Rivista di formazione e aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, fondata nel 1982. In collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
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Editoriali

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A proposito d’intelligenza artificiale, bambini e altre cose umane

Federico Marchetti

UOC di Pediatria e Neonatologia, Ospedale di Ravenna, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche (DIMEC), Università di Bologna

Giugno 2026 - pagg. 347 -347 | DOI: 10.53126/MEB45347

Abstract
This editorial reflects on the growing role of artificial intelligence in medicine and pediatrics, taking as its starting point the encyclical "Magnifica Humanitas" of Pope Leo XIV. The author argues that the crucial question is not what AI will be able to do, but what we choose to do with it, warning against confusing tools with goals. While algorithms excel at recognizing patterns and can flag increased disease risk, human clinicians remain essential to attribute meaning to information within the child's family and social context. The therapeutic relationship is described as a space of trust, empathy, interpretation and adaptation that cannot be programmed. The author highlights the impact of AI-shaped digital ecosystems on children's cognitive development, critical thinking, and tolerance of complexity and uncertainty, and calls for education that keeps human intelligence alive: doubting, verifying, waiting, changing one's mind. He concludes, citing Giorgio Parisi, that AI systems recognize linguistic patterns without lived experience or emotion, whereas a child needs to feel genuinely welcomed, underscoring that care depends on the human measure of the relationship.
Riassunto
Editoriale che riflette sul ruolo crescente dell'intelligenza artificiale in medicina e pediatria, prendendo spunto dall'enciclica "Magnifica Humanitas" di Papa Leone XIV. L'autore sostiene che la domanda decisiva non e' cosa l'IA sapra' fare, ma cosa decideremo di farne, mettendo in guardia dal confondere gli strumenti con i fini. Un bambino non e' la somma dei suoi parametri: gli algoritmi riconoscono schemi e possono segnalare un rischio, ma resta compito umano attribuire significato all'informazione nel contesto familiare e sociale. La relazione di cura e' uno spazio di fiducia, empatia e interpretazione non programmabile. L'autore sottolinea l'impatto degli ecosistemi digitali modellati dall'IA sullo sviluppo cognitivo e sul pensiero critico dei bambini, e invita a un'educazione che tenga viva l'intelligenza umana: dubitare, verificare, attendere, cambiare idea. Citando Giorgio Parisi, ricorda che questi sistemi non provano emozioni, mentre il bambino ha bisogno di sentirsi realmente accolto.