 2017

Quando la rettocolite ulcerosa diventa una sfida per il medico

Giustina Maria Sciarrabone1, Michele Citrano2, Riccardo Ganci2, Maddalena Violante2, Nicola Cassata2

1Dipartimento di Scienze per la Promozione della Salute e Materno-Infantile “G. D’Alessandro”, Università di Palermo
2UOC Pediatria, Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello, Palermo

Indirizzo per corrispondenza: giustina.sciarrabone@alice.it

Le riacutizzazioni severe della rettocolite ulcerosa (RCU) rappresentano un’emergenza clinica. Secondo le evidenze scientifiche la terapia steroidea è la prima linea ma talvolta, per l’instaurarsi di cortico-resistenza, è necessario intraprendere trattamenti di seconda linea con ciclosporina e infliximab (IFX) in grado, nella maggior parte dei casi, di controllare la malattia.
Presentiamo il caso di un bambino di 7 anni affetto da pancolite ulcerosa cronica-attiva a esordio precoce (diagnosi all’età di 3 anni), caratterizzata da cortico-resistenza e refrattarietà al trattamento con farmaci biologici (IFX e adalimumab, ADA), sottoposto in ultima istanza a terapia con talidomide, con buona risposta clinica. All’esordio il paziente ha eseguito doppia immunosoppressione (ciclosporina e azatioprina) e ha successivamente proseguito con azatioprina e mesalazina, mantenendo un buon controllo clinico della malattia per 4 anni. Tuttavia, nel corso dell’ultimo anno, ha presentato tre episodi di severa riacutizzazione (PUCAI 70; PUCAI = Pediatric Ulcerative Colitis Activity Index), con fallimento di diverse linee di trattamento (steroide ad alte dosi endovena, successivamente IFX e ADA). Il fallimento terapeutico avrebbe quindi candidato il paziente a intervento chirurgico di colectomia. La nostra decisione è stata quella di utilizzare talidomide (dosaggio 2,5 mg/kg/die) come ultima opportunità terapeutica. Il piccolo è in trattamento da 16 mesi. Il follow-up clinico e il monitoraggio dei parametri di laboratorio evidenziano un netto miglioramento (PUCAI 0) e non sono stati segnalati effetti avversi alla terapia.

Il nostro caso clinico pone in rilievo l’andamento aggressivo della RCU, soprattutto se a esordio precoce, e rafforza le evidenze pubblicate in letteratura riguardo agli effetti positivi della terapia con talidomide, da utilizzare come possibile scelta terapeutica per indurre e mantenere la remissione e per dilatare i tempi di ricorso alla chirurgia nei pazienti con cortico-resistenza e refrattarietà alla terapia biologica.