Presidio
Ospedaliero di Monfalcone (Gorizia), Unità Operativa di
Pediatria
Indirizzo
per corrispondenza:
irene.bruno@tele2.it
TUTTE
LE NOTIZIE
|
Spiagge
e piscine: ecco come evitare le infezioni
|
Spiaggia,
acqua e piscine sono di frequente collegate al rischio di
infezioni, soprattutto della pelle, intime e delle vie urinarie.
Tanto che spesso, invece che luoghi di divertimento, vengono
scambiate per vie di trasmissione di fastidiose infezioni, come
verruche, molluschi contagiosi, piede d'atleta e Candida. Sarà
proprio così?
“E'
vero”, dice Fabrizio Pregliasco, virologo ricercatore del
Dipartimento di sanità pubblica, microbiologia, virologia
dell'Università di Milano, “che virus, funghi e batteri
si moltiplicano velocemente quando si trovano in ambienti umidi e
al caldo, come possono essere la spiaggia o la piscina. Tuttavia
non è detto che frequentarle significhi necessariamente
prendere un'infezione. L'importante è sapere cosa
evitare e cosa invece si può fare in sicurezza”. |
In
piscina
Se la
manutenzione è adeguata, non si corrono rischi di infezione in
acqua o direttamente sul bordo della piscina perché i
disinfettanti utilizzati tengono sotto controllo virus, funghi e
batteri. Più pericoli, invece, si possono correre negli
spogliatoi, dove possono arrivare (ad esempio con le scarpe di chi
viene da fuori) microrganismi patogeni, come i virus che causano le
verruche. Per questo, se entrare e uscire dalla vasca a piedi nudi
non è un problema, è invece consigliabile usare sempre
le ciabatte appena ci si allontana dal bordo, e quando si fa la
doccia.
Asciugamani
da spiaggia
Sono
sempre di più gli alberghi e i villaggi che offrono
gratuitamente gli asciugamani da spiaggia durante il soggiorno. Ma ci
sarà da fidarsi? "Assolutamente sì”, afferma
Pregliasco, “perché per legge la biancheria deve essere
lavata ad alte temperature in lavatrice, condizione che consente di
eliminare il rischio di trasmissione di infezioni della pelle e
intime”.
Bimbi
nudi in spiaggia
Mamme e
papà sanno che i piccoli adorano stare nudi in spiaggia. Il
dubbio, però, è che sabbia e acqua possano trasmettere
infezioni delle vie urinarie e intime, soprattutto nelle bambine.
“Anche in questo caso bisogna usare il buon senso”, dice
Pregliasco, “si può lasciare fare il bagno nudi ai bambini e
poi farli sedere a giocare su un asciugamano pulito mentre si
asciugano. In questo modo ci si mette al sicuro da virus e batteri.
Per giocare sulla sabbia è invece meglio indossare un
costumino”.
Costume
bagnato in spiaggia
Cambiare
il costume dopo avere fatto il bagno è un'abitudine che ci
hanno inculcata fin da bambini. Ma che non è molto pratica
quando si entra e si esce dall'acqua in continuazione per
rinfrescarsi o per semplice divertimento. “Il costume bagnato a
contatto con la pelle può favorire la comparsa di infezioni
delle vie urinarie o della Candida, ma solo se rimane umido”,
spiega Pregliasco, “Come dire che se dopo il bagno si sta al sole
ad asciugarsi non è necessario cambiare il costume ogni volta.
Meglio farlo, invece, se si va a mangiare al ristorante o a riposare
sotto gli alberi”.
Fare
la doccia dopo il bagno in mare
Un'altra
abitudine che non è sempre possibile seguire alla lettera è
quella di sciacquarsi con l'acqua dolce subito dopo il bagno in
mare per evitare infezioni della cute. “Fare la doccia senza
detergenti serve a togliere il sale dalla pelle”, sottolinea
Pregliasco, “ma non elimina eventuali virus, funghi o batteri con
cui si è venuti a contatto. Peraltro se l'acqua del mare non
è inquinata e ci si stende su un asciugamano pulito, non si
corrono particolari rischi da questo punto di vista”.
Bambini
troppo magri? Ecco cosa fare
|
Si
parla continuamente dell'emergenza rappresentata dall'obesità
infantile, ma cosa fare se nostro figlio è “pelle e ossa”
e non riesce a raggiungere il corretto peso-forma? Un team di
pediatri ha stilato 7 regole d'oro per Daily Press.
Eccole:
- non
inserite nella dieta del bambino cibi troppo calorici o ricchi di
grassi né cibi-spazzatura nella speranza di farlo
ingrassare
-
inserite viceversa cibi calorici ma di qualità: latte
intero, formaggio, miele, cioccolato 100 per cento cacao
- non
lasciate che i bambini bevano succhi di frutta o latte prima dei
pasti: tolgono loro l'appetito
-
inserite merende sane durante la mattinata e il pomeriggio, a base
di frutta e panini, lontane almeno un'ora dai pasti principali
- non
insistete troppo sul mangiare, create invece un'atmosfera
rilassata
- i
bambini devono dormire a sufficienza, altrimenti il nervosismo
aumenta e l'appetito cala
- fate
fare ai bambini attività fisica anche se sono magrissimi:
sviluppa muscoli e ossa e contribuirà anche a far crescere
l'appetito.
Fonte:
Johnson A. How to... put weight on kids. Daily Press 11/06/2008.
david
frati |
Madre-figlio:
il rapporto si definisce entro il primo anno
|
L'interazione
madre-figlio nel primo anno di vita condiziona, nel bene e nel
male, i comportamenti futuri del bambino nel contesto familiare.
Il confronto e le dinamiche che si instaurano a seconda della
personalità materna e dell'indole del bambino sono
predittivi di ciò che accadrà più in là
negli anni, in particolare durante l'adolescenza. Lo ha dimostrato
uno studio pubblicato sull'ultimo numero della rivista Journal
of Abnormal Child Psycology.
I
ricercatori della University of Chicago hanno condotto uno studio
osservazionale per verificare se il temperamento del figlio e il
carattere della madre e il loro modo di interagire nel corso dei
primi dodici mesi di vita potesse in qualche modo essere
predittivo di futuri problemi comportamentali dei bambini. I
ricercatori hanno seguito quasi duemila famiglie registrando per
ciascuna su un diario le attività che le mamme svolgevano
insieme ai figli, la gestione dei momenti sereni e quella dei
conflitti. I risultati ottenuti hanno dimostrato, ancora una
volta, che i primi mesi di vita di un bambino sono essenziali per
determinare la percezione del mondo e il modo di relazionarsi.
Poiché in questi mesi i piccoli passano la maggior parte
del tempo con le madri, dalle quali dipendono soprattutto per il
cibo, è proprio la mamma ad avere un ruolo determinante.
Fonte:
Lahey BB, Van Hulle CA, Keenan K, Rathouz PJ, D'Onofrio BM,
Rodgers JL, Waldman ID.Temperament and Parenting during the First
Year of Life Predict Future Child Conduct Problems. J Abnorm Child
Psychol 2008; June 21.
emanuela
grasso |
Da
baby depressi a giovani alcolisti
|
Il
fenomeno dei teenager che già bevono e dei giovani che
abusano è in crescita, ed è quindi utile scoprire se
ci sono elementi potenzialmente predittivi anche molto anticipati,
per poter identificare i soggetti più a rischio e cercare
d'intervenire. Ed è quanto ha verificato nel caso di
depressione e alcol un team di psichiatri statunitensi, autori di
una ricerca che ha tenuto sotto osservazione due coorti di scolari
attraverso l'adolescenza e fino all'età giovanile.
Precedenti ricerche avevano mostrato un'associazione tra
depressione adolescenziale e problemi con l'alcol, solo però
in presenza di altri disordini di condotta; in questo caso si è
invece esaminata la relazione a partire dal tono dell'umore in
una fase di vita più precoce, cioè l'infanzia.
Esordio
più precoce, maschi più a rischi
La
comorbilità tra depressione e rapporti distorti con l'alcol
è stata più volte evidenziata, sia negli adulti sia
negli adolescenti, in genere in questo caso con prognosi peggiori
rispetto ai disturbi singoli. |
Nonostante
ciò, sono relativamente pochi i dati ottenuti da studi
prospettici sull'associazione temporale tra queste condizioni,
inoltre sono limitati da una certa variabilità metodologica.
Nella ricerca attuale si sono considerate due coorti successive (anni
1985 e 1986) di allievi di 19 scuole elementari, in totale circa
2.300 bambini, suddividendo l'analisi per sesso e appartenenza
etnica (bianchi e afroamericani o altri); li si è valutati
annualmente tra il 1989 e il 1994 e poi di nuovo tra il 2000 e il
2001. Nei partecipanti che consumavano alcolici da ragazzi o da
giovani si è analizzata l'associazione tra lo stato
dell'umore quand'erano bambini, in relazione a sintomi
depressivi, e tutti i possibili esiti rispetto all'alcol (inizio
precoce, eccessi occasionali, abuso e dipendenza, eccetera). E'
così risultato, tra i soggetti che bevevano, che livelli
elevati di umore depresso nell'infanzia si associavano a un esordio
più precoce con l'alcol, a un rischio aumentato di
intossicazioni alcoliche, a problemi alcol-correlati
nell'adolescenza, allo sviluppo della dipendenza in età
giovanile-adulta. L'associazione non c'era per i livelli più
bassi di umore depresso, inoltre era più marcata per i maschi
e per i non bianchi; di rilievo il riscontro che la vulnerabilità
a coinvolgimenti rischiosi con l'alcol era indipendente da altri
potenziali determinanti causali, quali basso reddito familiare quando
si era bambini, forti bevitori in famiglia, presenza di altri
disturbi di condotta. Non è emersa invece l'associazione con
il solo abuso alcolico, cioè non c'era per l'abuso se non
era presente dipendenza.
Reazione
a stress e affettività negativa
Tra le
spiegazioni possibili, quella del consumo di alcolici per diminuire
lo stress (come per gli adulti d'altra parte); è possibile
che i bambini con precoci sintomi depressivi abbiano una maggiore
probabilità di bere successivamente per far fronte a
un'affettività negativa. Ci possono essere poi fattori
familiari, con substrati ambientali e anche genetici, che influenzano
sia disturbi dell'affettività sia dell'umore sia lo
sviluppo successivo di un maladattamento nei confronti dell'alcol,
anche se, come detto, in questo studio non è emersa
un'interazione con disordini di condotta. Le turbe dell'umore in
un periodo delicato per lo sviluppo neurocerebrale quale l'infanzia
potrebbero poi inibire la normale maturazione della capacità
di far fronte allo stress. Senza contare che, anche se la tendenza
depressiva precoce è un potenziale elemento predittivo di
vulnerabilità rispetto all'alcol, altre condizioni
psichiatriche si associano al rischio di disordini alcolici, come
comportamenti destabilizzanti, ansia, turbe dell'affettività,
uso di sostanze. Resta comunque il problema della difficoltà
per i genitori e i pediatri di riconoscere caratteristiche dell'umore
dei bambini che possano essere a livello di disturbo psichiatrico.
Vale la pena, però, di prestare particolare attenzione.
Elettra
Vecchia
Fonti
Crum
Rosa M. et al. Depressed Mood in Childhood and Subsequent Alcohol Use
Through Adolescence and Young Adulthood. Arch Gen Psychiatry
2008;65(6):702-712.
Batterica
SIDS
|
Sulle
ragioni che provocano la SIDS, la morte improvvisa del lattante in
culla, si continua a sapere poco. Le informazioni sono per lo più
epidemiologiche: può capitare a maschi e femmine, tra il
primo e dodicesimo mese di vita, tipicamente durante il sonno. In
più sono state identificate norme comportamentali, seguendo
le quali si riduce il rischio. Quanto alla sua patogenesi rimane
misteriosa, eppure spiegano sul Lancet, si tratta di una delle
cause più comuni di mortalità al di sotto dell'anno
di vita. Si tratta comunque di episodi eterogenei, tra i quali in
alcuni casi grazie a un attento esame sulle modalità del
decesso e post-mortem è possibile identificare una causa,
in altri invece anche dopo questi accertamenti le cause restano
imprecise. Di queste ultime, dice l'articolo di Lancet se ne
sono verificate 268 in Gran Bretagna e Galles nel 2005 che
equivalgono a 0,41 morti per ogni 1000 nascite. |
Un numero
che le rende tra le principali categorie di morte neonatale. Nel
Regno Unito esiste un'apposita struttura Her Majesty's Coroner
che investiga su questi casi. Il tutto attraverso un dettagliato
esame post-mortem effettuato da un patologo pediatrico, cui vengono
associate altre indagini ausiliarie, tra queste l'esame
microbiologico. Da questo tipo di valutazione nel tempo è
stata ventilata la causa infettiva come una delle prevalenti in
alcuni casi di SIDS. Lo studio pubblicato su Lancet cerca di
quantificare il peso della causa infettiva.
Quanto
contano le infezioni?
Da
decenni, premettono gli autori, un'infezione sottostante è
stata suggerita come un possibile importante meccanismo nella SIDS.
Il tutto sulla base di valutazioni demografiche, reperti autoptici e
sul rilievo di organismi. Quello che però non si è mai
definito è in che proporzione di casi l'esame microbiologico
post-mortem rappresenti la causa del decesso. I dati disponibili
derivano da serie di pochi casi o di studi multicentrici regionali in
cui non esiste coerenza nella metodologia di selezione dei campioni.
L'obiettivo dello studio è di esaminare il ruolo del
campione microbiologico post-mortem nel determinare la possibile
causa di SIDS, utilizzando i dati derivanti da una considerevole
serie di autopsie per casi di questo genere, effettuate presso un
centro specialistico. I casi, verificatisi tra il 1996 e il 2005,
riguardano 546 neonati dai primi sette giorni di vita fino al primo
anno morti improvvisamente e in modo inatteso. I casi di SIDS sono
stati catalogati come inspiegati, spiegati con evidenza istologica di
un'infezione batterica o spiegati con cause non infettive. Anche
gli isolati microbici sono stati catalogati come non patogeni,
patogeni di gruppo 1 (per i quali il focus infettivo è stato
identificato), o patogeni di gruppo 2 (senza un evidente focus
infettivo).
La
connessione c'è
I
risultati dello studio non sono definitivi, ma confermano l'esistenza
di una connessione tra infezioni batteriche e rischio di SIDS. Tra
quelli la cui morte era stata determinata da un'infezione
batterica, il 24% dei batteri trovati erano potenzialmente dannosi,
comparati con l'11% di quelli trovati nel gruppo “non infettivo”.
Invece nel gruppo senza causa accertata la cifra corrispondeva al
19%, il 16% identificati come stafilococchi contro il 9% del gruppo
non infettivo. Nigel Klein, uno degli autori dello studio sostiene
che esistono tre possibili spiegazioni per questa differenza. Pura
coincidenza, un ruolo dei batteri nel causare la morte o la presenza
di un altro fattore che legato alla presenza batterica aumenti il
rischio. Cioè potrebbe essere che i batteri abbiano più
probabilità di essere presenti in bambini esposti ad altri
fattori di rischio, come il fumo. Ecco perché, sottolineano
gli autori, lo studio rafforza le raccomandazioni già
esistenti per prevenire la morte in culla. L'ipotesi ulteriore è
che i batteri possano interferire con il respiro o con il controllo
nervoso. Ma si tratta di ipotesi da verificare. Esiste, infine,
l'aspetto della variabilità genetica che rende possibile che
alcuni neonati abbiamo reazioni esagerate a un'infezione che ad
altri non arreca alcun disturbo. La questione, è evidente, è
tutt'altro che risolta.
Fonti
Weber
MA et al. Infection and sudden unexpected death in infancy: a
systematic retrospective case review. The Lancet, 2008; 371:1848-53
Il
caso aperto del sangue cordonale
|
In
Italia è vietato conservare presso strutture private il
sangue prelevato dal cordone ombelicale dei neonati. Tuttavia il
Ministero può autorizzare il trasferimento all'estero del
materiale prelevato per stoccarlo in nazioni dove la legge lo
consente. Un problema spinoso che si gioca sul filo di decreti in
scadenza.
La
legge italiana vieta nel nostro Paese ciò che consente di
fare, ai suoi cittadini, fuori dai propri confini. Cioè
conservare il sangue prelevato dal cordone ombelicale di un
neonato, per un suo possibile uso futuro, in strutture private.
Assobiobanche, l'associazione che riunisce le aziende private, in
attesa di poter conservare anche in Italia le staminali prelevate
dal cordone ombelicale, cerca di forzare i tempi. E ricevere delle
risposte dal Governo entro il 30 giugno prossimo "dopo una
serie di appelli, e una lettera al ministro del Welfare Maurizio
Sacconi, caduti nel vuoto", spiegano i rappresentanti delle
aziende nel corso del convegno 'Verso la rete di biobanche
pubbliche e private' organizzato ieri a Roma. Tra meno di due
settimane, il 30 giugno, scadrà l'ordinanza dell'ex
ministro della Salute Livia Turco che vieta di istituire biobanche
private per la raccolta e la conservazione del sangue cordonale,
ma anche il decreto 'milleproroghe' che invece dispone "la
raccolta autologa, la conservazione e lo stoccaggio delle
staminali cordonali da parte di strutture pubbliche e private".
|
Previo
accreditamento da parte di Regioni e Province autonome, che però
non sembra in vista. "In questo momento - spiega il presidente
di Assobiobanche Luca Marini - la situazione è un po' strana,
perché la legge vieta di fare qui ciò che gli italiani
possono fare altrove. Con conseguenze negative anche per
l'imprenditoria italiana. In pratica in Italia possono operare solo
strutture pubbliche, ma gli italiani possono trasferire, grazie a
un'autorizzazione del ministero della Salute, in centri privati
all'estero il sangue del cordone ombelicale dei propri figli. Per
aggirare i limiti di una conservazione che, salvo casi eccezionali,
nel nostro Paese non è mai con fini di trapianto autologo ma
per donazione a terzi". E gli italiani si stanno già
muovendo.
Nel 2007,
su circa 570 mila nascite nel nostro Paese solo 2.500 sono stati i
campioni di sangue cordonale raccolto e conservato nelle strutture
italiane. Mentre circa il doppio dei campioni sono stati esportati
all'estero dai genitori italiani, in biobanche private. Una
situazione che, almeno in parte, ricorda quella sperimentata dai
centri di fecondazione assistita che entro i confini italiani non
possono eseguire tecniche che invece sono concesse altrove. Tanto che
molti italiani sono costretti a varcare i confini. Oggi, in attesa
del sospirato accreditamento, le biobanche private nel nostro Paese
possono solo esportare all'estero le staminali prelevate dal cordone
ombelicale. O crioconservare altri tessuti. "I limiti alla base
del divieto si fondano - spiega il direttore del Centro nazionale
trapianti (Cnt) Alessandro Nanni Costa - sull'evidenza scientifica.
Finora - sostiene - non mi risulta alcuna pubblicazione scientifica
che possa avvalorare un uso autologo delle staminali cordonali fuori
dai casi di malattie del sangue". Quanto poi alla contraddizione
'all'italiana', che permette di fare all'estero ciò che è
vietato tra i propri confini, Nanni Costa si trincera dietro a un
diplomatico "no-comment".
Le tesi
sostenute dal direttore del CNT sono avversate dalle aziende private,
che contestano i rilievi sulla mancanza di fondamento scientifico
della conservazione di staminali cordonali per uso autologo, ma anche
i richiami alla qualità alta dei centri italiani rispetto ai
dubbi sul sistema estero delle biobanche private. "Manderemo al
direttore Nanni Costa la bibliografia di numerosi studi che
dimostrano l'efficacia del trapianto di staminali tra familiari in
patologie come il diabete, dunque non per malattie ematopoietiche",
spiega Irene Martini, direttore scientifico di SmartBank. La
ricercatrice ha da ridire anche sulle garanzie di sicurezza delle
strutture pubbliche Made in Italy. "Nonostante quello che dice
Nanni Costa - prosegue - in Italia solo due biobanche, una a Milano e
l'altra a Pavia, sono accreditate Fact. Cioè con un sistema di
accreditamento statunitense che certifica la qualità. E nessun
centro della Penisola ha invece il certificato Jacie, che è
l'equivalente europeo del Fact. Non solo - prosegue - All'estero i
controlli sulle biobanche non sono effettuati dal pubblico sul
pubblico, ma da autorità regolatorie terze. Organi governativi
che controllano sia il pubblico che il privato, che il misto. Cioè
il pubblico-privato che altrove non è un'ipotesi
impercorribile".
Pfizer
riprende la produzione di un farmaco per un solo paziente
Si tratta
di un bambino sardo affetto da una malattia rara. Sarà
nuovamente disponibile in farmacia a partire dal 1 ottobre il farmaco
OHB12, a base di vitamina B12 semplice, idrossocobolamina, necessario
a mantenere in vita il piccolo Stefano, il bimbo sardo di 3 anni
malato di aciduria metilmalonica con omocistinuria. L'azienda
farmaceutica Pfizer, che in precedenza aveva interrotto la produzione
del medicinale intende in questo modo rispettare l'impegno preso nei
confronti dei genitori del piccolo affetto dalla grave malattia rara.
L'azienda farmaceutica, una volta venuta a conoscenza che la
somministrazione della terapia equivalente era insostenibile per il
piccolo, per i dosaggi e le modalità di somministrazione, ha
immediatamente spedito 140 confezioni di OHB12 al medico curante del
bambino, garantendo la scorta necessaria fino a settembre. L'azienda
ha inoltre accolto l'appello dei genitori del bambino, sentendosi in
dovere di riprendere la produzione del farmaco che si e' rivelato
inaspettatamente fondamentale per Stefano.
Meno
advertising sul latte artificiale
|
In
arrivo limitazioni sulla promozione dei sostituti del latte
materno e incentivazione per l'allattamento al seno. In
particolare saranno previsti limiti più decisi alla
pubblicità attraverso sanzioni ad hoc e regole rigide per
le donazioni sponsorizzate dalle aziende produttrici di alimenti
per l'infanzia. Lo ha annunciato il sottosegretario Eugenia
Roccella nel corso del convegno "Allattamento al seno un
diritto della mamma e del bambino", organizzato dal ministero
della Sanità in corso a Roma. Le novità sono legate
al recepimento di un regolamento comunitario (2006/41/Ce) che sta
completando il suo iter amministrativo e che, non appena recepito,
sarà completato da un decreto legislativo ad hoc, già
pronto, che stabilirà le relative sanzioni. "La
direttiva comunitaria -spiega Silvio Borrello, della direzione
generale della sicurezza degli alimenti e della nutrizione del
ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali -
rafforzerà i divieti legati alla pubblicizzazione di
alimenti destinati alla prima infanzia. In questo modo si
favorisce l'allattamento materno. In più, una volta
approvato il regolamento comunitario è già stato
predisposto un decreto legislativo che sanzionerà sia la
pubblicità fatta per i prodotti per la prima infanzia sia
sancirà divieti in particolare di donazioni agli ospedali e
alle strutture pubbliche che facciano riferimento a latte o altri
alimenti per i bebè. |
Questo
vuol dire che sarà vietato ad esempio donare
un'apparecchiatura medica in cui è presente il marchio di un
latte o di un altro prodotto simile. Le aziende produttrici di questi
prodotti potranno fare donazioni solo in forme anonime". E i
tempi dovrebbero essere brevi. Alla direttiva infatti, per essere
recepita, mancano solo due "passaggi", uno alla Conferenza
Stato-Regioni e uno al Consiglio di Stato.
Segnalazioni
di reazioni avverse al collirio a base di tropicamide e
fenilefrina
Raccomandazioni del gruppo di lavoro sui farmaci pediatrici dell'AIFA
Raccomandazioni del gruppo di lavoro sui farmaci pediatrici dell'AIFA
![]() |
Nell'ambito
delle attività di monitoraggio delle segnalazioni di
sospette reazioni a farmaci (ADR), sono stati rilevati nel 2008
tre casi di reazioni avverse gravi insorte in bambini a seguito
della somministrazione di un collirio contenente tropicamide e
fenilefrina, quest'ultima presente con una concentrazione del
10%. |
La
tropicamide, farmaco ad attività antimuscarinica, e la
fenilefrina, avente proprietà simpaticomimetiche, sono
impiegate sotto forma di collirio come midriatici per facilitare
l'esame del fundus oculare. I casi segnalati si riferiscono a due
bambini di quattro anni ospedalizzati per crisi ipertensiva e un
caso, con pericolo di vita, relativo ad una bambina di cinque anni
che ha presentato un edema polmonare acuto.
Nella
rete nazionale di farmacovigilanza risultano presenti anche altri due
casi, segnalati nel 2002, di ADRs in due neonati che, dopo
instillazione del collirio, hanno presentato congiuntivite.
Tutte le reazioni avverse hanno avuto come esito la risoluzione completa della reazione stessa.
Anche in letteratura sono riportati casi di aritmia, ipertensione edema polmonare in bambini associati alla somministrazione di colliri contenenti fenilefrina che comunque non è indicata in età pediatrica alla concentrazione del 10%. L'AIFA, sentito il parere del Gruppo di Lavoro sui farmaci pediatrici, raccomanda ai medici di utilizzare nei bambini per l'esame del fondo oculare i medicinali autorizzati in questa fascia di età. Inoltre, l'AIFA ricorda che un uso inappropriato di farmaci espone i bambini a rischi non giustificati e che sono disponibili soluzioni alternative per ottenere una midriasi nei bambini. L'AIFA coglie l'occasione per ricordare a tutti i medici e ai farmacisti l'importanza della segnalazione delle sospette reazioni avverse da farmaci, quale strumento indispensabile per confermare un rapporto beneficio rischio favorevole nelle reali condizioni di impiego.
Tutte le reazioni avverse hanno avuto come esito la risoluzione completa della reazione stessa.
Anche in letteratura sono riportati casi di aritmia, ipertensione edema polmonare in bambini associati alla somministrazione di colliri contenenti fenilefrina che comunque non è indicata in età pediatrica alla concentrazione del 10%. L'AIFA, sentito il parere del Gruppo di Lavoro sui farmaci pediatrici, raccomanda ai medici di utilizzare nei bambini per l'esame del fondo oculare i medicinali autorizzati in questa fascia di età. Inoltre, l'AIFA ricorda che un uso inappropriato di farmaci espone i bambini a rischi non giustificati e che sono disponibili soluzioni alternative per ottenere una midriasi nei bambini. L'AIFA coglie l'occasione per ricordare a tutti i medici e ai farmacisti l'importanza della segnalazione delle sospette reazioni avverse da farmaci, quale strumento indispensabile per confermare un rapporto beneficio rischio favorevole nelle reali condizioni di impiego.
Salute
dei bambini, un patto contro le disuguaglianze
|
Firmato
il Protocollo d'intesa tra l'UNICEF Italia e l'ACP-Associazione
Culturale Pediatri
Roma,
28 maggio 2008 - Oggi è stato firmato a Roma, un protocollo
d'intesa tra l''UNICEF Italia e l'ACP - Associazione Culturale
Pediatri.
«Il
protocollo conferma una condivisione con l'UNICEF delle nostre
quattro priorità dell'Associazione per la tutela del
bambino e delle famiglie: lotta alle disuguaglianze nella salute
dei bambini, rapporto ambiente e salute nei bambini, salute
mentale e sostegno alle famiglie» ha commentato Michele
Gangemi, Presidente dell'Associazione Culturale Pediatri. «L'ACP si impegnerà a tradurre in fatti concreti gli obietti stabiliti e a verificare i risultati.» |
«Questa
collaborazione con i pediatri è fondamentale per il nostro
lavoro di promozione della salute» ha dichiarato il Presidente
dell'UNICEF Italia Antonio Sclavi. «Con questo protocollo di
intesa, siamo sicuri di poter applicare con più efficacia e in
maniera capillare i diritti dell'infanzia nel nostro paese, grazie al
lavoro dei 2.500 pediatri dell'ACP e dei volontari UNICEF presenti in
tutta Italia.» Tra le azioni prioritarie previste dal
Protocollo, vi sarà la promozione dell'allattamento al seno,
con l'impegno dell'ACP a sostenere il progetto UNICEF/OMS "Ospedale
Amico dei Bambini" sul territorio e l'intensificazione del
sostegno alle famiglie.
Malnutrizione,
nuovo rapporto UNICEF sulla carenza di iodio
|
America
Latina ed Estremo Oriente verso il traguardo della iodurazione
universale del sale da cucina
New
York, 26 giugno 2008 - L'UNICEF ha presentato oggi un nuovo
rapporto sui disturbi dovuti a carenze di iodio - la principale
causa singola di ritardo mentale - che esamina i progressi
compiuti negli ultimi due decenni per la prevenzione del problema,
le conoscenze acquisite e i principi guida per conseguire
progressi futuri.
I
disturbi dovuti a una dieta carente di iodio sono particolarmente
dannosi durante la fase iniziale della gravidanza, in quanto
ritardano lo sviluppo del feto, specialmente lo sviluppo
cerebrale, provocando vari deficit intellettuali, motori e di
udito.
Come
evidenzia il nuovo rapporto dell'UNICEF "Sustainable
Elimination of Iodine Deficiency" ("Eliminazione
sostenibile delle carenze di iodio"), tali problemi sono
prevenibili facilmente e a basso costo, tramite la iodurazione di
tutto il sale destinato al consumo umano e animale. |
«Il
rapporto mostra come negli ultimi 20 anni i governi, l'industria del
sale e le comunità hanno conseguito, con il sostegno
dell'UNICEF, grandi progressi nell'eliminazione delle carenze di
iodio attraverso la iodurazione universale del sale», ha
dichiarato il Direttore associato per la nutrizione dell'UNICEF,
Werner Schultink. «Molto resta però da fare, affinché
tutti i bambini siano protetti».
Bambini:
abbandonati o sequestrati?
|
Una
lettrice ci scrive: “I presidi delle scuole della nostra zona
non permettono più né ai bambini delle elementari,
né ai bambini delle medie di uscire soli da scuola. Un
genitore, o qualcuno che ne faccia le veci, deve essere presente
all'uscita. Questa cosa mi disturba enormemente, ricordo ancora
con piacere le lunghe camminate che facevo con la mia amica del
cuore per rientrare a casa da scuola, fin dalla prima elementare.
Da questo settembre, anche alla fermata dello scuolabus i bambini
dovranno essere prelevati da un adulto. Cosa possiamo fare noi
genitori per impedire che i nostri figli debbano vivere sotto
scorta fino al 18° anno di età? La dirigente del
settore scuola del mio Comune, alla mia richiesta di chiarimenti,
mi ha risposto fra l'altro: La legislazione in materia non aiuta
né noi che eroghiamo servizi, né i genitori che
lavorano, né l'autonomia dei ragazzi: non c'è
nessuna deroga o attenuante per l'abbandono di minore... il
giudizio del tribunale non cambia se il minore ha 3 anni o 17.“
Insomma
la faccenda sarebbe questa: un bambino deve essere sempre
accompagnato da un adulto, in qualunque momento, se questo non
avviene l'adulto responsabile (l'insegnante, il genitore,
l'autista dello scuolabus) sarebbe passibile di un reato:
abbandono di minore.
Abbandono
di minore!? Ohibò, la cosa è grave! Vediamo il
Codice Penale.
Art.
591 Abbandono di persone minori o incapaci |
Chiunque
abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una
persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o
per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la
custodia o debba avere la cura, è punito con la reclusione da
sei mesi a cinque anni.
Quindi la
maestra che consenta ad un bambino di uscire da scuola e non lo
consegni personalmente ad un adulto commetterebbe un reato; idem
l'autista dello scuolabus che lo faccia scendere alla fermata senza
che ci sia un grande ad aspettarlo, per non parlare del genitore che
dia le chiavi di casa al figlio e il permesso di andare in giro per
il quartiere.
Non ci
posso credere, ci deve essere qualcosa che non quadra; mi viene
un'idea, prendo il vocabolario e cerco la parola “abbandonare”.
Ecco cosa dice lo Zingarelli:
“Abbandonare:
v. tr. lasciare per sempre persone o cose: a. la moglie, la casa, la
patria...”
Allora
provo a rileggere il Codice Penale.
Art. 591:
Abbandono di persone minori o incapaci
Chiunque
lasci per sempre una persona minore degli anni quattordici…
Lasci per
sempre! Non gli dia le chiavi per tornare da solo a casa!
Mi
chiedo: che razza di persona è colui o colei che ha avanzato
l'ipotesi che consentire agli alunni delle elementari e delle medie
di tornare da soli a casa o di muoversi autonomamente sia la stessa
cosa che “lasciarli per sempre”?
Sono
senza parole: chi ha pensato questo manca semplicemente del senso
della realtà.
Si può
avere ragione di tutti, dei prevaricatori, dei violenti, di quelli
che sbagliano credendo di far bene…, ma è quasi impossibile
sconfiggere la stupidità.
E allora
che si fa? Mi è venuta un'idea.
Potremmo
denunciare quelli che hanno inventato questa regola.
Codice
Penale Art. 605: Sequestro di persona
Chiunque
priva taluno della libertà personale è punito con la
reclusione da sei mesi a otto anni.
Impronte
ai bambini ROM
“Il silenzio dei pediatri”
“Il silenzio dei pediatri”
E'
possibile per un pediatra, il cui fine è la tutela della
salute dei bambini, di ogni bambino, stare zitto davanti a un
provvedimento che prevede impronte digitali ai bimbi di una specifica
etnia, cioè ai bimbi Rom? Penso che qualsiasi discriminazione,
in qualsiasi modo venga attuata e qualsiasi obiettivo si possa
proporre, sarà ,ed è, contraria ai diritti inviolabili
dell'uomo, sancito dalla nostra Costituzione (art. 2). In questo
caso, in particolare, che riguarda i bambini Rom, si tratta di un
atto che va contro al principio dell'uguaglianza che, sono convinta,
è alla base dei diritti di ogni bambino nel mondo.
Per
questo credo che la lotta alle disuguaglianze sia tra i primi compiti
di chi si occupa della tutela dei bambini e, tra questi, dei
pediatri. Qualsiasi discriminazione non può non essere che un
ostacolo all'attuazione dei diritti dei bambini, e in quanto tale non
è possibile, per dei pediatri, accettarla. La convenzione di
New York del 1989 è molto chiara in questo senso.
Ben altri
sono gli interventi necessari per l'attuazione dei diritti dei
bambini! Penso alla promozione del benessere, al sostegno alla
genitorialità, a importanti e ineludibili interventi sociali,
che passano attraverso l'istituzione di un piano Nazionale per
l'Infanzia, stanziamenti adeguati ecc. ( Ricordo a questo proposito
che il 4° rapporto su “ diritti dell'infanzia e
dell'adolescenza in Italia” presentato dal Gruppo per la
Convenzione sui Diritti dell'infanzia e dell'Adolescenza il 26 maggio
2008, raccomanda, tra le altre raccomandazioni, “un attenzione
trasversale alla non discriminazione in modo che tutti i diritti
della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia siano garantiti a tutti i
minori presenti sul territorio italiano, indipendentemente
dall'etnia, dalla nazionalità, dallo status socio-economico o
dalle regioni di provenienza”.)
L'etichettatura
(in più sulla pelle!), può solo portare ad interventi
di tipo poliziesco che non sono certo di prevenzione o di promozione
per il cambiamento.
Come
pediatri sappiamo che la diseguaglianza è fattore di rischio
importante anche per la salute, e che tra i vari modi per superarla
ci sono, la conoscenza reciproca, la comunicazione , l'educazione
alla non violenza, in poche parole la VERA integrazione fatta di
reciproco rispetto , di accettazione e di accoglienza. Le impronte a
bambini di una certa etnia, e come tali potenzialmente (etnicamente,
geneticamente?), destinati e diventare delinquenti, vanno forse in
questa direzione? E' questo che noi pediatri intendiamo per
prevenzione, per superamento delle disuguaglianze, per promozione
della salute?
Danielle
Rollier (pediatra) ACP dell'Ovest
Torino
30 giugno 2008
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario
generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica
“maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la
sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che
più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità
e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i
principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di
ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla
letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni
commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità
assoluta né applicata l'indomani, ma va presa come un
aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i
cambiamenti di opinione che solo il tempo e l'esperienza possono
fornire. Questa premessa è
anche un invito ai lettori a
essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci
articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che
ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a
irene.bruno@tele2.it).












