Presidio
Ospedaliero di Gorizia, Unità Operativa di Pediatria
Indirizzo
per corrispondenza:
irene.bruno@tele2.it
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario
generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica
“maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la
sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che
più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità
e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i
principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di
ricerca.
Si parla
di opinioni di giornalisti, novità dalla letteratura, e come
tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni commento, ogni ultima
novità, non va considerata una verità assoluta né
applicata l'indomani, ma va presa come un aggiornamento da far
maturare nel cassetto attendendo le conferme e i cambiamenti di
opinione che solo il tempo e l'esperienza possono fornire.
Questa
premessa è anche un invito ai lettori ad
essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci
articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che
ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete airene.bruno@tele2.it).
TUTTE
LE NOTIZIE
25
maggio 2006
L'Agenzia
Europea dei Medicinali non ha individuato segnali di ridotta
efficacia per HBVAXPRO e Procomvax
L'Agenzia
Europea dei Medicinali ha concluso la valutazione di HBVAXPRO e
Procomvax, due vaccini Sanofi Pasteur MSD autorizzati con procedura
centralizzata, stabilendo che i due prodotti continuano a offrire una
efficace protezione nei confronti dell'epatite B. La revisione
effettuata dal Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) è
iniziata nel mese di febbraio 2006 su richiesta della Commissione
Europea per valutare l'efficacia di HBVAXPRO e di Procomvax. I due
prodotti contengono lo stesso antigene dell'epatite B ricombinante
contenuto in Hexavac. L'autorizzazione all'immissione in commercio di
Hexavac è attualmente sospesa per motivi legati alla
protezione a lungo termine contro l'epatite B. Il Comitato ha
richiesto al titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio
di effettuare alcuni studi in diverse fasce di età e in
diversi gruppi a rischio di esposizione per confermare ulteriormente
che i vaccini conferiscono un adeguato livello di protezione a lungo
termine contro l'epatite B. In attesa della disponibilità di
ulteriori dati sulla protezione a lungo termine, la revisione
effettuata non ha identificato alcuna evidenza di ridotta efficacia.
La
persistenza dell'obesità nella seconda decade di vita si
stabilisce prima degli 11 anni. In questo lavoro sono stati valutati
5800 bambini tra gli 11-12 anni. Tra loro è stato riscontrato
che un 25% dei bambini risultava essere in sovrappeso o obeso. Dopo 5
anni di follow-up era aumentata la prevalenza di obesità sul
soprappeso e sempre in quel 25% di bambini. Gli sforzi per prevenire
l'obesità vanno dunque rivolti ai primi anni di vita.
Niente di
nuovo, ma sempre per non dimenticare il problema del momento.
Le nuove
curve di crescita per neonati e bambini possono venir applicate in
tutto il mondo! È il messaggio che ci arriva dall'OMS: queste
curve permetteranno ai medici di valutare crescita, malnutrizione e
sovrappeso precocemente. I nuovi gold standard di crescita confermano
che bambini di qualsiasi parte del mondo, siano essi indiani,
brasiliani o norvegesi, posti nelle condizioni adatte per crescere,
hanno i potenziali per raggiungere i medesimi range di peso e
altezza. Le differenze di crescita nei bambini fino ai 5 anni sono
influenzate di più dall'alimentazione, da pratiche
nutrizionali, dall'ambiente e dalle cure sanitarie piuttosto che
dalla genetica e dall'etnia.
…Messaggio
utile, se si dimostrerà vero, visto il numero di bambini
stranieri sempre in crescita con cui ci rapportiamo quotidianamente.
BMJ, 29
aprile 2006
I figli
di genitori colpiti da tumore hanno la necessità di una
comunicazione più completa e attenta Una nuova ricerca mette
in luce l'importanza della comunicazione ai figli di persone affette
da tumore. Lo studio, condotto all'Università di Oxford in
Inghilterra, ha valutato l'impatto sui bambini della presenza di
cancro in persone di famiglia: sono stati intervistati 37 mamme
colpite da tumore della mammella e 31 figli di età compresa
tra 6 e 18 anni. I risultati hanno dimostrato che i figli sono molto
più consapevoli del significato del cancro come malattia che
mette in pericolo la sopravvivenza di quanto i genitori stessi
pensino, perfino prima della diagnosi di tumore sulla loro madre. I
bambini sono già consapevoli del significato della parole
cancro: le loro fonti di informazione sono la televisione, le
campagne di salute pubblica, personaggi famosi che hanno dichiarato
di avere un tumore e familiari di amici affetti dalla stessa
malattia. La medesima ricerca ha sottolineato che spesso i genitori
non sono consapevoli del grado di conoscenza dei figli e ne
sottovalutano quindi l'intensa sofferenza psicologica. Ugualmente, i
genitori tendono a non comprendere (o a non accettare) che i figli
abbiano l'esigenza di ricevere molte più informazioni sulla
malattia e sulle terapie rispetto a quelle che sono state loro
fornite. Le conclusioni dello studio inglese suggeriscono la
necessitˆ di un supporto psicologico per i genitori in modo che
sappiano comunicare al meglio con i figli nel momento della malattia:
la diagnosi di cancro è infatti troppo devastante di per se
stessa per lasciare spazio ad altri problemi. Probabilmente il
coinvolgimento del personale medico e paramedico nella comunicazione
ai figli dei pazienti potrebbe risultare benefico. Cercando in
Internet ho trovato molti siti tra cui:http://www.sanpaolo.org/fa_oggi/0405f_o/0405fo28.htm
Intervenuto
al convegno del Forum PA sul tema “Tracciabilità dei farmaci
e razionalizzazione della spesa farmaceutica”, Aldo Ricci,
amministratore delegato della Sogei, società del ministero
dell'Economia e delle finanze, ha presentato lo stato di
avanzamento del Sistema TS di monitoraggio della spesa sanitaria.
Caratterizzato da tre elementi - la tessera sanitaria, la ricetta
unificata e la rete telematica - il Sistema TS consente allo Stato e
alle Regioni di conoscere e governare l'andamento della spesa
sanitaria sostenuta per farmaci e prestazioni specialistiche e di
potenziare le verifiche sul diritto alle esenzioni spettanti agli
assistiti, monitorando, sia a livello regionale che nazionale, tutte
le fasi della spesa e la sua articolazione territoriale, nel rispetto
della normativa sulla Privacy. Un'operazione complessa, ma di
fondamentale importanza per ottenere dati anagrafici e di residenza
aggiornati e corretti sugli assistiti e consentire allo Stato e alle
Regioni di individuare le politiche e gli interventi più
idonei per una gestione ottimale delle spesa sanitaria.
I feti a
rischio di emorragia cerebrale oggi si possono salvare con una
semplice analisi del sangue della madre. A sostenerlo è
Claudio Giorlandino, ginecologo, che ha condotto in un anno uno
studio su 500 gravidanze dalla 16° fino alla 40° settimana di
gestazione. Obiettivo, quello di studiare i feti con problemi
intrauterini che potessero andare incontro a difetti neurologici
causati dalla mancanza di ossigeno dovuta a una placenta non sana.
Circostanza, questa, tutt'altro che rara: è responsabile di
circa il 40% dei difetti neurologici fetali per lo più dovuti
a emorragia cerebrale. A svelare se il feto sia a rischio di
emorragia cerebrale sarebbe la proteina S100B che è presente
nel sistema nervoso e che aumenta in modo significativo nei neonati
che possono rischiare questo tipo di problema. La proteina in
questione passa la barriera placentare tra madre e feto, la si trova
nel sangue della mamma e nelle sue urine. Questo studio è nato
sulla scia di quello condotto dal neonatologo italiano Diego Gazzolo
che aveva evidenziato la presenza di questa particolare proteina nel
sangue del neonato. Studiando la quantità della proteina in
questione a poche ore dalla nascita, si poteva capire se il piccolo
sarebbe andato incontro ad emorragie cerebrali. Dosando la S100B
quando il bambino è ancora nella pancia, con il metodo
quantitativo dell'RNA proteico, si può cogliere
quell'incremento predittore del possibile danno cerebrale nel feto
e quindi far nascere prima il bambino
...Staremo
a vedere se questa, negli anni, diventerà una vera novità...
Il
progetto “Farmacista Facilitatore”
Dal 2001
il CeVEAS, organizza e coordina un programma di Informazione
Indipendente sull'uso dei farmaci, anche noto come “Farmacista
Facilitatore”. In estrema sintesi l'obiettivo è quello di
migliorare la pratica prescrittiva, informando i medici di medicina
generale sulle più recenti conoscenze nel campo della terapia.
Per fare ciò nel modo più efficace diversi studi hanno
mostrato che non basta inviare pubblicazioni o organizzare corsi di
aggiornamento. Il trasferimento delle informazioni per migliorare le
pratiche prescrittive diventa molto più efficace quando i
contenuti vengono illustrati, in un contesto che consenta la
partecipazione attiva e lo scambio di opinioni fra i partecipanti. Su
questo presupposto si fonda il progetto “Farmacista Facilitatore”,
che prevede di coinvolgere i medici in incontri a piccoli gruppi in
cui partendo da una analisi delle prescrizioni tutti i partecipanti
hanno ampie possibilità di confrontare le loro abitudini
prescrittive rispetto alle evidenze disponibili. Un po' come sempre,
più che la “lezione”, serve la discussione e il confronto
di esperienze personali, l'analisi dei propri errori.
